Speciale Watchmen: Quis custodiet ipsos custodes?

Watchmen out of the shadows

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Articolo a cura di
Nicolò Pellegatta Nicolò Pellegatta va matto per il chinotto, i fumetti europei (anche quelli francesi), non sopporta le code. Ha un debole per i videogiochi giapponesi, ma Kojima proprio non gli sta simpatico. Apprezza i giochi di breve durata, ma poi finisce sempre per iniziarne uno da 40 ore! Dissuadetelo su Facebook, Twitter o su Google Plus.

Nascosti dietro riferimenti a gente comune e figure non consegnate alle memorie letterarie dei testi del liceo, ecco celarsi tutte le motivazioni scatenanti la dissoluzione morale e politica della Roma imperiale. L'affinata penna del poeta Giovenale se la prende sopratutto con le donne, sia quelle rozze e plebee ("quella che batte a piedi il sudicio selciato"), sia quelle di nobile estrazione che dimorano sul Palatino (quella "che si fa portare sulle spalle di atletici schiavi siriani").
La misoginia non conosce confine: tutte le donne sono affamate di sesso, disposte financo a occultare la propria identità per giacere notte dopo notte nella cella di un lupanare assaltata da un uomo dietro l'altro. Ai mariti Giovenale stenta a consigliare una qualche forma di segregazione ("Metti il catenaccio e chiudila in casa!", sorvegliata da guardie armate), perchè risulterebbe tutto inutile, la femmina si sazierebbe anzitutto dei propri sorveglianti. E allora l'interrogativo di antica data: chi sorveglierà i sorveglianti?
Già, quis custodiet ipsos custodes, chi vigila su di essi e sul loro operato? In questa Sex and the City duemila anni fa sembra difficile trovare un punto di riferimento, un astratto giustiziere in grado di agire seriamente per il bene comune, oltre la moralità popolare, nutrito non da copioso sperma e avvolto in caldi talami, ma da un conclamato concetto di giustizia, da un senso di bontà superiore. E ciò detto, siamo sicuri che incontrerà l'ambizione del pentimento da parte di chi fino al giorno prima agiva nel peccato e nell'amoralità o peggio nell'immoralità?
Il semplice gioco di parole, nucleo sintattico della sesta satira di Giovenale, disegna anzitutto un sempre vivo circolo vizioso: chi ci proteggerà da coloro che dicono di proteggerci, chi proteggerà l'essere umano da questi ultimi, chi il genere umano da una deliberata autodistruzione?
Invocheremo in ogni epoca un giustiziere tale da sacrificare la propria esistenza alla pace futura e al bene dell'uomo in quanto uomo, saremo pronti a dargli il nostro sostegno, incondizionato e indiscriminato, oppure lo guarderemo sempre di traverso, dubiteremo dei suoi propositi bocciandoli come presenzialismo mediatico, tacciandolo di voler ritagliarsi un becero quarto d'ora?
Abbiamo fisiologico bisogno di un Julian Assange, costantemente in fuga, lui, il suo Mac e un minitrolley, braccato com'è dalle polizie di mezzo mondo?
Necessitiamo di un John Tower pronto a smascherare un cospicuo traffico d'armi tra Ronald Reagan e l'Iran deciso a voltare le spalle alla politica del proprio paese e apporre la propria firma al rapporto della Tower Commission del 1987 in nome di una non meglio precisata giustizia superiore, una legge non degli Stati Uniti, ma connessa direttamente alle aspirazioni di libertà e solidarietà dell'uomo?
Ci serve davvero un Superman, uno Spiderman, un supereroe da invocare al momento del bisogno, da lodare nell'abitudinaria opera di soccorso, da criticare al minimo sgarro, alla prima tardiva inadempienza? "Dove eravate voi?" chiede il passante in Amazing Spiderman 36 dinnanzi al fossato sorto ove prima si ergevano le Torri Gemelle.

Essere vigile non è un crimine, essere vigilante lo è

Il seguente articolo non vuole essere una recensione del fumetto Watchmen di Moore e Gibbons, ma piuttosto una carrellata e un percorso di riflessione sui valori e sul significato dell'opera. Pertanto chi scrive si rivolge perlopiù a coloro che già conoscono l'opera, tant'è che non si farà scrupoli nello spoilerare certi dettagli della trama, né a fare della schietta dietrologia sulla psicologia dei protagonisti.

