Speciale Le città del fumetto

Una mostra al Cartoomics 2010 è l'occasione perfetta per rilevare il sinergico rapporto tra fumetto e città

speciale Le città del fumetto
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Nicolò Pellegatta Nicolò Pellegatta va matto per il chinotto, i fumetti europei (anche quelli francesi), non sopporta le code. Ha un debole per i videogiochi giapponesi, ma Kojima proprio non gli sta simpatico. Apprezza i giochi di breve durata, ma poi finisce sempre per iniziarne uno da 40 ore! Dissuadetelo su Facebook, Twitter o su Google Plus.

Tra le pagine di un fumetto, un comic, un manga, scorrono le avventure di personaggi più o meno ordinari, epiche scorribande da una strip ad un'altra, struggenti duelli verbali racchiusi dalle curve di un baloon. Questi uomini, superuomini, ne sono i protagonisti assoluti, emblemi dietro i quali i lettori riconoscono distinti esempi di eroismo, di comicità: alle loro spalle, però, troneggia un altro simulacro fumettistico, ora con impeto ora con vaga discrezione, "una polvere che resta apparentemente sullo sfondo della trama, ma che in realtà possiede un ruolo di primo piano, si respira, entra nei polmoni, muta le coscienze e trasforma il modo di stare nel mondo.
È la città. Potente scenografia di innumerevoli avventure, a volte fortemente caratterizzata per rappresentare l'ambiente fisico e psicologico di situazioni estreme, altre volte stereotipata quinta scenica di eventi che hanno bisogno di un contesto ambientale facilmente riconoscibile, oppure anonimo sfondo discreto, dove pochi elementi sono sufficienti per tracciare l'essenziale cornice di una storia
".

Comicon e fiere mercato sono occasioni doppiamente ghiotte per gli appassionati di fumetti: da un lato consentono di raggranellare numeri mancanti alla propria collezione, dall'altro sono il luogo perfetto per fare conoscenza con altri appassionati. Eppure (non a torto) gli organizzatori e diversi enti esterni (fondazioni, case editrici) colgono tali eventi per imbastire conferenze, incontri e mostre.
Così mentre passeggiavamo per la Fiera di Milano lo scorso Marzo al Cartoomics 2010 ci siamo imbattuti in pareti di colore antracite, cartelli stradali certamente fuori luogo, segnaletica orizzontale. Ossequiosi del codice stradale ci siamo fatti largo tra le vie di questa insolita città sino all'insolita targa: "Le città del fumetto". Non uno, ma un mondo di fumetti che si sono ispirati, hanno vissuto, respirato l'aria dei più importanti agglomerati urbani del nostro amato globo. L'idea di una simile esposizione è venuta alla Fondazione Franco Fossati, la quale ha raccolto e catalogato una varietà impressionante di materiale, tavole originali, schizzi, numeri unici, in cui emerge chiaramente un paritario rapporto tra il supereroe, il papero, il cow boy, e la città da essi calpestate. Si è cercato di raccontare un secolo di fumetto attraverso una sagace panoramica sulle rappresentazioni che i grandi maestri hanno fatto delle metropoli. Ce ne è per tutti i gusti, dal Corriere dei Piccoli all'Hokuto no Ken di Tetsuo Hara: a vedere l'impressionante collezione emerge ben chiara l'idea che l'ambientazione, la scenografia, il fondale ha una funzione imprescindibile nell'economia della vignetta. Non si può certo far finta di niente di fronte alla vitalità, all'energia, alla luminosità di un'odierna metropoli, al suo carattere impetuoso che emerge prepotentemente dalle pagine di un albo, infiamma la matita del fumettista.


