Recensione Naruto

La lunga via per diventare ninja

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Naruto

Il fenomeno Naruto ha ormai conquistato anche il nostro paese: giunti ormai al ventiseiesimo numero di pubblicazione e con la conclusione della prima grande “saga”, è tempo di tirare le somme su questo manga che tanto ha saputo (e sa ancora) far parlare di se. Ci saranno comunque altre occasioni per parlare di Naruto: pare che la serie animata sia programmata in un imprecisato futuro anche su una rete televisiva italiana, con tutte le conseguenze del caso. Lecito attendersi l'arrivo in massa di tutti i prodotti correlati alla creatura di Masashi Kishimoto, a partire dai videogiochi e concludendo con una vasta serie di gadget. Ma questo potrebbe anche portare un’inquietante invasione sullo stile di Dragon Ball, costringendoci ad assistere a tutta una serie di scempi che preferiremmo non vedere. Lasciando queste problematiche ai prossimi mesi, per il momento meglio concentrarsi sul manga.

Da grande farò il ninja!

La storia è incentrata sul giovane Naruto, poco più di un ragazzino, e sul suo sogno di diventare un ninja. Orfano di entrambi i genitori, si trova a portare un pesante fardello: in lui è racchiuso il malvagio spirito della Volpe a nove code, mostro leggendario che stava per distruggere il Paese della Foglia, e che solo il sacrificio dell’allora corrente Hokage (il ninja dal rango più alto, capo del villaggio) e la costrizione dello spirito maligno nel corpo dell'allora in fasce Naruto hanno potuto sventare.
A causa di questo avvenimento l’intera infanzia del nostro protagonista è stata segnata dall’isolamento da parte dei compagni e dal senso di solitudine per la mancanza di persone care, persone da considerare una famiglia. Sentendosi dunque un “diverso” Naruto è cresciuto diventando il classico “monellaccio” indomabile e causa di continui problemi, unico modo che gli consentisse di attirare l'attenzione.
La sua vita inizierà a cambiare quando il suo maestro, Iruka, avrà per la prima volta fiducia in lui, dando a Naruto l’impulso giusto per mostrare le sue capacità ed impegnarsi seriamente per coronare il suo sogno di diventare Hokage.
Fanno quindi la loro comparsa i principali coprotagonisti della storia, i compagni di Naruto nell’addestramento per diventare chunin (ninja di grado superiore ai semplici genin): la timida (e poco dotata) Sakura, di cui s'innamora, e l’ultimo superstite del temibile clan Uchiha, Sasuke, considerato da tutti un piccolo genio per le sue abilità (innate e non). Loro maestro sarà Kakashi, uno dei ninja più forti del villaggio, che conserva in se numerosi segreti (tra cui il suo passato) e abilità dalla dubbia provenienza.
Meglio fermarsi qui a raccontare la storia di Naruto e dei suoi compagni, che si complicherà e arricchirà di molte sottotrame, colpi di scena e soprattutto personaggi carismatici che sapranno conquistare il lettore.
Proprio questi ultimi sono probabilmente la forza di questo manga: Kishimoto è riuscito nell’intendo di creare una folta moltitudine di ninja, caratterizzati in maniera completa, dal design al proprio background, che insieme traducono il fumetto a tratti in un’opera corale.
Non si tratta soltanto delle personali convinzioni e personalità, tutte ben delineate e distinte, ma anche dell’aspetto e, soprattutto, delle abilità. Alcune delle idee più affascinanti di Naruto infatti risiedono nelle tecniche disponibili per i nostri eroi, alcune classiche derivazioni di quelle ormai diventate leggenda (la moltiplicazione del corpo, l’immobilizzamento dell’ombra ecc.), altre decisamente più originali. Tra queste va citato sicuramente lo Sharingan, abilità innata del clan Uchiha: degli occhi rossi con tre segni a forma di magatama, che permettono di copiare perfettamente e all’istante i movimenti e le tecniche dell’avversario (nonchè leggerne i pensieri) per prevederle e usarle a propria volta. Ancora si potrebbe citare il Byakugan, altro potere legato all'apparato visivo e anche questo limitato ad un clan, che permette di vedere i flussi del chakra (l’energia che permea il corpo e che consente di eseguire le tecniche) di un individuo e pertanto da la possibilità di bloccarli.

Kuchiyose no jutsu!

