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Baki: prime impressioni sull'attesa Parte 2 dell'anime Netflix

Le avventure di Baki proseguono adottando una formula in linea con quanto visto in precendenza, seppur con qualche leggera variazione.

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La serie Baki the Grappler, creata da Keisuke Itagaki negli anni '90, nel corso degli anni ha generato un cospicuo numero di seguiti e prodotti derivati, tra cui l'adattamento anime e due videogiochi. Oltre all'opera originale, il brand vanta vari sequel, tra cui New Grappler Baki pubblicato a partire dal '99, Baki: Son of Ogre, uscito nel 2005 e il più recente La Strada di Baki.
La serie anime disponibile su Netflix, composta da 26 episodi totali, è stata divisa in due parti; recentemente, con la pubblicazione online dei rimanenti 13 episodi, i numerosi fan dell'opera potranno scoprire come proseguono le vicende di Baki Hanma, il protagonista del racconto.
Prima di addentrarci nel first look della seconda parte dell'anime, proviamo quindi a fare brevemente il punto della situazione di quanto visto in precedenza.

Oltre uomo

Baki Hanma è un ragazzo di diciassette anni dotato di un'incredibile potenziale combattivo (capace di far tremare di paura chiunque gli stia accanto) determinato più che mai a diventare il lottatore più forte del mondo continuando a cercare avversari sempre migliori con cui confrontarsi. La prima parte dell'anime, che parte con il piede giusto, con l'avanzare degli episodi cade velocemente nella ripetitività, puntando su una serie di cliché narrativi che non rendono l'intreccio propriamente rivoluzionario.

Lo stesso protagonista (che, almeno all'inizio, sembra possedere un grande carisma), alla fine non viene minimamente approfondito, particolare che lo rende a tutti gli effetti un comprimario come tanti, incapace di ritagliarsi un posto di rilievo all'interno della serie. L'opera, incentrata su un torneo clandestino a cui hanno deciso di partecipare alcuni tra i criminali più forti e pericolosi del mondo, adotta una struttura ciclica in cui tutti i personaggi si comportano allo stesso modo.
Durante i combattimenti - spesso eccessivamente frammentati da scene di dialogo superflue - si ha come l'impressione di trovarsi davanti a un qualcosa di incompiuto.

Le scene action, di fatto il cuore pulsante dell'opera, appaiono in realtà lente e macchinose in numerose occasioni, particolare atto a rimarcare l'elevato grado di superficialità con cui ha agito lo studio TMS Entertainment, curatore della serie.
Il primo episodio della Parte 2 di Baki riprende le fila di quanto visto in precedenza, andando a variare leggermente la formula vista nelle prime 13 puntate; Biscuit Oliver, un detenuto dalla forza fisica spaventosa, giunge a Tokyo per catturare i criminali evasi dal carcere nella prima parte della serie.

Ancora una volta, la figura di Baki (seppur gli sia stato riservato uno spazio maggiore rispetto a molti degli episodi passati), appare di fatto depotenziata da un punto di vista generale, dato che le attenzioni maggiori sono state riservate a Biscuit.
L'episodio, continuando a puntare sui capisaldi della serie, si focalizza nel mostrare i vari lottatori come dei veri e propri superuomini semi immortali con cui le persone comuni non possono competere in nessun modo. Il personaggio di Biscuit Oliver ruba ovviamente la scena a tutti, grazie anche a una caratterizzazione stereotipata ma in grado di donargli ugualmente un minimo di introspezione. Il lottatore è presentato non solo come un'enorme montagna di muscoli, ma anche come un uomo dalla grandissima intelligenza, particolare rimarcato dall'enorme numero di libri che ha letto durante la sua permanenza in carcere.

Famiglia imperfetta

Durante l'episodio rispunta fuori anche Yujiro Hanma, il padre di Baki, che in questa seconda parte della stagione darà probabilmente del grande filo da torcere al protagonista. Per quanto riguarda la gestione del ritmo, questa puntata è in grado di mantenere alta l'attenzione dello spettatore, grazie all'assenza di tempi morti e dalla presentazione del già citato Biscuit Oliver.
La serie potrebbe quindi prendere una piega interessante mutando leggermente la sua struttura narrativa, passando dalla progressione a tratti monotona dei primi episodi (basati tutti quanti su combattimenti neanche troppo esaltanti) a una caccia all'uomo in cui il grado di imprevedibilità potrebbe riservare più di qualche sorpresa allo spettatore.

Presente anche una buona dose d'azione per via dei combattimenti presenti (uno con protagonista lo stesso Baki), fondamentalmente in linea con la struttura e le dinamiche collaudate degli episodi precedenti. I disegni a mano risultano ben curati e dal character design originale, in grado di puntare sull'ipertrofia esagerata di tutti i lottatori protagonisti, presentati con corpi enormi e granitici per rimarcare la loro natura di combattenti quasi ultraterreni.
Peccato però per l'utilizzo della computer grafica (già presente in passato) durante le sequenze action più concitate, incapace di donare la giusta fluidità ai movimenti dei lottatori. Poco soddisfacenti anche gli ambienti in cui si muovono i personaggi, molto spesso spogli e privi di dettagli degni di nota.

Baki Il primo episodio della seconda parte di Baki lascia ben sperare per il prosieguo della serie che, variando la formula combattimento-centrica, potrebbe riuscire a catturare un vasto numero di persone puntando maggiormente sulla varietà dei contenuti. Lo stesso Baki potrebbe finalmente avere lo spazio che merita all'interno della serie, così da diventare davvero il protagonista effettivo dell'anime piuttosto che essere confinato al ruolo di semplice comprimario.