Speciale Bleach

Bleach: special article from the devil

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Bleach è una serie di Tite Kubo iniziata in Giappone nell'ormai lontano 2001 che nel giro di pochissimo tempo ha riscosso un successo incredibile a livello mondiale, paragonabile soltanto a opere del calibro di Onepiece, Naruto e Dragonball. Come è lecito aspettarsi da ogni opera di simile successo pubblicata su Shonen Jump, anche Bleach è caratterizzato da una longevità notevole (mentre scriviamo questa recensione l'edizione Italiana ha raggiunto il quarantacinquesimo tankobon), ed è stato reputato quindi consono dalla redazione stilare un nuovo articolo riguardante quest'opera, che stavolta prenderà in considerazione l'arco narrativo più controverso dell'intera serie: La saga di Aizen.

BANKAI!

Bleach, per chi ancora non lo conoscesse, parla di un ragazzo di nome Ichigo Kurosaki che possiede la peculiare capacità di vedere i fantasmi. Un giorno per puro caso incontra Rukia Kuchiki, una dea della morte (shinigami, come abbiamo imparato a definirli anche in Death Note) incaricata di combattere sulla terra i cosiddetti Hollow, feroci anime smarrite che si cibano di coloro che dopo essere deceduti non sono stati ancora in grado di raggiungere l'aldilà. Un imprevisto però fa sì che si verifichi un'inversione di ruoli e Ichigo si ritrova ad essere un improvvisato dio della morte che da quel giorno dovrà affrontare numerose peripezie insieme ai suoi amici (che verranno in qualche modo tutti coinvolti nel suo nuovo "lavoro") finchè non sarà riconosciuto shinigami a tutti gli effetti. In soccorso del nostro giovane protagonista vengono inoltre dei poteri sovrannaturali e incredibili legati alla potente spada che ogni shinigami possiede, la Zanpakuto; arma capace di sprigionare devastanti tecniche che variano da modello a modello, in grado addirittura a cambiare forma per potenziarsi ulteriormente nel cosiddetto "bankai", divenuto ormai famoso tra i fans quasi quanto la trasformazione di Goku in Super Sayan.
I veri problemi iniziano però quando si scopre che vi è un traditore tra gli shinigami di rango più elevato della Soul Society, l'organizzazione che gestisce l'aldilà. Sosuke Aizen infatti, capitano della quinta divisione degli shinigami, si rivela essere in realtà una mente fredda e calcolatrice che punta al dominio del mondo spirituale e di quello terreno servendosi degli hollow e delle loro forme più evolute (primi tra tutti i temibili Arrancar). Nel più classico stile del genere degli shonen di combattimento continua quindi l'escalation di personaggi sempre più forti contro i quali i nostri eroi dovranno combattere per salvare le sorti non solo del pianeta terra, ma anche dell'aldilà stesso. Riuscirà il nostro Ichigo a sventare la minaccia di Aizen? Ma soprattutto riuscirà Tite Kubo dopo 10 anni di pubblicazione a mantenere avvincente la sua serie? E sarà davvero in grado di portare avanti l'opera per almeno altri 10 anni come lui stesso ha dichiarato di voler fare?

The HEART

Negli ultimi anni, proprio a causa dell'arco narrativo di cui stiamo parlando, Bleach ha scatenato un certo fermento tra i fans di tutto il mondo. In molti infatti si chiedono se questo manga meriti ancora di stare nella cosiddetta Golden Three di Shonen Jump, ovvero la famosa triade di manga che da sola tira avanti l'economia dell'intero settore: Onepiece, Naruto e, appunto, Bleach. Mentre Onepiece ha dimostrato di essere letteralmente intoccabile e Naruto sembra, nonostante alcune piccole palesate difficoltà dell'autore, tutto sommato mantenere il livello qualitativo che lo ha sempre contraddistinto, Bleach ha iniziato in maniera piuttosto evidente a perdere colpi. Se il tratto di Tite Kubo infatti si era subito fatto notare sin dai primi numeri per pulizia, originalità, e maestria nella caratterizzazione dei personaggi, una volta ottenuto il successo che possiamo osservare oggi sembra quasi che l'autore non riesca più a stare dietro ai ritmi disumani che pubblicare un'opera di questo calibro su una rivista come Shonen Jump richiede (leggete Bakuman del duo Obata-Ohba se non capite a cosa mi riferisco). Con il proseguire dei numeri anche il lettore meno esperto si è infatti per forza dei casi accorto che hanno iniziato a venire meno gli sfondi, quasi sempre lasciati totalmente bianchi utilizzando come scusante il fatto che il più delle volte i combattimenti si svolgono in cielo, o che sono sempre più frequenti le tavole caratterizzate da uno stile minimalista al massimo, che anche l'autore più inesperto saprebbe concludere nel giro di poche ore contro le giornate intere normalmente richieste dalle tavole di un mangaka professionista (famoso l'esempio divenuto ormai un tormentone su internet del cosiddetto "the heart", ovvero una tavola completamente bianca con al centro in piccolo la scritta "il cuore").

