Recensione Spider-Man: Il Regno

35 anni nel futuro, Peter Parker è un povero vecchio vedovo decrepito in attesa della morte, ma qualcosa di inaspettato...

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“Lascia che ti dica una cosa sulla speranza! La speranza ha tre figli: la rabbia per lo stato in cui sono degenerate le cose, il coraggio di rimetterle a posto e la sua terza figlia... la verità.”

Batman: Il ritorno del cavaliere oscuro di Frank Miller è un capolavoro indiscusso, e questo lo sappiamo tutti. Ha mostrato al mondo (dei comics) che anche i supereroi possono invecchiare, che non sono immuni al tempo che passa e al deterioramento del proprio corpo. Quello che ci veniva mostrato era una Gotham City in mano alla criminalità, alla droga e ai mutanti; mentre un Bruce Wayne ormai troppo vecchio per combattere, stava a guardare la propria città, quella che aveva sempre difeso a costo della vita, autodistruggersi sotto i suoi occhi senza poter far niente. Il tutto Miller lo condiva col Joker ancora a piede libero e sempre più folle, un nuovo ragazzo meraviglia, il solito governo e la solita stampa che se la prendono con i modi troppo violenti di Batman e un bel po’ di psicologia che non fa mai male. Shakeriamo tutto con i disegni graffianti e fuori dagli schemi del buon vecchio Frank e quello che ne ricaviamo è un'opera indimenticabile, rivoluzionaria e fuori dal tempo. In poche parole, un capolavoro.
Tutto questo cosa centra con Spider-man: Il Regno?

Il Regno

35 anni nel futuro. New york è cambiata, il mondo è cambiato. La delinquenza è quasi completamente sparita, le maschere sono bandite e i politici hanno in mano la popolazione. Chi aveva il potere prima, ora ne ha molto di più.
L’informazione è pilotata e filtrata, il Daily Bugle non è più un giornale, è un canale televisivo d’informazione in mano ad un magnate che se ne frega della qualità delle notizie ma solo degli ascolti ottenuti. Nelle strade l’ordine è mantenuto non più da polizia in divisa, ma da un gruppo di vigilanti al servizio del sindaco. Ogni tipo di violenza su qualsiasi essere vivente, bambino, adulto o anziano, è giustificato nel caso quest’ultimo abbia violato in qualsiasi modo la legge. La loro legge. Intanto mancano pochi giorni all’avvento della ragnatela: un campo di forza laser che coprirà completamente la città, così dall’essere protetti per sempre dalle minacce esterne del mondo. Non ci saranno più ladri ne delinquenti, chi violerà la legge sarà bandito e verrà espulso per sempre. In più si sarà difesi da qualsiasi attacco esterno, terroristico e non. La protezione per i civili è totale, sono tutti al sicuro e tutti protagonisti indiretti di un utopistico paradiso. Il terrore e la paura sono ormai un ricordo lontano.
Benvenuti nel REGNO.
La libertà che fine ha fatto? E Peter Parker? Spider-Man?
Mentre il mondo va avanti veloce e il moderno sostituisce il vecchio facendolo dimenticare in fretta, Peter è invecchiato. Il tempo l’ha reso quasi irriconoscibile, non è più giovane e atletico come lo ricordavamo, ora è la versione vecchia del pavido Parker, il Petey che ancora non era stato morso dal ragno radioattivo. In questi 35 anni molte cose sono cambiate, molte persone se ne sono andate: molti amici hanno lasciato la città e altri sono morti, Zia May ha raggiunto il buon Ben e anche la rossa M.J. si è unita a loro. Ormai il nostro protagonista è rimasto solo, col tempo è diventato l’ombra di quello che era, la solitudine, con una buona dose di rimorsi, l’ha distrutto.
É diventato un uomo patetico che non ha più un buon motivo per vivere e non aspetta nient’altro che raggiungere l’amore defunto della propria vita. Il senso di colpa è il suo peggior compagno di vita. I giorni trascorrono fiacchi e vuoti come sempre, il lavoro va male e a casa il fantasma di Mary Jane lo aspetta sempre senza mai dire una parola e senza mai giudicare lo stile di vita autodistruttivo del marito. Lei guarda e basta, a volte se ne sta solo ferma alla finestra, immobile per ore a osservare la metropoli in rovina che muta e cambia sotto il suo sguardo vuoto e assente. A Peter basterebbe una parola, un solo cenno di conforto. Questo silenzio lo uccide, lo consuma internamente e lo trascina lentamente in un vortice di rimpianti, rabbia e dolore. Ma una notte un vecchio amico busserà alla porta (a voi scoprirne l’identità) e qualcosa cambierà, un sentimento da troppo tempo sopito si sveglierà, il nostro ex-amichevole ragno di quartiere potrebbe forse trovare un buon motivo per rivestire i panni del ragno più famoso del mondo e per lasciarsi finalmente i fantasmi del passato alle spalle.

