Speciale Dylan Dog Day

25 anni con l'Indagatore dell'Incubo

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Nicolò Pellegatta Nicolò Pellegatta va matto per il chinotto, i fumetti europei (anche quelli francesi), non sopporta le code. Ha un debole per i videogiochi giapponesi, ma Kojima proprio non gli sta simpatico. Apprezza i giochi di breve durata, ma poi finisce sempre per iniziarne uno da 40 ore! Dissuadetelo su Facebook, Twitter o su Google Plus.

Sono passati venticinque anni da quando Giuliano Gemma prestò il suo candido viso a Tex Willer per la pellicola Tex e il signore degli abissi, regia di Duccio Tessari. Non un successone, poco incline allo spirito ruvido del fumetto.
Altri venticinque ne sono passati da quando Craven Road, Londra, accolse un nuovo inquilino. La targhetta sulla porta "Indagatore dell'incubo", lucidata tutte le mattine dal maggiordomo Groucho appena dopo aver raccontato la più recente freddura al lattaio, il campanello che urla - forse preferite bussare - e infine il maggiolino - rigorosamente bianco - parcheggiato di fronte all'uscio. Ma mai in doppia fila, perdindirindina siamo inglesi!
Se avete capito di chi stiamo parlando (coprendo magari il titolo dell'articolo con la vostra mano distratta. Non fate i furbi, the Eye is watching you), anche voi avete trascorso gli ultimi venticinque anni come chi sta dall'altra parte dello schermo: leggendo Dylan Dog. Magari non tutti i mesi, magari non tutti i Maxi, Speciali, Almanacchi della Paura, Color Fest, ma ogni tanto non si può dire di no a un the al limone servito al civico 7 di una stradina londinese, che è tutto tranne che tranquilla, che è tutto fuorchè ordinaria.

Con un quarto di secolo alle spalle e con una pellicola cinematografica nelle sale dal 16 Marzo, una interessante rassegna Horror & Motion in concomitanza con Cartoomics 2011 (l'annuale appuntamento con fumetto, gioco e videogioco alla Fiera Milano City l'11, 12 e 13 Marzo) dedicata al cinema dell'orrore ha intitolato l'intera giornata del 10 Marzo al personaggio nato dalla penna di Tiziano Sclavi. Circondati dalle proiezioni di classici del cinema horror (Nosferatu, La notte dei morti viventi), abbiamo presenziato alla festa di compleanno del nostro detective preferito. Ma né il suo genitore né l'affascinante inquilino di Craven Road si sono presentati. Beh, accontentatevi...

