Speciale Le Avventure di Tintin

In attesa del film vi raccontiamo l'epopea fumettistica di Tintin e Milou

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Nicolò Pellegatta Nicolò Pellegatta va matto per il chinotto, i fumetti europei (anche quelli francesi), non sopporta le code. Ha un debole per i videogiochi giapponesi, ma Kojima proprio non gli sta simpatico. Apprezza i giochi di breve durata, ma poi finisce sempre per iniziarne uno da 40 ore! Dissuadetelo su Facebook, Twitter o su Google Plus.

Quest'estate abbiamo soggiornato alcuni giorni in un ridente paesino del Sud della Francia. Sole, mare, eleganti donzelle in bikini e... l'opera omnia di Tintin. Giorni di puro relax durante i quali abbiamo riscoperto la figura del reporter nato dalla matita del belga Hergé (pseudonimo di Georges Remi). Dalle prime storie in bianco e nero alle avventure più esotiche, gli incontri con personaggi celebri, la grande ironia e l'entusiasmo della scoperta di altre culture. Un gustoso ripasso in vista dell'imminente pellicola Il segreto dell'Unicorno firmata Steven Spielberg, che dal 28 Ottobre condenserà in motion-capture le due avventure: Il segreto del Liocorno e Il tesoro di Rackham il Rosso. Nell'opera di riscoperta ci è stata di grande aiuto la ristampa di tutte le avventure di Tintin pubblicata da Rizzoli Lizard: un progetto monumentale, suddiviso in due tranche (una a Luglio, l'altra ad Ottobre) di quattro volumi ciascuna. Per i lettori italiani l'occasione è da leccarsi i baffi, dal momento che tale eroe del fumetto franco-belga non ha mai attecchito più di tanto quaggiù. I motivi? Distanza culturale, bofonchia qualcuno, eccessiva ingenuità rispetto ai pirati di Salgari o al Tex bonelliano puntualizza qualcun altro. Non aiutò certo la latitanza del reporter dal ciuffo biondo nei confronti del Bel Paese: Hergé lo condusse in giro per il mondo, dalla Cina all'Argentina, persino sulla Luna, ma mai tra le dolci rive italiane. La popolarità arrivò, come nel caso dei Puffi, grazie alla serie animata di cui molti ricordano la possente sigla d'apertura. Grazie all'ordinata pubblicazione Rizzoli Lizard siamo pronti a raccontarvi la genesi del personaggio, le tappe della sua evoluzione fumettistica e le curiosità che vi ruotano attorno. Seguiteci nel nostro viaggio in giro per il mondo, incalzati dai maldestri agenti dell'interpol Dupond e Dupont!

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Dunque, come ingannare l'attesa da qui al 28 Ottobre, data di uscita di Tintin Il segreto dell'Unicorno al cinema? Un'idea può essere quella di rileggersi le storie a fumetti approfittando della pubblicazione Rizzoli-Lizard, di cui potete sbirciare alcune tavole tratte da Tintin in Congo e Tintin in America.
Se i fumetti li conoscete a menadito e avete mooolto tempo a disposizione potete cimentarvi con i papercraft pieghevoli di Tintin, del Capitano Haddock e del ptrofessore Filemone Girasole.

