Recensione X

Un ragazzo, due destini, il futuro della Terra.

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Grandi aspettative

Tra i conoscitori del mondo del fumetto, appassionati o meno di shojo, il nome CLAMP è tra i più noti e sicura garanzia di qualità, sia a livello di grafica che di sceneggiatura. Le quattro mangaka hanno infatti formato un gruppo ben assortito e affiatato, in grado di sfornare a ritmo continuo un gran numero di lavori, molti dei quali hanno meritato anche una trasposizione animata. Se a queste premesse si aggiunge il fatto che X sia comunemente considerata la loro opera di maggiore importanza, la summa delle molteplici esperienze maturate sin dagli esordi sulle dojinshi, le aspettative nei confronti di questo manga si attestano su livelli decisamente elevati. Ma, come si suol dire, non c’è rosa senza spina, e in questo caso particolare la spina è particolarmente pungente... Si, perché nonostante il finale sia pronto già da tempo, l’intricata vicenda non ha ancora visto una conclusione, dato il rifiuto, da parte degli editori giapponesi, di pubblicare un epilogo considerato troppo violento. O almeno, questa è la scusa ufficiale...

Un futuro incerto

Ma andiamo con ordine, e torniamo nell’ormai lontano 1992, anno in cui l’opera è venuta alla luce, per ricostruire le tappe che il nostro giovane protagonista, Kamui, ha dovuto percorrere per arrivare...ancora non sappiamo dove. Kamui, un nome che è tutto un programma: il suo significato è infatti quantomai ambiguo, dato che si potrebbe tradurre indifferentemente come “colui che possiede il potere divino” oppure come “colui che sottrae la maestà divina”. Certo, è soltanto una sfumatura, ma proprio in questa instabile piega di significato è racchiuso il suo destino.
La narrazione inizia con il suo ritorno a Tokyo dopo parecchi anni di assenza: il giovane è lì per assecondare un disperato appello della madre, morta in circostanze misteriose, secondo la quale solo nella capitale la sua esistenza potrà trovare un compimento. Fin da subito Kamui ha la possibilità di rincontrare i vecchi amici di un tempo, la fragile Kotori e il protettivo Fuuma, con i quali il nostro protagonista aveva condiviso i giorni felici dell’infanzia. Ma è evidente come qualcosa in lui sia profondamente cambiato: il suo atteggiamento è scostante, dichiaratamente indifferente a chi ha accolto il suo ritorno con entusiasmo e affetto. Non passano però molte pagine perché la ragione di questo comportamento risulti evidente: Kamui sembra infatti coinvolto in un conflitto ben più significativo delle semplici incomprensioni tra adolescenti, un conflitto che ha come posta in gioco il futuro della terra e del quale il giovane studente sembra rappresentare l’ago della bilancia. Kamui entra infatti molto presto in contatto con due strane figure femminili: si tratta di due sorelle profetesse, con il potere della divinazione, secondo le quali la fine del mondo è potenzialmente incombente, ma solo il nostro protagonista potrà decidere se assecondarla o impedirla. E di questa minaccia, seppur sconosciuta ai molti, sono già evidenti i primi segnali, mentre Hinoto e Kanoe stanno radunando due gruppi di combattenti dotati di poteri ESP (come lo stesso Kamui), chiamati Draghi del Cielo e Draghi della Terra, contrapposti nei loro rispettivi intenti gli uni si salvare la specie umana e preservarne la società, gli altri di liberare il pianeta dal giogo impostogli dall’esistenza degli uomini e di farlo rinascere ad una nuova, rinnovata libertà. E sarà proprio Kamui, schierandosi con l’una o l’altra fazione, a decretare quale delle due dovrà prevalere. Peccato che il nostro protagonista non abbia la minima intenzione di farsi coinvolgere nel conflitto, non perdendo anzi occasione di ribadire il proprio individualismo e la propria volontà di combattere solo per se stesso, cosa che getta nel più profondo sconforto Hinoto, la più ricettiva tra le due sorelle, che è depositaria di un’ulteriore consapevolezza: la fine del mondo è in realtà inevitabile, a meno che lo stesso Kamui non scelga di andare contro il proprio stesso destino. Ma aldilà delle profezie più criptiche, il futuro incombe e anche per Kamui è tempo di accettarlo: dopo essere entrato in contatto con alcuni dei membri di entrambe le fazioni, sceglierà di combattere tra le fila dei Draghi del Cielo, allo scopo di proteggere la vita e la felicità delle persone per lui più importanti, gli amici Fuuma e Kotori. E fin qui, ce lo si poteva aspettare. Se non fosse che, nel momento stesso in cui il giovane protagonista decide di mettersi alla testa di coloro che vogliono preservare la vita sulla Terra, lo stesso Fuuma si schiererà dalla parte avversaria, diventando di fatto la sua “stella gemella” e il suo più acerrimo nemico. Si, perché se la volontà di Kamui è tesa a proteggere e a conservare, quella di Fuuma (che viene chiamato Kamui a sua volta, in quanto “specchio” dell’originale) brama soltanto la distruzione, prima di tutto delle persone a lui più vicine. E’ facile immaginare quanto questa situazione sembri inaccettabile al nostro giovane protagonista, i cui sforzi saranno tesi, sopra ogni altra cosa, a comprendere il comportamento dell’amico e a recuperarne l’umanità. E nel frattempo si avvicina con passo inesorabile il 1999, l’anno in cui la profezia è destinata a compiersi, ed entrambe le fazioni si fanno sempre più agguerrite, inasprendo la propria lotta anche a prezzo di orribili sacrifici.

