Recensione Nadia: Il mistero della pietra azzurra

Uno sguardo approfondito alla seconda grandiosa opera di Hideaki Anno

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Il Mistero Della Pietra Azzurra

Fushigi No Umi No Nadia ( lett. Nadia dei mari delle meraviglie ) è l’opus n°2 di Hideaki Anno, uno dei rarissimi casi (ma con Evangelion ci sarà un bis) in cui successo di pubblico e qualità procedano di pari passo. L’opera ha la sua radice nella mente di Hiroshi Kubota che, in cerca di soldi facili e vedendo il successo di Laputa di Miyazaki, tentò di fare una serie televisiva che avesse gli stessi tratti del successo cinematografico del maestro: vaga ispirazione da un romanzo europeo per l’adolescenza (nel nostro caso Ventimilia Leghe Sotto I Mari e L’Isola Misteriosa di Verne) e una coppia di ragazzi inseguita da dei cattivi non troppo cattivi che diventeranno alleati all’arrivo del vero cattivo. Le premesse erano delle peggiori, tutto preannunciava una scopiazzatura di cattivo gusto e infatti lo studio Group Tac, a cui fu affidato il lavoro, lo subappaltò alla Gainax, al tempo quasi misconosciuta. Dopo ulteriori sviluppi il progetto arrivò nelle mani di Hideaki Anno, che aveva appena terminato Gunbuster, il primo dei suoi tre capolavori. Anno, al tempo più vicino a chi guardava gli anime che a chi li produceva, rigettò l’idea di una serie mediocre e senz’anima e cambiò molte delle carte in tavola ... il risultato è ormai noto a tutti.

C’era una volta ...

Jean, un simpatico tredicenne col chiodo fisso delle invenzioni, è giunto a Parigi per mostrare il suo aereo all’Esposizione Univesale. Mentre collauda la macchina con lo zio vede passare Nadia, un'acrobata del circo tredicenne, s’innamora di lei a prima vista e le va dietro. La ragazza è inseguita da un trio di loschi figuri che vogliono una pietra azzurra in suo possesso e Jean cavallerescamente decide di aiutarla. La cosa gli porterà molti guai tanto che, dopo qualche inseguimento, si ritroverà con lei in mezzo all’Oceano a bordo di uno dei suoi aerei andato in avaria. Fortunatamente vengono salvati da una nave che dà la caccia a un mostro marino comparso recentemente. Tale essere non tarderà a comparire e i nostri due eroi verranno sbalzati fuori bordo nello scontro tenutosi tra i due contendenti. Quasi rassegnatisi a morire tra le acque dell’oceano verranno nuovamente salvati dal presunto mostro marino ovvero il Nautilus, un sottomarino ipertecnologico il cui comandante, il capitano Nemo, sembra conoscere Nadia.

Regia, animazione e colonna sonora

La serie consta di 39 episodi, schematicamente divisibili in 3 capitoli ( 1-22 presentazione dei personaggi e vita a bordo del Nautilus; 23-34 capitolo delle isole; 35-39 gran finale ). A questo proposito va rilevato che la regia degli episodi dal 23 al 34 è stata affidata ad un amico di Anno, Shinji Higuchi, e le animazioni interamente ad uno studio coreano (il 34 però è stato rifatto da Anno). Il che, come del resto ammise candidamente lo stesso Anno, causò un crollo di qualità in entrambi i sensi (regia e animazione). Nonostante ciò l’anime, comprese le puntate dirette da Higuchi, garantisce superbe emozioni per tutta la sua durata ed è privo di episodi radicalmente filler. Le puntate delle isole firmate Higuchi vanno infatti considerate nell’ottica di un ingrandimento sulle relazioni interpersonali (che poi ciò non venga sfruttato pienamente dalla regia è un altro discorso) oltre che come una visuale su un tipo di vita massimamente desiderabile.
"La classe non è acqua" è l’espressione migliore per parlare dell’aspetto grafico di quest’anime: sebbene realizzato una ventina di anni fa, e di certo non con un budget alla Akira, riesce a portar benissimo il peso degli anni e solo volendo trovare il pelo nell’uovo si riesce a scorgere qualche ruga sul suo volto, il che non significa rimanere insoddisfatti. Parzialmente guastate dal lavoro svolto nel capitolo delle isole, per il quale non valgono le considerazioni espresse appena sopra, le animazioni, magnificate dal charadesign di Yoshiyuki Sadamoto, meritano comunque un voto elevatissimo: diciamo 9.5.
Ottime anche le musiche, che, scelte e composte sotto la guida dei raffinatissimi gusti di Hideaki Anno, sempre un eccellente consigliere in quest’ambito, riescono a raggiungere altissimi standard di qualità e appropriatezza. Un diamante puro in mezzo alle altre OST delle serie tv.

