Recensione Shigurui - Le Spade della Vendetta

La più spietata storia di samurai

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Le spade della vendetta

Shigurui - Le spade della vendetta, è un manga scritto da Norio Nanjo, e ispirato ad un romanzo chiamato “Suruga joo gozenjiai”, La gara di arti marziali tenutasi al castello di Sunpu alla presenza del feudatario, premiata opera di natura storica.
Alle matite troviamo invece Takayuki Yamaguchi, già noto nel nostro paese per "Il destino di Kakugo", pubblicato anni fa dalla fu Dynamic Italia.

Tra vita e morte...

Le vicende prendono inizio nel castello di Suruga, in cui si sta per svolgere un torneo di spadaccini che resterà nella storia del Giappone per la sua crudeltà. Anziché le solite spade di legno, verranno utilizzate katana affilate, in duelli all’ultimo sangue che non lasceranno scampo se non ai più abili samurai. Tra i pochi superstiti dei primi turni, due guerrieri attirano l’attenzione generale, a causa delle loro menomazioni: monco di un braccio il primo e cieco e zoppo il secondo. Facile intuire come dietro questi due personaggi estremi si nasconda un passato truculento e spietato.
Interrotto il racconto ad un istante dallo scontro, inizierà un lungo flashback, che attualmente, con il settimo volume, si appresta alla conclusione, il quale racconterà la storia della scuola di scherma Kogan, e in particolare dei suoi due allievi più prestigiosi, Gennosuke Fujiki e Seigen Irako.
Ma Shigurui (che, lo ricordiamo, significa “folle”) non è una normale storia di samurai, come potrebbe essere Vagabond o Rurouni Kenshin: benché il Giappone medievale faccia da comune sfondo, la lente sotto cui viene tratteggiata la storia è del tutto differente, indugiando ora sulla follia, e in particolare quella di chi sceglie di seguire la via della spada, rischiando di morire ogni giorno, ora sugli aspetti più perversi della natura umana, ma dai quali in realtà è difficile prescindere. Lontano da una realtà edulcorata, il mondo di Shigurui è fatto di persone crudeli, malate, che si abbandonano agli istinti più primordiali, il tutto spinto fino all’eccesso, e talvolta anche oltre il credibile. Esempio di questo è il maestro della scuola Kogan, vecchio di norma folle e più simile ad una bestia ma che per qualche periodo all’anno rinsavisce e ne approfitta per dirigere il dojo, il quale deve proprio all’abilità straordinaria del suo capo il rispetto e la paura che lo circondano. Del resto uno dei precetti fondamentali è quello di non uccidere gli avversari, ma di “abbellirli”, ovvero menomarli in modo da palesare la superiorità della scuola Kogan.

La follia dei samurai

La struttura narrativa è decisamente atipica: nonostante si possa tracciare una trama principale, che conduce appunto allo scontro abbozzato nel primo numero, gli autori si concentrano piuttosto su tanti piccoli episodi caratterizzanti, che spesso con pochi tratti accennati, riescono a delineare perfettamente un nuovo personaggio o la deviata psiche dei protagonisti. Il ritmo è incalzante, ma anche frammentario, spaziando ora da una scena ora ad un’altra, non necessariamente con un filo logico. Inizialmente la cosa può spaesare, ma non ci si mette molto a capire il puzzle che Norio Nanjo vuole comporre, e che mira, tramite anche una ovvia e massiccia dose di violenza, a descrivere le azioni e le scelte dei protagonisti, attori su un palcoscenico che da un valore pressoché nullo alla vita.
Shigurui riesce spesso a spiazzare, con scene al di là dell’ordinario, causando nel lettore continua sorpresa; in questo concorre anche un modo di raccontare, fatto spesso di descrizioni della voce narrante, più che da dialoghi, che insiste sullo stato d’animo dei personaggi, sulle loro sensazioni e sull’atmosfera, a tratti pesante e inquietante, tanto da renderla quasi palpabile. Il duello del sesto numero è in questo senso una piccola perla.
Il tratto di Takayuki Yamaguchi è assolutamente perfetto per descrivere vicende tanto crudeli e macabre. Gli eccessi della storia godono di una rappresentazione altrettanto eccessiva, che fa spesso leva su torsioni e spasmi del corpo, su espressioni che valgono più di mille parole e, naturalmente, sulla violenza, massiccia e frequente.
Complessivamente i disegni sono piuttosto dettagliati, compresi gli sfondi: unico neo risiede in realtà in alcuni volti, un po’ troppo somiglianti.

L’edizione Panini è più che discreta: buono l’adattamento e la scelta di tradurre in piccolo le onomatopee, senza intaccare granché le tavole. Il prezzo, di 4€, sembra ben commisurato alla qualità della stampa e della carta, e senza grandi sacrifici permette di stare sotto la soglia dei 5€, cosa che purtroppo oggigiorno è sempre più rara.

Shigurui - Le Spade della Vendetta Difficile trovare un difetto vero e proprio a Shigurui, se non nella sua intrinseca natura. I connotati violenti, a tratti pulp, e il mondo folle dipinto da Nanjo di certo non sono adatti a tutti. Ma superato questo, Shigurui è un gran manga, originale e interessante, che riesce senza cali a tenere sempre alto l’interesse e la drammaticità. Da provare.