Chi ha fatto tutto questo?

La miniserie composta da soli quattro numeri è scritta e disegnata da Kaare Andrews (Ultimate X-Men, Gen 13) con i colori di Josè Villarrubia (Fantastic four 1234, Ghost rider). Lo stile che ne viene fuori è unico, un mix di disegni bidimensionali su fondi e oggetti in 3D che non stonano affatto, anzi si amalgamano creando un mix unico e inimitabile dando una sensazione di civiltà (e città) in decadenza unico. Quello che ci si para davanti in definitiva è un futuro poco auspicabile, cupo dove non sembra mai sorgere il sole e “speranza” è solo una parola ormai dimenticata. Un altro punto in comune con l’opera di Miller è l’utilizzo dei media nella storia, stupide macchine corrotte senza una morale in mano al potere, pronte a sputare sentenze e a puntare il dito contro il terrorista di turno; sempre pronte a idolatrare chi governa e a glorificare le scelte del politico rampante di turno (qui il sindaco e il suo consigliere). Quest’ultima cosa accomuna le due opere a un altro capostipite dei comics anni 80: V per Vendetta. Uno dei pochi difetti che forse si possono accreditare a quest’opera, essendo una miniserie, è che certi punti della storia non sono approfonditi abbastanza e magari ci si ritrova a volerne sapere qualcosa di più. Qualche colpo di scena un po’ troppo azzardato (e anche con poco senso a nostro avviso) rischiano di far storcere il naso, ma sono cosa di poco conto in fondo. Il tutto è comunque abbastanza trascurabile e queste piccole lacune non minano la godibilità della storia nel suo complesso.
Il volume si chiude con una postfazione di Andrews, un paio di pagine di sketch con lo studio del character design di Peter in versione anziana e le copertine alternative delle ristampe. Completa il tutto la solita buona (e ci mancherebbe) brossuratura offerta dalla Panini per i volumi 100% Marvel e l’ottima carta scelta.

Spider-Man: Il Regno Un acquisto obbligato per tutti gli amanti del ragno, ma anche per chi non ha mai letto niente del suddetto. Un lavoro unico che purtroppo non ha goduto del giusto successo e che non è diventata un cult come il suo precursore Milleriano (potrebbe anche essere un bene), ma che probabilmente un giorno sarà rivalutato e sarà messo nell’olimpo dei comics. I pochi difetti (in netta minoranza) non intaccano minimamente il valore di quest’opera ottimamente realizzata. In chiusura non possiamo fare altro che consigliarne l’acquisto a tutti gli estimatori del buon fumetto e delle belle storie. Ultimo punto a suo favore è il buon prezzo, 12 euro per 159 pagine di carta patinata. Cosa fate ancora li?! Correte subito nella vostra fumetteria di fiducia e recuperate immediatamente Spider-Man il regno, non ve ne pentirete!