Recensione Memorie

Quindici racconti autoconclusivi di Katsuhiro Otomo in un volume unico. Imperdibile per tutti gli appassionati.

recensione Memorie
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C’è chi il futuro lo sogna, chi lo prevede, chi lavora per darcene uno migliore, chi ne scrive libri e altri che lo vedono buio. Katsuhiro Otomo, lo disegna da una vita.
Questo volume raccoglie le sue storie (o visioni) più vecchie, quindici racconti risalenti agli anni settanta e ottanta, tre pagine il più corto e ventisei il più lungo. Gli argomenti trattati da questi “corti” sono i più svariati: l’ecologia, la guerra (molto spesso), le novelle occidentali, la società con le sue regole e il pianeta piovra (???). Come avrete capito ce n’è per tutti i gusti e per tutti i palati. Non ci resta altro che darvi il benvenuto insieme a Otomo, nelle sue Memorie.

I'm lost my memories

Fiore
Apre il racconto più breve, completamente a colori e senza dialoghi. Su un pianeta desertico (forse una terra post nucleare), un uomo visibilmente trasandato e ferito, porta dell’acqua a quella che sembra l’ultima forma di vita terrestre rimasta che come ci viene suggerito dal titolo, è un fiore. Tutto sembra andar bene finchè...
Non sono molte le informazioni date al lettore, anzi quasi nulle, si può solo presumere o supporre certe cose e non si saprà mai il perché di quella situazione, o il nome di quell’uomo, ma in fondo va bene così.

Memorie
Indubbiamente la più conosciuta. Degli “spazzini spaziali” si ritrovano per lavoro nel “Settore verde 3005”, famoso per l’elevato magnetismo. Perlustrando la zona si accorgono di una strana frequenza radio che trasmette musica, nello specifico il brano “Moon light serenade”. Seguendo le carcasse che fluttuano silenziose nello spazio, trovano una stranissima astronave gigante a forma di rosa. La musica proviene da li? Chi ci abita? Come mai quella strana forma?
Questa è la storia originale da cui è stato tratto “Magnetic Rose” primo episodio del famosissimo film d’animazione “Memories” (trovate la recensione completa su Animeye). Il racconto si discosta molto dalla versione cinematografica, oltre ad essere, ovviamente più corto, molti dei particolari narrati nella controparte audio visiva qua sono assenti. La signora in rosso è una figura molto più eterea e certi dettagli sulla sua vita rimangono avvolti nel mistero. Completamente a colori, questa volta però Otomo si fa aiutare da Steve Oliff, colorista anche della versione americana di “Akira”.

Addio alle armi
Un gruppo di soldati in ricognizione in una città ormai in rovina deve perlustrare la zona e vedere dove si nasconde il nemico. Per il tenente Jin questa è l’ultima missione dopo la quale lo aspetta la tanto amata e sognata pensione. Durante il pattugliamento qualcosa va storto e il gruppo è attaccato da un Gonk, un automa motorizzato munito di un potentissimo raggio termico altamente distruttivo.
Otomo ci racconta il tutto con una certa ironia nera e anche qui non c’è un prologo o una spiegazione; ci si ritrova nel centro dell’azione senza sapere realmente chi è dalla parte del giusto e chi no...sempre che ci sia giusto e sbagliato. Colorazione digitale sempre di Oliff.

Il rumore del silenzio
Protagonista di questo cortissimo racconto è Cool, un uomo intrappolato da tre giorni nelle sabbie mobili; intanto, due suoi amici cercano il modo di tirarlo fuori e salvargli a vita...
Non c’è molto da dire, anche qui Otomo si diverte a creare situazioni al limite dell’assurdo, lasciando il lettore più volte con l’amaro in bocca.

