Recensione Steel Ball Run

A cavallo tra Stand e praterie.

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Jojo’s Bizarre Adventure Chapter 7: Steel Ball Run

Sebbene questa non sia la titolazione ufficiale dell’ultima fatica di sua genialità Hiroiko Araki, qualunque fan della saga fumettistica generazionale per eccellenza ha subito capito a cosa si trovava di fronte quando ha sfogliato il primo numero di questo manga, edito da Star Comics, la cui pubblicazione italiana è cominciata nel marzo 2006. Prima di iniziare a parlare degli otto volumetti usciti fino ad ora, occorre fare un piccolo passo indietro: per spiegare esattamente cos’è Steel Ball Run bisogna obbligatoriamente spendere qualche parole su Le Bizzarre Avventure di Jojo.

Get back to where you once belonged!

Correva il novembre dell’anno 1993 quando nelle edicole italiane fece capolino una serie a fumetti che riportava sulla copertina due energumeni dalle fattezze “Kenshiriane”. In molti si avvicinarono a quell’albo pensando di trovare qualcosa di simile all’opera di Hara e Buronson.
Quanto si sbagliavano!
Nel corso di più di dieci anni di pubblicazione, le vicende della famiglia Joestar e dei suoi discendenti hanno saputo attirare un numero di fan incalcolabile, merito della maestria con cui Araki ha saputo caratterizzare personaggi, luoghi, e situazioni, stringendo l’occhio ad eventi realmente accaduti e fondendoli con il suo estro creativo. Il risultato sono sei serie ambientate in diversi momenti storici che spaziano dalla fine dell’ottocento al 2011, autonome eppure al tempo stesso collegate da un filo sottile (che spesso risponde al nome di Dio Brando).
I 121 numeri dell’edizione italiana sono un record di pubblicazione che probabilmente nessun altro manga riuscirà ad eguagliare; non c’è da quindi da stupirsi se l’autore, dopo aver lavorato per anni ed anni sulla stessa serie, abbia voluto scrivervi il fatidico “The End” al termine del sesto capitolo.
Araki era stanco, e lo mostravano un tratto pigro ed impreciso assieme a sceneggiature a volte banali o, peggio ancora, troppo confuse ed incoerenti.
Malgrado i cenni di cedimento, i fan hanno continuato a supportare l’opera fino in fondo, e voci scontente si sono levate a seguito di quello che sembrava essere un finale irrecuperabile, che negava completamente la possibilità di futuri seguiti: nessuno avrebbe tenuto il testimone di protagonista dopo Joline Kujo.
Fortunatamente non si fecero attendere troppo annunci di una nuova serie su cui Araki si era messo al lavoro, intitolata Steel Ball Run.
In modo inaspettato, però, curiose notizie iniziarono a trapelare su questa nuova opera. E le orecchie di molti si drizzarono nel sapere che il cognome del protagonista, J.Lo Zeppeli, era il medesimo di due dei personaggi fra più amati comparsi nelle prime due serie.
Ambientato nel 1890, Steel Ball Run non è un prequel de Le Bizzarre Avventure di Jojo (non potrebbe comunque esserlo, considerando che la prima serie è ambientata nel 1888). Non in senso tradizionale almeno. Evitare spoiler riguardanti il finale del sesto capitolo è un’ardua impresa, se si vuole tentare di inquadrarlo.
Basti sapere che il periodo in cui è ambientato è una sorta di passato alternativo, diverso da quello in cui la serie ha avuto origine, ma al tempo stesso contenente tutti i suoi elementi principali.
Chiaramente Araki ha voluto accontentare i suoi fan sparsi per il mondo, realizzando un’opera che potrebbe rivelarsi una nuova genesi per l’universo di Jojo.
Riuscirà l’autore a ritrovare la sua energia nel raccontare e disegnare storie, o assisteremo all’ulteriore declino di uno dei mangaka più amati ed originali di sempre?

