Speciale Quel Topolino di carta e fantasia

Ottant'anni di avventure a fumetti per il topo di Walt Disney

Articolo a cura di
Nicolò Pellegatta Nicolò Pellegatta va matto per il chinotto, i fumetti europei (anche quelli francesi), non sopporta le code. Ha un debole per i videogiochi giapponesi, ma Kojima proprio non gli sta simpatico. Apprezza i giochi di breve durata, ma poi finisce sempre per iniziarne uno da 40 ore! Dissuadetelo su Facebook, Twitter o su Google Plus.

Ha un tozzo corpo di colore scuro, un gonnellino bianco, due grossi occhioni. E orecchie affusolate da coniglio. Si chiama Oswald e sarebbe oggigiorno il più coccolato della sua specie se non fosse per quel piccolo inconveniente legale, che ne ha stravolto le orecchie fino a due generose antenne paraboliche. Nasce Mickey Mouse, il topo più famoso dello show biz. E' il 1928 ed è al timone della Steamboat Willie.
Più o meno con la stessa casualità nasceranno due anni più tardi le strisce a fumetti sui principali quotidiani americani. La prima vedeva Mickey Mouse sognare di essere un aviatore come Col Lindbergh, carezzare le nuvole col suo velivolo, salvo poi ritrovarsi sedere a terra e un sogno infranto.
Dapprima redatte dallo stesso staff dei cortometraggi animati (Disney per i testi, Iwerks per i disegni), poi pian piano esigeranno una redazione appositamente costituita, che ruotava attorno al talento di Floyd Gottfredson.
E se lo zio Walt abbandonerà pian piano il topo cinematografico per lanciarsi in lungometraggi ancora oggi proposti alle giovani menti sin dai primi mesi di vita, la fortuna dei fumetti conobbe un insperato successo tale da essere esportato in tutto il mondo, forgiando una nuova generazione di fumettisti che a tutt'ora non disdegna di raccontare la nostra realtà attraverso i macrocosmi di Paperopoli e Topolinia.
Più precisamente è da ottant'anni esatti che tutto questo si ricicla con cadenza talora settimanale, talora mensile. La ricorrenza doveva essere festeggiata anche in ossequio alla grande tradizione della versione italiana di Topolino, l'albo a fumetti più seguito del Bel Paese. Una mostra organizzata dalla Fondazione Fossati in occasione di Sloworld è il modo migliore per ripercorrere questi (molti) decenni di "carta e fantasia".

Sloworld

Punto d'incontro tra turismo lento e fumetto di qualità, Sloworld si è svolto il 18 e 19 Settembre all'Autodromo di Monza.
Una riflessione sul rapporto tra i due mondi, nonchè la presentazione della prima guida a fumetti del capoluogo brianzolo sono stati i momenti più interessanti della manifestazione.
A infarcire l'evento ci hanno pensato alcune mostre, tra cui spiccava per quantità e completezza "Quel Topolino di carta e fantasia" di cui vi forniamo stamane un sunto.

Un eroe tutto italiano

"Mickey Mouse, il topolino che attraverso i cartoni animati ha conquistato tanta simpatia tra il pubblico delle sale cinematografiche, compirà ogni settimana le sue gesta eroicomiche nell'Allegretto della Illustrazione del Popolo, a cominciare da questo numero". In questa maniera Lorenzo Gigli, nei primi anni '30 direttore del settimanale Illustrazione del Popolo, annunciava con fierezza la pubblicazione anche in Italia degli appassionati fumetti di Topolino. Traduzioni approssimative, pessimi adattamenti e scarsa collaborazione dello staff americano condussero ben presto a termine il primissimo sbarco del topo di Walt Disney alle nostre latitudini.
Ma visto che il personaggio ebbe un certo successo, il millenario genio italico del raggiro riporta nel 1932 Topolino in edicola con un giornale tutto suo: un foglio di generose dimensioni, storie nuove di zecca di Giove Toppi e una licenza strappata all'EIA, la società che distribuiva al cinematografo i corti animati. Nemmeno una parola con i disegnatori oltreoceano, finchè dopo un paio di numeri saltò fuori la tentata scappatoia illegale e si intimò alla casa editrice Nerbini di sospendere le pubblicazioni. Presto fatto: il numero 3 esce come "Il giornale di Topo Lino" (occhio al nome!), didascalie e disegni di Toppi, ma un design del protagonista più sbilanciato verso un Geronimo Stilton ante litteram che il roditore dalle tonde orecchie.
Tutto si risolve col numero 7, la Nerbini entra "in esclusivo possesso per l'Italia delle pagine a colori e delle strisce comiche di Topolino e Topolina". Trattasi finalmente degli originali di Gottfredson, i quali introducono per prime le nuvolette per esprimere parole e pensieri, affiancate dalle didascalie in rima, lo standard sui giornali d'allora per i fumetti nostrani.
Centotrenta numeri dopo la testata passa sotto l'ala protettrice di Mondadori, che la affianca al settimanale "I tre porcellini": ai vertici subentra Antonio Rubino, fumettista e collaboratore con Il Corriere dei Piccoli, pronto a rivitalizzare Topolino affiancandogli altri personaggi come Pisellino, Cino e Franco, Barry il Rosso e Saturno contro la Terra di Cesare Zavattini.
A partire dal 1938 si allunga la morsa del regime fascista sull'editoria italiana, invitando anche le pubblicazioni a fumetti ad insistere sull'italianità dei contenuti espellendo di fatto molte traduzioni d'oltreoceano (da qui l'insistenza sulle italiche didascalie in rima in luogo delle vignette).
Anche Topolino, pur nella sua eccezionalità di avere come protagonista uno "straniero", si adatta alle ultime disposizioni del Minculpop: la frattura si consuma tra il numero 472 e 473, ma tutto cambia col 478 quando Topolino, Pippo, Minni e soci vengono ridisegnati come esseri umani ad opera di Pier Lorenzo de Vita. Anche questo patteggiamento tra i direttori di Topolino e il regime fascista ha breve durata, quando senza aggiungere alcunchè la testata chiude le pubblicazioni il 21 Dicembre 1943 nel pieno dell'escalation del secondo conflitto mondiale.