Di grande pregio risulta senza dubbio l’ambientazione: lungi dall’essere il ritratto del classico Giappone medievale, il mondo ideato da Kishimoto è costituito da una struttura del tutto originale, in cui edifici più tradizionali si mescolano ad elementi moderni, talvolta tecnologici. Nonostante la base sia comunque quella "storica", va preso atto dell’originalità raggiunta grazie al particolare design degli edifici e al contrasto tra un mondo fatto di combattimenti corpo a corpo e, ad esempio, l’uso di strumenti medici moderni negli ospedali.
Ma anche i vestiti e le uniformi, o la gerarchia dei villaggi, contribuiscono a dare l’idea di qualcosa di creato ad hoc ed unico, elemento senza dubbio necessario per una storia di alto livello. In un certo senso possiamo dire che ricorda molto, per stile, il mondo di Dragon Ball di Akira Toriyama.
Di pari passo la trama, che non mostra punti morti e prosegue senza pause, talvolta posticipando ad un classico “scontro finale”, l’inizio immediato di una nuova saga, senza lasciare neppure il tempo di riprendersi. Un buon ritmo dunque, che poggia le proprie fondamenta sulle moltitudini di personaggi buoni e cattivi che cercano, ognuno per la propria strada, di raggiungere il proprio scopo. Punti centrali sono il potere della volpe presente in Naruto, che fa gola a molti, le mire di distruzione del rinnegato Orochimaru e l’obiettivo di Sasuke: la vendetta contro il fratello Itachi, responsabile dello sterminio degli Uchiha.
Le fila dei rapporti tra i personaggi vengono tessute con una certa abilità, non negando storie e momenti tristi che riescono a toccare talvolta punti di una certa maturità, almeno per uno shonen manga. A questi tuttavia si alternano alcune piccole cadute di stile, figlie forse dell’inesperienza di Kishimoto, che si vede qui alla prima serie lunga della sua carriera. Nulla di esagerato in termini pratici, ma in un paio di occasioni la sensazione di essere di fronte al classico scontro dove vince chi sprigiona di più la propria energia è netta. Per fortuna sono solo eccezioni.

Disegni ed edizione

Graficamente Kishimoto dimostra una grande abilità, con uno stile preciso e curato nei dettagli, che difficilmente non incontrerà i gusti dei più. Probabilmente destinato a migliorare ulteriormente con il passare dei numeri, il tratto rappresenta sicuramente uno dei grandi pregi di Naruto: notevoli sono alcune tavole, con delle particolari inquadrature “dall’alto”, che rendono la prospettiva davvero particolare, tenendo quasi su due piani diversi il viso e il resto del corpo, come se il personaggio si trovasse di fronte a qualche specie di esame di coscienza.
I combattimenti sono per lo più molto “tecnici”, non puntano sul bruto corpo a corpo, ma spesso sono ragionati e danno il giusto peso alla componente tattica, nonchè alla varietà di tecniche e armi (da lancio e non) disponibili nell’immenso arsenale di un ninja. Pregevole come negli scontri tra novizi si punti comunque un po’ di più su qualcosa di fisico, mentre i combattimenti dei più esperti siano teatro di tattiche e tecniche più sofisticate.
C’è da dire tuttavia che le vignette non sempre sono all’altezza di tali scontri, ed in alcuni momenti manca un po’ la chiarezza necessaria in una scena di combattimento, costringendo a seguire le pagine con particolare attenzione.
Sul piano dell’edizione ci troviamo costretti a stendere un velo pietoso. Panini ci propone il formato classico da 4€ senza sovracoperta, che tutto sommato appare infine adeguato, cosa che putroppo non possiamo dire dell’adattamento. In primis la presenza costante di pecette (rettangoli bianchi sopra le vignette per contenere il testo, invece di ricostruire il disegbo) rovina la lettura dell’albo. E’ impensabile che ancora oggi si trovino in edicola e fumetteria albi di questo genere. Come se non bastasse l’adattamento lascia quantomeno a desiderare. Errori grossolani e puerili si susseguono imperterriti: come non citare il cambio di traduzione per il byakugan, inizialmente chiamato “occhi bianchi” e poi sostituito in corsa dal nome originale, il pessimo “bomba carta” o ancora le traduzioni delle tecniche che, ignorando completamente le caratteristiche di una lingua agglutinativa come il giapponese, vengono proposte letteralmente ottenendo effetti risibili (qualcuno ha detto “mille falchi”?). In sostanza un’edizione pessima, fatta in fretta e senza la dovuta cura, che tradisce probabilmente il pensiero che trattandosi del classico “shonen” ad alte potenzialità commerciali, avrebbe venduto comunque.

Naruto Naruto si porta appresso i connotati del più classico degli shonen: combattimenti, tanti personaggi interessanti e una storia intensa dal ritmo sostenuto. Suo merito come riesca a dare il meglio di se in quasi tutte queste caratteristiche, grazie alla mente dell’autore che ha sfornato una serie di idee eclatanti, e ad un succedersi degli eventi che continua a mantenere, almeno fino ad ora, un certo equilibrio, rimanendo fedele a se stesso. Sebbene sia impossibile non notare qualche piccola sbavatura, finora Naruto si è dimostrato un manga solido nel suo genere, brillante ed innovativo, che merita la nomea che si porta dietro. Ad esso sono imputabili solo i limiti intrinseci del genere cui appartiene, cosa che può non renderlo un acquisto obbligato per tutti appassionati, ma anche tenendo conto di questo resta comunque un buon fumetto.