Recensione Superman Red Son

La storia dell´Uomo d'Acciaio in un affascinante mondo alternativo.

recensione Superman Red Son
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Superman, il figlio rosso

Guarda lassù in cielo! E’ un uccello! E’ un aereo! E’ Superman!
Superman: uno strano visitatore da un altro pianeta! In grado di deviare il corso di un fiume in piena, di piegare l’acciaio, a mani nude... e che in nome di tutti i semplici operai combatte una battaglia senza fine per Stalin, il socialismo e l’espansione internazionale del patto di Varsavia.
Superman: orgoglio dello stato sovietico, simbolo della nostra forza militare... i nostri nemici sono avvisati adesso c’è un’unica superpotenza.
Se fino a “E’ un uccello! E’ un aereo! È Superman!” nulla vi è sembrato strano e riconoscevate tranquillamente lo slogan del primo Superman radiofonico mentre beh... tutto il resto vi suona alquanto bizzarro, niente paura: siete abitanti di questo pianeta.
Ora vi spiegheremo il mistero del Superman comunista!

“Superman Red Son” è forse senza ombra di dubbio l’elseworlds che non può e non deve mancare nella libreria di ogni appassionato di fumetti e non.

“Superman Red son” risponde al quesito: cosa sarebbe successo se Superman fosse stato cresciuto in Unione Sovietica? Motore di quest’avventura è un piccolo ritardo temporale, uno stratagemma che Millar, forse memore de “Il Chiodo” della Justice League di Alan Davis, applica al personaggio più classico della mitologia dei fumetti:
infatti il razzo di Superman ritarda l’impatto con la terra di 12 ore e, a causa della rotazione terrestre, precipita in Ucraina (nella tradizionale linea temporale il razzo spaziale kryptoniano atterra invece nei granai del Kansas).
L’alieno proveniente da un altro mondo in questa realtà non segue “l’American way of life di Libertà e Giustizia” ma viene indottrinato al Marxismo, cresce in un regime socialista e la sua identità è un segreto di stato e non esiste un alter ego tipo Clark Kent.

Approfondimenti

Elseworld (altrimondi) per chi non è pratico del mondo Dc comics è la collana dove i personaggi classici della Dc vivono avventure in mondi paralleli.
Il corrispondente in pratica del “What if” marvelliano: cosa sarebbe successo se...

Anche Superman è stato comunista

“A metà del ventesimo secolo, I telefoni si misero a squillare in tutta l’America facendo circolare voci sulla mia esistenza. Perfino in quei giorni, lontani e offuscati riuscivo a sentire il ronzio di un milione di conversazioni dalla California fino a Metropolis e ritorno. Un intero continente si stava svegliando rendendosi conto che le loro vite sarebbero cambiate per sempre”.

Non a caso Millar comincia questa storia alternativa con un Supes introspettivo che medita sull’importanza della comunicazione. Superman può tutto, anche spiare e osservare ogni essere umano del pianeta.

L’Unione Sovietica si ritrova così tra le mani l’arma definitiva, il super essere che può colmare ogni divario con gli Usa, anzi che può portare l’Urss a essere LA superpotenza.

Ma Superman è anche l’ultimo arrivato nella cerchia del potere Stalinista e anche in questa realtà cerca sempre di fare la cosa giusta e si è dedicato alla causa del comunismo.
La sua nemesi, come sempre è Lex Luthor, scienziato americano, legato in un matrimonio non troppo felice con Lois Lane, giornalista del Daily Planet, mentre Jimmy Olsen è un agente della Cia. Wonder Woman è sempre la principessa delle amazzoni e intreccia un’amicizia clandestina con il superuomo russo nella speranza di portare la pace e l’equità femminile nel mondo degli uomini.
Alla morte dell’altro uomo d’acciaio, Stalin, la corsa al potere è spietata e mentre il partito è impegnato in una lotta clandestina il popolo ha fame e la gente si mette in coda per il pane. Di ritorno da una missione di salvataggio Superman scorge tra queste persone la sua amica d’infanzia Lana Lazarenko (Lana Lang) con i figli affamati. Smosso da questo incontro decide di assumere sulle proprie spalle il peso del paese e del mondo, diventando capo del partito per realizzare l’Utopia.
“L’unione sovietica era solo una fragile federazione quando Superman salì per la prima volta al potere. In capo a due decadi il mondo intero divenne nostro alleato.
Solo gli Stati Uniti e il Cile scelsero di rimanere indipendenti; le ultime due economie capitaliste sulla terra, entrambe sull’orlo di un tracollo sociale e fiscale. Il resto del mondo fu felice di offrire volontariamente a Superman il controllo totale, osservandolo con rispetto e ammirazione mentre si occupava di ricostruire le loro società e di condurre il loro affari efficacemente come nessun essere umano era mai stato capace di fare.
Povertà, malattia, ignoranza, sono stati virtualmente eliminati negli stati del Patto di Varsavia”.

