Recensione Tex - I ribelli di Cuba

Un'ambientazione esotica, una rivoluzione in atto e un nuovo disegnatore per il ventiquattresimo "Texone"

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Nicolò Pellegatta Nicolò Pellegatta va matto per il chinotto, i fumetti europei (anche quelli francesi), non sopporta le code. Ha un debole per i videogiochi giapponesi, ma Kojima proprio non gli sta simpatico. Apprezza i giochi di breve durata, ma poi finisce sempre per iniziarne uno da 40 ore! Dissuadetelo su Facebook, Twitter o su Google Plus.

In Francia li chiamano Bande Dessinée, negli Stati Uniti Comic, in Spagna Historieta. In Italia vengono comunemente detti Fumetti.
Tante parole per indicare un linguaggio, quello delle strisce disegnate, infarcite di onomatopee e balloon, universale ed una delle forme d'arte più facilmente comprensibili da fruitori di ogni luogo e di ogni livello culturale.
Su tali elevate premesse si innesta la novità contenuta nel ventiquattresimo Tex Speciale I ribelli di Cuba, uscito in edicola il Giugno scorso, sceneggiato dal sempre apprezzato Mauro Boselli e disegnato da Oreste Suarez, una collaborazione fortemente voluta da Guido Nolitta, alias Sergio Bonelli, per siglare il carattere universale di Tex Willer e dei valori che porta con sé.
Per Suarez, dopo dieci anni di gavetta sul bonelliano Mr. No, I ribelli di Cuba rappresenta la prova d'iniziazione, la sfida definitiva, il banco di prova inappellabile, il supremo giudizio della giuria editoriale, della critica specializzata e degli attenti lettori. Un giudizio che Sergio Bonelli attenua con amore paterno sulle prime pagine della pubblicazione, ben suddivise tra un'introduzione circa l'incontro fortuito tra Suarez e lo staff texiano in quel di Cuba durante un improvvisato meeting fumettistico, una minuziosa analisi storica del periodo trattato e un'intervista sulla carriera del disegnatore di aggraziate ninfe e di episodi della storia dell'America Centrale.