Professione: indagatore dell'incubo

Ma come si è arrivati a Dylan Dog? Da dove è nata l'idea di fare un fumetto su un personaggio così angosciante, nevrotico? E poi ancora chi lo ha trasformato in quel successo editoriale con un tale seguito di lettori?
La genesi è stata tutt'altro che avulsa da problematiche: negli anni ottanta "il fumetto versava in condizioni non molto rosee. In quegli anni lì tutte le iniziative editoriali naufragavano perchè non c'era tutto quell'interesse che c'era stato negli anni precedenti. Questa serie è nata all'insegna del 'mah, tentiamo anche questa strada, proviamo un po' con qualcosa di nuovo e vediamo se riusciamo a coinvolgere di nuovo il pubblico dei lettori'. Tiziano Sclavi ovviamente in questo caso fu tentato dall'idea di fare esattamente quello che lui aveva in testa, quello che gli piaceva, tutto quello che lui amava, ha riversato in questo nuovo personaggio". A raccontare la genesi dell'indagatore dell'incubo è un docile vecchietto (che irrispettosi che siamo!), Angelo Stano, già disegnatore dei primi numeri del fumetto (e ritornerà in tale veste con l'attesissimo 300) e attualmente copertinista ufficiale.
Sua la direzione grafica del personaggio, sua le fattezze alla Rupert Everett, suo il risaltante abbinamento tra la camicia da torero e la giacca da beccamorto. Ma la sua matita, per così dire, nulla potè senza la visione di Tiziano Sclavi: quest'ultimo lavorava in Bonelli dal 1979, sceneggiatore per Zagor, Mister No e Ken Parker, ma conobbe Stano mentre seguiva la rivista Pilot, contenitore di fumetti franco-belga, sempre edita da Bonelli. Aveva appena scritto un romanzo che sarà poi pubblicato negli anni novanta, Dellamorte Dellamore, un primo abbozzo di quello che, leggenda vuole, diverrà Dylan Dog: il protagonista, Francesco Dellamorte, ha anche lui a che fare con mostri, zombie e vampiri, ma dentro di sé possiede un'anima dannata, trascorre il tempo libero limando un vecchio teschio e non ingaggia contest cabarettistici con la sua grottesca spalla Gnaghi.
Comunque sia, l'immensa cultura letteraria, fumettistica e cinematografica dello scrittore pavese, rappresenta un bagaglio tale da poter dare vita a un personaggio seriale. Non si cerca il successo, solo il piacere di raccontare con piglio anche umoristico le nevrosi del genere umano. Ma come la mettiamo con l'impostazione grafica? Dylan Dog è un personaggio che parla in modo stringato, assai moderno, non lesina in citazioni, sa essere al tempo stesso dolce e temerario, possiede uno humour innato, molto british. Stano e Claudio Villa (copertinista dei primi numeri, poi presenza fissa nello staff di Tex) si interrogano sul da farsi; Sclavi pensa appunto a quel Rupert Everett come protagonista famoso all'epoca per Another Choice di Marek Kanievska, ma vuole sin da subito una spalla d'eccezione: qualcuno sopra le righe, totalmente folle nella sua razionalità, perfettamente a proprio agio all'interno di una magione popolata da strane creature e dall'arredamento alla rinfusa. Si pensa anzitutto a Marty Feldman, l'Igor di Frankenstein Junior, ma Sclavi insiste perchè assomigli e si dimeni come Groucho Marx, il comico degli anni '40.
Dopo i primi incredibili numeri, però, comincia a sentirsi sempre più esaurito: nel vero senso della parola, lo stress gli provoca malanni più o meno duraturi e dalla sua creatura comincia a distaccarsi sempre più. Fortuna che gli subentra un manipolo di eroi, rimasti negli anni fedeli alla serie: Luigi Mignacco ad esempio ruba il posto di sceneggiatore con il numero 15, Fra la vita e la morte, confrontandosi con le proprie angosce e con il senso di terrore che induce l'essere sottoposto ad anestesia totale ("E' come morire" gli suggerisce Sclavi). Ai disegni arriva Carlo Ambrosini: è il numero 16, Canale 666, si tocca con mano il sorgere del duopolio telecomunicativo Rai-Mediaset, e anche Dylan Dog non può sottrarsi allo strano potere che emana quella scatoletta magica. Sono gli anni della Milano da bere, del fantomatico edonismo reaganiano: la tv fa paura, la tv che fa sembrare bella questa vita, quando gran parte dei ragazzini si cibano forsennatamente degli horror passati al cinema. Dylan Dog era fumetto, appariva rassicurante, anzi ci giocavi con la sua finissima psicologia e idolatravi il pantheon di citazioni e riferimenti che ogni numero imbastiva: "con il lettore si innescava un gioco esplicito - rileva il giornalista e critico cinematografico Mauro Gervasini - che in Tex, in Zagor e negli altri fumetti non esisteva. Mentre Gianluigi Bonelli scriveva pensando a Gary Cooper e in qualche modo cercava di mascherare la cosa, invece con Sclavi la cosa diventa manifesta sin dal primo numero, romerianissimo, e innescava in noi appassionati di quel tipo di cinema una sorta di meccanismo di riconoscimento all'interno di queste storie. Anche perchè ritrovavamo alcune delle emozioni che andavano sempre più deteriorandosi perchè il cinema dell'orrore, il cinema di genere di quel tipo stava scomparendo".
Con il mensile 157, Il sonno della ragione, arriva anche la prima sceneggiatrice di sesso femminile: Paola Barbato conobbe Dylan Dog sfogliandolo noiosamente un pomeriggio d'estate di molti anni fa. Dalla prima avventura letta ne uscì una sensazione di angoscia mista a repulsione, ma poi, vai a capire come, la metabolizzazione del terrore creò una fortissima dipendenza e infine l'ingresso nella redazione Bonelli. Certo non menzioniamo i primi esperimenti fumettistici: per una che si era sempre dilettata con la prosa, compilare baloon e pensare che nelle vignette non ci vanno solo parole ma anche disegni, fu quello l'ennesimo incubo...

