Recensione Tex - I demoni del Nord

Tex sulle tracce di misteriosi uomini lupo: un'avventura a colori per il numero 600

recensione Tex - I demoni del Nord
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Nicolò Pellegatta Nicolò Pellegatta va matto per il chinotto, i fumetti europei (anche quelli francesi), non sopporta le code. Ha un debole per i videogiochi giapponesi, ma Kojima proprio non gli sta simpatico. Apprezza i giochi di breve durata, ma poi finisce sempre per iniziarne uno da 40 ore! Dissuadetelo su Facebook, Twitter o su Google Plus.

Non c'è il consueto titolo dell'avventura mensile in bella mostra sulla copertina disegnata da Claudio Villa. Bensì un Tex vagamente retrò, in gran spolvero nei suoi jeans e nella gialla camicia, nasconde in parte un gigantesco numero 600, che indica con la cerimonia dovuta l'importante traguardo raggiunto dall'eroe bonelliano. Tanti mesi sono passati dal debutto nelle edicole e da allora il ranger amico degli indiani non ha smarrito nemmeno un appuntamento, comparendo ogni mese con una nuova storia. E senza contare gli Speciali, i Maxi e gli Almanacchi del West dalla cadenza annuale.
Un illustrazione di copertina quindi pomposa in linea con il tenue tratto dei precedenti albi del centenario, nonché fedele al consueto baccanale dell'avventura tutta a colori.
La lacrimuccia scende a noi lettori fedeli, mentre nella casa editrice di via Buonarroti l'eccitazione è palese: dopo aver superato brillantemente i 100, 200, 300, 400, 500 numeri, dopo aver spento sessanta candeline nel 2008, "nel momento in cui sulla cover del volumetto che avete tra le mani - scrive Sergio Bonelli in una nota introduttiva - campeggia, con giusto orgoglio, un invidiabile numero 600 accompagnato dal consueto 'Tutto a colori', non posso che ringraziare, con un unico ideale ed emozionante abbraccio, quell'esercito di lettori che attendono ogni mese l'appuntamento con il Ranger più famoso del fumetto".

Benvenuti all'inferno

Nonostante il Sole riscaldi le sue membra, Danglard avverte comunque brividi lungo tutto il corpo non appena mette piede a Fort Hope. Il silenzio è tetro, nessuna Giubba Rossa si prende la briga di porgere il saluto agli esploratori e rifocillare le loro cavalcature. Tutti morti, abbandonati nel capanno e, orrore orrore, divorati dopo essere stati sommariamente arrostiti. Il colonnello Jim Brandon non ha dubbi: bisogna andare a controllare, scoprire perchè gli ufficiali canadesi sono stati uccisi da questi misteriosi cannibali. E voi, Tex Willer, Kit Carson, Tiger Jack e Kit Willer, voi venite con me.
Siamo nel Nord Ovest canadese, dove una tundra fangosa, sporadiche foreste e montagne circondate dalla nebbia fanno da preambolo alle terre artiche. E' un territorio per giunta poco esplorato, abitato da piccole tribù indiane, gli Yellowknife seriamente preoccupati dai frequenti attacchi notturni degli uomini lupo e i Dogrib acerrimi rivali dei primi.
All'indagine dei Ranger e dei Mounties sulle cause del massacro si aggiunge la necessità di portare in salvo donne, vecchi e bambini degli Yellowknife rifugiandoli in Forte Hope debitamente rinforzato nelle difese.

Solo vecchi amici

La sceneggiatura di Mauro Boselli si destreggia tra superstizione e soprannaturale (un tema particolarmente a lui caro dal momento che lo aveva già proposto ad altre latitudini nello Speciale "I ribelli di Cuba" del Giugno scorso): ad una prima parte piuttosto stanca e verbosa associa fortunatamente una dinamica risoluzione finale tra assedi e scontri in profonde caverne impregnate di zolfo. Ed è qui che i disegni di Giovanni Ticci raccontano di cariche imbestialite e scontri corpo a corpo. Purtroppo il suo tratto ricco di dettagli mal si concilia con una stesura uniforme del colore, che per ovvie ragioni di risparmio non può concedersi il lusso di sfumare e assecondare un disegno evidentemente affinato per l'abituale bianco e nero.
Proprio come il numero 500 "Uomini in fuga" la scusante è quella di una rimpatriata tra vecchi amici, con Tex, Carson, Kit e Tiger a fare da primedonne, laddove il colonnello Brandon e le sue eleganti Giubbe Rosse compiono un gradito ritorno come è loro solito fare non appena i nostri eroi valicano il confine canadese.

Anniversari

Tuffandosi nelle pile degli album bonelliani abbiamo scoperto come il buon Giovanni Ticci non è certo nuovo ai numeri "cento" di Tex avendo già prestato la propria matita al 500 "Uomini in fuga". Novizio lo è invece Mauro Boselli, che ha mancato i precedenti avversari solo per qualche beffa del destino essendo una delle punte di diamante dello staff di Tex: prima di "I demoni del Nord" aveva comunque sceneggiato Zagor 400 "Il ponte dell'arcobaleno" e il recente Dampyr 100 "Il Re del Mondo".

Tex I demoni del Nord Un albo celebrativo nonché autoconclusivo per festeggiare i 600 numeri di Tex. Da un lato i tipici panorami brulli del Canada in contrasto con il rosso vivo delle uniforme dei Mounties, dall'altro il cast della serie al gran completo. Boselli ricrea un mistero in apparenza soprannaturale anche se nel tentativo di concedere spazio a tutte le primedonne il ritmo stenta a decollare; Ticci dettaglia ambienti e personaggi con tratto sopraffino salvo poi smarrire parte della magia nella successiva colorazione. I demoni del Nord non è uno degli albi migliori degli ultimi anni, ma riesce nel compito di sigillare gli elementi tipici del fumetto bonelliano condensandoli in un'avventura da sole centoquindici pagine. Ah, quasi ci si dimenticava: auguri Tex!