Recensione della Serie Planetes

Astronauti o spazzini?

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Planetes

La nascente Beez Entertainment è ormai giunta alla sua terza pubblicazione in DVD, e anche questa volta si tratta di un anime di un certo calibro: Planetes, tratto dal manga di Makoto Yukimura, è composto da 26 episodi e verrà serializzato in 6 dischi, dei quali il primo è oggetto di questa recensione.
Nonostante le ambientazioni e le tematiche siano le stesse della controparte cartacea, sono state fatte diverse scelte differenti, modificando la trama e i personaggi in più punti, da un lato per correggere piccoli “errori di regia”, dall’altro per rendere più chiaro l’evolversi delle situazioni al pubblico televisivo.

Sezione Detriti!

Spazio, 2068. L’orbita terrestre è ormai trafficata: astronavi e satelliti si sono moltiplicati a dismisura con gli anni, e con essi anche i detriti spaziali, resti di incidenti e macchinari in disuso, che tuttavia non sono riusciti a sfuggire alla gravità. Proprio uno di questi, un’insignificante vite, accelerata dall’orbita, colpisce una nave passeggeri, provocando la falla e decine di morti.
Da quell’increscioso avvenimento è stata istituita una sezione dedicata allo smaltimento di tali rifiuti, dei veri e propri spazzini spaziali.
Sette anni più tardi, Ai Tanabe è al suo primo giorno di lavoro in una influente compagnia spaziale: priva di grande talento, e diversamente dalle sue amiche, è stata assegnata alla sezione detriti, conosciuta in maniera dispregiativa come “mezza sezione”. Il motivo di tale appellativo è presto chiaro, dato che appena entrata negli uffici si rende conto che il rigore e la professionalità presenti altrove nella stazione spaziale sono lì del tutto assenti: un pigro direttore di sezione, un vicedirettore che fa giochi di prestigio, la pilota rinchiusa in una capsula per poter fumare e un astronauta col pannolino costituiscono un quadro abbastanza deprimente per la povera Tanabe, soprattutto se il contesto è qualcosa di più simile ad un magazzino che ad un vero ufficio. Ma lei non è solita perdersi d’animo e quindi, superate le rocambolesche difficoltà iniziali, comincia da un lato a fare conoscenza con i colleghi e dall’altro ad imparare i segreti del mestiere.
E’ così che iniziano le avventure della sezione detriti, che missione dopo missione darà modo di scoprire le idee ed i sogni di ogni suo membro, trattando i temi più disparati.
Coprotagonista della storia, almeno in questi primi episodi, è Hachimaki, astronauta che si occupa del lavoro manuale e che è in perenne contrasto con Tanabe: idealista e ingenua lei, cinica testa calda lui, litigheranno spesso dando luogo a diverse simpatiche gag, ma anche ad alcune disquisizioni su argomenti difficili e personali. Alla fine, comunque, nonostante gli attriti, nutrono della simpatia particolare l’uno per l’altro.
Ancora non ben delineati gli altri membri dell’equipaggio, anche se la pilota Fee risulta senza dubbio affascinante, seppur di primo acchito possa sembrare il classico personaggio stereotipato della donna matura con la sigaretta sempre in bocca (su modello di zia Haruka di Love Hina).