Metropolis

E nel tour mondiale non si poteva che partire da Milano, il cui simbolo è indubbiamente il Duomo, "che ricorre quindi - si legge in una didascalia che accompagna le illustrazioni - spesso per rappresentare l'intera città": nella piazza più importante della città hanno camminato Martin Mystere, Ratman, Diabolik, i Peanuts, raffigurati in un artwork mentre scalano le guglie dell'imponente chiesa o Paperino, protesto ad ammirare lo "spettacolo" della Stazione Centrale di Paperopoli, molto simile per strutture all'imponente scalo ferroviario milanese in "Paperino Pendolare" disegnata nel 1977 da Marco Rota.
Altri hanno preferito sorvolare i cieli meneghini: è il caso di "Saturno contro la Terra" (1937) di Pedrocchi e Scolari, istruzione cartacea in vista di un rapace attacco aereo da parte di malefici alieni. Al fianco di storie di fantasia, il fumetto non può ignorare eventi di cronaca nera come l'attentato di Piazza Fontana del 1969, raccontato in tutta la sua cruenza da Castelli, Gomboli e Manara in "Un fascio di bombe" distribuito gratuitamente dal Partito Socialista Italiano nel 1975 per riaffermare gli ideali di lotta all'antifascismo.
A fianco di Milano c'è la magica Venezia, romantica perla dell'Adriatico, musa ispiratrice di azzurre avventure attorno ai suoi secolari calli per Mandrake di Lee Falk e Phil Davis nella storia "Caccia al tesoro", Zio Paperone e lo sfortunato nipote in "Paperino e gli anelli dei dogi" del veneziano Romano Scarpa, Spiderman il quale nella fantasia di Giorgio Cavazzano puntella di ragnatele i barocchi edifici della città e infine Hugo Pratt che ambienta in laguna "Favola a Venezia" (1921), onirico luogo d'incontro per Corto Maltese con gruppetti di fascisti e il vate Gabriele D'Annunzio.
A solleticare la fantasia dei grandi disegnatori non c'è solo il Bel Paese, ma l'intero bacino europeo racchiuso tra Parigi e Londra, entrambe metropoli ricche di fascino e gusto per il mistero. Dopotutto, "il Big Ben, la Tour Eiffel, le cabine telefoniche rosse, les Champs-Elysées... questi e altri sono elementi caratteristici di queste due città che ci appaiono familiari alle spalle dei protagonisti di tante avventure del fumetto".
A Londra il mistero si spande copioso come la nebbia a mezzanotte sotto il Tower Bridge, qui per ogni Jack lo Squartatore c'è sempre un Sherlock Holmes pronto a stanarlo: molti detective hanno casa tra le street di questa città. Un nome? Dylan Dog di Tiziano Sclavi che nella capitale britannica vive e lavora. Per non parlare dei Black e Mortimer del belga Jacobs, che ritrae in "Il marchio giallo" una Londra pulita e particolareggiata.
A Parigi, invece, lo scampanare di Notre Dame scandisce le avventure di Lady Oscar nel manga "Le rose di Versailles" (1972) di Riyoko Ikeda, ma è la Tour Eiffel la vera anima della capitale francese che colora di calde tonalità Belle Epoque un ottimistico avvenire: la Disney nel 1990 ha commemorato il centounario di tale monumento con un'avventura di Zio Paperone. Ma c'è chi, come il Lucky Luke di De Bevere e Goscinny, pronto a ironizzare sull'importanza di tale simbolo scambiandolo con una piattaforma petrolifera: "quanti barili di greggio al giorno può estrarre?" si chiede.


Fuori dall'Europa è New York ad intercettare le fantasie di fumettisti affermati o meno: è la progressiva ode alla modernità, ad uno stile di vita altisonante, che affascina artisti e scrittori. E il fumetto può fregiarsi di avere seguito da vicino l'evoluzione della ex Nuova Amsterdam nell'ultimo secolo, da quando Richard F. Outcault disegnava sui quotidiani domenicali della Grande Mela Yellow Kid, bizzarro ometto calvo e orecchiuto con solo due denti in bocca e un camicione giallo tutto attorno, espressione cinica del proletariato della metropoli statunitense. "I rumori della città, il traffico metropolitano, il rombare dei clacson, il formicolante movimento diventano naturali e addirittura rassicuranti per i suoi abitanti": il fracasso non infastidisce stormi di supereroi impegnati a proteggere New York giorno e notte. I Fantastici 4 qui si stabiliscono nel 1961, mentre a partire dall'anno successivo anche Spiderman lancia la sfida al crimine newyorkese. Gli skyscrapers e i palazzi in vetro divengono il simbolo di una città, cuore pulsante dell'Americana, al tempo stesso sogno ed incubo: John Romita Jr. in Amazing Spiderman 36 raffigura un uomo ragno impotente di fronte al crollo delle Torri Gemelle. "Dove eravate voi?" chiede affannosamente un passante.
Senza dimenticare Will Eisner, l'inventore della graphic novel, che si è sempre ispirato alla città di New York nel corso dei suoi lavori, fino al volume monografico "New York The big city" (1986) dove porta alla luce la vera immagine della metropoli, racchiusa "nelle crepe del suolo - spiega lo stesso Eisner - e nelle piccole componenti delle sue architetture, là dove turbina la vita quotidiana".
Per gli artisti giapponesi il concetto di moderno agglomerato urbano non va oltre i 23 quartieri della odierna capitale del paese, Tokyo, luogo abitativo di oltre 13 milioni di persone: qui hanno sede quasi la metà delle industrie produttive legate all'animazione, per cui non è sbagliato asserire che manga e anime, "i più noti prodotti culturali del Giappone contemporaneo, quindi, sono un prodotto urbano, della città". E' il Sol Levante la patria di un certo pensiero architettonico diffusosi negli anni Sessanta e noto come "metabolismo": i fautori di tale linea di pensiero "considerano le città come organismi auto-rigeneranti dove il nuovo può essere integrato, una città dove regna il perenne ciclo di generazione e distruzione". Katsuhiro Otomo pare interpretare i metabolisti quando cura "Akira" (1980) ed adatta per il grande schermo il "Metropolis" di Osamu Tezuka. Ma questo vago ottimismo non è condiviso da tutti gli autori, come Keiji Nakazawa nell'autobiografico "Gen di Hiroshima" (1973) dove la distruzione atomica annichilisce totalmente ogni rantolo vitalizio.