Di tutto e di più

Da quello che è considerato il lavoro più significativo delle CLAMP è logico aspettarsi che contenga tutte le tematiche che più stanno a cuore alle quattro mangaka, e in effetti in questo X troviamo sviluppate, con l’originalità che da sempre contraddistingue le autrici, le problematiche centrali del loro percorso. E così, la vicenda ruota intorno al sempre attuale conflitto tra bene e male, concetti che però in questo caso sono quantomai labili e sfuggenti a qualunque tentativo di definizione: è vero, quasi automaticamente si è portati a sposare la tesi della dolce Hinoto, secondo la quale l’esistenza umana deve essere preservata a discapito di ogni altra cosa, ma è impossibile non concordare almeno in parte con la cinica Kanoe, ben conscia della grettezza umana, consapevole delle colpe di cui l’uomo si è sempre macchiato nel corso dei millenni, verso se stesso e verso la natura, e determinata ad eliminare i suoi simili così come si farebbe con una piaga purulenta. Ma è altrettanto difficile decidere con quale dei due Kamui schierarsi: quello dei Draghi del Cielo, insieme ai propri compagni, ha deciso di imbrigliare la propria volontà per raggiungere uno scopo ben preciso, anche a prezzo della vita, mentre il Kamui dei Draghi della Terra afferma la propria individualità sopra ogni cosa, e vive solo per realizzare i desideri suoi e degli altri, come a voler sancire l’inutilità di una vita nella quale non si è in grado nemmeno di guardare dentro se stessi e di prendere coscienza del proprio vero io. Tematica altrettanto cara alle CLAMP è quella del fato che incombe su di noi, della predestinazione a cui ogni uomo è assoggettato, e di come si possa scegliere se piegarsi a questa aliena volontà o se, al contrario, combattere per opporvisi, ma senza alcuna garanzia di successo. Non a caso sulla copertina del fumetto campeggia una frase che recita “La loro sorte era già decisa”, ma il fatto che il titolo del manga richiami il simbolo dell’incognita per eccellenza pare ben più di una coincidenza. Ovviamente questo ampio ventaglio di tematiche non può che essere supportato da un’adeguata caratterizzazione dei personaggi, protagonisti come comprimari, che non solo sono delineati con profondità e dovizia di particolari (grazie anche a brevi episodi incentrati ogni volta su un diverso personaggio, inseriti al termine di ogni tankobon), ma che spesso sono ripresi da altri lavori delle stesse autrici (esemplare il caso di Subaru Sumeragi e Seishiro Sakurazuka, protagonisti di Tokyo Babylon), cosa che contribuisce a creare una forte continuità tra una serie e l’altra, senza per questo inficiarne la comprensione a chi si avvicina alle loro opere per la prima volta. Resta da aggiungere che lo stile grafico, a cura della bravissima Mokona Apapa (che ultimamente ha però passato il testimone a Mick Nekoi, seconda disegnatrice in X, per una sospetta ma non ancora confermata artrite) è decisamente azzeccato e ci cala senza fatica nelle atmosfere di una Tokyo moderna ma sempre permeata di misticismo, forte e fiera nella sua gabbia di tecnologia, ma pronta a incrinarsi da un momento all’altro. Certo, lo stile della Apapa potrà non piacere a tutti, specialmente a chi ama una caratterizzazione molto realistica dell’anatomia umana, ma è impossibile negare il fascino che irradia dalle sue longilinee figure, sempre immerse in un mondo a metà tra la realtà e il sogno.

L'edizione

Per quanto riguarda l’edizione, attualmente X è serializzato da Planet Manga, nonostante esista anche una precedente edizione della Jade, interrotta però con il numero 8. La proposta di Panini, ferma al numero 18 da diversi mesi per i problemi già citati, si attesta comunque su buoni livelli: nonostante l’assenza della sovraccoperta, la qualità della carta è decisamente soddisfacente, così come la rilegatura, e il prezzo di 4 euro a volume ne fa un prodotto decisamente accessibile, considerata anche la moda, sempre attuale, del rialzo del prezzo di copertina. Recuperare gli arretrati non comporta poi un’eccessiva difficoltà, vista l’ampiezza della distribuzione, per cui possiamo dire che, almeno in questo caso, Planet Manga abbia fatto il suo dovere.

X Sinceramente, chi scrive si trova di fronte ad una grave empasse: per gli amanti dello shojo questa è senz’altro un’opera imprescindibile, vista, da una parte l’abilità delle autrici nel rivoluzionare un genere che, per sua stessa natura, è spesso fatto di situazioni ripetitive e trame al limite della linearità, e dall’altra l’indubbia qualità grafica, ma il fatto che persino in patria una conclusione stenti tuttora ad arrivare è un deterrente non da poco all’acquisto. Che dire, c’è soltanto da sperare che la situazione si sblocchi e che si possa presto leggere il degno epilogo della vicenda, così come meriterebbero l’ottimo lavoro svolto dalle autrici, come anche la nostra pazienza.