Alla scoperta del poker con Planeta DeAgostini

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La casa editrice Planeta DeAgostini esordisce in questo 2010 con un volume molto particolare, dove stavolta non verranno narrate le avventure dei nostri eroi preferiti ma ci viene spiegato il gioco del poker e l' applicazione di quest' ultimo nei diversi aspetti della nostra vita sociale. Gli autori di questa opera sono Bill Willingham e Paul Guinan ed è intitolata Proposition Player

James McManus parla di Proposition Player

James McManus è autore di sette libri di narrativa e poesia, nonché di Positively Fifth Street: Murders, Cheetals, and Binion's World Series of Poker. Le sue opere sono state pubblicate da Harper's, New York Times, Boston Globe, Paris Review, The Best American Poetry, The Best American Sports Writing e The Good Parts: The Best Erotic Writing in Modern Fiction. È docente presso la School of Art Institute di Chicago.


Proposition Player di Bill Willingham e Paul Guinan è un affascinante sviluppo dell'arte e della letteratura del poker, il gioco di carte preferito in America e, sempre di più, anche nel resto del mondo. Penna e inchiostro, carte e denaro vanno a braccetto dal giorno in cui abbiamo iniziato a giocare, a disegnare e a scrivere storie. Quando i cinesi inventarono la carta intorno al 200 a.C., la utilizzarono in primo luogo come materiale su cui scrivere e disegnare e per ricavarne banconote e carte da gioco. Tutte e quattro le applicazioni trovarono larga diffusione lungo le rotte commerciali, soprattutto nei luoghi in cui la divinazione e le scommesse con pagliuzze, perline e sassi (chiamate "estrazioni" come nelle lotterie) erano già note. I giochi di carte, vista la loro maggiore complessità rispetto alle comuni estrazioni, diventarono oggetto d'interesse da parte delle società più colte. Quando anche preti, scribi e guerrieri adottarono l'uso delle carte, queste ultime e i mezzi per produrle si diffusero ulteriormente grazie alle conquiste. Le prime carte nel mondo islamico erano oblunghe, con mazzi suddivisi in ben dieci semi. I crociati cristiani e i mercanti veneziani introdussero le carte in Europa, dove spagnoli e italiani iniziarono a giocare con mazzi da quaranta carte, mentre i tedeschi si accontentarono di mazzi da trentasei. Già agli inizi del quattordicesimo secolo, i persiani avevano adottato un mazzo da cinquantadue carte divise in quattro semi, ognuno dei quali composto da dieci numeri e tre figure dipinte a mano. I semi, coppe, denari, spade e mazze da polo, rappresentavano il denaro, il cibo, le bevande, la protezione militare e gli svaghi sportivi offerti dagli ufficiali al sultano e alla sua corte. I veneziani del Rinascimento avevano appartamenti separati, detti casini, in cui giocare a faro e frequentare le cortigiane oneste, ovvero quelle cortigiane colte e "per bene" che venivano celebrate come simboli dello splendore e dei principi liberali di Venezia. Giganteschi casinò in stile veneziano, inclusa una bizzarra riproduzione della città stessa, dominano oggi il paesaggio del parco divertimenti per adulti più amato al mondo: Las Vegas.

Le carte adottate nei moderni casinò simboleggiano da sempre gli strati in cui è divisa una determinata società. Come testimonia per esempio un documento del 1377, molti mazzi di carte svizzeri avevano il sole in cima alla gerarchia, seguito in ordine discendente da re, regina, cavaliere, dama a cavallo, fante e fantesca. In un altro mazzo largamente diffuso la gerarchia partiva da leoni ringhiosi, re superbi, dame incantevoli, soldati con corazza ed elmetti, per arrivare a fanciulle che danzavano a petto nudo. Nelle Fiorentine dell'epoca, gran parte delle donne erano nude. Nel 1470, i produttori di carte francesi a Rouen avevano adottato i quattro semi che conosciamo oggi. La chiesa era rappresentata dai cuori, lo stato dalle picche, i mercanti dai quadri e gli agricoltori dai fiori (che sempre di più rassomigliavano ai trifogli da loro raccolti). Le prime carte erano dipinte a mano (una procedura alquanto costosa), ma la crescente domanda fra la gente comune portò ben presto alla produzione massiccia di mazzi identici ottenuti con incisioni sul legno e matrici, un'anticipazione della stampa offset che portò nel ventesimo secolo ai brillanti colori dei fumetti.

Il moderno mazzo da poker è tutt'ora espressione del pensiero erotico, teologico e militare. Come guglie torreggianti, gli assi asessuati dominano l'universo del tavolo da gioco. I re, che li seguono immediatamente, superano in grado le proprie consorti, che a loro volta vengono prima dei giovani soldati che le proteggono, così come questi ultimi sono di grado superiore rispetto alle fanciulle danzanti, ai fanti, alle fantesche, ai sette, ai sei, ecc. Oltre ai fattori legati al sesso, possiamo seguire una progressione lungo la scala sociale basata sull'anzianità (l'idea che i re dalla barba bianca fossero un tempo soldati imberbi o che le regine si fossero dilettate a passeggiare a petto nudo). Perfino le carte numerate più astratte possono rappresentare le varie convenzioni sociali. Alcuni storici sostengono che l'asso, o uno, per esempio, abbia compiuto un salto qualitativo dal rango più basso a quello più alto durante le rivoluzione francese e quella americana, quando, di colpo, divenne possibile per il più comune cittadino diventare imperatore, primo ministro o presidente. Oggigiorno l'asso rappresenta qualsiasi forza intangibile (Dio, Allah, l'alef, I, l'arabo numero uno, o ciò che i fisici chiamano una singolarità) che possa sopraffare anche il più maestoso tra gli esseri umani. Il sociobiologo Edward O. Wilson ha dimostrato che nelle società complesse, cultura e religione hanno sempre cooperato nel determinare lo status sociale. "Il potere apparteneva ai re per diritto divino, ma spesso i sommi sacerdoti dominavano sui re in virtù della superiorità di rango degli dei." La magia e il totemismo sono presenti in quasi tutte le società per motivi biologici ben radicati. Rituali come il gioco delle carte, afferma Wilson, "celebrano i miti della creazione, mirano a propiziarsi gli dei e a riconsacrare i codici morali tribali". Quando giochiamo a carte e ci atteniamo alle regole, cedendo, senza commentare né opporre resistenza, il ricchissimo piatto alla vecchietta, non facciamo che "riconsacrare" queste antiche gerarchie. Possiamo anche renderle ironiche.

