Recensione Neon Genesis Evangelion: You Can (Not) Advance

Tra passato e presente, un'analisi del nuovo Evangelion

recensione Neon Genesis Evangelion: You Can (Not)  Advance
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Premessa: l’autore invita i lettori a prendere quest’articolo, a differenza degli altri pubblicati sul sito, come un'analisi estremamente manchevole e lacunosa, addirittura sminuente e di molto il valore dell’opera trattata. A scrivere su Evangelion sembra tutto un estemporaneo e dimenticabile commento da forum.

“Siate compiacenti verso voi stessi, gli altri compiacenti vi ameranno; straziate il vostro vicino, gli altri vicini rideranno. Ma se battete la vostra anima, tutte le anime si metteranno a gridare.” Jean-Paul Sartre

Recensire Evangelion per un otaku sfegatato quale può essere il redattore di una rivista on-line è qualcosa in più che passare ai raggi X un anime. E probabilmente più di una semplice visione è anche per ogni otaku di vecchia data. Entrambi troveranno in Evangelion parte del loro io passato ad aspettarli e a chiedere conto di ciò che sono (diventati). Perché Evangelion fu ed è ancora più di un semplice anime capolavoro: è il tentativo di un otaku di mostrare ad altri otaku come la via da loro percorsa conducesse alla disperazione, è l’analisi spietata che Hideaki Anno condusse, attraverso un “semplice cartone”, su se stesso, sugli otaku, su ogni ragazzo angosciato di fronte all’adolescenziale presa di coscienza. E quanto gli debba essere costato questo sforzo possiamo ben immaginarlo: Evangelion iniziò come un anime introspettivo a base di belle ragazze e robot, fino al 16° episodio (“Malattia Mortale, e poi ...”, titolo quanto mai emblematico) si mantenne su questa linea, continuare in quel modo avrebbe voluto dire guadagnarsi comunque il titolo di miglior robotico mai realizzato. Dal 16° episodio in poi, per culminare nei due dello stravolgente finale, Anno straziò invece l’anima sua e degli spettatori: mostrando senza alibi il proprio dolore e i propri errori esortò gli altri a riparare cosi come aveva lui stesso deciso di fare (cfr. “ Dal sedicesimo episodio, la trama di Evangelion prese una direzione con la quale si intendeva chiedere solo com'è la mente umana al suo interno. Ho scritto su di me.”)
Due anni dopo, con The End Of Evangelion, ci fu il durissimo riconoscimento di come le migliori intenzioni non bastino a colorare di gioia la vita, ovvero il disperato disconoscimento di quanto asserito nel finale della serie. Restò che un esistenza chiusa da otaku fosse autodistruttiva (qualcuno direbbe impotentemente), fu tolta la soluzione al cui posto non rimase altro che la più lacerante e consapevole disperazione.
Passano 10 anni, Anno si sposa, fonda un nuovo studio e riparte con un nuovo Evangelion diviso in 4 film cinematografici. Il primo non fu altro che una ricapitolazione; dal secondo, oggetto della nostra anteprima, si cominciano a vedere sostanziali novità. È da precisare qui, prima di iniziare, che dell’importazione in Italia dell’anime non si sa ancora niente: in Giappone è appena uscito nei cinema ed è ancora da fissare la data per il rilascio in DVD, anche se alcune voci di corridoio parlano di un possibile annuncio a Lucca.

Malattia Mortale, e poi ...

Definito l’uomo come il rapporto che si mette in rapporto con sé stesso, la malattia mortale è l’affezione dell’uomo insoddisfatto di sé, l’affezione del rapportarsi col proprio sé sotto il segno dell’insoddisfazione. Essa può esprimersi nel disperatamente voler non essere se stessi o nel disperatamente voler essere se stessi. Nelle forme più autentiche la malattia mortale del primo tipo avviene per debolezza, quella del secondo per ostinazione. Chi è affetto dalla prima vorrebbe cambiare ma è troppo debole per farlo, allora oltre a disperare per il suo essere dispera anche per la sua debolezza. Chi è affetto dalla seconda voleva cambiare ma ora, quando ha finalmente l’opportunità di cambiare, non lo vuole più, vuole invece rimanere quell’essere odiato (da sé) per dimostrare lo squallore dell’esistenza che odia. Dei due tipi il secondo è il più terribile, ed è perciò anche detto demoniaco.
Shinji ha la malattia mortale per debolezza, Asuka quella per ostinazione o demoniaca. Shinji è chiuso ma talvolta riesce anche ad aprirsi, per questo tenue conforto è dalla debolezza preservato (ironia crudelissima! È forse una fortuna? se si che malattia mortale sarebbe ?) dal suicidio; Asuka è ancora più chiusa e rifiuta qualsiasi apertura o aiuto in questo senso, non si suicida per odiare l’esistenza tramite la sua sofferenza. E poi ...