Giovanissimo reporter

"Sempre desideroso di tenere aggiornati i propri affezionati elettori su ciò che accade all'estero, il Petit Vingtieme ha appena inviato in Unine Sovietica uno dei suoi migliori reporter: Tintin! Ogni settimana potrete scoprire con i vostri stessi occhi le sue molteplici identità". Molteplici identità dell'URSS o del giovane giornalista? Già perchè, come impariamo dalla prima avventura Tintin nel paese dei Soviet, del reporter apprezziamo ben presto l'invettiva e le molteplici risorse, tenacia, fedeltà e coraggio, mentre della patria del socialismo le infinite trame e le enormi mistificazioni. I sovietici non vogliono che Tintin scopra i loro loschi affari e quindi cercano di eliminarlo in ogni modo. Appena arrivato sul treno una bomba fa saltare in aria lo scompartimento, alla dogana c'è un controllo fin troppo accurato e da questo momento in poi ne succederanno di tutti i colori. Il giovane si travestirà da fantasma, si unirà all'esercito russo, imparerà a guidare un motoscafo a motore, combatterà contro un orso bianco, fingerà di essere una tigre. Le situazioni si susseguono senza un attimo di tregua: l'originale era pubblicato a cadenza settimanale sul supplemento dedicato ai più piccoli del quotidiano Le Vingtieme Siecle, ma mentre lo si legge ora, tutto d'un fiato, si nota una narrazione eccessivamente densa e prolissa in cui manca sopratutto il fascino per i luoghi esplorati. La Russia comunista è arida, metallica, povera di dettagli: c'è senz'altro l'impronta satirica, la polemica antisocialista, ma c'è anche la definizione in fieri della psicologia del personaggio. Nelle prime storie troviamo accanto al protagonista il fox-terrier bianco Milou che ha un ruolo di primordine: s'intrattiene spesso con i lettori, commenta perplesso certi atteggiamenti del proprio padrone e in più di un'occasione salva il reporter dai guai. Con il tempo diverrà una semplice spalla, perderà ogni mania di protagonismo per diventare né più né meno che una mascotte. La seconda storia, Tintin in Congo, è nello stesso tempo la più criticata e una delle migliori. Criticata perchè offre un giudizio del Congo coloniale, possedimento belga fino al 1960, giudicato a posteriori razzista e antisemita: laddove Hergé non è certo tenero con i nativi, disegnandoli come ingenui e dai tratti primitivi, di certo rispecchia un sentimento imperialista assai diffuso nel 1930, anno di pubblicazione dell'avventura. Per questo vecchio contenzioso la fornitissima Public Library di Brooklyn tutt'oggi si rifiuta di esporre in bella vista questo e gli altri fumetti di Tintin, mentre esibisce sugli scaffali più in vista il Mein Kampf di Hitler e altri scritti ben più ideologizzati. In Francia, per non essere da meno, l'associazione Bienvenu Mbutu Mondondo ha citato in giudizio i titolari dei diritti su Tintin chiedendo loro di indicare sulla copertina di Tintin in Congo gli eventuali contenuti razzisti ivi presenti. Aldilà delle sterili polemiche, il secondo fumetto che ha per protagonista il giovane reporter è uno dei migliori. La riedizione del 1946 aggiunge il colore, che risplende ottimamente sulla carta lucida selezionata da Rizzoli-Lizard per la ristampa da noi consultata riconfermando il tratto assai pulito di Hergé da molti considerato precursore della ligne claire del fumetto franco-belga. Qui la narrazione è meno boriosa del precedente Tintin nel paese dei Soviet, i dialoghi meno invadenti e cesellati con sopraffina ironia. L'espediente è quello dei dialetti, dell'accentuare tramite la parola scritta le parlate dei diversi popoli del globo: la sintassi semplice degli africani, il pragmatismo degli americani e così via. Come fece Peyo (il creatore dei Puffi) a suo tempo, Hergé rielabora con intelligenza l'impasto tra francese e olandese parlato dai fiamminghi per estrarre linguaggi totalmente inesistenti: come quello simil-balcanico dei sildavi ne Lo scettro di Ottokar (spassosissimo ritratto sulle trame rivoluzionarie in un piccolo reame slavo) o quello parlato dagli Arumbaya, popolazione pre-colombiana custodi di un magico feticcio, ne L'orecchio spezzato.

Da 7 a 77 anni

Il dittico ambientato tra Egitto e Cina occupata dai giapponesi I sigari del Faraone/Il Loto Blu chiude difatti la prima parte del personaggio Tintin. Nato come reporter, egli divenne celebre su tutte le prime pagine dei giornali per il suo coraggio nel lottare contro agguerrite bande criminali, falsari senza scrupoli e gangster. Hergé intuisce la deriva giallistica del suo fumetto e non fa nulla per ostacolarla: indagini mozzafiato, enigmi arzigogolati e un coraggio indomito. Molti anni prima dell'avvento dell'Indiana Jones di Lucas e - guarda caso - Spielberg, un ciuffo biondo con giacchetta e pantaloni alla zuava esplorava il mondo in lungo e in largo. Il suo creatore era un vero amante dei viaggi e delle esplorazioni con tendenze da sociologo: "se mi sono messo a viaggiare - dichiarò nel corso di un'intervista - non è stato solamente per vedere nuovi paesaggi o per documentarmi, ma per scoprire altri modelli di vita, altri modi di pensare: insomma, per allargare la mia visione del mondo". La lista dei luoghi visitati da Tintin e Milou è incredibile per quantità e varietà: dalla nebbia scozzese a una misteriosa Shangai dal sapore prattiano, dall'America tra West e grattacieli alle bianchissime montagne del Tibet. La storia Tintin in Tibet fu scritta da Hergé per riannodare i contatti con l'amico Chang Chong-Chen, trasposto in vignetta nel Loto Blu o ora disperso (per finzione) tra i ghiacci dell'Himalaya. Ma non tutte le ambientazioni esplorate e vissute dal giovane reporter sono reali: abbiamo già menzionato la Sildavia (di cui Hergé compila anche una ben dettagliata scheda etnografica/storica, infarcita di illustrazioni e miniature) e la confinante Borduria, ma non la "repubblica delle banane" di San Theodoros, un tipico staterello dell'America del Sud retto da una dittatura militare, di cui Tintin sarà nominato colonnello con altri tremilaquattrocentottantasette, un numero spropositato per il grado immediatamente sotto Generale!

