Mao: il nuovo manga di Rumiko Takahashi, autrice di Ranma 1/2 e Inuyasha

Mao è la nuova serie di Rumiko Takahashi, autrice di Ranma 1/2, Lamù e Inuyasha: ecco cosa possiamo aspettarci dal suo nuovo lavoro

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La chiamano "la regina dei manga", perché Rumiko Takahashi è effettivamente non solo una delle più prolifiche autrici del XX secolo nella cultura giapponese, ma anche tra le più eclettiche nel realizzare storie che sono rimaste fortemente nell'immaginario collettivo. Tra le sue opere più famose troviamo sicuramente Lamù e Ranma, che nella cultura popolare, soprattutto quella italiana, hanno riscosso un enorme successo grazie alle versioni anime, trasmesse nelle fasce più popolate in televisione. Ricordiamo l'autrice anche per Inuyasha, una endless story capace di conquistare gli animi dei più giovani, sia in versione cartacea che animata. 35 anni di carriera che il prossimo 8 maggio culmineranno in MAO, la sua nuova opera, che anticipiamo analizzando quello che è stato il suo passato.

I primi passi: Lamù

Rumiko Takahashi inizia a lavorare ai manga nel 1978, con dei piccoli lavori che la conducono gradualmente a realizzare Urusei Yatsura, in italiano noto come Lamù. La vicenda gira intorno al giovane Ataru Moroboshi, noto come il ragazzo più sfortunato del mondo, scelto per rappresentare l'umanità contro gli Oni, esseri venuti dallo spazio pronti a invadere il nostro pianeta. Se però Ataru dovesse riuscire a battere il campione degli invasori, questi desisteranno nella loro missione.

L'Oni scelto per questa impresa è Lamù, la figlia del grande capo: il giovane riesce in maniera sleale ad avere la meglio sulla ragazza, che sfruttando il classico gioco degli equivoci (che in Giappone caratterizza una buona parte delle storie di questo genere), si ritrova a convivere con Ataru, credendolo suo marito e sconvolgendo la sua intera esistenza.

Lamù diventa così una serie sci-fi che però offre una forte visione comica della vita, toccando delle punte farsesche che rappresentarono una vera e propria novità per quell'epoca: d'altronde il Giappone stava scoprendo lentamente nuovi generi, a partire dagli spokon e la passione per lo sport e la rivalsa, ma ancora non aveva affrontato le vene comiche, tantomeno uno sci-fi che strizzava l'occhio alla commedia romantica. Tra l'altro alla base di Lamù c'era la presenza degli Oni, creature mitologiche che appartengono al folklore giapponese, ma anche degli stereotipi immediatamente ribaltati nel rapporto di coppia tra Ataru e la figlia del grande capo Oni.

Il ragazzo viene mostrato spesso a sbavare dietro le tante donzelle che incontra, ma dinanzi a Lamù mantiene sempre un atteggiamento timido e spesso imbarazzato. Una combinazione che funziona e che viene impreziosita dalla presenza di tanti altri comprimari che danno vita a episodi autoconclusivi, creando un vortice di situazioni quasi da sit-com, che comprende anche Ryunosuke, una ragazza costretta a vestire i panni di uomo. Il preambolo di una storia più grande.

La metà nell'insieme: Ranma

La Takahashi inizia piano piano a conquistarsi il suo spazio nell'editoria giapponese e dopo tanti altri racconti brevi arriva a una nuova grande produzione, nel 1987: nasce Ranma Saotome, un personaggio sia donna che uomo, una grande novità che era ben chiara nelle intenzioni dell'autrice. Il passaggio da una protagonista femminile, Lamù, a uno maschile, spinge l'autrice a trovare una soluzione che stia nel mezzo, per l'appunto Ranma, un ragazzo che dopo una caduta rovinosa nelle Sorgenti Maledette di Jusenkyo, durante un allenamento in Cina, ogni volta che si bagna con dell'acqua fredda diventa una ragazza, per poi poter tornare un ragazzo solo in caso di un bagno nell'acqua calda.

Il padre, allo stesso modo colpito da una maledizione, viene trasformato in un panda. Nel frattempo Ranma dovrà anche rispettare una promessa fatta al signor Tendo: sposare Akane e rivelare il dojo dell'uomo. La ragazza però non intende rispettare tale promessa, ma accetta di vivere nella stessa casa di Ranma, con tutte le problematiche del caso, figlie della doppia natura del protagonista, che sovente combatte con la sua trasformazione da un sesso all'altro.

Rispetto a Ryunosuke, personaggio secondario di Lamù, Ranma effettua un importante passo in avanti, perché non indossa solo vestiti maschili o femminili, ma si trasforma del tutto. I personaggi che ruotano intorno al protagonista si abituano facilmente a ciò che accade loro, così come lo stesso Ranma, che riesce a conciliare perfettamente dentro di sé i due mondi che lo rappresentano: da un lato quello di un forte combattente, dall'altro quello di una docile fanciulla pronta a lasciarsi andare a tutti i vezzi estetici che gli stereotipi giapponesi raccontano e amano.

Se da un lato, quindi, la Takahashi punta con Lamù a raccontare lo sci-fi in chiave comica, dall'altro Ranma affronta il tema dell'accettazione di se stessi, di quello che si è. C'è tanta ironia, altrettante gag che mantengono la narrazione sempre leggera e godibile, senza mai sfociare in qualcosa che vada a minare il divertimento, che fa indubbiamente parte delle fiabe raccontate dall'autrice giapponese.