Il fumo negli occhi

La trama di Evangelion è fumo negli occhi, oppure è il mezzo espressivo preferito da un artista-otaku (cosi come il cinema potrebbe essere quello di un cinefilo e la letteratura quello di un accanito lettore etc.), oppure è il mezzo espressivo più congeniale non all’autore ma al pubblico scelto dall’autore. Per parlare con un italiano, anche se il tizio conosce l’inglese, è meglio per lui che si usi l’italiano, per dialogare con un otaku cresciuto a robottoni il miglior medium è un anime di robottoni. Il pensiero insito nella comunicazione è altra cosa, ma se il linguaggio è elaborato si può avere anche una forma (espressiva) che pensa. Evangelion era 3 ragazzi che si trovavano a dover fare gli eroi per salvare il mondo pilotando dei robottoni, solo che avevano psiche quanto più distanti si possa immaginare da quelle di un eroe, oppure nell’anime c’era vera percezione delle difficoltà e delle sofferenze (a differenza che in altri titoli tanto idolatrati...) . Nel nuovo Evangelion gli eventi base sono ancora quelli, riassumerli per l’ennesima volta non ha senso: immaginate solo che molto defilatamente si aggiunge un nuovo eroe ragazza, che però è eroe quasi per davvero. I cambi di altri mille particolari, ovvero il riproponimento di vecchie scene e situazioni sotto il segno di una maggiore apertura degli animi, saranno argomento del paragrafo successivo di analisi vera e propria; i due tre cambiamenti significativi a livello di intreccio “principale” non ve li anticipiamo per non rivelarvi la sorpresa.

Un nuovo Anno, un nuovo Evangelion

“Non mi interessa che né sarà di me, non mi interessa che ne sarà del mondo. Però Ayanami, almeno Ayanami, la salverò a qualsiasi costo”

Come detto sopra Anno si è sposato, dunque si è a fortiori aperto, dunque non è più il porcospino di un tempo, dunque ci sono nuovi sentimenti da esprimere attraverso vecchie marionette e palcoscenici. Se nel primo Rebuild c’erano due tre scene nuove sotto il profilo psicologico e non variavano granché la psiche dei nostri eroi, qui ci saranno almeno una decina di situazioni per la costruzione di psiche rinnovate, una decina di momenti in cui si comprende che Anno è cambiato e che è convinto di esser riuscito a mettere sui binari giusti la propria vita. Una decina di situazioni dalle quali si vede che Anno e le sue marionette sono AVANZATI. Elenchiamo le più sorprendenti: Asuka questa volta va a dormire vicino a Shinji consciamente e comunica con lui, per poi comunicare anche con Misato quando nella serie non si era mai aperta. Asuka in questo Rebuild prepara da mangiare per Shinji ed esprime dunque i suoi sentimenti, non è più il demoniaco porcospino malato a morte senza via d’uscita. Gendo, per rimanere in tema di chiusure assolute, accetta su invito di Rei, il cui carattere e amore per Shinji si formano molto meno drammaticamente, di pranzare con Shinji e i suoi amici (roba che manco nella Closed Door Session, dove il volto di Gendo neppure si vedeva per facilitare il tutto). E Shinji? Shinji ha incominciato a prendere decisioni, a scegliere coscientemente e fuori da alcuna malafede non per gli altrui desideri ma per suo stesso desiderio: è insomma diventato una sorta di eroe/uomo-etico o in altri termini la costituzione della sua personalità gli sta riuscendo nel miglior modo possibile senza i paralizzanti ripensamenti tipici della serie. Tuttavia coloro che dicono che Anno si è americanizzato sono proprio in errore: codesti sappiano che non ogni esistenza è destinata a finire senza scopo, ciascuno può anche trovare un proprio fine, per quello lottare e diventare in un certo senso eroe (e se è dei borghesi ritenere che diventare eroe sia facile, è di un vigliacco il pensiero che sia impossibile). Tireremo fuori un esempio firmato da un magnum nomen per zittire tali individui, perché ben intuiamo che sia questo il linguaggio da usare col loro: Matteo, nel finale della prima parte de La Morte Nell’Anima, prende anche lui gusto a combattere per un fine scelto da sé; chi ha mai osato paragonare tali righe a quelle di un romanzetto di avventura yankee? Tanto più non lo si dovrebbe fare con Evangelion dove Shinji combatte per il più grande dei fini che può scegliersi un uomo, l’unico forse davvero autentico e al di fuori di ogni autoinganno: le persone amate.