Sono dei pagliacci. Vestono tute aderenti, portano imponenti mantelli, perlopiù scomodi, preferiscono stupire e si circondano di gadget più futili che utili. Impotenti sessualmente, indigenti e proletari alcuni, ricchi e famosi talaltri, ma solo perchè hanno lucrato sul proprio passato supereroistico. Hanno sviluppato i propri talenti, fisici e psichici, ma solo per sacrificarli ad un set di action figures, all'impossibile eugenetica, ad un fitness cartaceo, Metodo Veidt "per la salute fisica e l'auto-realizzazione". L'uomo più intelligente della Terra che spende il proprio cervello alla costruzione di una mastaba in Antartide, mitologica sepoltura di colui che ha evitato qualsiasi compromesso con la pace. "Il mio nome è Ozymandias, Re dei Re: Guardate le mie opere, voi Potenti e disperate!".
Hanno nomi ora mitologici, ora massmediatici, si ispirano al mondo faunistico, cuciono attillati vestitini più a misura di prosperosa Playmate che di guerriera della notte. Eccoli i supereroi del futuro, mitomani e corruttori di sé stessi, e sopratutto introversi, incapaci di relazionarsi con la società se non attraverso quei tremendi costumi. E ora sono dei fuorilegge come coloro a cui davano la caccia: il decreto Keene "è stata la cosa migliore che ci poteva capitare", sentenzia la signorina Laurie Juspeczyk. Approvato nel 1977, il decreto bandisce il "costumed adventuring", accettando soltanto quei supereroi che deliberatamente si pongono al servizio del governo. Nessuna maschera, nessun mantello, nessun gadget o arma sperimentale, nessun pericoloso veicolo senza licenza. Da protettori diventano omicidi, torturatori, oppressori, stupratori. Esseri deviati, schiavi di bassi istinti, sadici per giunta: quale senso di giustizia anima le loro gesta, quale supremo volere ne indirizza le azioni? Rorschach, maschera maculata e impermeabile fradicio, ha un peso determinante nelle risoluzioni d'emergenza del Decreto Keene, ed è anche l'unico che seguiterà nella sua opera di vigilante in barba ai novelli scrupoli legislativi: una soffiata lo inchioderà alle sbarre di un istituto penitenziario di New York. Una semplice prigione con sbarre di ferro. La serratura è comune.
Così racconta al Dottor Malcom Long: "nasciamo dall'oblio; alleviamo dei figli come noi legati all'inferno, e poi torniamo nell'oblio. Non c'è altro. L'esistenza è casuale. Non ha schema tranne quello che immaginiamo noi dopo averla fissata troppo a lungo. Nessun senso tranne quello che noi scegliamo di imporle. Questo mondo senza direzione non è stato forgiato da vaghe forze metafisiche. Non è stato Dio a uccidere i bambini. Non li ha macellati il Fato, né il destino li ha dati in pasto ai cani. Siamo noi. Solo noi. Le strade emanano odore d'incendio. Il vuoto respira pesante sul mio cuore, trasformando in ghiaccio le sue illusioni, facendole a pezzi. Rinasco libero di disegnare la moralità su questo mondo moralmente vuoto".
Rinasco libero di disegnare una nuova moralità in questo mondo moralmente vuoto.