I’ve been through the desert on an horse with no name

Il magnate americano Stephen Steel ha organizzato una gara a cavallo che attraversi, per la prima volta nella storia dell’umanità, l’intero nord america.
Senza alcun tipo di restrizione, chiunque può iscriversi e mettersi in gioco per tentare di vincere la competizione. Al primo posto, oltre alla possibilità di entrare nella leggenda della storia mondiale, vanno in premio ben 50 milioni di dollari. Si tratta di una somma da capogiro, che oltre ad attirare una mole incredibile di concorrenti si è assicurata la totale attenzione della stampa di tutto il mondo.
Tra le migliaia di partecipanti giunti dai paesi più disparati figurano giovani promesse dell’ippica, persone in cerca di fortuna, criminali e chi più ne ha più ne metta. Durante i 6000 kilometri da percorrere per tagliare il traguardo, divisi in varie tappe, i concorrenti si troveranno davanti a terreni impervi e condizioni climatiche avverse, ma dovranno preoccuparsi anche di ben altri problemi, visto che l’organizzazione dell’evento non si assume la responsabilità di eventuali “incidenti” e che gli iscritti sono autorizzati a portare con se armi, da utilizzare solo in caso di necessità e per autodifesa.
Già nei primi capitoli della storia avremo modo di conoscere diversi personaggi, che rispettano in modo rigoroso i canoni di bizzarria Arakiani. Ecco dunque entrare in scena Sandman, corridore nativo americano che gareggia privo di cavallo e che possiede misteriosi poteri che gli consentono di manipolare la sabbia; Poco Loco, pigro afroamericano baciato dalla fortuna; Mountain Tim, cowboy con un forte senso della giustizia; l’ambiguo quanto dotato Hot Pants.
Questi ed altri si incontreranno e scontreranno con il duo di protagonisti indiscussi composto da J.Lo Zeppeli e Johnny Joestar. Il primo è un’italiano con un’importante missione da compiere, che si svelerà attraverso alcuni flashback durante la gara. Il cinico J.Lo è in grado di utilizzare due misteriose sfere di metallo rotanti per gli scopi più svariati - ma soprattutto per combattere - ed è proprio quando Johnny Joestar (per gli amici JoJo; suona familiare?) viene accidentalmente in contatto con una di esse che riesce miracolosamente a camminare.
Johnny era uno dei fantini più in auge in America, fino a quando non cadde vittima di un incidente in cui perse l’uso delle gambe e conseguentemente la fama. L’incontro fortuito con J.Lo diventa la spinta che lo sprona a perseguire un nuovo obiettivo nella vita: partecipare alla Steel Ball Run, in modo da scoprire di più sulle misteriose sfere di ferro e la strana rotazione che per qualche secondo gli ha permesso di alzarsi dalla sedia a rotelle e muovere qualche passo.
Cosa manca per mettere a proprio agio i fan storici della saga?
Dio Brando nella veste di rivale numero uno dei protagonisti, ovvio.
Una gara a cavallo, per quanto condita da elementi decisamente fuori dagli schemi, non era sufficiente per Hiroiko Araki.
La trama, che inizialmente si focalizza sull’andamento della competizione, inizia pian piano a svelare il background di vari personaggi e successivamente il vero scopo della Steel Ball Run: sul percorso della gara sono nascoste delle reliquie sacre, che garantiscono poteri sovrannaturali ai possessori. Inutile dire che i fili dello stesso Stephen Steel sono manovrati da uomini potenti ed interessati al recupero di questi oggetti. Ma costoro non hanno fatto i conti con J.Lo, Johnny ed altri tra i partecipanti alla folle corsa!

Go!Go!Zeppeli!