To the (un)happy few: la poetica dell’autore

L’anima di Hideaki Anno è divisa in due parti: una decisamente otaku, appassionata per la fantascienza, l’avventura e tutti gli altri ingredienti del classico cartone giapponese anni ‘70 (dai super ai real robot, passando per gli itinerari stellari alla Matsumoto); l’altra più riflessiva, meno fantasticheggiante, tesa ai problemi psicologi ed esistenziali che affliggono l’uomo in quanto tale, quasi pessimista. Quest’ultima è ulteriormente angosciata da due pensieri ricorrenti: la crescita, scandagliata in Gunbuster, e il rapporto con gli altri, motore di Evangelion. Lo spirito di Fushigi No Umi No Nadia va ricercato nella prima parte della sua anima, quella da otaku, impaziente di vivere un’avventura fantastica, stanca di libri, sebbene veritieri, che si sarebbero potuti intitolare “Non ci sono avventure”, convinta che il mondo esterno sia da dormire in piedi ma altrettanto certa di poter trovare nell’immaginazione il luogo ideale per dar vita ai propri sogni. Ciò nonostante nell’anime sono alla fine scivolate molte delle paure e delle difficoltà dell’altra sua metà: il risultato è un’avventura straordinaria in cui peripezie e disperazione esistenziale si fondono con rara armonia.
Il modo in cui cozzano queste due visioni del mondo (quella da bambino che rincorre e crede nei sogni e quella da idealista nauseato dall’esistenza e dall’uomo, chiusosi a riccio in se stesso) è a dir poco strabiliante e riesce ad esaltare tanto la meravigliosità del sogno quanto il disgusto per le meschinità della vita.
E questo disgusto ha la sua punta di iceberg, tanto imponente perché mostra solo 1/8 delle sue reali dimensioni, nell’orrore, nel senso di inadeguatezza e nella paura, serpeggianti in tutta la serie, per il freddo mondo degli adulti, per lo più mosso dalle leggi del calcolo egoista piuttosto che da quelle di amicizia e amore, nonché legislatore assoluto in virtù della sua maggior forza (bruta). Una banalità, già vista mutatis mutandis in cartoni disneyani molto più vecchi, esaltata da noi solo perché firmata Hideaki Anno? Beh, tra il disagio che esprime Anno e quello di (quasi) tutti gli altri lavori di animazione c’è la differenza che scorre tra uno Zero In Condotta di Vigo e un Animal House qualunque, e non parliamo di volgarità di linguaggio.