Chi controlla il passato controlla il futuro

Alla fine George Orwell ha sbagliato soltanto di una cifra. Nell'Anno Domini 1984 la Terra non è suddivisa tra tre grandi potenze Oceania, Eurasia ed Estasia in perenne guerra tra loro, ma bensì egemonizzata da URSS e Stati Uniti sotto la minaccia di una guerra nucleare.
Certo, solo pochi avrebbero preso per profetiche la descrizione del mondo fatta dal giornalista inglese nel 1949: non una prefigurazione del mondo, ma l'allarme di una nuova età bellica in procinto di cominciare, nella quale non si combatte più a contatto con la popolazione civile, ma si combatte per tenere soggiogata la popolazione civile, richiamarla a perenni rituali bellici, coinvolgerla in un patriottismo coatto.
Alan Moore e Dave Gibbons ripartono volentieri dalla distopia orwelliana per tratteggiare il mondo distopico di Watchmen. E' un trait d'union indotto dalla coincidenza del 1985 quale anno di pubblicazione del primo numero di Watchmen, edito dalla DC Comics, ma in realtà i dodici albi seguono gli eventi cruciali dell'espansionismo sovietico in Afghanistan e Medio Oriente leggendoli in parallelo con il romanzo di Orwell: una guerra combattuta in luoghi lontani, indefiniti, dall'incerta geografia e dal tessuto urbano così amorfo rispetto alla perfetta topografia della Nuova York; lo spettro di una minaccia termonucleare paventato dai russi, costruito movimentando la Cortina di ferro in Europa dell'Est, procedendo in avanzata strategica verso il bacino del mediterraneo.
Di pari passo negli Stati Uniti si colgono piccoli segni, che la fine del mondo è vicina. The end is Nigh scrive un Rorschach in borghese su un cartello: "gli ispettori nazionali affermano che sia nato un gatto a due teste nel Queens". Il Presidente Nixon (qui al terzo mandato conseguito a seguito di una fiammante vittoria in Vietnam: distopia) trasportato in gran segreto all'interno di una base militare dotata di rifugio antiatomico. Articoli su come tutelarsi da un'esplosione nucleare invadono le prime pagine dei giornali. E il Dottor Manhattan esilia volontariamente su Marte...
Moore e Gibbons dopo ripetuti contatti decidono nel 1984 di dare vita a un progetto congiunto: il primo impegnato nello script, il secondo sui disegni. Contemporaneamente DC Comics acquisisce i diritti della inglese Charlton Comics e prospetta un ritorno di fiamma in nuove avventure per i suoi personaggi: Watchmen avrebbe dovuto inizialmente contemplare supereroi come Captain Atom, Peacemaker, Thunderbolt, salvo poi ricevere un diniego dai vertici della casa di Batman, intenzionati a preservare i diritti sui character Charlton per un uso futuro.
E tuttavia Alan Moore parte proprio da questi ultimi per sviluppare universo e supereroi di Watchmen, promuovendo similitudini tra di essi, aggiornando motivazioni e ideologie secondo una più profonda introspezione nella loro psiche: così ad esempio Peacemaker diventa Il Comico "in un'America più aggressiva e militaristica come quella descritta nella nostra storia, l'idea di un pacificatore suona un po' ironica" annota Moore.
Un altro paio di maniche fu delineare l'universo fumettistico. Ci affidiamo nuovamente alle parole dell'autore: "quello che voglio provare a fare è trattare il mondo in cui vivono gli eroi della Charlton esattamente come il nostro, comprendere cosa implica la presenza di supereroi e svilupparne le conseguenze. Questo non si può fare nei fumetti di supereroi convenzionali, in parte perchè sarebbe troppo difficile coordinare il tutto per più di un paio di numeri, in parte perchè si ritiene che non ci sarebbe possibilità d'identificazione se il mondo all'interno del fumetto diventasse troppo distante dalla realtà che il lettore vive".
Seguendo una struttura ben collaudata si è pensato di intervallare ai sei capitoli totalmente narrativi, altrettante monografie sui personaggi. Ciò appare particolarmente evidente nell'edizione francese denominata "Les Gardiens" spalmata su sei volumi, ognuno contenente due capitoli e recante in copertina il supereroe la cui biografia è in esso approfondito.
Si vorrebbe dire che a questo punto i disegni di Dave Gibbons e i colori di Higgins hanno fatto il resto. Ed in effetti, pur nella superficialità dell'affermazione, è contenuto il minuzioso lavoro dei due fumettisti, nonché il loro contributo alle problematiche sollevate dai testi di Moore. Disegni e inchiostri sono un tributo sentito alla Golden Age dei comic americani, un contributo nostalgico (parola quantomai chiave in Watchmen) alle tre diverse fasi narrate nel fumetto: i Minutemen anzitutto, giustizieri mascherati attivi negli anni '40, poi i Watchmen degli anni '70 e infine il gruppo disperso dal Decreto Keene.
La disposizione delle vignette è accattivante, si sbilancia in sequenziali zoom dal particolare al generale, abbracciando tutta la complessità dell'opera, nonché gli impercettibili mutamenti. In maniera non dissimile dalla forza evocativa delle parole in successione tra le pagine di un romanzo: da qui si capisce effettivamente il perchè Watchmen richiede a gran voce e merita la denominazione di graphic novel.

Little Lamb, who made thee?

