Speciale L'industria dei Manga

Mari yamazaki e Tori Miki raccontano l'industria giapponese del fumetto, il loro modo di lavorare e il rapporto con redattori e

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Nicolò Pellegatta Nicolò Pellegatta va matto per il chinotto, i fumetti europei (anche quelli francesi), non sopporta le code. Ha un debole per i videogiochi giapponesi, ma Kojima proprio non gli sta simpatico. Apprezza i giochi di breve durata, ma poi finisce sempre per iniziarne uno da 40 ore! Dissuadetelo su Facebook, Twitter o su Google Plus.

Mari Yamazaki e Tori Miki sono in Italia per partecipare al Milano Manga Festival, la mostra dedicata al fumetto giapponese alla Rotonda di Via Besana fino al 21 Luglio. L'autrice di Thermae Romae e uno dei mangaka più eclettici del panorama attuale sono appaiati per diverse ragioni: prima fra tutte, una profonda stima tra i due che si è trasformata in amicizia artistica prima e sodalizio professionale a partire dal prossimo anno, con un viaggio in vignette nell'Antica Roma di Plinio il Vecchio.
Inoltre, i loro stili e i loro modi di lavorare hanno moltissimo in comune; in certi aspetti rappresentano una voce fuori dal coro rispetto al panorama fumettistico giapponese.
Ascoltiamo dunque quello che ci hanno raccontato in merito all'industria dei manga!

Due mangaka controcorrente

Tori Miki centra il punto dopo averci girato un po' attorno. Che il manga debba essere distinto dall'anime e dal videogioco è pleonastico, mentre la visione miope di un fumetto esclusivamente indirizzato ad un pubblico infantile è risaputa in certi ambienti letterari. Che il manga sia da paragonare alla letteratura, questo no, non è scontato: per Tori Miki il livello si sta alzando, variano i generi, si moltiplicano gli stili, si affinano le personalità dei singoli autori.
La piattezza grafica e concettuale che si poteva avere fino all'avvento di Osamu Tezuka, il quale comunque spaziava dal drammatico al comico pur preservando il medesimo tratto, è solamente un bel ricordo: le risorse grafiche sfoggiate dai manga rapiscono e ispirano romanzieri del calibro di Banana Yoshimoto, mentre si è sviluppato un filone consapevole e adulto in grado di rivaleggiare con le bande dessiné francesi e le graphic novel americane, ossia i fumetti "rispettati" dalle elité letterarie...
Inoltre, Mari Yamazaki e Tori Miki sono tra i pochi fumettisti giapponesi capaci e volenterosi di variare il proprio stile di disegno. Per il secondo la metamorfosi è completa: dal tratto sciocco e stilizzato di Intermezzo si arriva alle tessere dei mosaici disegnate minuziosamente negli sfondi di Thermae Romae. Ma anche la Yamzaki non scherza: in Sangue bollente! La famiglia italiana non si fa problemi a disegnare personaggi i cui corpi tozzi sono composti da appena tre ovali, testa torace gambe, ma se deve disegnare uno shojo a quel punto ci mette tutti i dettagli necessari (occhi grandi, sguardo intenso) per renderlo romantico. Per sua stessa ammissione Thermae Romae rappresenta un'eccezione alla regola, nel senso che pur avendo un tratto realistico presenta moltissime situazioni comiche.
Chiediamo a entrambi se il cambio di stile coincide con diversi strumenti di disegno: "Cambiamo tutto - ci spiega Tori Miki - Decido io cosa usare e anche cosa non usare: ad esempio, in un manga umoristico preferisco ridurre sensibilmente il grado di nero utilizzato". In linea di massima la matita con la punta finissima si adatta meglio al genere realistico, mentre penne (non più chine!) più spesse e pennelli simili al fude assecondano meglio le gag comiche.

Le figure complementari: assistenti e redattore

Dietro al successo di un mangaka non vi è solamente l'abilità nel disegno o l'intuito dello sceneggiatore, ma ci deve essere caparbietà e le doti necessarie per spiccare sopra altri aspiranti. E' un'industria in cui molti giovani aspirano ad entrare, ma il successo e la fama devono essere costruiti mattone dopo mattone: "ci sono diversi modi per diventare fumettista - ci spiegano all'unisono Tori Miki e Mari Yamazaki - o fai l'assistente di qualche grande autore oppure partecipi ad un concorso. Per essere notati vi è una terza strada ovvero quella delle riviste amatoriali (fanzine o doujinshi)". Una quarta via potrebbe essere Internet o ancora meglio la possibilità di diffondere le proprie creazioni sugli store digitali di Kindle e iPad: ancora una volta si evita l'intermediazione delle case editrici, preservando così una certa indipendenza di contenuti, ma la concorrenza è talmente spietata che difficilmente si riesce a spiccare semplicemente gettando il proprio manga nel mare cybernetico.
L'assistente di un mangaka è una figura professionale assente nel panorama fumettistico europeo o americano. Se da noi si tende a creare coppie di sceneggiatori e disegnatori, in Giappone i ritmi di pubblicazione settimanali costringono diversi autori ad ingaggiare giovani disegnatori per poter sfornare tavole con un buon ritmo e rispettare le scadenze imposte. Il mangaka solitamente si occupa della sceneggiatura e di disegnare i personaggi principali, mentre gli assistenti rifiniscono la vignetta curandone lo sfondo. L'apprendimento per imitazione in questo caso è molto spiccato, al limite del maniacale: Mari Yamazaki, che fino a poco tempo fa faceva tutto da sola, da qualche tempo ha un assistente il quale - ammette - è diventato bravissimo nel disegnare le ombre degli antichi romani. Ma il suo tratto sarà abbastanza maturo per passare al disegno realistico del manga su Steve Jobs? Più in generale, il mestiere degli assistenti è l'anticamera per realizzare un proprio fumetto oppure un processo di copiatura che soffoca la loro personalità artistica?
Un altro ruolo assai importante nell'industria dei manga è rappresentato dal redattore. Egli è dipendente della casa editrice, ma lavora perlopiù a stretto contatto con il fumettista: è l'intermediario tra coloro che pubblicano il manga e chi materialmente lo disegna. Generalmente un redattore resta a fianco di un autore per tutta la sua carriera, lo segue passo passo, influenza il processo di scrittura e disegno, si potrebbe dire che lo alleva professionalmente.
Tuttavia, nella maggior parte dei casi il redattore tende a disinteressarsi del livello qualitativo del prodotto, anzi esorta il fumettista ad incrementare il ritmo e sfornare settimanalmente sempre più tavole. Mari Yamazaki non vede di buon occhio tale figura: nonostante il suo redattore l'abbia seguita per tutto il periodo di lavorazione di Thermae Romae, egli era ben poco interessato all'ambito della cultura romana, preferendo di gran lunga le parti dedicate al Giappone contemporaneo.
Spesso il redattore prende accordi e firma contratti senza chiedere il parere del mangaka: la stessa Yamazaki si è trovata coinvolta nel live-action di Thermae Romae quando ancora stava lavorando al fumetto. Passava così molto tempo a Cinecittà insieme al regista e al cast di attori, ma questo non ha comportato un alleggerimento del carico di tavole da produrre settimanalmente. Ecco perchè nel seguito di prossima distribuzione si è tirata indietro, preferendo di gran lunga lavorare a tempo pieno con china e matite.