Recensione VITAMIN

Sawako e le sue vitamine!

INFORMAZIONI SCHEDA
Articolo a cura di

CHI BEN COMINCIA...

Sawako ha quindici anni e frequenta la scuola media, ha molte “amiche” che non mancano mai di prenderla in giro ed escluderla dai loro giri e un ragazzo ipocrita ed egocentrico.
La nostra eroina però non sembra accorgersene, finché un giorno, sorpresa in atteggiamenti spinti con il suo ragazzo, diventa l’oggetto dei pesanti scherzi e delle violenze dei compagni di classe. Si accorge così di non avere nessuno a difenderla o sostenerla: quelle che reputava amiche diventano le sue più acerrime persecutrici, il suo ragazzo per non sporcare la sua immagine la lascia e i professori, pur intuendo la situazione, ignorano le sue richieste di aiuto.
Sawako si rifiuta di andare a scuola e perfino la madre, non immaginando nemmeno quali siano i problemi della figlia, la spinge a riprendere a frequentare.
Lei ci prova, ma ogni volta i suoi nervi ormai non reggono più.
Solo dopo aver toccato il fondo la nostra protagonista riesce a trovare le sue “vitamine”, quello che le mancava e che avrebbe potuto darle per la forza per essere finalmente felice.

VITAMIN Il tema della difficile vita scolastica degli studenti giapponesi non è l’argomento più nuovo che un autore possa affrontare, ma il racconto della Suenobu è ben lontano dall’essere una minestra riscaldata. Come la protagonista di LIFE (altra opera in corso della Suenobu), anche Sawako finge di star bene in una realtà che non la soddisfa assolutamente: entrambe subiscono il rapporto con le compagne di classe e pur di non essere escluse si adattano a tutto diventando così vittime. Ma quanta parte di colpa va alle compagne (cattive) e quanta di Sawako (che non si ribella in modo deciso)? Ad una domanda del genere solo qualcuno come il prof. Onizuka potrebbe rispondere ma Sawako non dispone di tanto! Riesce comunque a trovare in sé stessa e nelle sue “vitamine” (se svelassi di cosa si tratta rovinerei la lettura ai più) la forza di rialzarsi e mostrare a tutti che ce l’ha fatta. Graficamente non ha molto da spartire con il genere shoujo classico: le situazioni sono rappresentate per come sono realmente, senza patine dorate; basti pensare alle due scene di sesso: sono raffigurate senza nessuna idealizzazione dell’atto, sono semplicemente un ragazzo e una ragazza che stanno facendo sesso. Critica del sistema scolastico, della società giapponese e del suo perbenismo, rappresentazione della solitudine interiore e ricerca di sé stessi sono i temi ricercati dall’autrice e ritengo che li tratti in maniera abbastanza forte ma efficace. Si tratta di un buon manga la cui unica pecca è quella di un finale un po’ troppo facile e sbrigativo rispetto al resto della storia.