Recensione Yattaman

Torniamo bambini

Articolo a cura di

Alla ricerca dell’infanzia trascorsa

Sono passati ben oltre 10 anni dall'uscita di Evangelion, l'anime più introspettivo mai realizzato, in seguito al quale l'animazione giapponese ha cominciato a sfornare, con esiti ampiamente discutibili, prodotti con sfumature sempre più adulte, dei quali ora c'è grande abbondanza; aggiungiamo a questo che la maggior parte dei nostri lettori, se non la totalità, è abbastanza cresciuta e certo anche piuttosto matura per una comicità infantile quale quella che propone Yattaman, oggetto della nostra recensione. Quale allora il bisogno di parlare di quest'anime e consigliarlo, inducendovi a spendere un centinaio di euro quando sul mercato c‘è grande copia di materiale apparentemente migliore? La risposta, a ben pensarci, è anche facile: Yattaman potrebbe suscitare in voi emozioni molto più belle di quelle di buona parte dei prodotti ora sul mercato, ogni sua visione vi riporterà all'infanzia trascorsa.

“Cosi siamo giunti alla fine della storia, ma Yattaman continuerà a vivere nei nostri cuori e il suo ricordo ci accompagnerà per sempre”

Gan-chan e la sua amica/fidanzata Aichan (Janet, qui da noi) hanno finalmente ultimato la costruzione del più bel giocattolo mai ideato: un cane robot gigantesco capace di viaggiare ad incredibili velocità e con inaspettate capacità belliche. Pur essendo gestori di un negozio di giocattoli, decidono di non vendere la loro ultima fatica e di farne, invece, un'arma con la quale combattere il Male. Fortunatamente per loro il nemico non tarderà a palesarsi. Il malvagissimo dottor Dokrobei, che si autodefinisce il “ladro più ladro dei ladri”, contatterà infatti il trio Drombo, truffaldini gestori di un ristorante, per chieder loro di collaborare in una losca impresa: trovare i pezzi mancati della Dokrostone, la mappa per il più gran tesoro del mondo. I nostri eroi, capitati a caso nel ristorante per festeggiare la loro ultima invenzione, vengono a sapere ciò e, abbastanza lietamente, cominciano la loro avventura come oppositori del male e della banda Drombo.
La ricerca della Dokrostone, a causa delle indicazioni sbagliate fornite al trio Drombo, li condurrà in ogni parte del mondo in quella girandola di viaggi che ben conoscete e che dura la bellezza di 108 puntate. Essendo ogni episodio a sé stante, è impossibile tentare di fornire dettagliate informazioni sulla trama: basti sapere, comunque, che in ogni puntata si prende spunto da qualche evento o cosa nota, almeno per sentito dire, a tutti (si va dai film o libri più famosi, agli avvenimenti storici più eclatanti senza dimenticare i personaggi che hanno fatto parlare di sé maggiormente).
Finale a sorpresa.

Yatta! Yatta! Yattaman!

Yattaman, come già detto, gioca molto sulla nostalgia ne consegue quindi che proprio i segni della vecchiaia possano presentarsi come i suoi migliori pregi.
In primis la grafica semplicistica con i colori a pastello e pochi fotogrammi per ogni movimento, fastidio sempre impellente, che è anche uno dei motivi che tanto ci entusiasma (il ricordo delle vecchie trasmissioni sulle reti regionali scalda sempre il cuore).
In secundis il plot narrativo, per il quale va fatto però un discorso più complesso. Essendo un anime comico infatti, questo ha mantenuto gran parte del suo brio, resistendo ai segni dell'età e sottraendosi in parte alla caduta nel ridicolo che ha colpito molti suoi coetanei (provate a rivedere Ken Il Guerriero per credere), sebbene resti sempre quello di un'opera concepita per un pubblico di bambini. Il divertimento comunque è assicurato, anche se ci si potrebbe sentire un po' idioti più di una volta.
Infine l'estrema durata, che è senz‘ombra di dubbio il suo maggior difetto: quasi certo infatti che dopo una ventina di puntate vi siate stancati dei nostri eroi e forse rimpiangiate i 100 euro spesi. Diluire la visione in settimane, o anche mesi, è un rimedio efficace ma che, a seconda della vostra indole, potrebbe non funzionare appieno.

Edizione DvD

A proporre l'anime in Italia è la Mondo Entertainment, casa ben nota ai nostalgici che, impegnata a distribuire cartoni per bambini (Hamtaro, Winx, ma anche Calendar Man e Gigi la Trottola), ha nel suo catalogo alcune tra le più spensierate produzioni giapponesi degli anni ‘70. Queste, dato il grande numero di episodi da cui sono composte e con l'intento di avere competitività sul mercato, vengono proposte a prezzi tutto sommato modici. Il nostro Yattaman non fa eccezione. Disponibile in un'edizione budget (99,70 euro in totale) che in soli tre cofanetti, composti di 6 DVD ciascuno, racchiude l'intero anime di oltre 100 puntate, si presenta in maniera decisamente allettante. Buone le tracce audio (italiano, Dolby Digital 2.0 - stereo - giapponese, Dolby Digital 1.0 - mono) e video (non si notano spixellamenti o imperfezioni di sorta); da un cartone di quell'epoca e di cosi poco appeal commerciale non ci si poteva d'altro canto attendere molto più come, ad esempio, una ricostruzione dell'audio per portare il segnale in 5.1. Senza infamia e senza lode gli extra che si riducono al classico booklet con schede dei personaggi.

Yattaman L’acquisto di Yattaman va ben ponderato: la spesa, visti i molti episodi, non è infatti indifferente ed il mercato ha una offerta di grande vastità. Consigliabilissimo se siete dei nostalgici, va a finire in fondo alla vostra lista della spesa se restate infastiditi da grafica antiquata e povertà tecnica. In Giappone stanno or ora trasmettendo un serie-remake che forse verrà pubblicata a breve anche in Italia, aspettarne l’uscita in DvD e accontentarsi della TV per il vecchio Yattaman è una possibilità da non scartare.