Electric bird land
Siamo sempre nel futuro: un mondo dove le piante vengono tenute in sfere apposite chiamate P-Ball che come unico scopo hanno quello di essere ornamenti per la casa. Il motivo di queste sfere è semplice: non disperdere nell’aria virus e germi pericolosi per l’uomo. L’ordine è mantenuto da robot sentinelle che cercano di tenere pulito l’ambiente eliminando o semplicemente pulendo l’ipotetico portatore di malattie. Intanto due uomini dall’aspetto trasandato stanno cercando di entrare in un magazzino per rubare delle scorte di cibo, quando...
Un racconto umoristico, dove ci viene mostrata una società con la fobia dell’igiene e della pulizia.

Hair
Molto simile per ambientazione e tematiche a “Electric bird land”; ci narra la storia di un gruppo di ribelli hippy amanti dei Led Zeppelin, in una società futuristica con la paura delle malattie e del contagio.
Anche in “Hair” l’ironia fa da padrona insieme a continue situazioni comiche.

Questo pazzo, pazzo mondo 1 (La lampada di Aladino)
Il primo di quattro racconti parodistici sulle novelle europee. Come facilmente intuibile dal titolo il protagonista di questa storia è (lo sfortunato) Aladino, che deve fare i conti con un genio della lampada, molto furbo e antipatico.

Questo pazzo, pazzo mondo 2 (L’arca di Noè)
Noè e i suoi due figli sono sull’arca ormai da tempo immemore e ormai la fame ha preso il sopravvento.. Cosa mangiare nell’attesa di trovare terra ferma?

Questo pazzo, pazzo mondo 3 (Il vecchio e il mare)
Per chi non lo sapesse la storia originale è un romanzo di Ernest Hemingway uscito originariamente nel 1952 (vincitore anche di un Pulitzer nel ’53 e un Nobel ‘54). Santiago è un vecchio pescatore cubano triste e senza un futuro. L’amicizia con il giovane Manolo fa tornare al pescatore la voglia di andare avanti e solcare di nuovo i sette mari. Ora tutto questo non centra molto con il racconto di Otomo, però serve un minimo per capire chi è il vecchio sulla barca e cosa sta facendo. Assolutamente la storia più fuori di testa di tutto il volume!

Questo pazzo, pazzo mondo 4 (I cavalieri della tavola rotonda)
Nonsense puro. Un’ipotetica riunione dei dodici cavalieri del Re, che più che prodi combattenti sembrano degli scolari indisciplinati e Artù fa la figura del professore non ascoltato!
Ultima novella che finisce nelle mani del maestro; di tutte le storie presenti nel volume, queste quattro sono quelle disegnate meglio e con una buona cura dei dettagli. Piccola curiosità: c’era anche l’intenzione di fare parodie di racconti orientali, ma per mancanza di tempo il progetto è saltato.

Leggermente mosso
Si torna all’umorismo nero e al grottesco. Protagonista un uomo rimasto vittima di una tragedia navale che si ritrova a nuotare in acque inquinate e pervase dal nero petrolio. La situazione si aggrava quando arrivato a riva non ha più le sembianze di un uomo, ma quelle di un mostro di catrame liquido.
Strana e non di facile intuizione, si diversifica dalle altre storie per gli argomenti trattato dell’ecologia e perché sembra l’unica ambientata nel mondo moderno.

Cronache dal paese piovra (parte 1 e 2)
Ci viene narrata la bizzarra storia del pianeta Piovra che, come suggerisce il nome, è popolato da pacifici polipi rosa. Nel primo racconto scopriremo la rivalità con i vicini calamari del pianeta Seppia, la guerra per il satellite Riccio (???) e la nascita della democrazia nello strano popolo rosa. Il secondo episodio invece, ci mostra l’evoluzione della specie e come è stata costruita una società “civile”, con molte cose in comune alla nostra... se così si può dire.
Scontato è che il tutto viene raccontato con ironia pungente (ad una prima lettura può risultare solo demenziale) e molto divertente. La cosa che colpisce di più è vedere come questi “animali marini” sono così simili alla razza umana: cinici, egoisti, guerrafondai e sempre sicuri di combattere per una giusta causa.
Tutti con un occhio rivolto al mondo dove viviamo.

