Recensione Trigun: Badlands Rumble

Vash the Stampede e i suoi amici ritornano in un'avventura nuova di zecca

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Ritorna il tifone umanoide, quel Vash the Stampede che ha conquistato il cuore di milioni di fan prima con le sue avventure cartacee e in seguito con la serie televisiva di grande successo trasmessa in Italia anni orsono da MTV e disponibile nel mercato home video grazie a Dynit. Un personaggio di cui si sentiva la mancanza, e che è stato "riesumato" per l'occasione addirittura sul grande schermo (naturalmente giapponese) con Trigun: Badlands Rumble, un titolo che è già un programma. Uscito recentemente nelle sale nipponiche, e scritto dall'autore del manga originale Yasuhiro Nightow, questo film di novanta minuti riporta alla ribalta tutti i personaggi che abbiamo amato negli episodi, introducendo una figura del tutto nuova che siamo certi non impiegherà molto a far breccia nel cuore dei fan e chissà che non possa aver maggior rilevanza in una possibile serie futura o addirittura in un possibile spin-off.

Il ritorno del tifone

Il prologo inizia vent'anni prima dei fatti poi narrati all'interno del lungometraggio, e ci troviamo nel bel mezzo di una rapina attuata dal temibile Gasback e dai suoi sgherri, che però a furto avvenuto decidono di tradirlo. Messo di fronte alla morte, il corpulento fuorilegge viene salvato da Vash the Stampede, sempre pronto a evitare che qualcuno, anche tra i criminali più spietati, perda la vita. Le conseguenze delle sue azioni portano però Gasback a divenire negli anni la causa di centinaia di morti, e peseranno come un macigno sulla coscienza del nostro eroe. L'azione si sposta al presente, e naturalmente tutti i cacciatori di taglie del "west" stanno dando la caccia a Gasback, sulla cui testa vi è una taglia altissima: tra questi vi è anche la bella e misteriosa cow-girl Amelia, dai capelli rosso fuoco e dall'attitudine ben poco femminile. Difesa dall'aggressione di due assalitori proprio dal ritrovato Vash, diventa ben presto amica del tifone umanoide, naturalmente rimanendo all oscuro della sua reale identità. Nel frattempo ritroviamo anche il grezzo reverendo Wolfwood e le simpatiche donzelle Milly e Meryl, mentre la città di Makak, luogo degli eventi, sta per essere messa a ferro e fuoco da Gasback, tornato alla ricerca di una vendetta covata da oltre due decenni.

Eccellenza nostalgica

La storia è ambientata cronologicamente nel mezzo della serie televisiva (e per questo ritroviamo alcuni protagonisti vivi e vegeti, a dispetto di quanto accaduto negli ultimi episodi) e non è esule da qualche incongruenza narrativa, soprattutto nei rapporti tra i personaggi. Tralasciando questo escamotage atto a rendere la storia appetibile al maggior numero di fans, la nuova avventura di Vash è un ritorno a quelle atmosfere da west cyberpunk che tanto avevano conquistato soprattutto nella prima metà delle puntate. Quindi un succoso gusto per l'ironia, sia di "innocenti" riferimenti sessuali, che di semplice azione scavezzacollo, con un'ottima caratterizzazione e fantasia anche nel tratteggiare le figure secondarie, realizzando un microcosmo visivo degno di un forte plauso. Naturalmente il tutto elevato alla massima potenza dallo storico character design della serie, che qui sembra ancora più bello, e dalle splendide animazioni, che regalano alcune delle scene action più riuscite dell'animazione recente. Oltre a ritrovare con piacere Wolfwood, Milly, Meryl e ovviamente Vash, è affascinante anche l'introduzione di Amelia, disegnata splendidamente e in grado di ammaliare i cuori degli otaku più intransigenti, dimostrando anche un carattere "da peperina" che non potrà fare a meno di provocare ripetuti sorrisi. Se forse, ma d'altronde è un elemento cardine di Trigun fin dalle sue origini, si può trovare qualcosa nella storia che non sempre torna, è l'eccessivo "buonismo" verso i cosiddetti villain, che anche quando si elevano da semplici macchiette, come nel caso dello spietato Gasback, ricevono sempre quella sorta di "perdono" leggermente irrealistico visti gli sviluppi e gli intenti di vendetta che si intravedono precedentemente. Sicuramente il maggior pregio di Badlands Rumble è il ritorno alle atmosfere e ai luoghi di un tempo, in compagnia di questi eroi erranti che ci hanno accompagnato negli anni passati. Sarebbe stato forse chiedere troppo un'aura malinconica e più vagamente "cinematografica" come nel caso del film di Cowboy Bebop, visto che alla fine il ritorno di Vash è semplicemente un' operazione nostalgica di puro intrattenimento. Una visione quindi quasi obbligato per chi conosce a ama Vash e soci dalle origini, mentre un prodotto divertente ma non imprescindibile per tutti gli altri.

Trigun: Badlands Rumble Vash ritorna nel cuore dei fan con un film gradevole e dall'ottima confezione. Un'avventura scanzonata slegata dalla continuity della serie classica, che ci dà modo di ritrovare tutti i personaggi storici e ne introduce di nuovi. La realizzazione tecnica è da incorniciare, anche se forse dal punto di vista narrativo un alone maggiormente malinconico avrebbe giovato, senza naturalmente nulla togliere alla componente ironica da sempre presente. Ma chi sentiva nostalgia del tifone umanoide, difficilmente resterà deluso.