Recensione Nel giorno più splendente

Il giorno più splendente delle Lanterne Verdi

Articolo a cura di

Testi a cura di Gualtiero Ghidoni

"In brightest day, in blackest night..."

Così inizia la formula che le Lanterne Verdi devono citare per poter ricaricare il loro anello di fronte alla batteria a forma di lanterna che i guardiani di OA hanno donato loro assieme ai formidabili poteri che ne derivano. Ormai la notte più profonda è terminata e, come avviene molto spesso anche nella vita reale, dopo il buio per gli eroi DC è arrivato il momento di rivedere la luce.
Nel mese di Febbraio, con il canonico ritardo di circa mezzo anno rispetto all’uscita originale americana, la Planeta DeAgostini inizia a pubblicare la nuova serie che si prefigge l’obiettivo di reintrodurre nell’universo DC dodici tra supereroi e super cattivi recentemente resuscitati per dare loro nuova linfa vitale.
La cadenza quindicinale con cui la serie è stata pubblicata in America, il fatto che sia collegata ad un crossover, e il fatto che vengono descritte le vicende di un numero considerevole di personaggi che tra loro non hanno nulla in comune, potrebbe farci venire in mente un paragone con le passate serie ‘52’ e ‘Countdown’. E’ ancora presto per poterne dare un giudizio nella sua completezza, tuttavia analizzando il primo numero si può già notare uno spessore nella caratterizzazione dei personaggi molto superiore a quanto visto nella serie ‘Countdown’ (cosa non difficile, dato che sulla qualità della serie in questione ci sarebbe molto da discutere). Inoltre la prima impressione che abbiamo avuto, è che in questo caso, a differenza delle due serie settimanali citate, esiste un fil rouge che lega tra loro le vicende dei dodici personaggi.

Dove eravamo

La storia viene narrata attraverso la voce di Boston Brand (aka Deadman) al quale viene chiesto aiuto da una voce proveniente dall’anello bianco che porta al dito, eredità del crossover appena finito. Deadman, come un provetto Ebenezer Scrooge, viene quindi teletrasportato da un posto all’altro per assistere ad alcune vicende che introducono il plot narrativo che accompagnerà ciascuno dei personaggi nel resto della serie.
Analizziamo singolarmente, senza entrare nei dettagli per evitare spoiler, le vicende dei vari personaggi coinvolti nella serie. Tralasciando Deadman, che essendo il personaggio narrante è sicuramente il meglio caratterizzato, la storia più interessante è forse quella che coinvolge Hawkman e Hawkgirl. Gli autori sono stati bravissimi a mescolare eventi presenti, passati e futuri e lasciano presagire un plot interessantissimo. Anche il futuro di Martian Manhunter sembra promettere grandi avventure dato che quello che ci viene presentato è un progetto abbastanza arduo da portare a compimento. Grandi aspettative anche per Firestorm soprattutto per quanto riguarda il rapporto che si instaurerà tra Ronnie Raymond e Jason Rusch. Per quanto riguarda gli eroi, quello meno approfondito è Aquaman, seguito da Jade per la quale non viene detto nulla di più di ciò che era stato detto prima della sua morte. Passando invece al comparto villains ci viene presentato un Maxwell Lord se possibile ancora più temibile di quello che ci aveva lasciato prima della crisi infinita. Le storie degli altri super cattivi, Zoom e Capitan Boomerang, non sono molto ben definite, ma gli autori avranno un anno di tempo per poter mostrare quello che hanno in mente per loro. Hawk vive in quella zona grigia che separa gli eroi dai cattivi e l’unica cosa che ci viene mostrata è il suo difficile rapporto con Dove. Osiris, invece, risulta molto cambiato rispetto al periodo precedente alla sua morte, pertanto la sua storia suscita molta curiosità.

Analisi

La serie non è certo il punto d’inizio ideale per entrare in contatto con l’universo DC. Sebbene l’apparizione di ogni personaggio sia accompagnata da una breve descrizione (nome, alias e poteri) la serie è piena di riferimenti agli eventi che negli ultimi anni hanno sconvolto le serie della Distinta Concorrenza e in particolare alle morti e resurrezioni avvenute nella recente ‘Blackest Night’. Dal punto di vista tecnico Fernando Pasarin ha raggiunto livelli molto più alti di quelli a cui ci aveva abituato sulle pagine della Justice Society. La sua abilità nel dipingere le atmosfere cupe in cui si muovono i super villain (la scena con Maxwell Lord fa venire veramente la pelle d’oca) non è da meno rispetto alle doti di artisti molto più blasonati. La componente dark risulta in equilibrio perfetto con le scene luminose che accompagnano la descrizione della nuova vita degli eroi. Paradossalmente, la scena che illustra Jade nello spazio profondo è molto più luminosa di quella che ci mostra Capitan Boomerang in carcere.
Per quanto riguarda la versione italiana l’unico appunto che possiamo fare alla Planeta, riguarda la traduzione del titolo della serie. All’inizio del secondo decennio del terzo millennio ci aspettiamo che ormai la grande maggioranza della gente (e in particolare i lettori di fumetti) siano in grado di comprendere l’espressione ‘Brightest Day’, che a parer nostro sarebbe stato un titolo molto più accattivante per l’ottima serie.

Nel giorno più splendente Buona storia e ottimi disegni rendono la serie molto appetibile agli appassionati dell’universo DC che vogliono riscoprire dodici personaggi non troppo celebri. Se si fosse riusciti ad evitare i molti riferimenti alle vite passate di questi eroi, e al mega evento appena conclusosi, la serie sarebbe stata un must anche per i lettori neofiti. Questo tuttavia non va ad intaccare la qualità sopra la media rispetto alle altre serie di questo tipo pubblicate negli ultimi anni dalla DC.