Recensione X-Men Forever

Cosa sarebbe successo se il genio mutante di Chris Claremont 15 anni fa non avesse abbandonato le testate mutanti per i contrast

recensione X-Men Forever
INFORMAZIONI SCHEDA
Articolo a cura di

X-Men Forever è una serie scritta dal veterano degli X-Men, Chris Claremont, ed è la continuazione della sua storyline su Uncanny X-Men e X-Men, dal punto esatto dove 15 anni fa, in seguito a polemiche editoriali, era rimasta interrotta per volontà della Marvel.
La storia comincia lì dove si era interrotta su X-Men 1-3, con la squadra (non più divise in squadra blu e squadra oro) inviata da Charles Xavier e Nick Fury, diventato il collegamento diretto del team con l’agenzia super spionistica della Marvel, S.H.I.E.L.D., all’inseguimento di Fabian Cortez, l’accolito che sconfisse Magneto, sopravvissuto all’esplosione dell’Asteroide M.
La nuova rivisitazione del mito di allora mostra quel che il buon Claremont aveva in mente per i suoi X- Pupilli.
Abbiamo infatti un nuovo sguardo e un nuovo sviluppo sul triangolo amoroso Ciclope, Fenice e Wolverine, un nuovo infausto destino per il mutante con gli artigli, altri misteri legati a Tempesta e alla prole di Sabretooth, probabili ritorni dall’Inghilterra (Shadowcat e Nightcrawler all’epoca militavano nel team inglese di Excalibur).
Ma tutti questi stravolgimenti, questa voglia di mischiare le carte in tavola su una serie al top non piacque proprio allo staff direttivo della Marvel dell’epoca che voleva preservare la sua gallina dalle uova d’oro, l’Universo mutante e più in dettaglio Wolverine, senza troppi stravolgimenti.

Un nome su tutti: Claremont

Forse per i nuovi lettori e per i più giovani non vorrà dire molto ma prima dei film di Bryan Singer, dei videogiochi e della moltiplicazione delle testate mutanti, l’universo X e soprattutto gli X-Men avevano una sola voce: quella di Claremont per l’appunto, l’uomo che ha re inventato gli X-Men proiettandoli nelle terre estreme del mito.
Inglese di nascita, nato a Londra, ha indissolubilmente legato il suo nome per ben 17 anni agli X-Men.
Nessun altro scrittore finora è durato così tanto su ogni altra serie. Ha creato personaggi leggendari e storie immortali come “La saga della Fenice Nera” e “Giorni di un futuro passato”, e non solo, la seconda pellicola cinematografica degli X-Men è liberamente ispirata alla sua graphic novel “Dio ama, l’uomo uccide”.
La sua carriera alla Marvel comincia nel 1969 ma è nel 74 che comincia a scrivere comics.
Il primo titolo che gli fu affidato è quello di "Iron Fist", dove assieme a John Byrne, lanciò il personaggio di Pugno d’Acciaio nel Marvel Universe.
Un anno dopo, nel 1975, Len Wein (proprio lui, il papà di Wolverine) diede a Claremont il compito di rilanciare gli X-Men, allora in piena agonia editoriale e, come detto, non si muoverà più da lì per i seguenti 17 anni!
Claremont, innovativo e anticonformista, è uno dei primi autori a prestare un occhio di riguardo alle super eroine, all’epoca ancora relegate al rango di spalla (basti pensare a come se la passava Susan Richards, la Donna Invisibile, dei Fantastici Quattro). Con lui le X-Women diventano personaggi delineati in maniera tridimensionale, grazie alla sua forte caratterizzazione, sotto la luce dei riflettori, a recitare un ruolo di primissimo piano, ci finirono Jean Grey, Fenice, e Ororo Munroe, Tempesta.
E se Fenice, grazie alle sue idee, è la prima donna in grado di distruggere l’Universo, Tempesta è la prima super eroina afro americana a giocare un ruolo importante una serie di prestigio della Marvel.
X-Chris ha creato altri personaggi femminili di rilievo, come: Rogue, Psylocke, Shadowcat, Phoenix (Rachel Summer) Mystica, Lady Mastermind, Emma Frost, Siryn, Jubilee e la regina dei Goblin Madelyne Pryor.
Ma non ha di certo trascurato il lato maschile dell’Universo Marvel, gettando sulla scena: Sabretooth, Avalanche, Forzuto e l'Uomo Multiplo.
Nel 1991 dopo una discussione con l’allora editor Bob Harras, dopo soli tre numeri della nuova testate X-Men, abbandona quello che era stato il suo regno e che aveva contribuito a espandersi (grazie al suo lavoro videro luce testate come Nuovi Mutanti, Excalibur e Wolverine).
L’abbandono di X-Chris alla casa delle idee diede il via al così detto X-odus di autori in fuga verso altre case editrici.
Sette anni dopo tornerà alla Marvel per la gestione dei Fantastici Quattro e nel 2000 tornerà a riscrivere i suoi X-pupilli.