La scoperta del cupo: le Sirene

Prima di arrivare alla sua endless story, Rumiko Takahashi decide di tentare la strada del cupo, delle vicende serie, non più comiche: nasce Il segno della Sirena, una palese quanto riuscita rinuncia alla commedia. Chiunque riesca a mangiare carne di sirena può ottenere l'immortalità: Yuta è il protagonista di questa storia, pronto a lanciarsi in un viaggio che lo porterà a scoprire il lato peggiore dell'umanità, alla ricerca della smoderata e smodata ambizione dell'immortalità.

Yuta è un personaggio che ha ben poco su cui scherzare, vive un dramma reale e insieme con Mana, la sirena che lo accompagna in questo viaggio, punta a salvare dapprima se stesso dal precipitare nelle tenebre, poi a salvare tutti gli altri. Dopo aver quindi regalato al fumetto giapponese due storie fortemente comiche e sfarzosamente ironiche, la Takahashi decide di mettere alla prova il suo lato oscuro.

Una catarsi, per l'autrice, che così facendo apre la strada a una nuova via di mezzo, che va a fondere l'ironia alla serietà, lo scherzo alla vicenda che va ad attanagliare lo stomaco. Ed è questo che ci spinge nel 1996 a Inuyasha, che pur risposando le vene comiche che avevano caratterizzato Lamù e Ranma, va a offrire una vicenda molto più adulta ai lettori della Takahashi.

Il demone cane: Inuyasha

La giovane Kagome precipita in un pozzo di un vecchio tempo shintoista e si ritrova a compiere un tuffo indietro nel tempo, fino all'antico Giappone. Qui si ritrova a vestire i panni di una sua antenata, una sacerdotessa che protegge un talismano dall'attacco dei demoni. Ad affiancarla in questa terribile battaglia per la salvaguardia della Terra è Inuyasha, un mezzo-demone figlio di un demone cane e di una umana.

Così come Ranma, anche il protagonista di questa nuova storia vive una condizione a metà: la luna piena lo porta a essere un semplice umano, perdendo tutti i poteri del demone e della forza che lo contraddistingue. Senza però accettare tale situazione, come invece faceva il ragazzo che diventava donna con l'acqua calda, Inuyasha ne soffre e dà vita a quella vena comica che non guasta in una vicenda in ogni caso grave.

Il quarto grande lavoro della Takahashi è la summa di tutti i precedenti lavori, andando a racchiudere nella sua endless story, in grado di intrecciarsi con la quotidianità giapponese, tutti gli elementi provati nelle precedenti vicende: c'è la comicità di Lamù, c'è la doppia natura del protagonista che viveva già Ranma e c'è persino lo scontro con il male che veniva proprio dalle Sirene, con Inuyasha chiamato a combattere diverse battaglie ostiche, persino contro il fratello Sesshomaru. Questo fa del quarto lavoro dell'autrice giapponese il più maturo, quello di maggior successo, pur non avendo conquistato la cultura pop come i suoi primi due.

Il futuro: tra shinigami e MAO

Manca ancora un capitolo, però, alla vicenda di Rumiko Takahashi: Rinne del confine, un'opera cominciata nel 2009 e che ancora oggi continua in Italia. Tredici anni dopo Inuyasha, si vive ancora dinanzi a una dimensione a metà, con Rinne Rokudo, un mezzo dio della morte, affiancato da Sakura, una ragazza in grado di vedere gli spiriti e che aiuta le anime dei defunti a salire sulla Ruota della Trasmigrazione.

Sebbene i protagonisti non siano memorabili come tutti quelli che abbiamo citato poc'anzi, il rinnovarsi degli stessi archetipi dell'autrice non fa altro che confermare i temi cari e riproposti in maniera cadenzata in ogni opera. La maturità, però, inizia lentamente ad aumentare nella scrittura e convergono nelle figure degli shinigami: così come la stessa Sakura, gli dei della morte nipponici vivono il dramma del lavoro ma anche della competizione, elementi che fino a quel momento non avevano ancora toccato le vicende di Lamù, Ranma e Kagome.

Ora, con l'annuncio di MAO, la possibilità di vedere ripetersi tutte queste vicende è credibile: un protagonista che viva una condizione di mezzo potremmo aspettarcelo, ma starà alla Takahashi stupirci e raccontarci quali altre forme a metà possono essere raccontate. Il mezzo shinigami, il mezzo demone, il ragazzo che diventa donna, ma cos'altro? Allo stesso tempo da MAO ci aspettiamo un ulteriore passo in avanti verso la maturità di un'autrice che ha iniziato la sua carriera raccontando in maniera molto puerile e naif il rapporto tra la figlia di un Ori e un giovane scapestrato, ed è arrivata a raccontare di una sacerdotessa chiamata a combattere il male accanto a un mezzo demone.

Quella divisione che è venuta completamente meno tra shojo e shonen proprio grazie a Rumiko Takahashi, può ripetersi ora in MAO, nel quale sicuramente non mancherà l'aspetto comico. Con un demone sulla sinistra, infine, non mancherà neanche il sovrannaturale, che sere rappresentato dallo stesso protagonista, posizionato in primo piano, con un doppio colore di capelli che potrebbe nascondere una duplice natura, che dobbiamo solo capire se sarà legata a una condizione esterna (l'acqua di Ranma e la luna piena di Inuyasha) o se a qualcos'altro. Ambientata in una terra in cui due mondi si intrecciano, MAO racconterà una storia d'amore che potrà dare vita a numerosi risvolti, che non vediamo l'ora di scoprire, nell'attesa di saperne di più, tra poco più di due settimane.