Un galeone infinito

Pensateci: sono venticinque anni che stiamo dietro a un personaggio noioso. Guarda sempre gli stessi film, anche cento volte ciascuno. Trascorre ogni singola notte (o quasi...) ad assemblare un modellino di galeone spagnolo. Rifiuta l'alcool e il fumo. Ripara di continuo il maggiolone, ricordo perpetuo del primo caso risolto. La pizza la prende sempre con lo stesso condimento. Al clarinetto suona sempre il medesimo motivetto: Trillo del diavolo in sol minore, e alle orecchie del povero Groucho ciò provoca sempre il medesimo fastidio.
Sul fatto che il personaggio non cambi mai, sul fatto che ogni storia è un universo a sé e non si leghi mai con le altre, i fans negli ultimi anni discutono animatamente.
Anche se qualcuno è pronto a scommettere che Tex è ancora più monolitico del collega londinese, praticamente una roccia scalfita dal vento del Nevada, va detto che gli autori hanno spesso giocato con la sua età presentando un vaccaro ora maturo ora più ingenuo, mentre hanno espanso il suo essere dandogli una compagna indiana e financo un figlio. Dylan Dog possiede una "continuity" a tratti verbosa, specie nelle conquiste femminili puntuali ad ogni numero, le lega a sé, si lascia sedurre e trasportare dal desiderio, ma poi al successivo di queste graziose figliole nemmeno l'ombra. E' come essere separati in casa, sbotta qualcuno: non c'è più alcun mordente a seguire un eroe sempre uguale a sé stesso, immutabile.
Per altri è qui la chiave del successo pluridecennale: l'essere una costante ogni 30 giorni, l'essere "qualcuno a cui pensare" fra un'uscita e l'altra, l'aver acquisito i tratti di una leggenda sedimentata nell'immaginario comune e nella cultura popolare, "come Sherlock Holmes, come James Bond" stando a Mignacco. Tiziano Sclavi ha pensato il personaggio con episodi completi, prosegue lo sceneggiatore, "proprio perchè la sua idea era di raccontare questo stato d'animo per cui la vita è sempre uguale, per cui non c'è una crescita, uno sviluppo, eccetera. Poi c'è da dire che elementi di continuity adesso ci sono in Dylan Dog, perchè c'è un passato che viene ripreso, viene approfondito, c'è un futuro che è uscito nel numero cento a cui noi in qualche modo puntiamo senza arrivare mai".

Marmellata cinefila

Inevitabile infine menzionare anche l'imminente uscita cinematografica, a cui molti fan hanno reagito con una sonora pernacchia. Prima ancora di aver visto il lungometraggio per intero, l'assenza di Groucho, di Bloch, il trasferimento da Londra, la riverniciatura dell'amato maggiolino, la copiosità di mostri e aberrazioni bastano per bollare Dylan Dog - Il film come autentico tradimento nei confronti dell'opera originale. Bonelli non ha ovviamente colpa in tutto questo: è dagli anni novanta che si barcamena per una trasposizione cinematografica, ma rimane pur sempre una mera casa editrice, con un modus operandi piuttosto artigianale e una scarsa propensione alle dinamiche di marketing. Noi facciamo fumetti, non di certo pellicole cinematografiche.
Eppure sono almeno due le ragioni per cui presentarsi schifati al botteghino del cinema...pardon, multisala, sottocasa. Perchè tanto alla fine noi lettori il Dylan Dog di Kevin Munroe, con Brandon Ruth ad impersonare l'indagatore dell'incubo e Sam Huntington a fargli da spalla, lo andremo certamente a vedere...
Si diceva, cosa non va a priori da tale pellicola? L'impronta action in luogo di un'atmosfera horror più consona al fumetto. Un via vai di pistole e sparatorie, calci bassi e pugni medi, quando ben conosciamo la venatura pacifista del detective di Sclavi e la sua pistola coi colpi in canna, ma sempre nel cassetto della scrivania.
Dispiace ugualmente il fatto che non sia stata una troupe italiana a trasformare Dylan Dog in una pellicola cinematografica, bensì una americana che di certo conosce solo superficialmente la psicologia del personaggio e tantomeno le profonde fonti alla base del suo modo di porsi e del suo modo di agire. Sarebbe stata una occasione preziosissima per recuperare la floridissima tradizione horror nostrana e invece...magari in futuro...

Dellamorte Dellamore

Con l'approssimarsi dell'uscita italiana di Dylan Dog - Il film, la Cecchi Gori Home Video distribuirà in DVD e in Blu Ray una versione rimasterizzata di Dellamorte Dellamore di Michele Soavi. Il film del 1994 è tratto da un romanzo dello stesso Sclavi, antecedente a Dylan Dog per stesura ma pubblicato per Camunia nel 1991: da molti considerato il vero Dylan Dog su pellicola in quanto vede Rupert Everett, il modello per il futuro inquilino di Craven Road, calato all'interno di un horror autentico.
Il Blu Ray di prossima uscita vanterà tra gli extra un documentario di circa trenta minuti dedicato al Dylan Dog Horror Fest, rassegna di cinema horror con quattro edizioni tra la fine degli anni '80 e i primi anni '90.