Scienziati e filibustieri

A rendere Tintin un classico del fumetto europeo ci pensano inoltre i meravigliosi personaggi, presenze più o meno ricorrenti che fanno da spalla comica al reporter tanto quanto Groucho lo è di Dylan Dog. Conosciamo Haddock, Archibald Haddock, ne Il Granchio d'Oro, capitano della nave Karaboudjan messo fuori gioco dall'antagonista secondo con ricorrenti scorte di whisky. Un tipo burbero e tontolone, eppure leale e coraggioso, riuscirà grazie all'amicizia di Tintin a sconfiggere la sua dipendenza. Diventerà Presidente dell'associazione marinai Senz'Alcol, anche se farà sempre una gran confusione tra acqua minerale e altre bevande incolori. Haddock sarà una presenza fissa nelle avventure scritte da Hergé, accompagnerà il protagonista e Milou in quasi tutte le loro missioni e talvolta avrà brevi sezioni totalmente incentrate su di lui: ma ben prima di questo lupo di mare, è una buffa coppia ad insinuarsi a più riprese nelle peripezie di Tintin. Sono i detective Dupond e Dupont, praticamente identici in giacca nera, tuba e bastone ricurvo, eccezion fatta per la pettinatura dei baffi. Agiscono all'unisono, promettono ampia discrezione ma sono dei pasticcioni cronici: non è raro vederli inciampare nel più insignificante ostacolo mentre inseguono un delinquente o talvolta lo stesso Tintin scambiato per tale! Il loro modus operandi è illogico e nella dialettica la coppia si ingarbuglia in spassosissimi pleonasmi: per esempio Dupond deduce dinnanzi a una busta priva di mittente che "che si tratta di una lettera anonima", subito sostenuto dal collega: "Ma ti diró di piú: una lettera anonima il cui autore é ignoto". Altrove Dupont raccomanda di essere oculati snocciolando sottovoce "il nostro motto è zitto e mosca", ma il partner capisce "vitto a Mosca é il nostro botto"! Dupond e Dupont travalicano i confini dell'opera di Hergé e compaiono come cameo in Asterix in Belgio e in L'ombra che sfidò Sherlock Holmes, speciale annuale del bonelliano Martin Mystere. Non mancano scienziati e luminari, spesso impegnati in spedizioni al confine tra la realtà e la fantasia. C'è Filemone Ciclone, insigne egittologo con la testa tra le nuvole perennemente tanto da dimenticarsi di soffrire il mal di mare o da rivolgersi a Milou come se fosse un tiepido ragazzino. C'è l'astronomo Philippus che impazzisce nel momento in cui un asteroide di generose dimensioni impatta al largo dell'Artide. E c'è lo svizzero Alfredo Topolino, esperto di ultrasuoni, che si chiama proprio come un'altra celebre superstar fumettistica. Queste e altre personalità della scienza e della cultura, a dir la verità un tantino fuori di testa, confluiscono nelle storie più recenti nel Professor Trifone Girasole, figura assai ricorrente nell'opera disegnata da Hergé. Modellato sulle fattezze del fisico Auguste Piccard, si abbandona molto spesso a involontari giochi linguistici mal interpretando le parole dei suoi interlocutori: sapete, è sordo come una campana! I suoi metodi risultano a dir poco sbilenchi e sono pervicacemente contestati dal capitano Haddock, che digerirà a fatica la notizia del fidanzamento tra Trifone Girasole e il tenore Bianca Castafiore. Notizia falsissima, gossip allo stato puro, ma una fondo di verità c'è: tra tutti i personaggi che popolano l'immaginario partorito da Hergé il professore è l'unico che dimostra un qualche interesse per le donne. Una particolarità che il londinese Times ha sottolineato in un articolo del 2009 dal titolo "Tintin è gay". Proprio così: praticamente assenti le donne, solo amicizie maschili per il giovane reporter. Raramente lo si vede piangere, e l'unica volta è stato per l'amico Chang che credeva disperso in Tibet. Dicevamo... poche le donne e queste appaiono o come "virago con i bigodini" (vedi la dispotica Peggy Alcazar) oppure in qualità di "diva attratta dagli omosessuali" riferendosi alla citata Bianca Castafiore. Chiosa ironico il giornalista britannico: "il solo personaggio maschio ed etero senza ambiguità è Milou". Illazioni prive di fondamento che si perdono nella bagarre giornalistica, proprio come lo sterile caso di Tintin in Congo, ma che in Francia hanno scatenato un autentico incidente diplomatico. Il quotidiano Figaro replica piccato che la dimensione sessuale in Tintin è totalmente assente, chiamando in causa un autorevole psichiatra per rispondere all' "ennesima provocazione" d'oltremanica, costringendo il Times a una smentita per riappacificarsi con i Francesi già sul piede di guerra. Guai a toccare gli eroi nazionali, hanno tuonato all'unisono!

Le Avventure di Tintin In attesa del film diretto da Steven Spielberg, Rizzoli Lizard pubblica una nuova ristampa dedicata all'ottuagenario personaggio uscito dalla matita di Georges Remì in arte Hergé, Tintin. Ventiquattro avventure impresse su carta lucida per far risaltare il particolare stile del disegno noto ai tecnici come “ligne claire” e celebrare l'epopea del viaggio e dell'esplorazione. Quando Corto Maltese incontra Indiana Jones e ci aggiunge un pizzico d'ironia nasce Tintin, un classico del fumetto mondiale. Unico neo, il prezzo: 15 euro a volume moltiplicato per otto è un esborso che non tutti sono in grado di sostenere, anche per il decano del fumetto europeo.