Un vecchio mondo e un nuovo personaggio

Che vuol dire 'un vecchio mondo' se tutti i suoi attori son cambiati, alla fine l’atmosfera è fatta dai personaggi, no? Vuol dire che il vizio di strumentalizzare l’uomo Gendo - rappresentante l’Altro adulto - non se lo è tolto per niente e quando tutto stava andando per il meglio lui con la sua strumentalizzazione ha rievocato, forse anche in modo più atroce, una delle più terribili situazioni della serie TV. Certo ora Shinji è cambiato e le sue reazioni sono state ben diverse, ma questo ha fatto si che, nonostante egli avesse raggiunto una costruzione di sé tale da permettergli di divincolarsi tra la vita e i rapporti personali senza troppe sofferenze, gli ostacoli esterni rifacessero precipitare la situazione. Una caduta diversa, da cui si risolleverà, ma comunque lo squarciamento di un mondo che si faceva sempre più idilliaco scena per scena.
Veniamo ora a parlare del nuovo personaggio e diciamo che, stupefacentemente, compare quasi per niente e non si inserisce nelle complesse relazioni del gruppo originario di Evangelion. Quindi potremo anche non parlarne, o parlarne solo per sottolinearne la, almeno per ora, irrilevanza. Facciamo solo notare che ha la parvenza di essere un individuo molto positivo e in accordo con l’esistenza, anche se in alcuni momenti ci ha sfiorato il ricordo della Asuka superficiale agli inizi della serie TV.
Dal sacro al profano per dire che è tutto ok con la parte grafica, eccellente come ci si aspettava, e che non deludono neppure le musiche di Shiro Sagisu. Di queste va detto che fino al tragico evento accennato sopra hanno spesso ritmi e toni pop-rock, come a segnare una concezione della vita più vicina alla allegra scanzonatezza che alle cupe e distruttive riflessioni della serie.

Edizione italiana

Innanzitutto, vogliamo ringraziare Dynit per averci fornito una copia del film, in modo da poter saggiare, come nel caso del 1.11, l'impressionante qualità tecnica di questo secondo capitolo di intermezzo (Shin Gekijôban: Ha, letteralmente, si traduce con Nuova Serie Cinematografica: Intermezzo). Partiamo dal comparto visivo; anche per merito della maggior parte di scene realizzate da zero, a differenza di You are (not) Alone che riutilizzava per lo più spezzoni ripresi dalla serie originale, la pulizia e la precisione nei dettagli risultano stupefacenti. Uno sforzo davvero imponente. Ma se gli occhi rimangono estasiati dinanzi a cotanta magnificenza, le orecchie non avranno certamente di meno; la traccia in formato DTS-HD Master Audio a 6 canali (italiano o giapponese) farà tremare di gioia voi e il vostro divano, a patto che disponiate di un impianto adeguato, chiaramente. Una scelta che ci rimane oscura è il fatto di precludere il formato Dolby Digital EX nella versione Blu-Ray, che invece rimane l'unica disponibile in quella DVD.
Ma veniamo ai contenuti extra: sul disco sono presenti ben 39 minuti, composti da tutti gli spot e i trailer trasmessi al cinema, in tv, online e addirittura sugli schermi nei treni; una raccolta speciale di quattro scene tagliate durante la revisione finale; e una versione alternativa del climax finale.
Per quanto riguarda la componente "fisica" dell'edizione, una volta estratto il disco dal gradevole ed essenziale slip-case, ci ritroveremo in mano un pieghevole analogo al precedente 1.11, che riporta una moltitudine di interessanti informazioni sull'universo di Evangelion; un simpatico plus è costituito inoltre da una cartolina olografica da collezione.
In definitiva, se disponete dei mezzi adeguati buttatevi senza ombra di dubbio sull'edizione Blu-Ray, altrimenti accontentavi della seppur ottima controparte DVD.

