Planeta DeAgostini: uscita speciale per i 60 anni di Batman

di
INFORMAZIONI SCHEDA

La casa editrice Planeta DeAgostini sta per pubblicare un volume speciale dedicato al famoso Batman, che quest' anno compie ben 60 anni. Quando però l' opera era stata realizzata erano passati ben 50 anni dalla nascita. In questo volume viene messa in pericolo l' identità nascosta di Bruce Wayne, colui chè è il vero uomo pipistrello e dovrà fare i conti con un nemico misterioso che ha come asso nella manica il trasferimento di personalità.

Maggiori notizie dalla presentazione del volume dal sito ufficiale della casa editrice:

Batman: Giustizia cieca dal punto di vista del suo sceneggiatore

Batman: Giustizia cieca è la storia che la DC Comics ha preparato per celebrare il cinquantesimo anniversario della prima apparizione di Batman e viene pubblicata per il settantesimo compleanno dell'Uomo Pipistrello. Batman dovrà cercare di risolvere un nuovo mistero di un nemico misterioso che gioca con il trasferimento della personalità. Nella storia viene anche messa in pericolo l'identità segreta di Bruce Wayne. Sam Hamm, scrittore del film Batman, è anche lo sceneggiatore di questa saga. Ecco l'introduzione nella quale Hamm spiega come affrontò la sfida di plasmare Batman per il media in cui è nato. Potrete anche leggere alla vostra sinistra le prime 10 pagine del fumetto.


La storia che state per leggere è stata originariamente pubblicata in tre numeri di Detective Comics nella primavera del 1989. Era stata specificatamente commissionata dalla DC Comics per celebrare il cinquantesimo anniversario della prima apparizione di Batman su carta stampata.

Da buoni fan di Batman, avrete sicuramente notato, e per questo motivo versato i vostri soldi, la presenza di alcuni nomi piuttosto familiari nella colonna dei credits. Il disegnatore Denys Cowan, artista di Deathlok e Question; l'editor Dennis O'Neil, straordinario scrittore di fumetti, forza motrice dietro a un'incredibile percentuale dei migliori lavori pubblicati nell'ultimo quarto di secolo e Dick Giordano, l'inchiostratore per eccellenza, professionista dei professionisti e Editor Esecutivo di tutte le pubblicazioni DC... questi nomi non sfigurano nell'illustre linea di discendenza che va da Bob Kane a Jerry Robinson e Dick Sprang, passando per Carmine Infantino e Neal Adams, fino a Frank Miller e David Mazzucchelli.

E poi ci sono io. Di tutti i nomi elencati nei credits di quest'avventura che celebra il cinquantesimo anniversario di Batman, il mio è quello fuori posto. Che diamine ci faccio qui?

In cinquant'anni di pubblicazioni, Batman ha avuto qualche periodo artisticamente fiacco. Ma in momenti di intenso fermento creativo, Batman è stato, più di qualsiasi altro supereroe in costume, il veicolo che i migliori talenti in questo campo hanno usato per ampliare e ridefinire l'opinione pubblica su ciò che un fumetto dovrebbe essere. Per farla semplice, Batman ha dettato le regole di questo medium. Ogni volta che ci sono stati stravolgimenti nella percezione del fumetto, lui era lì.. perché la sua leggenda sempre in evoluzione si è dimostrata abbastanza ampia da accogliere qualunque visione al di fuori della norma.

Io mi guadagno da vivere scrivendo. Nel 1986 ho iniziato a lavorare alla prima stesura di ciò che sarebbe poi diventata la versione cinematografica di Batman (Tim Burton, 1989).  Nella mia mente, quello era un lavoro interpretativo, non creativo: il mio compito non era di reinventare un personaggio già familiare, ma di reintrodurlo a un pubblico di massa moderno. Il trucco era capire quale versione di Batman reintrodurre.

