Recensione Oguna

Un cavaliere solitario latore di un fardello che grava sulla sua anima.

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Un cavaliere solitario latore di un fardello che grava sulla sua anima; in fuga o in viaggio alla ricerca del vero significato della libertà.
Oguna - Opera Susanoh sword of the devil volume autoconclusivo edito da GP publishing, ci racconta la storia di un giovane che d'improvviso si perde, metaforicamente parlando, e deve riscrivere la propria storia senza sapere bene da dove cominciare.
Al servizio del padre come perfetto combattente, veloce e letale, fino a quando un sovversivo non mette in discussione tutto ciò che egli ha sempre considerato l'unica verità esistente: la madre morta mettendolo al mondo e la necessità, causa fragilità del neonato, di legarlo ad uno strano congegno che gli viene impiantato a lato dell'addome e che richiede numerose revisioni nel corso degli anni.
In realtà è proprio il genitore, che per anni Oguna ha servito fedelmente, ad aver ucciso la donna che l'ha portato in grembo per nove mesi utilizzando poi il suo stesso figlio come cavia per gli esperimenti. Ah! Quanto amiamo questi padri spietati che sfruttano la prole come carne da macello.

Siamo in mondo che ci appare come il vecchio Giappone dei samurai e delle lotte di potere, arricchito dalla presenza di costrutti e aggeggi legati alla terra, intesa non come la madre di tutte le cose e nostro pianeta natale, bensì proprio come il terriccio che calpestiamo.
Pare infatti che il terreno intriso del sangue, e quindi dell'essenza vitale, dei caduti permetta il movimento e una parvenza di vitalità a guerrieri plasmati nell'argilla. Da cui un esercito dalle possibilità di rimpiazzo infinite e che, riflettendo più a fondo, un po' di ricorda il pingue seguito che un famoso imperatore cinese decise di farsi costruire perché lo accompagnasse nella tomba.
Possiamo dire che Oguna dopo aver lasciato il castello del padre si ritrovi solo nel mondo, ma sbaglieremmo, egli era già solo nel mondo. A parte forse per il corvo che lo accompagna, guarda caso un animale che per molti è foriero di sventura e morte.
Cosa può fare una macchina creata per uccidere, che probabilmente non ha mai davvero sorriso, oltre i confini di ciò che per molto tempo è stata la sua vita?

Il cerchio si chiude nel momento stesso in cui il nostro guerriero tramutatosi in ronin fa suo lo scopo della maggior parte dei samurai che abbiamo imparato ad amare "Diventare il più forte". Scopo che ci si può prefissare per una marea di motivi che, sì, vi elencheremo: lo si può fare per se stessi, per il prossimo, può essere un capriccio a cui aggrapparsi o un imperativo morale necessario a dare un senso alla propria vita.
Questo dovete sceglierlo voi dopo aver letto il tankobon.
Insomma abbiamo un personaggio perfetto per il melodramma, l'affascinante giovane dai lunghi capelli neri che fa andare costantemente in brodo di giuggiole le fanciulle con il complesso della crocerossina o quelle che bevono ogni mattina succo di tristezza concentrata. Per cui una parte del pubblico è già stata accalappiata.

Dall'altro lato abbiamo schizzi di sangue, combattimenti, e villaggi distrutti in cui i corpi martoriati vengono spolpati dagli uccelli spazzini , insomma quelle cosettine simpatiche che potrebbero attirare i rudi giovani lettori di manga.
Quanto allo stile, potremmo dire che non ci dispiace completamente con i suoi tratti fluidi, gli abiti particolari e i movimenti sciolti e rapidi; tuttavia ha una semplicità e delle movenze un po' femminee, che seppur potrebbero collimare a perfezione con il concetto da periodo Heian di come dovrebbe essere un uomo, forse si avvicinano troppo al genere shojo, più che allo shonen.
Ma ci sono poi quelle le pose drammatiche che ci piacciono tanto!

Oguna Insomma un po' un misto di tutto quello che potrebbe attirare i vari substrati della comunità nippofila appassionata di manga. Ora aiutateci a stabilire se l'equilibrio è mantenuto a dovere oppure se riscontriamo il paradossale rischio di aver semplificato troppo nonostante i vari e molti ingredienti usati.

7