Recensione Strawberry Eggs

Primo esperimento senza doppiaggio per Dynit

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Strawberry Eggs

Tocca a Strawberry Eggs lanciare la nuova linea Dynit di titoli non doppiati ma proposti a prezzo ridotto.
Una politica inedita nel nostro paese che per sua natura può adattarsi bene ad alcune tipologie di anime e meno ad altre, ma si tratta in ogni caso a nostro modo di vedere di una novità degna di nota e di cui essere lieti.
Strawberry Eggs, commedia di 13 episodi, è appunto il precursore di questo nuovo trend, e il primo episodio è stato già trasmesso durante l’Anime Week, nella serata dedicata agli inediti.

La storia

La trama non brilla di originalità: Hibiki Akawa è un giovane laureato che aspira a trovare impiego come professore di ginnastica. Nonostante alcuni fallimenti, conserva l’entusiasmo e l’intraprendenza di chi ama insegnare, e non vede l’ora di trovare finalmente l’occasione per darsi da fare. Occasione che dovrà arrivare il prima possibile, dato che la nonnina dalle mille risorse che gestisce la pensione in cui è alloggiato è disposta a tutto pur di farsi pagare l’affitto, con le buone o con le cattive. L’ultima chance per Hibiki è quindi quella di tentare di farsi assumere nella scuola media locale, peccato che non sia un istituto comune: la vecchia preside è pervasa da un sentimento di odio nei confronti degli uomini ed è fortemente convinta che solo le donne siano in grado di insegnare e di impartire i giusti valori ai ragazzi. In virtù di questo il sesso maschile di Hibiki gli costerà un secco rifiuto.
Tuttavia le parole e la cocciutaggine della preside smuovono l’animo del volenteroso insegnante che pertanto prende una decisione estrema per convincere tutti della falsità delle tesi sessiste: grazie all’aiuto inaspettato della nonnina, che rivelerà più risorse del previsto, Hibiki si travestirà da donna e si ripresenterà all’istituto, dove questa volta verrà assunto, almeno dopo aver superato una piccola prova!
Iniziano così le avventure di Hibiki, che troverà subito l’affetto degli studenti e con cui riuscirà ad instaurare un ottimo rapporto, nonostante la preside e la sua vice cerchino sempre di mettergli i bastoni tra le ruote, la prima con la sua politica antidiluviana, la seconda con una diffidenza iniziale che si tramuterà in sospetto più avanti nella serie.
Ma buona parte dello spazio lo avranno gli studenti della classe seconda “indaco” (cui sarà assegnato Hibiki) e soprattuttto Kuzuha, una ragazzina imbranata ma sempre allegra, che da subito legherà con la nuova professoressa.
A creare siparietti demenziali invece troveremo gli altri due stralunati inquilini della pensione Gochiso, entrambi decisamente pervertiti, che cercheranno ogni volta di scattare qualche foto ai danni delle studentesse, ma per fortuna la padrona di casa riuscirà sempre, grazie a tecnologie più o meno credibili, a fermarli e punirli per bene.

Da maschio a femmina, ancora una volta!