Il mito del personaggio di Batman non è mai stato lontano dall'immaginario collettivo e praticamente chiunque abbia mai preso in mano un fumetto, o letto delle strisce domenicali, ha una sua idea di ciò che è Batman. Quindi c'è una grande abbondanza di Batman tra cui scegliere; con l'evolversi dei gusti del pubblico nel corso di cinquant'anni, il personaggio è stato più volte ripensato e rinnovato. Ma la forza del mito è rimasta sempre viva. Sapevo che, se fossi riuscito a scegliere il giusto Batman, la quintessenza di Batman, e raccontare la sua storia, il resto sarebbe venuto da sé.

Fortunatamente sono cresciuto a pane e fumetti. Ho letto il mio primo numero di Detective Comics, quello con il BatMito che faceva da agente pubblicitario a Batwoman, a quattro anni, e quando mi sono messo al lavoro, ero sufficientemente saturo di Bat-scienza che non ho dovuto fare alcuna ricerca. Mi sono affidato al cieco istinto e sei incredibilmente divertenti settimane dopo, del tutto spontaneamente, è uscita fuori la prima bozza.

Il film è stato girato (con diverse fastidiose modifiche) nell'inverno del 1988-89 e distribuito nelle sale l'estate seguente. E quando ha fatto la sua apparizione, il "nuovo" Batman degli anni ottanta si è dimostrato solo lievemente differente dal Batman originale del 1939.

La mia non era una visone al di fuori della norma. Ero solo tornato, come da cliché, alle "radici" del personaggio. Ma il processo del portare Batman sul grande schermo aveva ovviamente comportato una certa quantità di scambi con i gentili signori alla DC Comics e a un certo punto Denny O'Neil si è lasciato sfuggire in un'intervista che aveva apprezzato la mia sceneggiatura. E ha menzionato il fatto che se avessi mai voluto provare il medium fumetto, lui non sarebbe stato contrario alla cosa.

Ora, vi prego di capire il mio shock quando ho letto per la prima volta queste parole: la mia unica ambizione da bambino era scrivere o disegnare fumetti, ed ecco un'offerta da un luminare come Denny O'Neil. In un'intervista successiva con lo stesso giornalista, sono stato fin troppo veloce a farmi sfuggire che, beh, sì, il medium mi aveva sempre intrigato, a suo modo, e infatti, ahem, se i miei numerosi impegni me l'avessero concesso...

Le cose sono rimaste così fino alla primavera del 1988, quando l'industria cinematografica fu paralizzata per un lungo sciopero degli scrittori. Il mio computer era lì a prendere polvere e io avevo appena deciso di ripulire il garage, di nuovo, quando ho ricevuto una chiamata da Jenette Kahn e Denny O'Neil. All'orizzonte c'era il cinquantesimo anniversario di Batman; la DC pianificava un numero speciale di Detective Comics e se io fossi stato interessato...

Questa offerta di lavoro era in pratica il corrispettivo di un attacco nucleare. Non ho detto subito sì perché ero troppo impegnato a iperventilare.

Così Denny ha continuato a parlare. Comunque, ha aggiunto candidamente, pensavamo a una storia in tre parti, un numero di lunghezza standard in mezzo a due "giganti da 80 pagine". Dopo questa rivelazione la mia gioia ha lasciato spazio al terrore. Da un lato, la portata del lavoro mi spaventava; in termini di quantità di parole, doveva essere l'equivalente di due sceneggiature e io non avevo mai provato a scrivere un fumetto prima di allora. Se lo sciopero fosse terminato prima del previsto, mi sarei ritrovato sepolto di lavoro.

Dall'altro lato, era la possibilità di scrivere l'avventura del cinquantesimo anniversario di Batman. L'avventura del cinquantesimo anniversario di Batman!

Che potevo fare? Ho detto subito sì.

