Rubrica Rorschach

Marv è entrato da quella porta.

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Articolo a cura di

Testi di Lucia Pecoraro
Martedì 30 maggio: mi ha contattato telefonicamente un uomo dalla voce rauca e profonda, ha detto di chiamarsi Marv e di aver bisogno del mio aiuto. Prendere appuntamento con lui non è stato molto semplice: esce di casa solo se è buio inoltrato e, essendo estate, non si poteva fare prima delle 21 quindi concordammo per le 23.
Mercoledì primo giugno ore 22.45: seduta alla mia scrivania preparo tutto l'occorrente per il colloquio, sono sola non solo nel mio studio, ma probabilmente in tutto l'edificio. Forse c'è ancora qualcuno da qualche parte con un po' di lavoro arretrato da recuperare, almeno spero! Mi hanno raccomandato di fare molta attenzione ai soggetti che potrei trovarmi ad analizzare, e incontrarne uno alle 23 in un magazzino di un edificio deserto non mi sembra il massimo della prudenza. Ma ormai hanno bussato alla porta e non c'è più tempo per trovare una soluzione. E' in perfetto orario: buon segno. Vado ad aprire per accogliere il soggetto, mi trovo davanti una figura imponente e massiccia, lo invito ad accomodarsi e a prendere posto, l'osservo attentamente mentre entra e raggiunge la sedia con passi pesanti. Richiudo la porta e raggiungo il mio posto.
Dopo essersi seduto poggia sulla scrivania un fascicolo malridotto e sporco. Sfogliando le poche pagine presenti noto delle strane macchie di un rosso scuro, volgo allora lo sguardo al soggetto e con tono cortese inizio il colloquio:

LP: Bene Signor Marv, dalla sua cartella clinica noto che è gia stato in analisi qualche tempo fa, quali sono state le motivazioni che l'hanno portata ad iniziare la terapia?

M: Il mio avvocato, il quinto.

Ascolto le poche parole proferite dal mio interlocutore, la freddezza nei suoi occhi e quella piccola smorfia sul viso mi portano a pensare che sia meglio non chiedere degli altri quattro, meglio iniziare con calma il colloquio.
LP: Vedo che le sono stati prescritti farmaci durante l'intero periodo in cui è stato in cura, ma non vedo le conclusioni della terapia, come mai è stata interrotta?

M: Il mio medico non riusciva più a scrivermi le ricette con entrambe le braccia rotte.

Devo sforzarmi notevolmente per impedire al mio sguardo di posarsi sul mio braccio ancora integro, per il momento; è più opportuno concentrare l'attenzione sui farmaci e sui sintomi che hanno portato alla loro prescrizione:
LP: I sintomi da lei denunciati erano percezioni uditive intrusive, per la precisione ha affermato di sentire voci che le parlavano, riscontra ancora questi sintomi?

M: Capita, alle volte mi risveglio senza ricordarmi dove mi trovo. Mi sforzo, mi fa male la testa.
Altre volte, quando penso alle ragazze, ne sento qualcuna che mi chiama. Ma non le ascolto se la rende più tranquilla. E loro non ascoltano me.

LP: Ok, Signor Marv, ora procederemo con un test, le mostrerò delle figure e lei mi dirà tutto ciò che le immagini le fanno venire in mente, iniziamo con la prima tavola. Detto ciò mostro la tavola numero II al soggetto poggiandola sulla scrivania davanti a lui volgendo un leggero sorriso cortese.

M: Signore. E' una di quelle robe con le macchie? Dico quello che vedo allora... quello là, quello a destra... sembra un bell'orso, denti e artigli compresi. Non so se mi spiego. Anche quell'altro sembra un orso dottoressa. Fanno Wrestling. Gli fanno male le mani.
Quello grosso schiaccia il piccoletto.


LP: Mi può descrivere dov'è l'orso più grande e dov'è quello più piccolo e cosa le fa pensare che lo aggredisca?

M: L'ho già detto! Il gigantone è a destra, il nanerottolo a sinistra. 'Sto qua vede? Questo è il sangue, scorre a fiumi come ai bei vecchi tempi. I due se le danno di santa ragione.
Dovrebbere esser positivo il fatto che io veda degli orsetti invece che cadaveri.


LP: Ok, con questa tavola abbiamo finito, passiamo alla prossima. Come prima, mi dica ciò che la figura le fa venire in mente. Ripongo quindi la tavola II e la sostituisco con la tavola VII.

M: (Il soggetto rimane in silenzio per lungo tempo) Questa è facile: sono fiori. Intendevo due donne, io le chiamo fiori. Due donne bellissime, sono spaventate, schifate, guardano con ripugnanza.
La loro espressione è malata, ma solo perchè ciò che guardano si riflette sul loro viso, non è colpa loro, loro sono belle.

LP: Quali sono le due donne e cosa le fa pensare che stiano guardando con aria disgustata?

M: Lei si diverte Dottore? Questa a Destra è la donna, qui c'è il naso, all'insù. Questa è l'altra, vede anche lei l'occhio? Sono disgustate...
Credo che il viso delle donne non possa mentire, ti accorgi subito quando distolgono lo sguardo da te per non guardarti. Preferirebbero voltare la testa verso quel vicolo pieno di spazzatura che incrociare un'altra volta la mia faccia.
Camminano e ti giudicano, ma non è colpa loro, è colpa della spazzatura. Che le cammina incontro invece di starsene buona buona nei vicoli della città, a marcire lì. Lontano dalle luminarie, da ciò che è bello, dove è giusto che stia... il viso delle donne riflette quelle che guardano, dottoressa. E ora guardano il mio.


LP:
Bene Signor Marv, per il momento abbiamo concluso, la ricontatterò per il prossimo appuntamento e le farò avere i risultati del colloquio. Dopo aver messo via la tavola, mi alzo dalla sedia per accompagnare il soggetto alla porta che in silenzio si alza e con incedere pesante ripercorre i suoi passi e prima di varcare l'uscio mi saluta con un lieve cenno del capo.
L'osservo ancora per un attimo per poi richiudere la porta alle sue spalle. Ok, sono viva!

SCHEDA PSICODIAGNOSTICA

Nome: Marv
Cognome: sconosciuto
Età: 33-37
Data: 01 Giugno 2011
Sintomi denunciati: Allucinazioni uditive persistenti ed intrusive
Reattivi somministrati: Tavole II e VII del Rorschach
Diagnosi categoriale: Disturbo Psicotico non altrimenti specificato: non sono presenti altri sintomi oltre le allucinazioni uditive per poter fare una diagnosi di psicosi specifica.
Diagnosi descrittiva: dalla tavola II si evince una spiccata aggressività non giustamente proporzionata e controllata, tuttavia si nota anche un senso di innocenza rappresentato dall'orso più piccolo che può esprimere un desiderio di proteggere chi è più debole. Su questo desiderio si può lavorare per poter aiutare il soggetto a controllare la sua aggressività e attenuarla in modo adeguato. Dalla tavola VII si evidenziano i problemi relazionali, con il genere femminile in particolare, che nonostante sia visto positivamente (le donne vengono descritte come bellissime) hanno uno sguardo, probabilmente rivolto verso di lui, disgustato, a rappresentare che il soggetto pensa che gli altri lo vedano come disgustoso. Bisognerà quindi lavorare primariamente sulla percezione che egli ha di sé e successivamente su quella che lui crede gli altri abbiano di lui. Si consiglia inoltre, di non sospendere la somministrazione dei farmaci, in quanto le allucinazioni uditive possono influire negativamente sull'andamento della terapia.

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