Durante la sua carriera Claremont ha vinto il Premio Comics Buyer's Guide Fan Award come Scrittore preferito nel 1983, 1984, 1988, 1989, and 1990.

L'opinione di Claremont stesso su Forever

Claremont in una sua intervista si è così pronunciato sulle qualità e sulla possibilità di un esperimento come Forever:
"L’unica differenza significativa e l’unico vantaggio che una serie come Forever può avere su un titolo regolare come Uncanny è che qui non dobbiamo preoccuparci dei bisogni della casa editrice. Il grande svantaggio di serie come Fantastici Quattro, X-Men o Spider-Man, è che il personaggio deve essere preservato per il bene della Marvel. Ma se un personaggio deve essere per forza preservato in Uncanny, può invece essere ferito a morte in Forever.
Il Fatto è che se un personaggio è abbastanza sfortunato da morire, qui su Forever è una cosa reale e non viene corretta una settimana dopo. Non tornerà. Ci saranno le dovute conseguenze dirette e da queste basi si evolverà il tutto”

Forever: una minestra riscaldata?

Il grande dilemma dietro ad un’operazione del genere è proprio questo.
Con tutto quello che è successo sulle serie mutante, stravolgimenti, morti e distruzione, perché riprendere in mano una storyline che sa di vissuto e di già visto?
La risposta è tutta nel nome dell’autore.
Chris Claremont per l’appunto, che come abbiamo provato a spiegarvi: nessuno come lui è stato gli X-Men.
Nessuno meglio di lui ha saputo incarnarne le diverse voci e lo spirito di sacrificio del gruppo mutante.
Accusato dai detrattori di usare toni un po’ troppo da Soap opera, dialoghi prolissi e verbosi, Claremont ha avuto il grande merito di modellare l’universo mutante come nessuno altro.
La sua impronta è ancora visibile e le sua eredità ancora pesa sulla gestione degli X-Men, basti pensare all’eterna maledizione di Fenice.

Poco è stato detto del bravo Tom Grummet, formatosi su serie come i Nuovi Titani della Dc, ma quando si lavora con un genio come Claremont il rischio è quello di rimanere nell'ombra. Comunque la sua prova è di buoni livelli, a tratti un po' troppo accademico e troppo conformista nello stile, votato, forse per volontà di Claremont stesso, al classicismo degli X-Men.

SPOILER o quasi

Se volete leggere e gustarvi il paradosso di Forever senza troppe pretese allora fermatevi, questo ultimo paragrafo non fa per voi, sono solo rumors e voci di corridoio.

Tanta era la carne al fuoco, le idee mai messe in pratica (leggenda urbana vuole che Mystica, la o per meglio dire in questo caso, il mutaforma fosse il padre di Nightcrawler) viste all’epoca come troppo estreme da una casa editrice come la Marvel che voleva fortemente salvaguardare le sue risorse e mai avrebbe permesso la morte di Logan e la soppressione della testata di Wolverine per rimpiazzarla con una si Sabretooth.

X-Men Forever Un esperimento. Un paradosso, Un elseworld. Un What If. X-Men Forever è tutto questo e molto più. É una linea temporale interrotta dai cattivi della casa delle Idee che non vollero dar retta al loro autore di punta per salvaguardare in maniera gattopardesca (bisogna che cambi tutto perchè tutto rimanga com'è) il loro prezioso tesoro. Ma di acqua sotto ai ponti mutanti, da allora, ne è passata davvero molta ed è per questo che piacerà ai fan di vecchia data che si commuovono già alla sola idea di vedere il nome di Claremont associato agli X-Men mentre potrà risultare indigesto a chi gli X-Men li ha scoperti nelle tute di pelle nera.