Recensione Oh! Mia Dea

Belldandy, divinità a domicilio

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Oh mia dea!

Immaginate di essere una matricola. Studiate al Politecnico, vivete in un dormitorio per studenti. Visto che, tra tutti coloro che per guadagnarsi da vivere progetteranno scarichi e carburatori, siete il più mingherlino, è vostro compito passare la serata nella vostra spoglia cameretta, onde ricevere le telefonate di tutti e appuntare diligentemente i messaggi. Non è una prospettiva esaltante, ma se non vi ritenete tutto sommato un granchè, le donne non vi considerano e gli unici amici che avete sono grossi cinque volte voi e spesso non vi riservano gentili premure, potrebbe benissimo andarvi peggio. Se non fosse che non avete niente da mangiare.

Una strana telefonata...

In effetti, la presenza del telefono con il quale siete costretti ad una convivenza forzata potrebbe in questo caso infondervi nuova speranza. Chi sa risolvere i brontolii gastrici meglio di qualche portata tiepida di un ristorante che fa consegne a domicilio, dopo tutto? E allora sotto a chi tocca, cominciamo a sfogliare l’elenco telefonico onde procacciare il lauto pasto. Ma niente da fare, la sfortuna sembra accanirsi, nessuno risponde ai disperati appelli di aiuto del vostro stomaco. Finite persino con lo sbagliare numero. A rispondere è una strana ragazza, che vi promette il suo intervento immediato. E stante il fatto che ogni promessa è debito, l’avvenente fanciulla dopo un istante si materializza in camera vostra, emergendo leggiadra da una parete. Grande è la vostra sorpresa nel constatare l’evento, e vi sentite anche un po’ umiliati perché, oltre ad avere capacità paranormali sicuramente superiori alle vostre, la ragazza è anche evidentemente più alta di voi. Ma nessun problema, a tutto c’è una spiegazione: Belldandy (così si presenta la curiosa donzella) è infatti una dea, il cui compito è quello di rispondere agli appelli (in questo caso telefonici) dei mortali bisognosi. Potrete quindi esprimere un desiderio, di qualunque entità, e vederlo esaudito (previa approvazione dell’apposita commissione). Grazie al cielo, facendo probabilmente tirare un sospiro di sollievo a molti, il nostro giovane protagonista non sprecherà la propria opportunità facendo richiesta di ramen e ravioli al vapore, ma, più furbamente, chiederà alla giovane divinità di rimanere insieme a lui, anche se non risulta ben chiaro in qualità di che cosa. Fatto sta che Belldandy accondiscende alla richiesta, ma a spezzare l’idillio arriva, come spesso accade, la cruda realtà: i coinquilini fanno ritorno dalle proprie scorribande notturne e, una volta resisi conto della presenza di una donna nel loro dormitorio (cosa che disattende tutte le regole della convivenza) sbattono fuori senza mezzi termini il povero Keiichi. Inoltre, la ricerca dei due giovani (sempre che una divinità si possa considerare giovane) di una nuova sistemazione si rivela vana, stante il fatto che nessuno sembra, in uno sfoggio di moralismo, voler dare asilo a una coppia di sesso assortito. Ma ancora una volta le capacità particolari di Belldandy si dimostrano provvidenziali: riuscirà infatti ad individuare la presenza di un vecchio tempio abbandonato, il quale si rivelerà un rifugio più che appropriato per la notte. E anche per i giorni successivi, dopo la puntuale messa a nuovo dell’ambiente ad opera della laboriosa divinità. E quale occasione migliore per Keiichi di dimostrare il proprio (immancabile) amore a Belldandy, se non quella di vivere sotto lo stesso tetto tutti i giorni? Ma si sa che molto spesso negli anime l’occasione non fa l’uomo ladro, e come volevasi dimostrare la timidezza di Keiichi costituisce un forte deterrente alla concretizzazione dei suoi propositi. Mettiamoci poi che la loro tranquillità verrà irrimediabilmente perturbata da una pletora di nuovi inquilini: alla sorella di Keiichi seguiranno infatti anche le due sorelle di Belldandy, con il risultato che, nonostante i buoni propositi di tutti o quasi, la situazione non sembrerà destinata a sbloccarsi ancora a tempo indeterminato.

