Rubrica Limited Edition

Limited Edition questo mese ospita Giovanni Muciaccia, preparate le forbici dalla punta arrotondata!

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Articolo a cura di

Testi di Federica Ceretta e Daniele Daccò
Siamo sicuri che Giovanni mi perdonerà appellativi come "Re della Colla Vinilica", oppure "Mastro delle forbici dalla punta arrotondata".
Credo che ci perdonerà perché siamo in buona fede, molti della nostra redazione sono cresciuti con i suoi programmi e ci sembra un po' di conoscerlo e certe libertà ci vengono naturali.
Giovanni Muciaccia ci ha rilasciato un'interessante intervista riguardo il suo futuro e la sua infanzia, lo abbiamo conosciuto alla conferenza stampa Disney a proposito del lancio del nuovo canale satellitare "Disney Jr." e abbiamo scambiato quattro chiacchiere con lui.
Giovanni, televisivamente parlando, è uno dei nomi più coerenti che riusciamo a focalizzare. Non solo perché ha sempre condotto programmi di cultura, spensierati e utili ma anche perché è riuscito a mantenere, agli occhi del pubblico, un'integrità che è raro trovare oggi nel "bel paese".
Proprio come "il bravo ragazzo" che viene schernito dai bulli a scuola, si tende (ingiustamente) a sminuire il suo operato, ma pensateci bene.. riuscite a trovare altre figure televisive con le medesime caratteristiche e qualità?

DD: Innanzitutto complimenti e auguri perché so che da poco sei diventato papà. Insegnerai a tuo figlio i tuoi trucchi creativi e il tuo modo di fare arte?

GM: Eh caspita! Immagino che lui me lo chiederà! Immagino tutti i suoi amici di scuola che si aspetteranno che lui abbia una manualità spiccata. Sarà la vendetta di tutti i genitori che da anni e anni vedono la moquette di casa cosparsa in lungo e in largo di colla e le sedie distrutte. Quindi direi di si, sicuramente si!

DD: Ora parliamo di quando eri piccino: qual è stato il tuo approccio a "Mamma Disney"? Come sei entrato in contatto con i suoi mondi e i suoi personaggi?

GM: Il mio approccio alla Disney è avvenuto principalmente attraverso Topolino! Io ho due fratelli molto più grandi di me e quindi, sin da piccolissimo, vedevo girare i vari numeri del fumetto per tutta casa. Posso quindi affermare che il primo approccio l'ho vissuto attraverso il famoso giornalino.
Poi ricordo molto bene anche le animazioni di Peter Pan, i classici Disney come i cartoni animati di Paperino, mi piacevano moltissimo! Mi ricordo i climi di quei cartoni animati, i climi della mia casa e risento l'odore della cucina di mia madre se penso a un topolino di quell'epoca. Le animazioni e i fumetti, se fatti bene, hanno la straordinaria capacità di farti viaggiare indietro nel tempo e nei ricordi.

DD: Di cosa ti occupavi prima di iniziare a lavorare per Art Attack?

GM: Ho iniziato la mia carriera, nel 1992, lavorando già in una tv per ragazzi: Disney Club. Ho fatto poi due anni allo zecchino e i successivi due-tre anni sono stato fermo per quanto riguarda l'ambito televisivo, ma ho lavorato in teatro, e per alcuni spot pubblicitari. Poi nel ‘98 è arrivato Art Attack! Avevo già alle spalle tre anni di programma per ragazzi. Ero già preparato. Ho un bel bagaglio di esperienza ormai: 5 anni di Disney Club e 8 di Art Attack!

DD: Come sei entrato nel progetto di Art Attack?

GM: Con un provino, semplicemente.
Ho fatto un provino, in realtà ne ho fatti due o forse addirittura tre non ricordo bene e l'ho superato, semplicemente così! Erano altri tempi, eh?
Anche in quegli anni non si scherzava però, certi bei calcioni si prendevano pure allora, però adesso diciamo che la situazione è peggiorata. Comunque, in sostanza, è stato un banale provino a farmi entrare nel mondo di Art Attack, posso dirlo e me ne vanto! (ride)

DD: Lavorare per e con i bambini ti da soddisfazione?

