MAO: Rumiko Takahashi ritorna in Italia con Star Comics

Rumiko Takahashi ha confezionato una nuova storia che sta per arrivare anche in Italia. Per Star Comics è pronto alla partenza MAO.

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Il panorama odierno è affollato di manga, più o meno validi, seguiti da altrettanti mangaka. Alcuni di questi trovano un successo effimero, altri riescono a rimanere sulla cresta dell'onda per diverso tempo. Sono pochi però gli autori che ottengono serializzazioni su serializzazioni per più di un decennio, ancora meno quelli che riescono a presentarsi regolarmente sulle riviste maggiori con regolarità.

Rumiko Takahashi è una di questi mangaka. L'autrice è ormai sulla scena da tantissimi anni. Classe 1957, la regina dei manga debuttò nel 1978 con la storia che fece da pilota per Lamù e che fu seguita a breve distanza da Maison Ikkoku. A distanza quindi di ben 40 anni di lavori, lo stile e le tematiche trattate dall'autrice sono ovviamente cambiati.

Siamo infatti passati da quelle che erano commedie romantiche, o romcom, come i due manga succitati e Ranma ½, a manga più incentrati sull'azione come Inuyasha e Rinne. Tutte opere di successo e che hanno creato un folto gruppo di fan in Giappone e fuori. A breve in Italia arriverà anche la nuovissima opera dell'autrice, Mao, pubblicata da Star Comics. Che direzione avrà intrapreso Rumiko Takahashi con questa serializzazione?

Un classico inizio alla Takahashi

Nanoka è una studentessa delle scuole medie di cui vediamo la vita nei primi giorni di scuola. Vive col nonno e con la domestica che le fa bere strani intrugli ogni mattina, mentre i suoi genitori morirono in un incidente particolare quando lei era piccola. Di quell'incidente, avvenuto appena al di fuori di una galleria commerciale con i negozi chiusi, ricorda ben poco se non l'apparizione di un fantasma e di essere stata catapultata fuori dall'auto, rimanendo quindi illesa anche se con del sangue addosso. La vita scolastica procede tranquillamente finché non passa di fronte alla galleria commerciale dove anni prima ci fu l'incidente. Avvertendo uno strano suono, Nanoka entra all'interno e si ritrova catapultata in un Giappone che sembra d'altri tempi. Un problema con una creatura misteriosa le fa capire però che il luogo non è sicuro. Dopo aver sconfitto casualmente il mostro e aver incontrato un misterioso personaggio di nome Mao, si rende conto che il suo corpo è mutato radicalmente. Decisa a saperne di più, ritorna nella galleria commerciale alla ricerca di Mao e di indizi sulla sua condizione.

Tra passato e folklore giapponese

La sensei Takahashi si è dimostrata molto attaccata al folklore giapponese e in ogni manga inserisce sempre qualche elemento di questo genere. Prima gli han'yo con Inuyasha, poi gli shinigami e il mondo dei morti con Rinne. In Mao invece ci vengono presentati gli onmyoji e gli yokai, ovvero i maghi e divinatori tipici giapponesi e le creature spirituali che si generano da oggetti ed esseri viventi e che a loro volta possono essere amici o nemici. Tra panorama scolastico e quello più avventuroso con la lotta contro questi spettri nipponici, la serie avrà ancora una volta una forte impronta giapponese.

Nel primo volume di Mao facciamo la conoscenza della protagonista, ovvero Nanoka, fin dalle primissime pagine. La ragazza è simile per certi versi a Kagome e Sakura ma non troppo da esserne un clone. Pur mantenendo un carattere simile, sembra più propositiva delle altre nonostante sappia di avere una salute più cagionevole. C'è invece poca somiglianza tra Mao e i precedenti protagonisti maschili scritti dalla Takahashi, essendo l'onmyoji più freddo e calcolatore oltre che meno testa calda. Nelle stesse pagine assistiamo anche a una narrazione in linea con quella delle precedenti opere della mangaka: il punto di vista è principalmente quello di Nanoka, di cui impariamo la vita e le abitudini. Subito dopo abbiamo il salto in un mondo parallelo e che stavolta ci riporta al periodo Taisho, ovvero ai primi decenni del 900, l'incontro con il coprotagonista maschile e una battaglia. La prima fase si conclude nel giro di poche pagine dopo le quali partiranno due mini archi narrativi che ci introdurranno davvero in questo mondo e nei suoi misteri.

Sembra quindi che Rumiko Takahashi abbia utilizzato i soliti archetipi per tirare su la storia. Dopotutto, leggendo alcune pagine e facendo un parallelo con le precedenti opere, si nota un certo richiamo in particolare a Inuyasha. Tuttavia la mangaka riesce ad equilibrare la solita tecnica narrativa con alcune piccole innovazioni, che per ora sono state centellinate ma che sembrano poter dare una nuova spinta all'opera.

Rispetto a manga precedenti, in cui la ragazza di turno era quasi sempre spettatrice e poco impattante sulla fase d'azione, in Mao la protagonista femminile Nanoka prende in mano il suo destino e non si limita a seguire passivamente. Proprio nel primo arco narrativo, molto breve ma che ci consente di saperne di più sul mondo in cui è capitata Nanoka, la ragazza riesce a prendere le redini e diventare ella stessa parte della protagonista del combattimento. Questa scelta porterà già a una costruzione diversa del rapporto tra Mao e Nanoka.

Proprio il rapporto tra i vari personaggi è un altro emblema delle opere della Takahashi. Con queste premesse, ci sono anche possibilità di evoluzioni diverse all'interno della trama. Pur essendo quindi una piccola innovazione, quella di una protagonista femminile più al centro delle battaglie può alla lunga portare effetti benefici al manga. Resta invece per il momento sconosciuto il carattere del villain, mentre gli altri personaggi, a partire dallo shikigami Otoya, non hanno ancora ricevuto uno spessore adeguato. Oltre i personaggi, ciò che può aiutare a rendere più interessante la storia di Mao è il mistero. Fin dalle prime battute ci sono molte domande che hanno bisogno di una risposta e che può essere il motore portante insieme a questa onnipresente aura mistica che avvolge i due mondi. Non ci sarà un'avventura in un lungo e in largo come per Inuyasha bensì è più probabile un'evoluzione mistery in quel Giappone del periodo Taisho.

Per il resto, la mangaka ha portato con sé lo stile grafico che la contraddistingue da ormai 40 anni. Il character design non ha praticamente innovazioni così come la regia e la realizzazione delle scene. Pur rimanendo uno stile semplice e gradevole, chi non ha apprezzato la grafica dei lavori passati inevitabilmente dovrà digerire anche questo, se vuole continuare nel proseguimento della narrazione.

MAO Mao è un manga in pieno stile Takahashi. Un fan di lunga data della sensei non può perdersi il nuovo titolo che, considerata l’età dell’autrice e la sua tendenza a scrivere storie lunghe, potrebbe anche essere la sua ultima serializzazione regolare. Mao porta con sé tanto delle opere precedenti ma comunque inserisce quel pizzico di innovazione in più da renderlo potenzialmente diverso. Chi si approccia per la prima volta allo stile della creatrice di Ranma e Inuyasha si troverà invece davanti uno shonen solido e sicuro, non innovativo, ma in grado di raccontare una bella storia.