Vecchi e nuovi fantasmi che si rincorrono

- "Sono cattiva ed egoista e non ho fatto altro che trascinare Jean in un mare di guai, sono una gran fifona ed ho un carattere scontroso ... Io mi odio" - Alla fine vediamo che gli eroi/antieroi di Anno hanno sempre le stesse fobie, gli stessi incubi, le stesse pessimistiche convinzioni, lo stesso carattere o meglio caratteri diversi, anche diversissimi se parliamo di comportamenti, ma derivanti sempre da una comune radice. Chi ha seguito bene l’ormai leggendario Neon Genesis Evangelion si sarà ben reso conto che Shinji e Asuka, benché si comportino in modi antitetici, soffrano essenzialmente delle stesse paure: imbarazzo nei rapporti umani, incapacità di costruire delle relazioni, dilemma del porcospino e poi timore di non riuscire, di deludere gli altri e se stessi, di creare solo dolore e far soffrire le persone care... Nadia, che non è altro che Anno stesso femminilizzato e trasposto nella serie, racchiude così in sé molti di questi demoni e altri ancora (e.g. la fortissima repulsione a nutrirsi di cadaveri, sfociante nell’essere vegetariana, notoriamente propria dello stesso Anno). Fushigi No Umi No Nadia però, come abbiamo già detto, non è una serie drammatica ma d'avventura e quindi tutti questi fantasmi sono, per cosi dire, filtrati e non appaiono nelle proporzioni (ingigantite? reali?) assunte in NGE. Di conseguenza Nadia ha in comune con Shinji e Asuka molti comportamenti ma dal modo in cui li fonde esce un atteggiamento complessivamente più aperto alla vita. Di Shinji c’è la capacità di esprimere, o far trapelare, i propri fragili sentimenti; di Asuka il carattere forte e deciso che però è appunto moderato dai tratti di Shinji detti appena sopra e che quindi non finisce in una drammatica chiusura in se stessi, con conseguente carneficina del cuore e dei sentimenti d’amore ed amicizia.
Tra risate, gag e battaglie di ultrapotenti navi, quasi polvere negli occhi, ci troviamo quindi dinanzi ad una caratterizzazione epocale nella storia dell’animazione, la prima con così forti connotati autobiografici, sentitissima dal regista e rivendicante il diritto dell’animazione a servirsi di uno dei migliori mezzi, l’autobiografismo, di cinema e letteratura di qualità. A nostro parere costituisce uno dei più alti livelli di costruzione psicologica visto in un anime, uno dei personaggi meglio realizzati nell’universo Gainax, il primo (e unico?) studio d’animazione ad avvalersi significativamente delle proprie esperienze personali nel delineare la psiche degli eroi dei loro anime.

- “Io non riesco a credere che qualcuno in grado di costruire una supernave come questa possa avere intenti malvagi” - Ricordate, nel primo finale di Evangelion, quello spezzone che poi fu soprannominato Closed Door Session in cui la vita appariva semplificata, la gioia inondava l’esistenza e non c’era traccia delle nubi che la stritolano? Jean sembra appartenere a quel mondo, dove i traumi (il ragazzo ha perso il padre) scivolano via come acqua e le paure non paralizzano l’azione. Tra l’altro, per i più speculatori, Jean ha anche alcuni degli atteggiamenti fisici di Gendo Ikari (ad es. il modo di incrociar le mani), quasi fosse la sua parte migliore, purificata dall’egoismo eccessivo ma non dall’amore per Yui Ikari. Un Gendo Ikari da Closed Door Session appunto. Considerato ciò non è troppo azzardato dire che nel giovane inventore risieda una delle discriminanti tra le due serie di Anno. Jean è colui che aiuta Nadia nelle avversità, che le è sempre vicino, che la salva dal baratro della solitudine e della sfiducia nell’uomo, gli orrori in cui incapperanno molti dei personaggi di NGE. Per dirla in breve una concreta prova in carne ed ossa che gli altri non sono (solamente) l‘inferno, quello che è sempre mancato in Evangelion.

- “Vivo per espiare i miei peccati” - Il dilemma che strazia Nemo l’avrete già visto in molti film o telefilm made in U.S.A. ed è da attribuire indubbiamente più all’Anno cultore della fantascienza che a quello dedito alla psicologia. Si ha il diritto di sacrificare i pochi, o anche il singolo, per il benessere dei molti? La posizione di Nemo è inizialmente quella dello statista integerrimo con gli altri ma soprattutto con se stesso che pensa che, imponendo anche a se stesso il sacrificio, non gli si possa rimproverare nulla. Ma, a dispetto del detto che il tempo cura tutto, col passare degli anni il dubbio di aver agito nel modo sbagliato lo attanaglia sempre più e il rimorso di non avere fatto l’impossibile gli mangia l’animo. Straziato dai sensi di colpa dinanzi ad alcune affermazioni di Nadia, sembra quasi che si trovi dinanzi ad un tribunale, una Norimberga in cui non fa altro che ammettere le sue colpe per le quali si è già assegnato la punizione più tremenda: vivere per espiare.