Le primissime versioni del poker sembrano essere derivate dal gioco persiano As Nas, o da una versione francese, nota come poque. I soldati francesi portarono il poque a New Orleans intorno al 1820, quando vi si giocava con un mazzo da venti carte. Le carte venivano distribuite, cinque a testa e coperte, ai quattro giocatori, che procedevano a puntare sulla base della mano che avevano. Senza scala o colore (per non parlare della scala reale), quattro assi o quattro re con un asso erano le uniche mani imbattibili. Ma pur avendo meno di una coppia, con il solo sguardo e una puntata consistente si potevano indurre giocatori con carte molto più vincenti a rinunciare al piatto, una tattica che sembrava in perfetta sintonia con la nascente democrazia di mercato.

Man mano che il poque si diffondeva a nord lungo le vie fluviali del Mississippi, sempre più persone volevano assaporare il rischio di quel gioco all'ultimo grido. La pronuncia meridionale era "pokuh", termine che, quando il gioco migrò a nord e a est, si trasformò in "poker". Anche le regole cambiarono. Intorno al 1837 fu adottato il mazzo da cinquantadue carte perché potessero partecipare fino a dieci giocatori e per garantire piatti ancora più ricchi. Furono introdotti la scala e il colore, così come la possibilità di pescare altre tre carte. Per far passare di mano in mano intere fortune, che fossero terre, pellicce, oro, cotone o tabacco, bastava una sola carta... o forse un bluff.

Oltre alle meravigliose figure dipinte a mano, la tradizione del gioco ci ha lasciato capolavori pittorici come i Giocatori di carte di Cézanne, variazioni sul tema dei cubisti Picasso e Braque, l'As de Pique (l'Asso di Picche) di Alexander Calder e i più recenti disegni gestuali del pittore Donald Sultan. Perfino cani che giocano a poker ha trovato una sua collocazione nel panteon della comicità americana.

Nel regno della letteratura abbiamo letto di vite umane irrimediabilmente compromesse al tavolo da gioco in Omero, Dante e Shakespeare. La donna di picche di Alexander Pushkin porta avanti questa tradizione, e lo stesso vale per diversi capitoli famosi di Guerra e Pace di Tolstoj, per non parlare del Giocatore di Dostoevskij. Il poker è al centro di alcuni romanzi americani del ventesimo secolo come Cincinnati Kid di Richard Jessup, Shut Up and Deal di Jesse May, Bucking the Tiger di Bruce Olds e American Buffalo, la pièce teatrale cinica ed esilarante di David Mamet che ha per protagonisti ladri e bari da strapazzo. Saggi classici sul gioco del poker includono L'educazione di un giocatore di poker di Herbert O.Yardley, The Biggest Game in Town, di Al Alvarez, Tales out of Tulsa di Bobby Baldwin, un tempo campione mondiale di poker, Big Deal di Anthony Holden e il più recente Face Poker di Katy Lederer.

Erede di questa tradizione è Joey Martin, un proposition player che gioca per somme modeste al Thunder Road, un immaginario casinò di Las Vegas. I proposition player ricevono una paga irrisoria per riempire i tavoli da gioco fin quando non arrivano clienti più ricchi; a quel punto i proposition player devono trovare qualche altro modo per passare il tempo. Man mano che il racconto di Bill Willingham si sviluppa, troviamo Joey impegnato a escogitare un piano per rimpinguare il suo gruzzolo e, compreso nel suo sogno, lasciare un giorno il Thunder Road per giocare finalmente ad alti livelli... un piano che di certo non viene aiutato da una serie inaspettata (e costosa) di scommesse che lo rendono possessore delle anime di trentadue persone presenti al bar del casinò. Oltre a essere tirchio, Joey è anche un mascalzone, come dimostra quando si sbarazza della sua fidanzata, nonché collega, Lacy dopo aver sbrigato la "pratica" notturna.

Al di là del suo caratteraccio, Joey si ritrova ben presto ad affrontare problemi più seri; problemi che assumono le sembianze di un bullo alto due metri e mezzo e una piacente tentatrice dagli occhi verdi, entrambi decisi a rivendicare le anime che Joey ha da poco acquistato. Via via che la pressione esercitata dai due agenti soprannaturali aumenta, Joey deve far leva sulla sua abilità da giocatore di poker per sopravvivere a questo nuovo, implacabile gioco in cui ha finito per ritrovarsi.

Realizzato con brio e precisione, Proposition Player potrebbe ricordare ai lettori più anziani l'ascesa di Bobby Baldwin dalla posizione di nomade giocatore d'azzardo in Oklahoma negli anni Settanta a quella di presidente del Bellagio, l'hotel e casinò più esclusivo di Las Vegas, la capitale indiscussa del poker. È anche un degno erede dell'ancora più straordinario Tales out of Tulsa dello stesso Baldwin. A prescindere dall'età e dal grado di innocenza dei lettori, questa storia potrebbe condurre al parossismo i loro desideri, i loro istinti più irrefrenabili.

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