Recensione Until Death do us Part

Uno Zatoichi del futuro che cerca di sopravvivere e di proteggere la sua unica ragione di vita.

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Until Death do us Part è il manga più famoso partorito dalla mente di Hiroshi Takashige, dopo la celebre serie degli anni ‘90 “Spriggan”. Serializzato su Young Gangan di Square-Enix dal Dicembre 2005, è attualmente ancora in corso in Giappone (nel momento in cui scriviamo questa recensione siamo a quota 13 volumetti). Si tratta di un seinen costruito con una struttura ai limiti dello shonen, che cerca di evitare violenza gratuita o troppo esplicita per mantenersi su di un livello di lettura godibile e disimpegnato, senza però farsi scrupoli nel trattare ampiamente tematiche quali criminalità organizzata, vendetta e sofferenza umana.

Finchè morte non ci separi

La storia vede come protagonisti Mamoru Hijitaka, un ex maestro di kendo, e Ryotaro Igawa, un rapper esperto di informatica, che insieme lavorano per la “Element’s Network”, un'associazione non propriamente lecita, che sotto compenso fornisce vendetta a tutti coloro che abbiano perso una persona a loro cara per colpa della malavita organizzata. Mamoru infatti, anche dopo aver perso la vista è rimasto un abilissimo spadaccino, grazie a degli occhiali e un bastone speciali fornitigli da Ryotaro, che permettono tramite la tecnologia ad ultrasuoni di percepire l’ambiente circostante. Come se ciò non bastasse, Mamoru dispone anche di una spada particolare che, se maneggiata con dovuta maestria, permette di tagliare qualsiasi materiale grazie a una fantascientifica tecnologia molecolare. La vita dei due si complica il giorno che una ragazzina, Haruna Toyama, chiede improvvisamente aiuto al nostro spadaccino, inseguita da dei malavitosi di una associazione che ha messo gli occhi sulle possibilità di profitto che potrebbe offrirgli. Haruna infatti è una veggente, che con un margine di errore davvero irrisorio è addirittura in grado di indovinare i biglietti vincenti della lotteria. Percependo l’immensa forza di Mamoru, Haruna si affiderà completamente a lui, vedendolo come l’unica persona in grado di salvarla dalla minaccia incombente, arrivando a pronunciare la fatidica formula dalla quale deriva il nome dell’intera opera: “Aiutami... Finchè morte non ci separi”. Il combattente cieco, guidato dal suo cavalleresco spirito di giustizia, e dopo essersi assicurato che la famiglia della ragazzina disponesse davvero, come lei affermava, di un cospicuo conto in banca, decide quindi di tenerla con sé per proteggerla dai numerosi attacchi dei malavitosi.

Lame e proiettili

Until Death do us Part è un manga dal ritmo incalzante, che accantona lunghe digressioni e complotti psicologici a favore dell’azione nuda e cruda, tipica più di uno shonen che di un seinen. Il tratto moderno e pulito dell’esordiente Double-S si accosta perfettamente alla trama delineata dal maestro Takashige, rendendo chiari e dinamici i combattimenti e fornendo una caratterizzazione dei personaggi molto buona e diversificata (ad eccezione dei numerosi scagnozzi che il protagonista abbatte in grandi quantità in ogni capitolo, che come spesso accade, finiscono per assomigliarsi tutti). Si ha come l’impressione però, che l’autore non riesca a mantenere costante la qualità del tratto in ogni vignetta e, complice forse l’inesperienza o la carenza di assistenti, si finisce con l’avere i riquadri più piccoli contenenti personaggi che appaiono abbozzati velocemente, cosa che fortunatamente non accade durante le scene di azione. I dialoghi sono chiari e disinvolti, e forniscono una buona panoramica dei personaggi, che già dal primo numero sono davvero numerosi. L’edizione italiana è curata dalla casa editrice J-pop, che come al solito fornisce un'edizione di ottima fattura: la carta è buona, i neri sono puliti e i retini non presentano evidenti segni di scalettatura. La nota dolente però, si riscontra in un adattamento imperfetto (anche se ci si trova ben lontani dai disastri provocati dal primo numero di To-Love Ru della Star Comics o dai cambi di sesso in Detroit Metal City della Planeta DeAgostini) che oltre ad alcuni fastidiosi errori grammaticali, che vanno dalle “lettere impazzite” fino a veri e propri errori nella corretta composizione della frase, presenta alcuni dubbi nelle onomatopee, come una pistola a colpo singolo che produce il suono di una mitragliatrice (il tipico “ratata” delle scariche di proiettili, per intenderci). Il formato è quello sempre più diffuso del tankobon a lettura facilitata (leggermente più lungo per permettere una più agevole apertura del volumetto), con sovracoperta e pagina di apertura a colori. Il prezzo è di €5,90.

Until Death do us Part Until Death do us Part è un manga piacevole, che rappresenta un ideale punto di incontro tra shonen e seinen, permettendo un’agevole lettura sia a coloro che sono abituati ai tipici manga action à la shonen jump, sia a coloro che preferiscono qualcosa di più maturo. Consigliato a chi vuole fare un passettino oltre ai tipici manga di combattimento senza però doversi ritrovare di fronte ad atroci amputazioni e sangue a fiotti. Se volete invece qualcosa che, pur non discostandosi troppo dal genere, sia spinto verso a una graficità più cruda consigliamo Black Lagoon di Rei Hiroe.