Speciale G&G

Il Museo Wow e Renoir omaggiano il Signor G.

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Articolo a cura di

Testi di Fabio Succi Cimentini
Venerdì 27 e Sabato 28 Gennaio 2012, ore 21: il Museo del Fumetto WOW di Milano s'è riempito di un pubblico di varia estrazione - altro che quelli che s'aspettano solo giovanotti nerd e famiglie - per una serata particolare: si tratta di G&G - Omaggio a Giorgio Gaber tenuto dal duo di teatro-canzone Formazione Minima e dal disegnatore Sergio Gerasi. Nato nel 2009 e legato alla graphic novel G&G, disegnata da Gerasi e sceneggiata da Davide Barzi, lo spettacolo - presentato da ReNoir edizioni, che pubblica l'opera a fumetti - ha girato l'Italia, facendo anche qualche incursione in Europa, per arrivare per la prima volta a Milano, patria di Gaber, proprio in queste sere. Non in un teatro come si potrebbe addire al celebrato cantattore, ma in uno spazio dedicato ai fumetti.

In realtà il legame fra Gaber e il fumetto non si esaurisce qua. Una mostra allestita nel museo (che durerà fino al 3 Febbraio) mette in scena non solo ritratti del signor G eseguiti da vari disegnatori italiani (dal Werner Maresta di Don Camillo a Maurizio Rosenzweig che ha lavorato su John Doe) ma mostra anche le ispirazioni che un cantautore ai confini tra parola, canzone, narrazione e musica ha esercitato sul media - da La ballata del Cerutti: la bicicletta, data 1961 e sequel del primo famoso successo di Gaber, ad un numero di Dylan Dog ispirato al monologo Il grigio del duo Gaber-Luporini. Tutto in mostra nei tranquilli spazi del museo, un buon incentivo ad entrare nel clima quando la serata deve ancora cominciare.

Ma torniamo allo spettacolo, anzi facciamolo iniziare: prendono finalmente posizione i protagonisti. Da una parte i cesenati Formazione Minima, ossia il cantattore Lorenzo Bartolini e il chitarrista Lorenzo Gasperoni (munito di svariati pedali che userà con parsimonia), e al lato del palco due grossi pannelli pronti per essere via via decorati dal milanese Gerasi. Quest'ultimo disegna con lentezza, con tranquillità, aggiungendo linee che gradualmente vanno a creare oggetti, volti, mani (le mani sono un elemento molto importante della teatralità gaberiana, ci confermerà il disegnatore alla fine dello spettacolo) all'inizio come scollegati dalla performance a lato. Ma sarà un crescendo.

Lo spettacolo sceglie in generale un ordine cronologico, partendo da alcuni dei primi pezzi di Gaber per procedere attraverso i decenni, e anche il modo di porgersi del trio in scena cambia via via: si parte dalla cronaca surreale di vita quotidiana, arricchita da giochi di parole e un gusto garbato per il nonsense, di Un'idea e Lo shampoo con toni divertiti, quasi gigioni, e la prima volta che la voce narrante-cantante di Bartolini si rivolge al pubblico è per introdurre - sempre a base di aneddoti divertenti - una seconda parte improntata al confronto diretto di Gaber con la politica. Se prima aveva lavorato di sola matita, ora Gerasi comincia a mettere i colori: un '68' in rosso, il giallo degli stivali dei polli d'allevamento, il blu a fare l'ombra dei capelli di una bambina.
Nonostante qualche altra concessione al riso i toni si fanno più accorati fino agli ultimi pezzi, e già si capisce l'ennesimo cambio di registro quando il cantante specifica al pubblico che potrebbe versare qualche lacrima nella resa di La parola io. Proprio durante questa canzone il colore diventa protagonista: decine, dozzine di 'io' in rosso si moltiplicano sui pannelli fino a venire coperti da una patina di rosso che diventa lo sfondo, in accompagnamento alle canzoni che ora sono continui crescendo di intensità. Alla fine, quando l'ultima massa isolata di bianco è stata trasformata nel volto di Gaber stesso, c'è come un puzzle da ricomporre: la figura di un cant-attore a volte lieve, altre impetuoso e altre ancora velenoso, sicuramente amato e fatto proprio dai tre protagonisti della scena. Qualunque sia il giudizio sulla figura del signor G - e chi scrive non ne è proprio esperto - è un personaggio con cui fare i conti nella nostra storia italiana, e questa serata ce lo ricorda.

G&G Una doppietta di serate estremamente interessanti, che non solo segnalano il talento dei Formazione Minima nel tenere la scena e di Sergio Gerasi nell'insolito ruolo di artista sul palco. Al Museo del Fumetto il merito di avere ospitato per la prima volta a Milano questo evento, il che lo conferma come una realtà da tenere assolutamente di conto per i fans del fumetto e non solo. Perché anche il fumetto può, e a volte deve, confrontarsi con la realtà.