Recensione Miyuki

Dagli anni 80, una delle prime commedie di Mitsuru Adachi

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Adachi e le sue commedie

Ci sono, in qualsiasi campo, autori che si settorializzano o si specializzano su un determinato tema o genere. Fra i mangaka difficile trovare qualcuno più specializzato di Mitsuru Adachi: le sue serie hanno come unico comun denominatore la vita quotidiana di studenti liceali giapponesi e le vicende, a volte di cuore ma per lo più sportive, che li vedono protagonisti. Una carriera da veterano la sua, che ha dato contributi fondamentali come il celeberrimo "Touch" e il bellissimo "Rough", entrambi pubblicati in Italia da Star Comics.
Carriera che, però, ha preso il via da storie meno famose e sicuramente meno memorabili come "Miyuki", l'ultimo suo manga in ordine di tempo ad essere pubblicato in Italia, nonostante sia datato 1980.
E' così che di volta in volta i lettori di questo autore possono vedere in azione personaggi disegnati sempre allo stesso modo, mentre sono alle prese col club di baseball, o di nuoto, o di pugilato... o a conquistare il cuore della donzella di turno (disegnata sempre uguale). Cosa ci toccherà stavolta?

Miyuki & Miyuki

Per cominciare, c'è Masato Wakamatsu, solito liceale giapponese fisiologicamente incapace di concludere qualcosa con una ragazza. Durante le vacanze estive, però, Masato si avvicina alla bella Miyuki Kashima, una delle ragazze più ambite del liceo: tra i due sta per nascere un bel rapporto, ma un equivoco a base di costumi da bagno trafugati finisce per rovinare il momento. Il dado però e tratto e, più avanti nella serie, chiariti gli equivoci i due diventano quasi una coppia. Quasi.
C'è da fare i conti con l'altra Miyuki, che arriva come un ciclone a sconvolgere la vita del giovane Masato.
Miyuki Wakamatsu, una ragazza vissuta all'estero per molti anni e che sembra "starci" col protagonista, si rivela improvvisamente essere la sua sorellastra.
Il padre di Masato vive all'estero, e Miyuki si trasferisce a casa del fratello, cominciando una convivenza a dir poco ambigua.
O meglio, potrebbe essere ambigua se questo fosse un manga "alla Katsura", ma Adachi è da sempre autore di commedie dai toni leggeri, spesso poetici: quella che un altro mangaka avrebbe trasformato in una storia di turpi incesti e infiniti rimorsi di coscienza, nelle mani di Adachi risulta in una vicenda che non si prende mai troppo sul serio e riesce ad essere una lettura piacevole e mai pesante. Masato rimarrà per tutti i 12 numeri vittima del dilemma di dover scegliere tra la ragazza che gli piace e la sorellastra che pure gli piace, ma il tutto è visto in chiave di assoluta leggerezza.
Durante lo svolgimento della storia ci sono svariati "antagonisti" che cercano di far innamorare di sè le due Miyuki, ma già dal tratto caricaturale con il quale son disegnati è chiaro fin dall'inizio che non sono reali ostacoli per il protagonista, vera calamita verso il quale le due Miyuki convergono sempre e comunque.

Il manga

Adachi è un maestro nello scrivere i dialoghi e un consumato esperto nel costruire scenette efficaci e divertenti. queste qualità da sole però non possono sorreggere però un soggetto usurato e una sceneggiatura carente: il principale difetto di Miyuki è quello di essere ripetitivo, con il triangolo iniziale che non si sblocca di un millimetro per tutti i numeri della serie. In pratica, non succede niente.
Come già detto, le due Miyuki, qualsiasi cosa succeda, finiscono alla conclusione di ogni episodio per finire dalla parte del protagonista, o perdonarlo se è successo qualche equivoco. E non c'è una buona ragione evidente o qualche qualità di Masato che giustifichi questo comportamento.
I comprimari lanciano i loro attacchi al cuore delle ragazze, ma la cosa si esaurisce sempre in poche pagine, facendo tornare tutto come all'inizio.
Le situazioni sono sempre le stesse, che tornano ciclicamente, in questo e in mille manga: che ragazza portare al tempio a capodanno, con chi passare il Natale, con chi andare quando entrambe ti danno lo stesso appuntamento...
Miyuki è inomma un manga fine a se stesso, non una bella storia da seguire ma singoli episodi che strappano un sorriso e muoiono lì, come potrebbe fare una striscia di Charlie Brown.
Volendo fare un paragone con un manga moderno, Miyuki è come un prototipo di 100% Fragola, manga che tratta gli stessi identici temi ma che ne è una versione "potenziata": più ragazze, più scenette di fanservice, più varietà di situazioni. Per contro il manga di Adachi può contare in numerose invenzioni narrative che sono il marchio di fabbrica dell'autore.
L'edizione italiana è nel classico formato Star, abbastanza buona ma che non eccelle in niente, e non lascia spazio a particolari critiche.

Miyuki Se nella vostra carriera di lettori vi siete già imbattuti in un titolo a caso tra Love Hina, 100% Fragola oppure Orange Road, l'acquisto di Miyuki potrebbe essere decisamente superfluo, data la similitudine tra le situazioni proposte. Certo, Adachi ha una classe non indifferente e un modo di narrare storie che ha fatto scuola, ma queste da sole non bastano per sollevare da uno stadio di mediocrità un titolo che ha tutto, ma proprio tutto, classificabile come "già visto". Vero è che questa storia è stata scritta prima, e che quindi non è l'originalità a mancare: Miyuki manca proprio di mordente. Dunque, a meno che ovviamente non siate fan sfegatati o completisti di Adachi, Animeye vi consiglia di ponderare attentamente l'acquisto di questo manga che, è giusto ripeterlo, è comunque una lettura piacevole, scorrevole, leggera e senza pensieri... ma della quale si potrebbero acquistare anche soltanto il primo e gli ultimi numeri senza perdersi nulla della trama: tutto quel che c'è in mezzo, non solo non intacca minimamente gli equilibri tra i personaggi, ma non cambia nulla neanche a livello di "crescita" degli stessi. Si parla di caratterizzazione, visto che l'età è l'unica cosa che cambia davvero. Acquisto da ponderare bene.