Appendice I: De te fabula narratur

Fin dall’antichità è topos dei più seri filosofi la convinzione che ci siano due modi di comprendere le cose, e che la comprensione va dimostrata “non in verbis, sed in rebus”. A riguardo è molto comune che si conosca e approvi una dottrina ma si agisca diversamente, manca la coerenza e sorge lo sbigottimento su come un tale Fare possa coesistere con l‘approvazione di tal’altro Essere. Cosa c’entra questo con Evangelion ? Evangelion è uno dei rari casi in cui è molto più facile comprendere l’opera in senso buono che in senso cattivo o di malafede. Spieghiamoci meglio. Chi di voi ha visto Evangelion essendo privo dei mezzi per “comprenderlo” decentemente è probabile che sia comunque rimasto molto colpito dalle vicende di Shinji e abbia tratto dall’opera un senso edificante che pur faticherebbe ad esprimere a parole: insomma ha capito Evangelion in rebus, non in verbis! La chiave di questa speciale comprensione è l’intensissima empatia che si riesce a creare tra lo spettatore e almeno uno dei personaggi dell’anime ( non è infatti necessario che lo spettatore empatizzi proprio con Shinji ). In tale stato si manifesta in tutta la sua forza il vigore del vecchio detto “De Te Fabula narratur”: le vicende di Evangelion infatti, al di là dei fuochi artificiali, rispecchiano errori e sofferenze dello spettatore otaku; le conclusioni a cui giungono i personaggi, anche se non se ne riconduce alla fonte il vastissimo substrato filosofico, hanno per lo spettatore otaku sempre un grandissimo valore d’insegnamento.

Appendice II: sulla grandezza di Evangelion

In questa anteprima ( come anche, se pur in misura minore, nella recensione di Nadia ) abbiamo fatto uso copioso di termini come anima straziata, sofferenza, lacerazione dello spirito, odio di se stessi, etc. oltre che seminare abbondantemente in tutto l’articolo svariati rimandi filosofici, per lo più impliciti talvolta espliciti. Ora “anima straziata” son poco più di 10 lettere, e si può usare a torto o a ragione in molti casi. Ma sofferenza come quella dei personaggi di Evangelion non si trova cosi a buon mercato come le parole usate per descriverla. Ed è importante rimarcarlo perché anche i più attenti lettori domani vedranno forse un film di Bergman e tracceranno un parallelismo a loro parere dignitoso ma in realtà offensivo per il nostro anime. Vedranno Sete e forse sentendo la frase “I rapporti umani sono un inferno ma la solitudine è peggio” la applicheranno al nostro anime, pensando di ben descriverlo. E qui sbagliano perché di Evangelion tralasciano molto. Leggeranno Il Piccolo Principe, vedranno come un essere può diventare speciale solo in virtù dell’”addomesticamento” e penseranno di vederci a ragione tutto il finale di questo Rebuild 2.0 quando Shinji ribadisce a Rei che vuole salvare proprio quella Rei. Insieme con Maldoror, vedendo come un uomo possa a cuor leggero strumentalizzarne un altro, prenderanno forse a odiare quest’essere la cui profondità d’animo supera per meschineria quella del Vecchio Oceano. Leggendo trattati filosofici da Schopenhauer a Sartre, da Kierkegaard a Freud ritroveranno concetti dell’anime Evangelion che guardarono la prima volta ancora ragazzi e crederanno di aver davvero ricondotto tutto alla fonte. Oppure, dopo aver sperimentato tutto questo e anche molto di più, giungeranno alla conclusione che la grandezza di Evangelion è incommensurabile e, forse solo allora, ricorderanno anche che mai un opera d’arte li coinvolse/commosse come il cartone di Hideaki Anno.

Neon Genesis Evangelion: You Can (Not) Advance Ha ragione chi dice che Shinji, Asuka e gli altri non sono più gli stessi; ha torto marcio chi pensa che Anno non valga più niente. Anno proprio così dimostra che egli è un Autore di prima qualità tra quelli che usano l’arte per condurre uno scavo nella propria anima. C’è ben poco da aggiungere se non che meglio di mille parole sarebbe stato un laconico: Evagenlion non si giudica, Anno non si giudica!