Nella sabbia giace la forma segreta della mia creazione. E' sepolta nel futuro della sabbia. Gli sto dando forma io o i suoi contorni prestabiliti guidano la mia mano? Chi crea il mondo? Chi lo determina? Chi lo controlla, chi lo salvaguardia?
Sabbia rosa si trasforma in vetro, rizza la schiena, s'erge alta come le catene montuose del Nodus Gordii. Un castello su Marte, complicato come gli ingranaggi di un orologio.
Di sicuro il personaggio più enigmatico dell'intero fumetto è Jon Osterman, altrimenti noto come Dottor Manhattan. La sua struttura molecolare è di difficile comprensione, un incidente nucleare ne ha scisso i composti organici avendo però cura di mantenerli attratti tra loro per un futuro ricongiungimento. Uno scheletro appare. Tessuti muscolari abbracciano le ossa gelide. Un nuovo essere nasce dalla decadenza materiale del dottor Osterman. Capace di vedere la materia, dallo stadio infinitesimale e impercettibile sino ai moti di rivoluzione universale.
Egli era già uomo, ma ora non lo è più. Il professor Milton Glass, direttore del centro ricerche Gila Flats, non ha mai definito quel che è rimasto di Jonathan Osterman alla stregua di un superuomo o di un supereroe: "in ogni caso - appunta nel suo rapporto - non ho mai detto: 'Il superuomo esiste ed è americano'. Ciò che dissi fu 'Dio esiste ed è americano' ".
Come un'ombra cupa Jon Osterman muore e ne nasce una divinità, che non conosce caducità, non conosce confini di tecnica e di materia. Egli, però, non crea, trasforma soltanto: conosce i legami, non li tesse e nemmeno li recide: "Laurie, siamo tutti burattini. Io sono solo un burattino che può vedere i fili". Anche il Dottor Manhattan obbedisce a un sensato determinismo, all'imperterrito fluire di cose e persone lungo il fiume del tempo. Egli non è il creatore, non ha creato il mondo, non lo potrà distruggere. Chi è il responsabile? Chi crea il mondo? "Forse il mondo non viene creato. Forse niente lo è. Semplicemente è, è stato, sarà". Chi crea il creatore?
Solo gli uomini, questo è certo, possono distruggere il mondo. Solo la scienza conosce questo terribile potere. Solo l'avidità conosce la maniera di impiegarlo. L'arma Dottor Manhattan a poco rassicura i cittadini americani dal collasso nucleare minacciato dall'URSS. Come protettore funzionava meglio il defunto Edward Blake alias Il Comico, autentico patriota, a zonzo per il mondo per rovesciare regimi comunisti invisi a Washington.
Ma la Russia non sarebbe così sfrontata da avviare un attacco massiccio agli Stati Uniti, il 60 % delle testate missilistiche sarebbero respinte dal Dottor Manhattan. Eppure il rischio di fallout spaventa gli yankee, incapaci di mostrare coraggio.
Proprio la sussistenza di una Bomba H vivente ha indotto i russi ad accumulare ingenti quantitativi nucleari allo scopo di una sua eliminazione futura. Che senso ha possedere l'arma più potente del mondo se poi se ne vanifica l'uso? Mai e poi mai la Russia s'impegnerebbe in un attacco frontale alla Costa Est, mai gli USA provocherebbero un confronto diretto. Ad entrambi difatto riesce meglio la politica di minaccia atomica, una pace sempre a rischio e mai duratura, un lubrificante ideale alla politica estera di equilibrio ed influenza condivisa dalle due potenze. Un cozzo tra i due eserciti annichilerebbe tutti i vantaggi fin qui elencati. A che pro allora il Dottor Manhattan? Un nome pittoresco e insieme letale, l'ennesimo pagliaccio da dare in pasto a media e prolet.
E' questa la pace auspicata al termine della Seconda Guerra Mondiale o questo è solo uno stato di sonnolenta distruzione, d'infinita drole de guerre? La sola esistenza di un essere come il Dottor Manhattan ha fatto sì che ogni cosa, ogni definizione, ogni parola, cambiasse. Ha dilatato i limiti della percezione umana, ha annichilito le basi di una mutua cooperazione. La sua sola presenza è un invito a marciare verso l'autodistruzione, congiunta e concorde.
I supereroi non servono più, non hanno più significato. Una esistenza attiva non ha più alcun senso, la migliore tattica è l'essere passivi. In Vietnam Jon Osterman non ha fatto alcunchè per risparmiare la vita alla prostituta messa incinta dal Comico. All'invasione dell'Afghanistan ha preferito la fuga su Marte. Al piano meschino di Veidt ha opposto la sua statura divina, di chi guarda al piccolo uomo come a una termite.
La pace ottenuta dal sacrificio di migliaia di persone quale valore ha per il genere umano? Quale futuro per i supereroi? "Il mio nuovo mondo - sentenzia Veidt - richiede un eroismo meno ovvio e rende il vostro da scolari superato. Cosa avete mai ottenuto? Non essere riusciti a impedire la salvezza della Terra è il vostro unico trionfo". L'aver preferito l'indifferenza all'empatia la vostra salvezza.

Watchmen E l'Eterno disse: «Siccome il grido che sale da Sodoma e Gomorra è grande e siccome il loro peccato è molto grave, io scenderò per vedere se hanno veramente fatto secondo il grido che è giunto a me; in caso contrario, lo saprò». Poi quegli uomini si allontanarono di là e si avviarono verso Sodoma; ma Abrahamo rimase ancora davanti all'Eterno. Allora Abrahamo si avvicinò e disse: «Farai perire il giusto insieme con l'empio? Ammesso che ci siano cinquanta giusti nella città. distruggeresti tu il luogo e non lo risparmieresti per amore dei cinquanta giusti che si trovano nel suo mezzo? Lungi da te il fare tale cosa: far morire il giusto con l'empio, cosicché il giusto sia trattato come l'empio; lungi da te! Il giudice di tutta la terra non farà egli giustizia?». L'Eterno disse: «Se trovo nella città di Sodoma cinquanta giusti, io risparmierò l'intero luogo per amor loro».

Genesi, 18, 20-26