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Eden: abbiamo visto in anteprima il nuovo anime in CGI di Netflix

A fine maggio arriva su Netflix l'anime diretto dal creatore di Fullmetal Alchemist. Noi lo abbiamo visto in anteprima e vi raccontiamo com'è.

Eden: abbiamo visto in anteprima il nuovo anime in CGI di Netflix
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Una delle aggiunte più interessanti del catalogo anime Netflix di maggio 2021 è senza dubbio Eden. Si tratta di una produzione che dimostra, ancora una volta, i grandi sforzi del colosso dello streaming nel mercato dell'animazione. Sono infatti sempre di più le serie originali in arrivo sulla piattaforma negli ultimi mesi (vi invitiamo a leggere, a questo proposito, la nostra anteprima di Yasuke), senza dimenticare la partnership con numerosi studi, aziende e personalità di spicco del settore.

Abbiamo visto in anteprima il primo episodio, su quattro previsti, di Eden, in arrivo su Netflix il prossimo 27 maggio. Ecco le nostre impressioni iniziali di un lavoro che mostra senza dubbio alcuni spunti interessanti, ma che non sembra sostenerli con un livello produttivo adeguato.

Un anime "internazionale"

Eden si è presentata sin dal suo annuncio, avvenuto due anni fa, come una serie molto promettente per via dei nomi coinvolti nella sua realizzazione. A spiccare è senza dubbio quello di Yasuhiro Irie, regista del capolavoro Fullmetal Alchemist Brotherhood, ruolo che ricopre anche in questo contesto, ma non possiamo dimenticarci di Toshihiro Kawamoto, character designer di Cowboy Bebop, e di Kevin Penkin, compositore australiano noto per aver realizzato le splendide musiche di titoli quali Made in Abyss e The Rising of the Shield Hero.

L'ideatore e produttore della serie è invece il newyorkese Justin Leach, distintosi come animatore presso aziende di rilievo quali Lucasfilm e Blue Sky Studios, ma con esperienza anche nell'animazione giapponese grazie al suo lavoro sulla CGI di film come Ghost in the Shell 2: Innocence.

E proprio la 3D-CGI è la tecnica con cui è stato realizzato Eden, nato come co-produzione delle aziende Qubic Pictures (presieduta dallo stesso Leach) e CGCG Studio, sussidiaria giapponese della taiwanese Wang Film Productions, una delle più antiche e prolifiche aziende d'animazione del sud-est asiatico. Uno staff, insomma, che conferisce a Eden un respiro internazionale difficilmente riscontrabile in altri prodotti analoghi.

La serie è ambientata migliaia di anni nel futuro, in un'epoca dove l'umanità sembra essersi estinta e dove i robot, sopravvissuti ai loro creatori, continuano a svolgere i compiti impartiti. All'interno di una città nota come Eden 3 e abitata, per l'appunto, da soli robot, due di essi (E92 e A37) risvegliano accidentalmente, durante la loro routine quotidiana, una bambina umana mantenuta in stasi all'interno di una capsula.

Contrariamente alla loro programmazione prevista, i due robot decidono di crescere in segreto la bambina, ribattezzata Sara, e di proteggerla da coloro che vogliono eliminarla per mantenere lo status quo, che vede gli umani come un'antica leggenda proibita.

Un incipit poco incisivo

La prima cosa che salta all'occhio di Eden è che si tratta con tutta probabilità di un'opera rivolta principalmente verso un pubblico giovane, grazie al comparto visivo vivace e colorato e al tema centrale della storia, quello della crescita e dell'avventura di una ragazza in un mondo interamente dominato dai robot, e per questo motivo ostile, alla ricerca di altri sopravvissuti e di una possibile verità sulla scomparsa della popolazione umana.

Nel corso del primo episodio ci vengono presentati l'interessante ambientazione, che vede gli automi suddivisi in una sorta di gerarchia, e il trio di protagonisti. E92 e A37, queste le sigle della coppia di robot che ritrova la piccola Sara, possiedono rispettivamente una voce maschile e una voce femminile e personalità abbastanza differenti.

La protagonista umana, che dopo la prima metà vediamo già cresciuta all'interno di una comunità di robot che crede nel mito degli umani, è invece la classica ragazza vivace e desiderosa di scoprire il mondo circostante, un sogno che potrebbe costarle caro vista la minaccia rappresentata dai robot che controllano Eden 3. La puntata, infatti, si conclude con un cliffhanger che lascia presagire sviluppi abbastanza movimentati, e che mette indubbiamente molta curiosità per il prosieguo.

La caratterizzazione dei personaggi non ci è sembrata particolarmente incisiva e originale, ma trattandosi del primo episodio è doveroso sospendere il giudizio in attesa di portare a termine la serie completa. Sfortunatamente, anche a livello tecnico Eden presta il fianco a qualche critica. Se le ambientazioni, i colori e la fluidità della CGI (rispetto alla media di altre produzioni analoghe) sono di buonissima fattura, al tempo stesso le animazioni e la regia non riescono a tenere il passo e a valorizzare la narrazione in atto.

Si tratta di un problema non da poco per un'opera che deve compensare, proprio con le movenze e i gesti, la ridotta espressività dei suoi interpreti robotici. Anche qui, possiamo solo sperare che gli episodi successivi riescano ad alzare un po' di più l'asticella della qualità, ma con buona probabilità anche Eden farà parte di quei titoli destinati a lasciare inalterato lo status quo della CGI negli anime giapponesi.

L'unico aspetto davvero convincente dell'esordio di questa serie è rappresentato dalle musiche, molto evocative e adatte all'atmosfera del racconto. Kevin Penkin si dimostra perciò, ancora una volta, uno dei compositori più eclettici e affidabili dell'attuale panorama dell'industria. Per quanto riguarda il doppiaggio, quello italiano - che vede Paolo Carenzo e Elena Mancuso nei panni dei due robot protagonisti - ci è sembrato forse fin troppo piatto perfino per la natura artificiale dei suddetti personaggi.

Eden (2020) Eden, una delle ultime produzioni animate originali di Netflix, sembra fare il verso ai grandi film della Pixar, Dreamworks e simili. Grazie a un’ambientazione affascinante, a una storia semplice e a un cast con qualche spunto interessante, la serie diretta dal regista di Fullmetal Alchemist Brotherhood Yasuhiro Irie ha tutte le carte in regola per rivelarsi un intrattenimento piacevole per adulti e piccini, con qualche potenziale spunto più profondo. La qualità non certo brillante della CGI e la lunghezza davvero ridotta (solo quattro episodi) lasciano tuttavia più dubbi che certezze e occorrerà aspettare il 27 maggio per stabilire il verdetto definitivo.