Ci vuole più di un episodio per inquadrare bene questa serie animata, che come già detto si inserisce nel genere della commedia, senza però eccedere in nessun senso. Non si troveranno infatti grandi battute o continue risate come poteva essere in Abenobashi, e tantomeno la demenzialità di Excel Saga (a parte qualche raro sprazzo); per contro nonostante l’idea di base della serie si presti a parecchi momenti ambigui e imbarazzanti, non c’è nessuna influenza “ecchi”, fanservice o cose di questo tipo (al massimo si vedono un paio di mutandine in seguito a scivoloni...). Anzi, anche i momenti in cui Hibiki si trova in difficoltà a causa del suo travestimento in realtà non sono molto “scottanti” ma più legati a problemi pratici. Cosa resta dunque?
Strawberry Eggs, nonostante il tono disimpegnato, cerca di essere una commedia scolastica dai toni abbastanza seri, i cui episodi autoconclusivi si alternano continuamente tra le difficoltà di Hibiki nella sua recita e il suo contrasto con la vicepreside per modificare le regole femministe della scuola e insegnare ai ragazzi ad andare d’accordo anche tra maschi e femmine.
Nonostante la ripetitività della struttura narrativa, vengono proposti episodi tutti uno diverso dall’altro, benché si tocchino di fatto tutti i cliché del genere.
Col progredire della trama verranno approfonditi i membri della classe e sviluppati i loro rapporti interpersonali, fatti dei classici amori adolsescenziali - spesso non corrisposti - e di normali passatempi.
Bisogna dire che pur con tutta la buona volontà per accettare le “ipotesi” alla base dell’anime, ovvero la metamorfosi da uomo a donna di Hibiki, talvolta si tira un po’ troppo la corda sfiorando l’assurdo; per contro tuttavia i dialoghi e gli argomenti trattati, soprattutto per quanto riguarda gli studenti, sono abbastanza realistici e non del tutto scontati, nonostante un’impronta naive. E’ forse questo il pregio maggiore di una serie che riesce a risultare scorrevole dal punto di vista narrativo nonostante non offra niente di particolare o originale: a meno di non odiare particolarmente il genere, gli episodi sono piacevoli.
Va da se che Strawberry eggs è comunque caratterizzata da un buonismo di fondo, che traspare in maniera forse eccessiva in alcuni episodi, ma che pe fortuna non si ripercuote ovunque, soprattutto sulle battute finali, lasciando spazio ad un minimo di casualità e realismo, a cui si contrappongono però alcune cadute di stile abbastanza incomprensibili, perché se l’infatuazione per la maestra è tutto sommato comune, l’inverso è qualcosa che si vede solamente negli anime.
Restando sull’epilogo, bisogna ammettere che è abbastanza convincente, nonostante si sia scelto di lasciarlo leggermente aperto.
Sul piano visivo la serie ha dei disegni parecchio “classici”, ma decisamente belli da vedere e curati per tutte e 13 le puntate della serie, nonostante si noti talvolta qualche calo minimale delle animazioni (non che possa dare fastidio visto che è comunque una serie basata prevalentemente sui dialoghi).
La colonna sonora è adatta ma nella norma: carine le due sigle.

Il DVD

Dal punto di vista tecnico siamo di fronte ad un’unica confezione contenente all’interno i due dischi con rispettivamente 7 e 6 episodi. L’unica traccia audio presente è un Giapponese 2.0 che si è rivelato discreto nonostante la natura dell’anime non si presti a grandi effetti multicanale o bassi potenti. Il rovescio della medaglia del fatto di non avere la lingua italiana è quello di poter stivare senza problemi un alto numero di episodi su un disco, senza perdite di qualità. Il video infatti (in 4:3) è sempre pulito e ben definito, non mostrando mai problemi di rumore o altro, e mantenendo sempre quei colori vivaci e nitidi che contraddistinguono la serie.
Ultima nota va ai sottotitoli, fondamentali in un prodotto come questo. Corretto il timing e ottime le traduzioni, ma forse sarebbe stato meglio utilizzare un font leggermente più grande per facilitare la lettura.
Assenti invece gli extra.

Strawberry Eggs Una proposta molto interessante questa di Dynit: l’intera serie sottotitolata a 22€ è senz’altro allettante, dato che un doppiaggio avrebbe probabilmente triplicato la spesa. Certo le voci in italiano forse avrebbero reso più piacevole la visione, ma considerato che Strawberry Eggs capolavoro certo non è, questo può essere il modo giusto di presentarlo, e permette a tutti di farci un pensierino. Si tratta infatti di una serie animata complessivamente piacevole nonostante alcuni difetti e la sensazione generale che manchi quel qualcosa in più che la caratterizzi, il tutto chiaramente a patto che piaccia il genere. Per chi ricade in questo ultimo caso Strawberry Eggs può diventare una buona occasione di avere una serie completa ad un prezzo contenuto.