Il problema seguente: di cosa scrivere? Non volevo ricalcare la sceneggiatura del film: quel Batman era una traduzione, la sua natura era dettata dalla differenza tra i media e quindi inappropriata per un pubblico di lettori di fumetti. No, questa volta volevo confrontarmi con Batman nel suo ambiente naturale a quattro colori, ma, sebbene pensassi che un'avventura per il cinquantesimo anniversario sarebbe dovuta essere speciale, mi mancavano la capacità, l'esperienza e l'inclinazione per intraprendere un'opera definitiva e rivoluzionaria ("La Pensione del Cavaliere Oscuro??). Così ho abbassato le mie pretese e ho deciso di scrivere una sorta di omaggio, o meglio ancora, un pastiche: una storia classica, inserita nella continuity della serie, ma che riflettesse un'interpretazione fresca e borderline di Bruce Wayne, e del suo strano hobby. Non volendo tradire gli (attuali) elementi della leggenda, ho cominciato a inondare Denny di domande su tutte quelle cose che avrei dovuto assolutamente sapere. Tipo:
1) Dov'è esattamente Villa Wayne, dentro i confini di Gotham, appena fuori, a venti minuti di Batmobile nell'ora di punta?
2) Come si arriva nella Batcaverna?
3) Il Commissario Gordon conosce l'identità segreta di Batman?
...e così via. Poco dopo ho ricevuto le risposte:
1) Nessuno lo sa con sicurezza;
2) Dipende;
3) Sì e no... sembra conoscerla a volte, ma solo in storie ambientate nel futuro, o fuori dell'attuale continuity.

Alla fine abbiamo ridotto la risposta #3 a un soddisfacentemente rigoroso "forse"... non la conosce ma ha dei sospetti, ma per il resto dovevo cavarmela da solo. La DC mi stava dando un po' più libertà di quella che volessi. Era il momento di sedermi e cominciare a scrivere.

Sapevo che la storia si sarebbe concentrata in qualche modo su Bruce. Credo che Batman, nonostante tutta l'iconografia cool, sia solo un tizio in costume; come per Superman, la vivacità del personaggio deriva dal costante antagonismo tra le due identità. Certo, Bruce Wayne vive in un universo a fumetti, ed è ovviamente assurdo immaginarlo come un personaggio "reale" e con "reali" motivazioni. Ma è altrettanto ovvio che, se vuoi scrivere qualcosa di significativo su Bruce Wayne, cercare di mettere in evidenza cosa lo fa funzionare, è impossibile immaginarlo come qualsiasi altra cosa.

Quindi cos'abbiamo qui? Un milionario che si veste da pipistrello per combattere il crimine. I fan discutono continuamente su quale sia la personalità "dominante"... è Bruce che si finge Batman o è Batman che si finge Bruce? Ma per me la domanda è totalmente irrilevante. Dopotutto, era Bruce dall'inizio. Qualcosa l'ha poi spinto a mettersi il cappuccio, e qualcosa sicuramente lo spinge a continuare a indossarlo.

Molti scrittori di fumetti puntano, con un'inflessibilità che sfiora la noia, sul momento originale che l'ha segnato per sempre... l'omicidio dei suoi genitori. Ma cosa possiamo dedurne? Okay, i suoi genitori sono stati uccisi da un rapinatore. In ogni città, ogni giorno accadono cose ben peggiori alla povera gente. Eppure le strade non sono piene di vigilantes che indossano costumi pacchiani e combattono i malfattori per superare i loro traumi infantili. Dopotutto, il crimine crea più criminali che combattenti del crimine.

Queste considerazioni mi hanno suggerito che Bruce è diventato Batman perché era un ragazzino viziato. È cresciuto con abbastanza soldi da cullarsi nella sua stessa tragedia, sguazzare nella falsa percezione che essa l'abbia reso in qualche modo unico. In altre parole, Bruce non ha mai imparato a superare le sue perdite. Nel bene e nel male, è diventato dipendente dal suo dolore e si è affidato all'apparente nobiltà della sua missione per nascondere la reale perversità della sua dipendenza. In questo schema psicologico, la persona di Batman può funzionare sia come sintomo che come giustificazione della sua pazzia. Per tenerla viva, deve rivivere continuamente la morte dei suoi genitori, ucciderli di nuovo ogni notte.