La città verrà distrutta all'alba

Laddove non arriva la realtà, l'ingegno architettonico o la costruzione sociale, si lavora di fantasia ipotizzando l'impossibile. Un largo filone, che attraversa tutte le scuole fumettistiche, coinvolge i cataclismi, verosimili o meno, che si abbattono sulle grandi città, conducendo a morte e distruzione. Si parla ovviamente di invasioni alieni, mostri intenzionati a conquistare il pianeta eliminando i nativi (tra le più recenti segnaliamo "Brad Barron" di Faraci e Brindisi per Sergio Bonelli Editore), ma anche di cataclismi, terremoti, alluvioni, piogge di meteoriti, olocausti nucleari. Questi ultimi sono i più temuti dagli esseri umani, perchè avvengono su delibera di propri simili intenzionati a debellare una città, una razza, un popolo; eppure se un autore come Jack Kirby può pacatamente rappresentare la Statua della Libertà che lentamente affonda sul primo numero di "Kamandi" (1972), ciò non vale per un mangaka nipponico per il quale "le problematiche dell'olocausto nucleare sono particolarmente sentite, per ovvi motivi, e tenute sempre vive attraverso il fumetto (si pensi a Ken il guerriero o ad Akira), la letteratura e la cinematografia".
Ma non c'è il solo sentore di distruzione ad ispirare le matite dei fumettisti, c'è anche la voglia di ricostruire la città, ripensarla come spazi tendenti al futuro, come si sono divertiti a fare Francois Schuiten e Benoit Peters, due architetti francesi, autori della graphic novel "Le città oscure": attraverso un tratto nitido e delicato, tipico del fumetto belga, i due si sono divertiti a miscelare una dimensione descrittiva ("le città presentano molte similitudini con alcuni luoghi reali, di cui vengono ripresi i tratti salienti e talvolta anche il nome: Bruxelles, Parigi, Genova") con una prescrittiva, di colossale reinterpretazione urbanistica: "la suggestione di queste storie deriva proprio dalla compenetrazione di elementi reali e visionari che non si abbandonano completamente al fantastico mantenendo invece radici razionali, basate sui rigidi principi di progettazione architettonica".
Infine, qualcuno non disdegna una visione ironica della città, estremizzando certi caratteri del vivere moderno: il disordine regna sovrano nelle tavole di "Agatone" (1967), disegnate da Jacovitti per il mensile dell'ACI "L'automobile", in cui il traffico cittadino satura l'atmosfera conviviale fino a una pazzia sinestetica, di rumori e segnali luminosi.
Non meno gentili sono Uderzo e Goscinny nelle strisce di Asterix, nelle quali col pretesto di parodiare la contemporaneità si caricano di elementi iperbolici gli usi e costumi dei popoli dell'antichità: ad esempio, in "Asterix e il Regno degli dei" (1971), "Cesare decide di costruire una città attorno al villaggio dei protagonisti per poterli 'inglobare' e sottomettere", una autentica romanizzazione tentata più e più volte dai Romani con i popoli sconfitti. I due fumettisti così facendo mostrano al lettore come nel tempo si sarebbe evoluta la città di Roma, ironizzando in maniera garbata "sul fenomeno delle new town, abitati esclusivamente residenziali costruiti per coloro che lavorano nelle metropoli ma vogliono viverne al di fuori", nel (disperato...) tentativo di scacciare rumori e inquinamento. Vano pensiero: nel Journal exceptionnel d'Astérix, uscito per il trentacinquesimo anniversario dell'astuto Asterix e del robusto Obelix, apparve un bel disegno nel quale i due galli seduti su un catorcio d'automobile osservavano il fumo che sbucava dalla ciminiere.
Un solo pensiero: "Barbari!".


