Recensione Tokyo Godfathers

Satoshi Kon rivisita un vecchio classico hollywoodiano

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Un giapponese con la passione di Hollywood

Satoshi Kon ha più volte espresso nelle sue opere la grande passione che lo lega al mondo del cinema, in particolare quello americano, distanziandosi così dalla maggior parte degli autori giapponesi che, se non sono sfegatati otaku, vanno a prendere ispirazione sulle coste europee. Lo stesso Paprika, suo ultimo film, può essere in parte letto come ardente omaggio di un cinefilo. Forse proprio per questa sua passione, dopo i buoni e più personali successi di Millenium Actress e Perfect Blue (in quest’ultimo però è comunque molto evidente il debito con Hitchcock), ha deciso di adattare una delle sceneggiature più sfruttate del cinema hollywoodiano: I Tre Padrini di Peter Kyne, portato sullo schermo già sei volte, se non ce ne sfugge alcuna, delle quali si ricorda maggiormente quella del ‘48 di John Ford. Sul soggetto però si leggevano già evidenti i segni della vecchiaia, non a caso il suo ultimo adattamento risale al ’75, e la difficile scelta lasciò basiti molti.

Tre barboni e un neonato

Gin, Hana e Miyuki sono uno strano trio di barboni. Il primo è, in verità, il solito senzatetto, trovatosi sul lastrico per guai economici, preda dell’alcool e della nostalgia della sua vecchia vita; il secondo (o la seconda, come direbbe il personaggio stesso) è un transessuale molto allegro e speranzoso, finito per strada dopo svariati problemi; la terza è una giovane adolescente , capricciosa e scontrosa, che, dopo esser fuggita di casa da ormai sei mesi, vive con gli altri due barboni; i quali, spinti dal loro desiderio di esser genitori, si prendono cura di lei in un modo che, per la situazione, potrebbe dirsi affettuoso. La nostra avventura comincia quando i tre, convinti a rovistare nella spazzatura da Hana che vuole trovare un regalo di Natale per Miyuki, sentono le grida d’un neonato che subito raccolgono. Gin e Miyuki si risolvono immediatamente a portarlo alla polizia ma Hana, da sempre desiderosa di un bambino, li persuade a tenerlo per un’altra notte e infine a cercare la madre prima di andare al commissariato. Come base per la loro ardua ricerca, per non dire impossibile, hanno solo un fogliettino su cui è scritto di prendersi cura del bimbo e una chiave d’un armadietto di una stazione.

2003: Favola di Natale

Ha ragione la critica europea ad affermare che Kon sia, dopo o insieme a Miyazaki, il secondo grande maestro dell’animazione giapponese? Prescindendo dal fatto che ce ne sono molti altri, forse anche maggiori (tra tutti gli autori della Gainax, realizzatori di Honneamise ed Evangelion passando per Gunbuster), si deve certamente concordare che è tra i maggiori autori del Sol Levante. Tokyo Godfathers è una delle prove a carico.
Contrariamente agli altri suoi lavori la pellicola ha una superficie alquanto classica, priva com'è del gusto surreale, sognante e visionario che caratterizza le altre opere di Kon. Del marchio di fabbrica dell‘autore non resta altro che la passione per l‘insolito, messa tutta nel rendere la festività del Natale, praticamente sconosciuta in Giappone, il palcoscenico della vicenda e nello scherzare con l‘Inno Alla Gioia, reimpastato in mille versioni dai toni pop sparse diffusamente per il film. La vera grandezza del film comunque non è nei suoi originali orpelli, ma nella mestizia di fondo che lo rende un piccolo gioiello dell’animazione.
Ribaltando la morale evangelica del vecchio classico di John Ford a cui dovrebbe ispirarsi e tenendo proprio questo come contraltare, Kon imbastisce un acre ritratto del Giappone moderno e schizza svariati temi qua e là (il che gli è tipico, cosi come gli è tipico, d’altro canto, non approfondirli tutti). Dal genitore americano prende l’idea di una grazia che aiuta le buone intenzioni e conduce al benevolo obiettivo pur tra molte avversità. In barba a questa, quasi a sbeffeggiarla irriverentemente, la crudeltà e la meschinità del mondo moderno e un lieto fine che lieto fine non è, ma che si configura piuttosto come una breve tregua nelle avversità, priva persino dell’illusione di durevolezza.

Edizione DvD

Tokyo Godfathers è stato pubblicato in Italia dalla Sony nel 2005, dopo aver addirittura beneficiato di un breve passaggio cinematografico. Al tempo vennero proposte due edizioni: una classica in disco singolo ed una special edition veramente speciale: solo 500 copie numerate (niente a che fare con le ben 5000 della speciale di Evangelion ad esempio), una confezione da brivido e il riconoscimento da parte del New York Times di essere uno dei migliori 10 DVD dell‘anno. La prima è tuttora disponibile al prezzo di copertina abbastanza congruo di 18,99 euro; la seconda, da tempo esaurita, è disponibile su ebay ma il costo è ben al di sopra dei 49,00 euro a cui veniva venduta dalla Sony. La traccia video 1:85 anamorfico, data anche la breve durata (91 min), tiene i difetti di compressione ben alla larga e non si segnala per particolari imperfezioni. Tre le tracce audio: italiano, 2.0 Dolby Digital - italiano, Dolby Digital 5.1 - giapponese, Dolby Digital 5.1. Entrambe buone le due 5.1., discreta la 2.0 DD possono tutte avvalersi di uno dei migliori doppiaggi riservati ai film d’animazioni: le voci son scelte con cura maniacale e la qualità della recitazione è indubbiamente sopra la media. Gli extra in comune sono: vari trailers, una galleria fotografica, un making of, un percorso dell’animazione. Esclusivi dell’edizione speciale invece il fumetto di Tokyo Godfathers (di ben 650 pagine) e numerose cartoline da collezione.

Tokyo Godfathers Satoshi Kon con Tokyo Godfathers ha riconfermato di essere uno dei più dotati registi moderni, a suo agio anche quando è al di fuori delle nebbie dell’inconscio dove suole vagare. Il film, anche se a nostro parere non si può definire capolavoro, svetta comunque tra la pochezza delle produzioni cinematografiche degli ultimi anni e si presenta come un must buy, forse più per i cinefili che per gli animefan. Obbligata la scelta dell’edizione normale per chi non vuole sborsare cifre da capogiro su ebay per accaparrarsi la special.