Da lenzuolo a libretto

"Topolino, l'indimenticabile amico, il fedele compagno delle vostre ore di svago ritorna finalmente tra di voi!".
Non è il solito Topolino quello che ritorna nelle edicole il 15 Dicembre 1945, a guerra ormai conclusa: "dopo oltre due anni di...forzato riposo" si riparte con le storie di Gottfredson e si prosegue con la novità assoluta dei paperi di Carl Barks.
Ma le buone nuove non sono finite: con l'uscita dell'Aprile 1949 la testata cessa di essere in formato lenzuolo, per ripartire con una nuova numerazione dal libretto che ancora oggi trovate tutte le settimane in edicola. Le vendite aumentano esponenzialmente e dal 1952 da mensile Topolino diventa quindicinale, poi infine settimanale.
Al successo si assegna anche una più sapiente organizzazione della squadra redazionale tra storie, strip e rubriche. Al fine di uniformare la qualità delle storie il direttore Franco Fossati stila un dodecalogo da rispettare per tutti gli sceneggiatori: al punto tre si fissano in numero di sei le vignette per ciascuna tavola, le descrizioni devono essere "ampie e circostanziate", alla voce dialoghi si invita espressamente a "evitare battute di due-tre righe che poi bisogna inevitabilmente tagliare in sede di revisione" e anche a "evitare di far sempre parlare i tre paperini", senza dimenticare "una possibilità che s'è un po' persa per strada: i colpi di scena che 'esplodono' girando pagina".

Le grandi storie

Una successiva sezione della mostra era dedicata alle storie o alle saghe più celebri dell'edizione nostrana di Topolino.
Una delle prime di un certo respiro è "L'Inferno di Topolino", parodia della Divina Commedia spalmata sui numeri dal 7 al 12 (formato libretto). Con disegni di Angelo Bioletto e dialoghi di Guido Martina, le avventure di Topolino nel ruolo di Dante Alighieri e Pippo in quello di Virgilio sono narrate attraverso i consueti balloon e da raffinate didascalie in endecasillabi. Particolarmente divertente l'ultima vignetta con il vero Dante che si vendica sugli inermi autori della parodia: "e innanzi a lor sta ritto l'Alighieri/che li punzecchia con la penna in testa/in punizion dei lor peccati veri!".
Facciamo un salto sino agli anni Novanta e si dispiegano dinnanzi a noi le grandi Toposerie del calibro di Cronache della Frontiera, Tops Stories, La Storia vista da Topolino e Topokolossal di Silvia Ziche.
Grazie a fumettisti come Romano Scarpa, Giorgio Cavazzano, Giovan Battista Carpi, Luciano Bottaro, l'edizione italiana di Topolino è una delle più floride per quanto riguarda il fumetto Disney, esempio di ininterrotta qualità artistica di fronte alle testate americane e mondiali.
Tale tradizione si è conservata anche negli ultimi anni complici una serie di storie d'elevato interesse culturale come ad esempio "La vera storia di Novecento" (2008), sceneggiatura del poliedrico Tito Faraci e disegni di Giorgio Cavazzano, adattamento del monologo teatrale Novecento di Alessandro Baricco che aveva ispirato a sua volta La Leggenda del Pianista sull'Oceano di Giuseppe Tornatore: Topolino in questa storia è il trombettista che narra la storia, mentre il protagonista-pianista è Pippo, o meglio "Danny Boodmann P.P Pippo Novecento.. Però Novecento basta e avanza!".
E l'avventura nel fumetto di qualità non s'accenna a concludersi, come eroicamente dimostrato da "Topolino e il surreale viaggio nel destino" sul recentissimo numero 2861, in cui un sempre bizzarro Salvador Dalì si incontra con il simpaticone Walt Disney.

Topolino Ottant'anni fa a seguito degli emozionanti cortometraggi firmati da Walt Disney, Topolino faceva il suo debutto sulle pagine dei quotidiani statunitensi. Ottant'anni dopo mica vuole abbandonarle, anzi ha pian piano colonizzato altre realtà editoriali extramericane, si è imposto con proprie riviste esclusive. Un'avventura fumettistica, specie italiana, che Animeye oggi ripercorre a partire da una valida esposizione organizzata in concomitanza con lo Sloworld dal titolo "Quel Topolino di carta e fantasia".