FIREBALL
Ultima “storia breve” (la più lunga) di quest’antologia. Ancora una volta nel futuro e ancora una volta un governo opprimente ed autoritario. Protagonisti della vicenda sono due fratelli: Hikaru, appartenente ad un gruppo di rivoltosi che vogliono smascherare il governo e Akira, membro della squadra di pronto intervento della polizia. Praticamente uno l’opposto dell’altro. Fin da piccolo però Akira ha sempre avuto un dono, può spostare piccoli oggetti con la forza del pensiero. Col passare degli anni questo “potere” non si è mai evoluto ed è sempre rimasto inservibile; al massimo nei momenti di noia lo diverte a far lievitare le biro dalla sua scrivania. Naturalmente Akira ha sempre tenuto nascosta questa sua particolare qualità e solo il fratello ne è a conoscenza. Sfortuna vuole che un superiore di Akira per caso scopre il segreto, da li in poi la situazione può solo peggiorare...
Probabilmente il nome Akira vi suona familiare, non a caso questo si può considerare il capitolo zero dell’opera più famosa di Otomo; le similitudini, a parte il nome, ci sono e si vedono. Tralasciando il fatto che questo racconto è il più lungo, è sicuramente il più completo a livello narrativo e forse l’unico con un vero e proprio senso compiuto. Assolutamente uno dei migliori.

I found my memory

Katsuhiro Otomo fa parte dei grandi autori degli anni ottanta, grazie anche al film “Akira” e alle sue qualità come mangaka è riuscito a raggiungere una certa notorietà, la fama internazionale e a costruirsi una buona cerchia di fan. Purtroppo negli ultimi anni il suo mito si è un po’ appannato e le nuove generazioni tendono a non considerarlo più di tanto. La colpa si potrebbe imputare al non proprio riuscitissimo “Steamboy” o semplicemente ad un cambio di tendenze e generazioni. La guerra, il futuro, il governo padrone, le persone in rivolta, gli automi e un pessimismo onnipresente, questi sono gli elementi che accomunano spesso le opere del maestro Otomo e le storie di quest’antologia non fanno eccezione. Se il tratto e il character design degli esseri umani non stupisce ma anzi può lasciare un po’ perplessi (sono storie che hanno quasi 30 anni), la cura per il mechanical design e per tutto ciò che è di ferro e metallo è quasi maniacale. I robot, le tute spaziali, i mezzi di locomozione e chi più ne ha ne metta, sono sicuramente una passione per Otomo e anche il suo punto forte.
Le storie sono dei corti e come tali vanno prese, non sempre, come già detto, tutto è chiaro molte volte si ha l’impressione di essere buttati in mezzo all’azione senza sapere il come o il perché. Questo è un po’ il pregio o il difetto di tutti gli “one shot”, racconti che intrattengono ma che non impegnano. I colori di Oliff invece non convincono molto; la colorazione digitale fa sembrare tutto “troppo finto” e il risultato non è sempre eccezionale (vale sempre il discorso dell’età); alla fin fine fa rimpiangere i colori originali o il bianco e nero di molte storie. Naturalmente questo piccolo difetto non rovina affatto la qualità dell’opera e ci si passa sopra facilmente. Ogni storia è anticipata da piccole introduzioni scritte da Otomo stesso, contenenti curiosità, aneddoti e quant’altro. La versione italiana è molto buona, un bel volumone di 256 pagine grosso formato, brossurato stampato su carta patinata (un po’ anomalo per un manga) a soli 5,20 €. Forse la carta patinata non è il massimo per una produzione per lo più in bianco e nero, ma anche questo è abbastanza sorvolabile... si può dire che il patinato da un tocco in più d’importanza e lusso al tutto.

Memories Chi non conosce Katshuiro Otomo dovrebbe comprarlo assolutamente (spinto anche dal conveniente prezzo), potrebbe essere una scoperta molto gradita. In un periodo dove si è invasi da “ninja bambini” o “emo dai diari assassini”, riscoprire il grande manga giapponese è un bene. Anche se uscito nel lontano ‘94 è facilmente recuperabile. Un volume da avere e sfoggiare con fierezza nella propria collezione.

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