Le tematiche

Se la trama fosse semplicemente basata sulla routine giornaliera di questo ingrato mestiere l’anime non avrebbe molto da offrire. Per fortuna le vicende della squadra detriti non sono altro che un tramite, un mezzo per proporre questioni difficili e che riescono a far riflettere. Planetes parla si dello spazio come conquista dell’uomo e da cui molte persone non possono fare a meno di sentirsi attratti, ma verte anche sull’individuo e sulle sue aspettative e sogni per la vita, su temi come la guerra (non viene spiegato chiaramente ma sul suolo terrestre la situazione non è delle migliori) e l’amore per la propria famiglia, senza contare il parallelo tra l’azienda privata che gestisce la squadra detriti e quelle tipiche della socitetà economica giapponese.
Ma la narrazione è gestita con sapiente maestria, senza diventare mai pesante e proponendo i temi con discrezione, ma non per questo superficialmente, il tutto condito da gag simpatiche e dialoghi brillanti. Unico appunto che si può fare è che forse in un paio di occasioni si sfocia in un buonismo esagerato, che può risultare un po’ indigesto, ma si tratta comunque, almeno per quanto visto, di casi isolati.
Sapiente la regia, che riesce a far leva su piccoli dettagli in modo da dare l’idea di un’ambientazione credibile, curata e del tutto realistica. Particolari come la gestione dei movimenti a gravità zero oppure la presenza di sbarre d’ancoraggio per i piedi contribuiscono a creare una cornice adeguata allo sviluppo della storia.
Lodevole la scelta di cercare di rispettare, seppur con qualche piccola licenza (come i rumori nello spazio), le leggi fisiche: ad esempio nell’intervista degli extra lo stesso regista dice di aver insistito perchè i disegnatori si limitassero nel rappresentare i motori a piena potenza in quanto in realtà la velocità in orbita deve essere limitata per non sfuggire all’attrazione gravitazionale.
Dal punto di vista tecnico siamo di fronte ad un ottimo lavoro: i disegni vantano un character design ben curato, e le animazioni si mantengono sempre su buoni livelli, senza mostrare tentennamenti. I colori puntano verso una tinta pastello all’interno della nave, constrastando poi con l’oscurità dello spazio. Complessivamente, trattandosi di una serie TV pur recente, siamo sopra la media.
Orecchiabili ma non eccezionali le due sigle: in generale comunque le musiche fanno il loro dovere.

Il DVD

Contrariamente a quanto riportato sulla confezione l’aspect ratio è un ottimo 16:9, che rende pienamente giustizia alla qualità delle animazioni. Durante la visione non si sono notati difetti dovuti a compressione, e neppure problemi di nitidezza.
Il capiente DVD 9 è stato stivato con ben 5 lingue: italiano, giapponese, inglese, tedesco e francese, cosa dovuta probabilmente al fatto che la Beez è un’azienda che opera a livello europeo. Come prevedibile dal numero di tracce audio presenti, si tratta solamente di DD 2.0 Stereo (forse leggermente ovattata, ma in ogni caso più che discreta) ma d’altronde per avere qualcosa di più sarebbe stato necessario ricorrere a ricostruzioni.
Concentrandosi sul nostro idioma, bisogna ammettere che nonostante qualche passo falso compiuto su .Hack//Sign e Witch Hunter Robin, questa volta siamo di fronte ad un doppiaggio molto buono, in cui tutte le voci paiono azzeccate, anche se rapportate alle originali giapponesi, e la recitazione adeguata.
Curati i sottotitoli, leggermente slittati di posizione qualora necessario per non coprire le scritte giapponesi sovraimpresse di inizio episodio. Oltre a quelli relativi alle tracce audio sopra menzionate sono presenti anche il polacco e l’olandese.
Passando agli extra, oltre ai vari trailer, sigle senza crediti e le schede dei personaggi, va citato il primo episodio con commento audio del regista e dei doppiatori di Tanabe e Hachimachi che, un po’ brilli, daranno in maniera molto simpatica molti interessanti dettagli concernenti la realizzazione della serie animata.

Planetes Planetes inizia con stile e promette di restare l’ottima serie che ci è sembrata in questi primi episodi. Visivamente molto bella, riesce ad accattivarsi le simpatie dello spettatore, soprattutto di quello che ama essere stuzzicato da tematiche attuali e intelligenti. Un’anime maturo e riuscito, nonostante alcune sbavature, che però non è per tutti: chi cerca una fantascienza più classica, fatta anche di battaglie e conflitti interdimensionali, restarà deluso, perchè gli eroi di Planetes sono soltanto persone comuni.