Steel Ball Run è, come spesso accade per i lavori di Araki, un’opera che a livello estetico si odia o si ama al primissimo approccio. Questo accade in parte per il tratto del mangaka: particolare e dinamico, presenta fondali molto dettagliati e personaggi che ostentano un abbigliamento e delle pose al limite del possibile, che si discostano di molto da quei canoni giapponesi a cui in molti sono abituati.
L’originalità del character design ancora una volta da vita ad una sfilata di individui memorabili (impossibile non rimanere colpiti, già dalle prime pagine, dal “sorriso” di J.Lo), calati in un setting caro all’autore e già sondato in alcuni dei suoi lavori più brevi come Buso Poker.
Il selvaggio west e la corsa di cavalli sono uno dei più classici binomi della letteratura e della cinematografia mondiale, ma è la prima volta che vedono per protagonisti un simile cast di personaggi, dotati per di più di poteri sovrannaturali!
Le situazioni proposte dalla serie sono altrettanto fuori dagli schemi, ma bisogna ammettere che si sente il peso degli anni sulle spalle della saga. Alcune di queste, così come alcuni personaggi, superano il limite della gradevole citazione e finiscono per dare una sconfortante sensazione di riciclaggio.
Araki sembra inoltre non essere più a suo agio con una serie che non si occupi prevalentemente di scontri, e non di rado bilancia male i tempi nella sceneggiatura, ora riempiendo un volume di combattimenti, ora riportando la competizione equina in primo piano per aggiustare il tiro.
Si tratta di un difetto amplificato dalla perdita di efficacia di una delle caratteristiche centrali di Jojo, ovvero la preponderanza degli scontri dell’uso dell’intelletto. Le vittorie conseguite dai protagonisti non lasciano più il lettore senza fiato, ma avvengono in modo aspettato, e a volte senza troppe spiegazioni sensate. I protagonisti vincono perché sono tali.
Non aiuta di molto l’introduzione di alcuni nuovi elementi (che sia davvero colpa di cattive influenze dalla nuova ondata di metaletteratura commercialotta di matrice Dan Browniana?) che dovrebbero arricchire la complessità della trama, ma inizialmente altro non fanno se non aggiungere altri dubbi sulla sua validità.
Queste piccole incertezze risultano in gravi e localizzati cali nella qualità della storia, che riesce però a riprendersi grazie all’enfasi innata che solo Araki è capace di conferire anche ai più semplici dei dialoghi e soprattutto per merito di capitoli brillanti posizionati al momento giusto ed in grado di ricatturare immediatamente l’interesse del lettore.

What about us?

L’edizione italiana di Steel Ball Run è realizzata in un formato identico a quello de Le Bizzarre Avventure di Jojo, unica eccezione del numero di pagine che questa volta è di ben 200 circa, ricalcando gli originali giapponesi.
Anche la grafica delle copertine e della costina è lievemente differente, come a sottolineare il fatto che si tratta di due serie imparentate ma al tempo stesso indipendenti.
Nulla da criticare ne elogiare per la qualità della carta e delle copertine cartonate, ma una piccola lamentela va all’adattamento delle tavole. Araki ha uno stile di disegno ricco, che rende spesso confuse alcune tavole con la presenza di linee cinetiche, grida o suoni onomatopeici. Le soluzioni adottate per trasformare i kanji che compaiono direttamente sui disegni tendono a risultare invasive, penalizzando la fruizione dell’opera.
Non è nulla di eccessivamente grave, anzi con un po’ di pazienza ci si abitua, ma compromette in parte l’integrità dell’opera.

Steel Ball Run Siamo di fronte ad una serie sicuramente piena di difetti, ma chi conosce Hiroiko Araki lo sa: sopportare qualche svista è il prezzo da pagare per godere di un’atmosfera che nessun altro è capace di creare. Ora la pubblicazione è momentaneamente congelata a causa dell’esaurimento del materiale giapponese; tutti i fan di Jojo che non ne hanno ancora avuto l’opportunità, ma anche i neofiti hanno dunque un’ottima occasione per accaparrarsi gli otto numeri dell’edizione italiana. Steel Ball Run è un manga unico per molti motivi, impossibile prevedere cosa potrà offrire ancora in futuro, quando la pubblicazione riprenderà. Con i suoi pregi ed i suoi difetti rappresenta un’esperienza sicuramente diversa da quelle solitamente offerte dal palco manga italiano contemporaneo, consigliata agli amanti dell'avventura e... delle citazioni musicali.

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