- Gargoyle, e chi diavolo è? - Il cattivone! - ( Ayrton e Marie, 36° puntata). Realisticamente parlando Anno non deve essersi dedicato molto alla costruzione psicologica di questo personaggio: non ha fatto altro che incarnare in un individuo la sua idea di Male, non fornendo giustificazioni/motivazioni causali o finali ai suoi comportamenti. Il malvagio che desidera il Male, così come lo concepisce Anno, per se stesso. Ne è venuto fuori un personaggio squilibrato, inferiore addirittura ai personaggi quadrati dei vecchi comics americani, che mette quasi a disagio con la sua non lusinghiera bidimensionalità. Più cautamente si deve invece analizzare ciò che incarna dato che ci consegna il Male in sé per Hideaki Anno: calcolatore e spietato oltre che viscido come una serpente e sempre pronto alla menzogna e all’inganno. Per ultimo si noti che il volto di Gargoyle come quello di tutti gli altri Neo-Atlantidi non viene mai mostrato, un po’ come per i membri della Seele dei quali si preferiva far udire la sola voce. Il Male per Anno ha il carattere dell’impersonalità.

Electra è uno dei personaggi più cupi e chiusi dell’intera serie, quella in preda al demone della solitudine. Di lei si verrà a scoprire molto intorno alla 20ma puntata quando Anno si concentrerà per due tre episodi sul suo personaggio. Anche lei è stata scottata da una bruciante esperienza avuta da bambina, per questo negli extra dei DVD viene accostata a Misato di Evangelion, ma il suo modo di reagire è stato più simile a quello di Ritsuko: mostrarsi impassibile e schiva, cortese quanto richiesto dalle buone maniere e poco più. L’arrivo di Nadia sul Nautilus, sconvolgendo Nemo, sconvolgerà anche il suo modo di vivere conducendola a un inaspettato crollo emotivo.

Grandis, Hanson e Sanson. Il trio è ispirato in modo lampante al trio Drombo di Yattaman, un mito infantile che deve aver lasciato il segno in Anno come in qualsiasi altro otaku. Per quanto riguarda la caratterizzazione dei personaggi va rilevato che Hanson e Sanson sono molto simili, rispettivamente, a Kensuke e Toji di NGE sia per le loro attitudini (Hanson e Kensuke sono due fan di armi e tecnologia; Koji e Sanson hanno indoli più sportive) che per il rapporto che tengono con Grandis e Misato: quello di due tredicenni (i due di Evangelion lo sono realmente) sempre dietro ad una ragazza più grande che non li filerà mai. Per ultimo notiamo che Anno deve avere molta simpatia verso il trio, forse perché rappresenta un modo di diventare adulti accettabile ovvero una crescita che non perda la “rincorsa ai sogni“, e che per bocca loro passano alcune delle più significative e personali opinioni del regista riguardo crescita e amore.

Marie e King. Personaggi molto presenti per tutto l’arco della storia sono tuttavia estremamente semplici e non c’è molto da dire a loro riguardo. Due parole vanno spese per King che ha con Nadia un rapporto di gelosia quasi morbosa, un po’ come un padre che non sopporta di vedere la figlia fidanzata quasi fosse lui il suo amante... È interessante il fatto messo in luce nelle informazioni extra dei DVD che Yoshiyuki Sadamoto, character designer della serie, si autoritragga con le fattezze del leoncino. A voi le possibili speculazioni ...

