Recensione The Legend of Zelda The Minish Cap

Link tra Picori e cappelli parlanti: il manga tratto dal videogioco

Articolo a cura di
Nicolò Pellegatta Nicolò Pellegatta va matto per il chinotto, i fumetti europei (anche quelli francesi), non sopporta le code. Ha un debole per i videogiochi giapponesi, ma Kojima proprio non gli sta simpatico. Apprezza i giochi di breve durata, ma poi finisce sempre per iniziarne uno da 40 ore! Dissuadetelo su Facebook, Twitter o su Google Plus.

Si intensificano in questi giorni gli appuntamenti per festeggiare il venticinquesimo anniversario di The Legend of Zelda. Videogiochi regalati ai fan, un megaconcerto a Londra, gadget a non finire e poi lui, il tanto atteso e bramato The Legend of Zelda Skyward Sword, al quale molte redazioni si sono già prostrate osannanti.
L'editore J-POP vuole contribuire a questi festeggiamenti pubblicando con estremo tempismo gli adattamenti manga di alcuni episodi della serie. Ocarina of Time, Majora's mask, Oracle of Ages/Oracle of Season, A Link to the past: nomi che fanno scorrere un gelido brivido lungo la schiena dei fan al solo ricordo delle emozioni videoludiche, delle fitte esplorazioni dell'Hyrule Field. I fumetti riprendono la trama del gioco, la scorporano purtroppo dai cervellotici dungeon per far assomigliare sempre più le gesta di Link ad uno shonen; sono adattamenti che presentano le ovvie forzature del caso, ma riescono a trasmettere un briciolo dell'amore che l'autore Akira Himekawa (in verità pseudonimo delle mangaka A. Honda e S. Nagano) nutre verso la saga nintendiana.
Nel mese di Ottobre sono comparsi sugli scaffali del nostro fumettaro di fiducia The Legend of Zelda The Minish Cap e The Legend of Zelda Phantom Hourglass, in albo unico al prezzo di 5,90 euro per 200 pagine. Quest'oggi ci occupiamo della trasposizione del piccolino per Game Boy Advance.

L'originale The Legend of Zelda The Minish Cap comparve sul finire del ciclo vitale del Gameboy Advance, quando il Nintendo DS già galoppava verso il podio delle classifiche di vendita. Nintendo affidò a Flagship, divisione di Capcom che già si era occupata dei due Oracle e di Four Sword accluso al remake di The Legend of Zelda A link to the past, un episodio inedito della serie destinato al portatile. Ne uscì uno Zelda abbastanza canonico con più di un debito nei confronti del capolavoro per Super Nintendo oscillante tra il mondo consueto degli hyruleani e quello piccino picciò dei Picori (i Minish del sottotitolo). Condito da una veste grafica molto dolce che ricorda nelle buffe animazioni il Wind Waker per Gamecube, fu accolto benevolmente dai fan anche se da allora la sussidiaria di Capcom non lavorò più sulla saga.
Il manga riprende per sommi capi la trama dell'avventura digitale dalla liberazione dei mostri da parte del malvagio Vaati e la pietrificazione della principessa Zelda sino allo scontro finale, passando per la raccolta dei classici elementi fuoco, terra, acqua, aria necessari al potenziamento della master Sword, l'unica arma in grado di sconfiggere Vaati e riportare la situazione alla normalità.

Come nel videogioco, anche nel fumetto compariranno due elementi inediti per la serie venticinquennale: la presenza di questi esserini di infime dimensioni chiamati Minish e il cappello parlante - ma forse dovremmo dire starnazzante - Ezlo (Egeyo nella versione europea). I primi sono esseri leggendari, tant'è che molti hyruleani dubitano della loro esistenza. Vivono schivi all'interno di funghi (proprio come i Puffi), all'interno di vecchi scarponi, oppure quelli più urbani hanno casa nelle soffitte o all'interno di uno spesso tomo in biblioteca. Link è alla loro ricerca perchè solo loro conoscono la maniera con cui risvegliare il potere sopito della Master Sword. Mentre si aggira per i Minish Woods incontra Ezlo assalito da due mostriciattoli. Una volta sconfitti, il malcapitato decide di mettere radici sulla crapa del giovane eroe tramutandosi in cappello.
La sua saggezza torna utile in svariate occasioni e può gonfiarsi e fungere da paracadute nonostante la stizzita reazione: "Link, stai cercando di uccidermi?".

Il manga The Legend of Zelda The Minish Cap raccoglie per sommi capi la narrazione del videogioco, espandendo con sequenze inedite il tenero rapporto tra Link e i Picori. Al cappello Ezlo è legato forse l'unico colpo di scena, posto all'incirca alla fine nel videogioco anticipato alla metà nel fumetto. La rivelazione anteposta corregge la trama da metà in avanti introducendo nuovi personaggi e accadimenti, ma l'intreccio sembra reggere.
Poco felici i momenti umoristici, nonostante l'epica del videogioco fosse ben distante da un Ocarina of Time o Twlight Princess: Ezlo è un pasticcione, ma anche una fonte di saggezza, eppure l'autore non è riuscito a trovare un corretto equilibrio tra i due momenti. Link dal canto suo si concede sporadici momenti di leggera ilarità, anche se la tavola in cui approfittando della sua mini statura sbircia sotto la gonna di una giovincella ci è parso francamente troppo per il personaggio e lo stile dell'ambientazione.

Discreto il disegno di Himekawa, molto buono nel ricalcare il character design degli sviluppatori di Flagship, eppure non si adatta alla perfezione a quello del videogioco: non sussistono differenze stilistiche rispetto ai precedenti manga tratti dalla saga, segno della forzatura nell'imporre il proprio disegno rispetto all'iconografia di ispirazione, peculiare e differente per ogni capitolo della serie.
L'edizione italiana è curata da J-POP, responsabile di un buon lavoro. Il volume unico ha sovracoperta a colori (l'intero fumetto è in bianco e nero), carta spessa e ottimi neri. Si ravvisano giusto un paio di incongruenze a livello di lettering.
Presente infine anche un bonus manga dal chiaro intento umoristico in cui si racconta l'apprendistato magico di Vaati tra viaggi inconcludenti, regali indesiderati e cancellazioni dei salvataggi di gioco!

The Legend of Zelda The Minish Cap Il manga di The Legend of Zelda The Minish Cap non svetta rispetto agli altri adattamenti fumettistici della saga zeldiana. La trama dell'avventura originariamente pubblicata su Gameboy Advance è riportata nella sua interezza, anche se certe situazioni sono o aggiunte o rimaneggiate. Un tratto grafico solo discreto e una scarsa miscela tra epica e umorismo inficiano il lavoro generale che non va oltre la sufficienza, nonostante l'ottima edizione italiana curata come sempre da J-POP.

6.5