Topolinia e Paperopoli

Dalla brochure ufficiale: "Esattamente come in animazione, le prime avventure di Topolino si svolgono in un contesto campagnolo, ricalcando così l'immaginario dello stesso Walt Disney. Con il passare degli anni nelle strisce gli elementi urbani si fanno sempre più frequenti perchè, con il progressivo inurbamento della popolazione statunitense, gli sceneggiatori della serie spostano le avventure del personaggio dalla campagna alla città, e il topo passa da un universo di mucche e tacchini a uno popolato di gangster, poliziotti e spie".
Eppure se Topolinia (Mouseville oltreoceano) è costantemente rivista secondo l'estro di ciascun disegnatore, Paperopoli (Duckburb) presenta "una serie di elementi pressochè immutabili nelle storie, dal laboratorio di Archimede al deposito di Paperone, fino alla statua del fondatore della città Cornelius Coot".

Due domande ad Alberto Brambilla, curatore della mostra

Animeye: Quale è lo spirito che ha animato l'ideazione di tale mostra? Quale l'intento?
Alberto Brambilla: La mostra voleva gettare uno sguardo sulle città dei fumetti, che abbiamo cercato di mostrare come dei comprimari alle avventure degli eroi. Per questo motivo abbiamo cercato di spaziare il più possibile tra generi e scuole fumettistiche, in modo da avere uno sguardo il più globale possibile.
La mostra si suddivideva in tre parti: la prima mostrava come alcuni elementi propri delle città (strade, mezzi di trasporto, parchi...) sono stati rappresentati in modo diverso da fumettisti di vari paesi e epoche. Per questo nelle cornici si è cercato di inserire materiali di diversa provenienza e stile; ad esempio tra i mezzi pubblici abbiamo inserito una copertina di Batman vicino ad un estratto da un'avventura di Serafino (personaggio comico italiano di Gherlizza) e alla pagina iniziale di una storia del poliziesco Rosco e Sonny. Vi era poi una parte dedicata alle città reali rappresentate nel fumetto, Milano, Roma, Venezia, Londra, Parigi, Tokyo, New York; queste città sono state scelte per importanza e quantità di materiali. Altre città pur meritevoli, come Bologna o Buenos Aires, sono state ridotte per ragioni di spazio ad una sola immagine significativa su una mappa d'Europa e su un planisfero, insieme alle loro "colleghe" che compaiono molto più raramente nelle storie a fumetti (Lisbona, Tel Aviv, Amsterdam). La terza parte era dedicata invece alle città inventate apposta per fare da sfondo ai personaggi, alcune celebri (Paperopoli, Topolinia, Gotham City, Metropolis...), analizzate nelle loro peculiarità ed evoluzione, altre invece poco più che semplici comparse nei cast fumettistici, ma non per questo meno affascinanti.

Animeye: Quali difficoltà avete affrontato nel recuperare il materiale? Da dove provengono le tavole esposte?
Alberto Brambilla: La maggior parte dei materiali provengono dalla Fondazione Franco Fossati, che ha a disposizione non so quante migliaia di pubblicazioni (per cifre più precise bisognerebbe chiedere al presidente Luigi Bona); altri materiali provengono da collezioni private, mentre le tavole originali e alcuni file ad alta qualità per la stampa sono stati forniti dagli autori (Cavazzano, Peroni...) e dalle case editrici (Bonelli, Disney, Astorina...). Tutto sommato, quindi, il materiale non è stato difficile da recuperare in sè, quanto più problematico da selezionare per scegliere le immagini più significative.

Cartoomics In cento e passa anni di fumetto i più grandi artisti si sono cimentati nello spiegare i mutamenti sociali degli esseri umani, il loro rapporto con i luoghi in cui vivono. Tutti loro si sono chiesti: che cos'è la città e se ne sono usciti con le più svariate risposte, affascinanti le une, cupe le altre, ironiche qualcheduna, gelida qualcun'altra. Ma tutti concordano nel pensare a tali comunità come composte “da tantissimi elementi che insieme la caratterizzano e la fanno vivere e nel contempo sono vissuti dai personaggi dei fumetti”: sfondi, o più propriamente elementi amplificatori, delle peculiarità dei singoli eroi, detective, paperi, che un passo per volta calcano i lunghi viali alberati delle metropoli contemporanee. Un ringraziamento speciale a Sergio Salviati per il prezioso lavoro di documentazione