GM: Si tanto, tantissimo. In realtà io sono contento di fare un programma sano, di fare un programma bello, intelligente, fatto bene, con persone valide che studiano ogni dettaglio. Un programma di cultura insomma.
Anche la comicità può essere intelligente, è quello che ti appaga come artista. Al di là della destinazione del prodotto, che sia un programma per ragazzi o per adulti, l'importante è fare delle cose che ti soddisfino; non è avere la voglia di andare in video a tutti i costi. Io provengo dalla vecchia scuola del teatro quindi ho già in me questa concezione classica, ancora artistica nei contenuti.

DD: Come convivi con il tuo "personaggio" di Art Attack? Ti fermano per strada? Ti fanno domande particolari? La famosa "parodia" di Fiorello, ti infastidisce?

GM: Sostanzialmente ci convivo bene, anche se poi a volte ci sono persone che insomma sconfinano e quindi diventano invadenti per cui le devi rimettere a posto.
In realtà ritengo che l'imitazione di Fiorello sia una medaglia al valore televisivo: è una cosa straordinaria perché Fiorello è un numero uno.
Un personaggio di una tale caratura che arriva a fare un'imitazione di un presentatore di programmi per ragazzi, (televisione considerata di serie b), è da ammirare.
Ci sono poi delle persone, come dicevo, che per strada sconfinano; un conto è Fiorello che è titolato per fare quello che fa e un altro è il burino che ti prende in giro. Sicuramente da dopo l'imitazione di Fiorello è cambiato totalmente l'approccio del mondo reale nei miei confronti: prima le persone ti guardavano con un'aria di stima e approvazione, adesso invece è tutto molto più terra a terra, sullo stesso livello. Il rapporto con la gente è cambiato ma lo accetto volentieri perché fa parte del gioco.

DD: Attualmente ti stai dedicando anche al teatro, ci racconti qualcosa su tuoi nuovi progetti?

GM: Adesso sto mettendo in scena uno spettacolo, un monologo, sui 150 anni dell'unità d'Italia. È stato scritto da Adriano Bonfanti il quale ha avuto l'ottima intuizione di debuttare a Dicembre quando ancora il fenomeno non era esploso. È uno spettacolo rivolto alle scuole, quindi uno spettacolo didattico, una sorta di lezione di storia, divertente, dove costruisco oggetti sul momento e interpreto dei personaggi, è da ridere insomma, anche se ovviamente sono presenti momenti drammatici come la guerra, Anna Frank, il dramma della povertà. Sono poi previsti altri due spettacoli: uno con Michele Placido, sul bullismo e l'altro con Anna Mazzamauro sulla condizione delle donne nella società contemporanea.

DD: Preferisci il Topolino con i bottoni gialli, quello classico, oppure quello nuovo, con la giacca e la camicia?

GM: Io sono legato a quello classico, perché chiaramente da piccolo ho conosciuto quel Topolino, però immagino che i ragazzi di oggi preferiscano quello contemporaneo. È un fatto di affezione legato alla gap generazionale e al momento in cui ti avvicini a un fumetto. È un po' come conoscere una persona e ritrovarla trasformata dopo tanti anni, un po' stenti a metterla a fuoco ma alla fine la ritrovi. Mi piace comunque anche la versione moderna del mio primo compagno di avventure; lo trovo dinamico, ci sono delle luci nuove, dei colori nuovi però io rimango sempre legato sentimentalmente a quello... vintage.

DD: Qual è il tuo personaggio preferito della Disney? Quello in cui ti rispecchi o rivedi alcuni aspetti del tuo carattere? Quello che ti senti più vicino insomma.

GM: Pippo. A me piace molto Pippo perché è spilungone come me, un po' impacciato. Mi fa ridere molto, è simpatico e poi non si arrabbia. È una sorta di tontolone sano. Non mi sento esattamente come lui, però mi piace, mi diverte!

DD: Grazie Giovanni, è stato un vero piacere! Ti va di salutare i nostri lettori?

GM: Un bacio a tutti i ragazzi e a tutti i lettori di animeye.it! Ciao ragazzi!