Omaggi-cameo senza troppi spoiler

Omaggi
Come ogni storia ucronica anche Superman Red Son gioca con la storia reale o Dc che sia.
Cercando di non rovinarvi il gusto della sorpresa vi segnaliamo alcuni omaggi-cameo:
Vi possiamo dire che ci sono anche Batman, Lanterna Verde e il nuovo corpo delle Lanterne Verdi e Braniac, senza rivelare troppo.
Al posto della città di Kandor, qui è Stalingrado, a essere stata rinchiusa in una bottiglia da Braniac.
Oliver Queen (Freccia Verde) è un reporter del Daily Planet. Così come Iris West (moglie di Barry Allen, Flash della Silver Age) è invece una fotografa del giornale.
John Kennedy nel 1978 è presidente degli Stati Uniti, sposato con Marylin Monroe dopo aver divorziato dalla prima moglie una volta vinte le elezioni.

Testi e disegni in rosso

Mark Millar per la Dc aveva già curato “a modo suo” una serie Vertigo, Swamp Thing, catapultando la Cosa delle Paludi attraverso una serie di avventure in mondi paralleli, cosa che sembra riuscire benissimo allo scrittore scozzese vista anche la qualità di questo “Superman Red Son”.
C'è da aggiungere che notoriamente i personaggi di Millar sono “politici” come ad esempio la controversa versione Ultimate di Thor, dove il dio del tuono Marvel è dichiaratamente "no global" in aperto contrasto con le multinazionali e il governo americano.
Quindi quale autore meglio di Mark Millar avrebbe potuto orchestrare e portare a termine l’impresa di un Superman comunista, giocando magistralmente con stereotipi e archetipi narrativi di un personaggio calato e accomunato all’immaginario collettivo americano da ben 65 e oltre anni?
Millar non banalizza mai e anche se nel corso della sua storia ha rimodellato la realtà storica optando per omettere alcuni avvenimenti e scegliendo di puntare su alcuni personaggi storici e fantastici, invece che altri, lo fa in maniera funzionale alla sua visione ideale della storia.
Non ci sono rivolte, non c’è la primavera di Praga o l’Ungheria nel regime socialista di Superman e l’unico anarchico che si ribella è il solito Batman che punta sulle qualità dell’uomo piuttosto che su quelle di uno stato che sceglie cosa fare per noi.
Il Superman Rosso di Millar comunque è un personaggio di cristallo incrinato, che segue una via costruita da altri ma che cerca sempre di fare la cosa giusta. Un superman credibile, vero, forse meno monolitico di tante altre versioni ma che giustamente un posto nell’olimpo dei Comics se lo è già meritato, tanto che nel multi verso Dc dovrebbe essere su Terra 30.
Dave Johnson e Kilian Plunkett alle matite hanno messo “su tavole” questo improbabile sogno. A dominare non è il classico bianco rosso e blu ma tutta una serie di tonalità di verde, di rosso e di viola in una versione non corrotta anche se distorta dell’Icona del fumetto mondiale.
Il duo si è ben documentato sul periodo della guerra fredda, realizzando uniformi credibili così come i costumi.
Anche se il Batman con “colbacco” ha fatto inorridire molti.
Splash page, vere e proprio rielaborazione dei manifesti di propaganda russa come quello famoso di Stakhanov, rendono molto bene, così come lo stile, crudo e grezzo, sgrossato il giusto, che vuole mostrarci un Superman granitico, ma come già detto, pronto a spezzarsi non in nome della dottrina ma della scelta giusta

Superman Red Son Superman Red Son, come detto in apertura è qualcosa che tutti dovrebbero se non avere, per lo meno leggere, fosse solo per l’idea di base che sta dietro a questa grandiosa e sorprendente Graphic Novel. La storia prende, trasporta per 3/4 e non vogliamo anticiparvi il finale che è l’unica pecca di questa piccolo capolavoro che altrimenti avrebbe potuto competere con il Batman Milleriano de Il Ritorno del Cavaliere Oscuro. Ma purtroppo in poche pagine tutto quanto magistralmente intrecciato con omaggi e rimandi alla storia reale e a quella DC, si sfilaccia e finisce con il lasciare un po’ perplessi. 15 euro e 95 il costo un po' alto di un buon volume