Recensione Punisher War Journal 2

Qualcuno infanga la memoria di Cap...grosso errore!

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Punisher War Journal 2

Dopo il successo del primo volume, il fantastico team composto da Matt Fraction e Ariel Olivetti ci regala un altro grande albo della serie Punisher War Journal, contente una storia completa le cui vicende seguono gli eventi narrati nel primo volume.
Dopo essere stato cacciato dalla fazione dei ribelli capeggiata da Cap, Frank Castle, alias il Punitore, con l’aiuto dell’ex fuorilegge Rampage, ha ricominciato a mietere vittime tra le fila dei supercriminali. La Guerra Civile, intanto, si è conclusa con la spontanea arresa di Cap che si è consegnato alle autorità, in attesa di essere giudicato dal tribunale. Tony Stark (Iron-Man), leader della fazione pro-registrazione, è stato nominato capo dello S.H.I.E.L.D., ma un evento sconvolge l’intero universo Marvel: proprio mentre viene scortato verso il tribunale, il grande eroe stelle-strisce viene assassinato. La fine della vita di un uomo che ha dedicato la sua intera esistenza a difendere gli ideali di pace, giustizià e libertà non può far a meno di gettare tutto il popolo americano, e non solo, in un corale stato di lutto e di profondo dolore.
Tuttavia, qualcuno approfitta della situazione per infangare la memoria dell’eroe, vestendo come lui, ma portando avanti ideali tutt’altro che liberali...e questo a Frank Castle non piace affatto...

Il Punitore indossa la bandiera

Una volta riusciti, per l’ennesima volta, a rendere vano uno dei numerosi tentativi da parte dello S.H.I.E.L.D. di arrestarli, Castle e Rampage si fermano ad una tavola calda, dove leggono sul giornale di un criminale che si fa chiamare “Il Seminatore di Odio”. Il Punitore, osservando una foto del fuorilegge, non può far a meno di notare la fortissima somiglianza del suo costume con quello dell’ormai defunto Capitan America. Questo è un oltraggio alla memoria dell’eroe e all’ideale che rappresenta, ideale al quale, a suo modo, Castle è sempre stato devoto. Insieme al suo compagno Rampage, il vigilante si dirige verso il confine fra il Messico e gli Stati Uniti, luogo in cui agisce il criminale. Qui, infatti, sono presenti diversi insediamenti di messicani che aspettano di varcare illegalmente il confine. Sono loro i bersagli del Seminatore di Odio, che in conformità ai suoi ideali neo-nazisti vuole impedire che il popolo americano si mischi con altre etnie. Il Punitore, fingendo astutamente di sostenere gli stessi ideali e dopo aver superato le prove a cui viene sottoposto, riesce ad entrare nella milizia del criminale. Questi lo conduce alla base, dove gli vengono mostrati i generatori di onde O., macchinari che stimolano la parte più animale dell’uomo, alimentando il sentimento d’odio. Castle, infatti, una volta entrato nell’edificio, sente ribollire il sangue nelle vene ed in lui cresce sempre di più la voglia di uccidere tutte le persone che lo circondano.
La notte stessa, il vigilante si trova a partecipare, come sperava, ad un attacco mosso contro un paesino di clandestini. Indossando un nuovo costume, anche questo volutamente molto simile a quello di Cap, Il Punitore comincia a mietere vittime tra i criminali neo-nazisti, ma è talmente preso dalla foga di uccidere che, non adottando alcuna strategia, viene sopraffatto dalla superiorità numerica dei soldati. Viene così fatto prigioniero, ma un aiuto inaspettato lo tirerà fuori dai guai, dandogli così la possibilità di affrontare faccia a faccia il Seminatore di Odio.

Realizzazione

La trama viene narrata con un incessante intreccio tra eventi svolti nel presente e quelli avvenuti nel passato. Vediamo quindi, quasi da subito, il Punitore prigioniero del Seminatore di Odio e solo in seguito vengono rivelati gradualmente i fatti accaduti in precedenza. La storia è centrata su due uomini che vestono come Capitan America: Castle persegue un’ideale di giustizia estremizzato a tal punto da renderlo giudice e boia; il Seminatore di Odio, invece, integra un esasperato patriottismo con ideali neo-nazisti. Per difendere il sogno americano, incarnato da sempre nella persona di Cap, Il Punitore unisce il suo simbolo a quello dell’eroe caduto, così da opporre la vera America a quella voluta dal criminale.
Le fantastiche tavole sono realizzate da Ariel Olivetti, che grazie ad un bellissimo tratto e ad una superba colorazione illustra al meglio la storia di Matt Fraction. Gli sfondi sui quali vengono raffigurati i personaggi, sono spesso delle vere e proprie foto, caratteristica che rende ancora più unici e particolari i disegni di Olivetti.
L'edizione è molto buona, sebbene non abbia una copertina semirigida come gli albi della collana 100% Marvel; ottima la qualità della carta patinata.

Punisher War Journal 2 Punisher War Journal 2 è sicuramente un grande albo da non perdere, soprattutto per chi è curioso di conoscere la reazione di Frank Castle alla morte di Cap. Inoltre non capita sicuramente tutti i giorni di vedere il Punitore in un nuovo costume, ispirato a quello del leggendario supereroe americano.