Recensione Wolverine Noir

Quando Wolverine incontra Humphrey Bogart.

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Testi di Jacopo Peretti Cucchi
Fuori piove, siamo seduti al bancone di un bar di periferia, un blues dal titolo "così triste mai ascoltato" suona intorno a noi. Non beviamo e ci tocca ordinare un'aranciata, per un attimo rischiamo di rovinare la magia. Stiamo cercando di immedesimarci nel mondo noir e cominciamo a scrivere, prima che quella donna con la chincaglieria fuori posto si avvicini a noi.
Bentornati amici! Rieccoci alle prese con il mondo noir. Ricordate gli appuntamenti precedenti? Per i distratti, e i neofiti, ricordiamo il bellissimo IRONMAN NOIR e l'oscuro DAREDEVIL NOIR. Forse è ora di cominciare ad imbastire una classifica. Vediamo vediamo... non è semplice, c'è da assegnare il terzo posto, è un posto ancora importante, ancora podio, medaglia di bronzo.
Personalmente siamo parecchio indecisi, in base alle attuali uscite, tra WOLVERINE NOIR e PUNISHER NOIR, due ottimi albi, chi per un motivo chi per l'altro. La politica di redazione in questi casi di stallo prevede che si ipotizzi un combattimento tra i due contendenti, il più forte vince. Un sistema che abbiamo adottato tante volte e ha dato qualche problema solo quando, per decidere quale serie fosse più bella tra MiniPony e Puffi, abbiamo provato a farli combattere e non è successo niente per ore.

In realtà, analizzando bene questi due albi, senza ricorrere alla violenza, nonostante il forte equilibrio, ad aggiudicarsi questo terzo ambitissimo posto crediamo debba essere WOLVERINE.
La storia di WOLVERINE infatti, scritta nel giugno 2009 da Stuart Moore, è indiscutibilmente un monumento al noir. C'è tutto. Non manca veramente niente. Alcolici, botte, sangue, sobborghi, pugilato, pioggia, oscurità, ricordi scomodi, mafia e omicidi. Abile Moore a non denaturare troppo il personaggio, non era semplice ricollocare una bestiaccia come Wolverine nell'America anni '30. Eppure, seppur con qualche piccola doverosa forzatura, il protagonista risulta ben radicato nella sua nuova realtà. Cinico e disilluso al punto giusto, leggermente annebbiato dall'alcol e leggermente spronato da esso. Come suo solito incassa una valanga di botte, veramente tante, non che non ne dia, però, insomma, sapete come funziona ormai, nel mondo noir sono i protagonisti a prenderle di brutto. Il protagonista soffre sempre parecchio nel noir, non si scappa.
Aspettatevi stranianti rivelazioni rispetto al passato di Logan (nell'albo si chiama Jim Logan, dell'agenzia investigativa Logan & Logan), vi divertirete a vedere come vecchi nemici e vecchi amori sono stati reinseriti e rivisitati nel mondo noir.
Qui ci fermiamo perché è sempre difficile fare la recensione di un fumetto senza spoilerare informazioni importanti, figuratevi poi un fumetto dove l'investigazione è alla base di tutto. Meglio non andare oltre.

Ne approfittiamo per spendere volentieri qualche riga sul lavoro di C.P. Smith e Rain Beredo.
C.P. Smith, disegnatore del volume, si è superato nella precisione dei volti, alcuni sguardi, alcuni primi piani, raccontano molto più di intere frasi. Ma la sua abilità non si arresta qui perché stupefacenti sono anche i dettagli, tantissimi, pagina dopo pagina e i movimenti, alcune lotte, alcuni balzi, lasciano veramente a bocca aperta. Si vede chiaramente che la confidenza con Wolverine non gli manca, ma riesce a districarsi magnificamente anche con le location noir, adottando trovate e soluzioni tipicamente cinematografiche, vere e proprie inquadrature noir.
Ma non voglio togliere spazio a Beredo: artista del colore. Prova, sperimenta, propone e dove serve sporca. Viraggi a rosso, colori freddi, scene caldissime. Varia tanto, forse troppo, sulla distanza perde magari il filo ogni tanto, ma sicuramente "shoot by shoot" ci regala bellissime immagini. Anche per lui un bellissimo prodotto.
Insomma, tirando le somme e a rileggere quanto detto per primo e secondo della nostra classifica noir, WOLVERINE è un grande albo, addirittura meritevole di qualche cosa in più.
Invece, siamo convinti che, quando leggerete WOLVERINE e gli altri albi, vi renderete conto che, per quanto vi possa piacere il buon caro vecchio coriaceo Logan, o per quanto vi possa piacere il genere noir, gli mancherà qualcosina. Forse la poca linearità della storia (caratteristica peraltro abbastanza comune nel noir), o forse semplicemente quel quid che non ci è riuscito di descrivere. Insomma IRONMAN e DAREDEVIL restano lì, meritano di più.

Wolverine Noir Chi lo sa. Il bello dei fumetti è anche questo, alcuni appassionano, entusiasmano, altri, altrettanto belli e ben fatti, non ce la fanno, restano lì, piaciucchiano, intrattengono, ma non ci fanno innamorare. Come la donna con la chincaglieria fuori posto che nel frattempo si è seduta di fianco a noi.

5.5