Un timido rivoluzionario

I ribelli di Cuba si incunea nello sperimentalismo proprio dei Tex Speciali sia in materia di tecniche visive che di sceneggiatura. E proprio in quest'ottica di ripensamento, il numero 24 contraddice deliberatamente due capisaldi dell'eroe bonelliano stilati da Gianluigi Bonelli a suo tempo e rispettato fedelmente da uno staff che sugli ossequi alla tradizione e alla coerenza del personaggio ha costruito i propri pregi: il primo è quello dell'ambientazione nordamericana, in un universo composto da deserti e foreste sempreverdi, ma ben riconoscibile nella geografia del Far West; il secondo risiede nell'evitare accuratamente ogni riferimento storico così da rifuggire che il reale e la fantasia possano compenetrarsi in angosciose interazioni che maledicono la coerenza di qui sopra.
Inutile dire che, vuoi per audacia, vuoi per spirito d'esplorazione, le due regole chiave sono state spesso contraddette, anche se con molta umiltà e rispetto nei confronti dei lettori, e mai entrambe in una volta sola. I ribelli di Cuba traghetta Tex e il suo amico di lungo corso Montales nell'isola caraibica, dopo che un possidente di New Orleans ha invocato l'aiuto del pard nei tentativi di ricerca del figlio Matt rapito da un terribile sciamano vudu, adepto della santeria. L'anno della vicenda ci viene immediatamente specificato quale il 1868, anno della grande insurrezione che fa da apripista alla Guerra dei Dieci Anni punto di svolta nell'affrancamento del popolo cubano dalla dipendenza spagnola. Boselli ricrea con convincente intraprendenza le macrodinamiche di tale ribellione popolare, foraggiata dai proprietari terrieri dell'Est che ritenevano i propri commerci minacciati dal parassitismo della classe dirigente spagnola e dal mantenimento della schiavitù, le cui riflessioni sul tema vengono impersonate da Alonso, liberto malfidente di quei padroni che pur favorevoli alla lotta per la libertà cubana si ostinano a mantenere lavoratori non liberi nelle proprie piantagioni.
Oreste Suarez è a maggior ragione interessato alla vicenda storica e al sentimento del riscatto patriottico, si mantiene sui binari imposti dall'editore non abbandonandosi in esaltazioni "risorgimentali", ma ricalcando quella crudezza e quel cinismo a cui l'eroe bonelliano ci ha abituati nel corso degli anni. I lineamenti di Tex appaiono maturi, le rughe si palesano qua e là sul viso, dai tratti si direbbe un cinquantenne, pur nei riflessi e movimenti da eterno giovine: Suarez ci vuole dare l'idea che nella sua mente il ranger è un eroe a tutto tondo, che ben conosce i propri valori, soccorre gli inermi ma non distoglie lo sguardo dall'obiettivo. In più tratteggia un uomo riflessivo, a cui certo prudono spesso le mani, ma convinto da Montales a lasciar fare a lui e alle sue doti di diplomatico: "amico mio, questa è Cuba, non l'Arizona - lo ammonisce appena sbarcati sull'isola - meglio usare diplomazia e sotterfugi... se tutto va bene compiremo la nostra missione senza che nessuno sui accorga di noi!". Inutile dire che tale proponimento cadrà ben presto e le occasioni per estrarre la pistola e menare qualche sganascione ci saranno, ivi incluso un assai cruento scontro finale.
Le vignette sono assai scure, ricche di dettagli e minuzie, sia che si tratti di disegnare i lacustri sobborghi di New Orleans e i palmeti dell'entroterra cubano, che la planimetria dell'Avana coloniale (riconoscibilissimi alcuni monumenti della città), non si lesina in particolari e nemmeno in crudeltà, specie per quanto riguarda la gente umili il cui terrore/orrore è visibilissimo da sudori freddi e occhi fuori dalle orbite. Si è comunque ben lontani dai massacri del precedente Tex Speciale Patagonia.
Proprio da quest'ultimo, ricevuto il plauso unanime della critica, I ribelli di Cuba sembra trarre ispirazione e ne ricalca con eccessiva fedeltà diversi elementi: la sceneggiatura sempre di Boselli si muove da un soggetto di Nolitta, che suggerisce di narrare l'episodio storico dell'eccidio da parte del governo argentino nei confronti degli indios della Patagonia, i disegni di un esordiente, il milanese Pasquale Frisenda, e Tex che volente o nolente si trova nelle vesti di capopopolo contro i soprusi e le angherie. Se il numero ventitré rileggeva gli scontri tra indiani e cowboy nella pampa sudamericana, la guerra per l'indipendenza di Cuba vorrebbe riproporre la medesima ambivalenza e l'identica ambiguità dell'eroe che deve scegliere tra bene e male, ma ricade in una ricopiatura delle tematiche che svilisce anche le novità più interessanti, come il pensiero sulla schiavitù e il maturo sarcasmo di Boselli, lo studio maniacale di personaggi e ambientazioni di Suarez.
Non aiuta in tale contesto il cozzo tra l'evidente storicismo perno della vicenda e l'elemento soprannaturale che fa capolino a inizio e fine del fumetto, incasellato nello sciamano Andrè che guida un piccolo esercito di sbandati con la soggezione della magia nera, corrompe e rapisce il piccolo Matt Picard, vero motus della trasferta cubana, ma non ha alcun ruolo all'interno della vicenda rivoluzionaria, che occupa la parte centrale del Texone.

Tex I ribelli di Cuba I ribelli di Cuba si dimostra un albo ben studiato, caparbio nel tratteggiare un periodo storico definito (i moti cubani del 1868), ma si apre da un lato a troppe riproposizioni dal precedente Patagonia e dall'altro dimostra non poche incoerenze, prima tra tutte la divergenza tra realtà storica ed elemento magico/soprannaturale. I disegni sono del cubano Oreste Suarez, qui al debutto con il personaggio di Tex: i suoi studi sui personaggi e sugli ambienti sono minuziosi, assai precisi e dettagliati, concorrono a definire un setting maturo. Il protagonista appare qui al meglio, caparbio e riflessivo, agile e diplomatico, ma lo stesso non si può dire di alleati e nemici: Montales è un comprimario perennemente col sorriso stampato sul volto piuttosto che l'astuto politico che il fumetto bonelliano ci ha presentato, mentre l'antagonista Andrè è un pazzo efferato che porta avanti una lotta personale la quale poco ha a che vedere con la ribellione in atto, vera protagonista del ventiquattresimo Texone.