The Strawberry

Anche la trama non è esente da critiche, sebbene all'inizio potesse sembrare tutto sommato originale come shonen, con il passare del tempo Bleach ha iniziato ad assomigliare sempre di più all'onnipresente Dragonball. Evitare ogni riferimento con quell'opera è ovviamente impossibile, considerato che all'epoca in cui uscì gettò le basi per tutti gli shonen di combattimento che da lì in poi sarebbero nati, ma difficilmente si riescono ad accettare ancora oggi clichè come i diversi stadi di trasformazione sempre più forti dei nemici o dei protagonisti, o i famosi "ritiri di allenamento" durante i quali il protagonista sparisce per poi ogni volta fare una spettacolare entrata in scena dieci volte più forte di prima. L'unico aspetto che oggi come oggi sembra reggere in piedi quest'opera e decretarne ancora l'ampio successo sono i suoi incredibili personaggi: caratterizzati in ogni loro aspetto in maniera davvero impeccabile, sono ormai il vero fulcro dell'opera, con personaggi secondari, o addirittura nemici, che spesso diventano più carismatici dei protagonisti stessi. Il problema è che se l'opera si basa su di questi, diventa palese che l'unico exploit dell'autore per riuscire a tenere viva la serie è aggiungere continuamente nuovi attori in scena, o continuare a richiamare coloro che in episodi precedenti avevano riscosso particolare successo, in maniera però assai meno ponderata e sorprendente di quanto Eiichiro Oda riesca a fare invece in Onepiece. L'edizione italiana della Planet Manga è mediocre, con neri a volte macchiati e retini scalati in maniera non sempre perfetta, elementi riconducibili forse al costo tutto sommato contenuto di 3.90, inspiegabili invece sono gli errori madornali nell'adattamento di linee cinetiche, onomatopee e baloons che spesso mostrando dei veri e proprio "photoshop disasters" fanno scomparire dettagli come la punta della spada di un personaggio o sballano completamente la continuità del tratto. Buono invece l'adattamento dei dialoghi e ottimo il lavoro di ricerca lessicale presentato in ogni numero da Simona Stanzani, responsabile alla traduzione dell'opera. Il formato è quello del tankobon classico.

Bleach Nonostante la venatura critica di questo articolo, va tenuto conto che Bleach rimane pur sempre un manga di grandissimo successo parte della triade d’oro di Shonen Jump e resta quindi in ogni caso una lettura obbligata per ogni appassionato di manga per ragazzi che si rispetti. Viene da chiedersi però se con i suoi picchi di alti e bassi così ripidi da ricordare le rotaie di delle montagne russe l’autore possa davvero permettersi tutta la spavalderia che ha dimostrato in numerose interviste. Consigliato ai giovani e a tutti coloro che a suo tempo apprezzarono Dragonball e desiderano un’opera disimpegnata e di rapida lettura con cui svagarsi senza rinunciare al piacere di qualche colpo di scena davvero ben piazzato qua e là. Se invece sullo stesso genere desiderate qualcosa di più denso e originale o di più cinematografico e meno ripetitivo, consigliamo rispettivamente Onepiece di Eiichiro Oda e Naruto di Masashi Kishimoto.