Queste vaghe nozioni sono andate a formare le fondamenta della storia. La prima parte funzionerà come una classica storia supereroistica, definendo chi sono i buoni e chi i cattivi. La seconda parte sarà un flashback, per darci un'idea di come il giovane Bruce si sia trasformato in ciò che è ora. E la terza parte rappresenterà l'inversione morale della prima, con i buoni e i cattivi che si scambiano i ruoli. Cosa farebbe Bruce se la sua principale ragione di vita, accudire e nutrire Batman, svanisse? Riuscirebbe a rinunciare alle sue ossessioni? Oppure esse lo porterebbero ad agire in modo irresponsabile, coinvolgendo due innocenti di passaggio in una tragedia familiare che riflette (e lo costringe a confrontarsi con) la sua?

Anche se sta a voi giudicare la riuscita di questa densa e complessa storia, un povero novellino come me non sarebbe mai riuscito a farsi largo tra questi rovi senza la pazienza, la sopportazione e l'abile guida dei suoi collaboratori alla DC, l'editor Denny O'Neil e il disegnatore Denys Cowan. Io ero (vergognosamente. Vergognosamente!) ignaro del lavoro di Denys quando Denny l'ha proposto per questo lavoro. Così sono corso dal mio fumettaro di fiducia e ho fatto scorta di arretrati di Question. Sono stato istantaneamente rapito non solo dall'ormai familiare stile di Cowan, le linee frammentate e spigolose, gli espressivi primi piani, la quantità di dettagli urbani che riesce a ficcare in una scena senza sacrificarne lo slancio narrativo, ma anche dalla capacità grafica con cui struttura vignette essenzialmente statiche per massimizzare la tensione compositiva della pagina. Il ragazzo evidentemente sa bene come far spostare i tuoi occhi e dove farli spostare e io non vedevo l'ora di lavorare con lui. Ricordo bene di essere rimasto senza fiato alla vista delle prime pagine disegnate, per il dinamismo e la vitalità che aveva messo in quelle che credevo essere vignette senza enfasi ("Batman si getta in azione" era una frase tristemente tipica del mio stile espositivo). Le naturali doti di Denys nel raccontare la storia mi hanno salvato da più di qualche garbuglio narrativo, riempiendomi così di ingiustificato orgoglio. Quando ho cominciato a ricevere per posta le chine definitive di Dick Giordano, mi sono quasi convinto che forse, dopotutto, ero in grado di scrivere un fumetto.

A ripensarci ora, non è stato per niente semplice. A confronto delle sceneggiature cinematografiche, i fumetti sono dannatamente difficili da scrivere. Ho completato il mio faticoso lavoro e me la sono filata, con ancora maggior ammirazione per le persone di talento che tirano fuori questa roba regolarmente. Eppure, è un'esperienza che non scambierei per nulla al mondo. Nel realizzare la storia che ora tenete in mano, mi sono fatto un mucchio di amici. Ho avuto la rara opportunità di dare a Denny O'Neil dei consigli su come superare il blocco dello scrittore. Grazie alla meravigliosa Pat Bastienne, ho visto il mio sciatto lavoro tradotto in tedesco, finlandese e in una serie di altre lingue che non saprei neanche identificare. Soprattutto, ho fatto da padrino al figlio di un certo giovane disegnatore molto in voga che ha avuto il suo profilo pubblicato sul retrocopertina del New Yorker... bel trucchetto considerato che nessuno di noi due è cattolico.

E ho potuto partecipare al cinquantesimo anniversario di Batman. I miei più profondi ringraziamenti a tutte le persone coinvolte, per l'onore che mi hanno concesso.


Sam Hamm
Settembre 1991