Una mano imbrattata di sangue, praticamente nello stesso fotogramma che vedremo qualche anno dopo in NGE, sempre macchiata di sangue d’un uomo ucciso per mano d’un altro (e, ovviamente, “non è una questione personale”). Chi il colpevole? Nel risalire alla fonte del male, di cui quell’uccisione è solo un zampillo d’acqua, Anno giunge alla natura umana, cioè all’uomo stesso e non, come molti altri, ad una società senza valori. In Fushigi No Umi No Nadia questa riflessione però assume addirittura più consistenza che in Evangelion. Se nell’anime del ‘95 infatti i crimini venivano imputati alla Nerv, certo i buoni ma non cosi cristallinamente, nella produzione dell’89 la parola “assassino” viene indirizzata moltissime volte proprio contro Nemo ed altri membri del gruppo dei “buoni assoluti“, che peraltro quando uccidono lo fanno sempre con presunte giustificazioni di (presunta) solidità ferrea. Attaccare senza quartiere il buono che uccide (che la sua vittima sia uomo o animale poco cambia) secondo le migliori giustificazioni accettate dalla morale comune... quale mezzo migliore per mostrare l’insensatezza della guerra, lo spauracchio di un vecchio detto ormai banale (homo homini lupus) e il netto rifiuto di questa logica? Nadia nella 13° puntata dice: “Preferirei morire piuttosto che veder uccidere qualcuno a sangue freddo”; Jean nella 15° accomuna gli uomini di Nemo a quelli di Gargoyle: “per loro l‘unica cosa che conta è distruggere Neo-Atlantide, continuare a uccidersi l‘un l‘altro“. La via della crescita è iniziata, il frutto della conoscenza colto e le porte dell’infelicità spalancate.

Edizione DvD: onus et honos

Veniamo ora a vedere come è proposto l’anime in Italia. Innanzitutto c’è da dire che un primo doppiaggio fu fatto da Mediaset nei primi anni ‘90 per la trasmissione televisiva: un vero e proprio obbrobrio, non tanto perché modificava la storia, ma perché sviliva l’intera opera, la vituperava, la declassava. Il numero di modifiche era da guiness, si arrivò persino alla rimozione in blocco della puntata 34 che ha la forma di un videoclip. Un'onorevole edizione in DVD richiedeva indubbiamente la correzione delle varie modifiche oltre che l’integrazione dei tagli. L’unica via percorribile era il ridoppiapgio. Un onere non da poco, di quelli che raramente sono assunti, e per il quale ringraziamo vivamente Yamato. Nel nuovo doppiaggio si è riportato tutto all’originale ed è stato svolto un buon lavoro: unica pecca la nuova doppiatrice di Nadia (Debora Magnaghi al posto di Nadia Biondini) che nella prima parte (ma è probabile che ci abbiamo fatto l’abitudine così da non notarlo più nella seconda) assume talvolta una voce troppo civettuola per il carattere della protagonista. Gli extra sono esigui, qualche informazione sul retro delle copertine dei DVD e poc‘altro nei dischi, ma si fanno quasi perdonare la loro scarsa quantità con la pregnanza delle informazioni fornite (e.g. che la camera di Jean nel Nautilus riproduce la cameretta di Anno; che l'epilogo previsto da Anno vedeva Jean e Nadia vecchi apprendere dello sganciamento dell’atomica). Niente da dire per la traccia video mentre ci si potrebbe lamentare di quelle audio: solamente due 1.0 Dolby Digital per italiano e giapponese. Accattivanti e stilose le copertina esterne di ciascun DVD .Il prezzo, inizialmente di 26 euro a DVD (davvero troppo), è stato da qualche tempo ridotto a 9,90 euro per ognuno dei 10 dischi in cui è spalmata la serie.

Nadia: Il mistero della pietra azzurra Fushigi No Umi No Nadia è un’avventura dalla bellezza folgorante, di quelle che se assaporate fino in fondo s’imprimono a fuoco nella mente lasciando un senso di amore per l’animazione che difficilmente il tempo potrà cancellare. Scontato il consiglio: compratelo senza indugi, di motivi ve ne abbiamo dati fin troppi sopra. Uno di quella manacciata di titoli che vanno tenuti in videoteca a prescindere da tutto. Osiamo dire bello al di là dei gusti.