La solita commedia sentimentale?

Gli ingredienti ci sono tutti: un ragazzo timido fino a sfiorare il patetico, una bellissima ragazza che incomprensibilmente sarebbe anche disponibile, degli amici guastafeste, una sorella aspirante Cupido e un’altra che tutto farebbe per sabotare l’idillio. Cosa impedisce a Oh! Mia Dea di essere liquidato, quindi, come un crogiolo di situazioni già viste e personaggi che definire stereotipati sarebbe riduttivo? Forse niente, ma tutto sommato non si può negare che la visione dei tre episodi proposti dal primo dei due dvd pubblicati da Dynit sia in grado di strappare più di un sorriso. Forse perché, dopo tutto, chi non riesce ad instaurare almeno una vaga empatia con l’imbranato protagonista, può almeno rivalutare le proprie relazioni (o i propri tentativi di relazione) con il gentil sesso. O magari perché la presenza di comprimari piacevoli, come l’incorreggibile combinaguai Urd, che nonostante i buoni propositi finisce immancabilmente per mancare l’obiettivo di far collimare le esigenze dei due (inconsapevoli) innamorati, o la piccola Skuld, che pur tentata da un egoismo tutto infantile è troppo affezionata alla sorella per deluderla, rende anche più sopportabile il personaggio di Belldandy, forse il meno riuscito di tutta la serie. Niente da ridire sul fatto che una divinità debba svolgere il proprio dovere (che in questo caso si concretizza tutt’al più nel cucinare e rassettare, visto che su altri versanti non si batte chiodo) sempre al meglio delle proprie possibilità, ma risulta difficile da giustificare la sua totale estraneità a qualunque sentimento di sconforto, nostalgia, tristezza, soprattutto considerato che le sue sorelle, nonostante condividano con lei il rango divino, si rivelano tutt’altro che indifferenti non soltanto alle più basilari emozioni umane, ma nemmeno a tutte quelle pulsioni che sono generalmente classificate come univocamente dannose (qualcuno ha detto rabbia? Invidia? Risentimento?). Ma dopo tutto, forse non è poi così intollerabile, almeno nel territorio dell’immaginario, la presenza di un individuo la cui esistenza è votata completamente alla bontà e alla comprensione. Sul versante character design, ancora una volta non ci troviamo di fronte a un prodotto di particolare originalità, ciononostante i disegni sono ben realizzati, freschi, simpatici, e le animazioni sono fluide e dinamiche. Visivamente si tratta quindi di un anime con la propria dignità, nonostante non stupisca né per inventiva né per spettacolarità.

L'edizione

L’edizione proposta da Dynit è di buona fattura: il formato 4:3 rappresenta, come è noto, lo standard televisivo, e le tracce audio (italiana e giapponese, entrambe codificate in Dolby Digital 2.0) risultano ben realizzate, anche considerato il fatto che la natura del prodotto fa sì che non si abbiano particolari necessità a livello di ascolto. Per quanto riguarda il contenuto vero e proprio del dvd, oltre a tre dei cinque episodi di cui si compone la miniserie, è possibile visionare un buon numero di trailer di altre produzioni Dynit, ma sarebbe stata gradita anche una seppur breve sezione dedicata ai contenuti speciali, magari contenente qualche scena tagliata o degli artwork, sempre piacevoli e interessanti da esaminare.

Oh, mia Dea! Oh! Mia Dea non rappresenta sicuramente una pietra miliare nella storia dell’animazione giapponese. Ciononostante non si può senz’altro liquidare come un cattivo prodotto: le situazioni piacevoli sono molte, e anche la brevità della serie aiuta a non far calare il ritmo e ad evitare tempi morti nella narrazione. E’ di certo difficile non incorrere in una sensazione di déjà-vu, ma d’altronde tutti noi apprezziamo almeno in una certa misura la tranquillità della ripetizione, specialmente se possiamo esorcizzare i nostri piccoli inconvenienti quotidiani come le nostre croniche insicurezze distraendoci con quelli di qualcun altro.