We Never Learn: impressioni sulla nuova commedia harem di Taishi Tsutsui

Abbiamo sfogliato i primi volumi di We Never Learn, la nuova commedia scolastica a sfondo harem pubblicata in Italia da Planet Manga.

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Da Nisekoi a 100% Fragola, passando per OreImo, OreShura, OreGairu e il folle Haganai, sono ormai centinaia le commedie scolastiche e sentimentali a sfondo harem proposteci dall'industria nipponica e, sebbene la stragrande maggioranza di queste sia solita concludersi con un finale abbastanza scontato e intuibile già dai primissimi capitoli della vicenda, ogni singola opera appartenente al suddetto genere tende puntualmente ad acquisire in pochissimo tempo una notevole popolarità. Ciò è dovuto, solitamente, alla travolgente carica umoristica che le contraddistingue, che genera di continuo situazioni esilaranti e al limite dell'assurdo, e alla non sottovalutabile componente ecchi, che in alcuni casi è stata elevata persino a colonna portante dell'opera (basti pensare ai pruriginosi To LOVE-Ru e Ghost Inn - La locanda di Yuna, le cui scene di nudo superano per numero tutte le altre).

Dopo il trascinante The Quintessential Quintuplets, che ci ha ammaliati con una storia tutt'altro che ordinaria e focalizzata su cinque sorelle fisicamente identiche, ma quasi agli antipodi dal punto di vista caratteriale, a grande richiesta arriva in Italia anche We Never Learn - o Bokutachi wa Benkyou ga Dekinai, se preferite la nomenclatura originale - che, nei tre anni intercorsi dall'inizio della propria serializzazione sulle pagine dell'illustre settimanale nipponico Shonen Jump, ha già ricevuto un adattamento animato in due stagioni. In queste assolate giornate di agosto ne abbiamo sfogliato i primi due numeri, scoprendo un intreccio spensierato e spassoso.

Uno squattrinato secchione alle prese con geniali asinelle

Serializzati a pochi mesi di distanza l'uno dall'altro, in effetti We Never Learn e il più originale The Quintessential Quintuplets hanno diversi punti in comune, ma tra questi il più lampante è senza dubbio il background del protagonista principale: uno studente alquanto ligio allo studio e sempre disposto a farsi in quattro per aiutare la propria famiglia o comunque le persone a lui molto care. Primo di quattro figli e orfano di padre, il giovane Nariyuki Yuiga è giunto all'ultimo anno di liceo e vorrebbe proseguire i suoi studi, ma le risorse estremamente limitate a disposizione della famiglia gli hanno lasciato un'unica via percorribile: impegnarsi duramente per ottenere una borsa di studio completa per l'università. Con questo preciso obiettivo in mente Nariyuki ha frequentato l'Istituto Ichinose, una scuola superiore che ogni anno accorda ai suoi studenti più brillanti una speciale "raccomandazione VIP", ragion per cui il ragazzo, per tutta la durata del liceo, è stato costretto a rinunciare allo sport e a qualsiasi altra attività extrascolastica per migliorare sempre più i propri voti e assicurarsi la borsa di studio.

Sebbene non riesca ad eccellere in nessuna materia, nel giorno del fatidico colloquio la media esemplare di Nariyuki spinge il preside ad accordargli l'agognata raccomandazione, a patto però che il secchione soddisfi una particolare richiesta: dovrà fare da tutor a tre ragazze prodigiose e aiutarle ad entrare nelle università da loro selezionate.

Magra e alta come una modella, l'affascinante Fumino Furuhashi è un vero mostro in letteratura e più in generale nelle materie umanistiche, tant'è che i suoi compagni le hanno affibbiato il soprannome di "bella addormentata nel bosco letterario"; non curandosi delle proprie doti naturali, la fanciulla vorrebbe frequentare una rinomata facoltà di scienze per studiare astronomia, ma purtroppo ha la fobia dei numeri e quando legge una pagina piena di simboli matematici non riesce a concentrarsi.

Bassina e dal seno prosperoso, la graziosa Rizu Ogata, da tutti chiamata "Pollicina, il super computer tascabile", è invece un fenomeno ineguagliabile in fisica e matematica; sebbene non riesca minimamente a comprendere i sentimenti umani, è ossessionata dall'idea di studiare psicologia, ma il suo rendimento nelle materie umanistiche lascia molto a desiderare.

Dotata di eccezionale coordinazione, tecnica e resistenza fisica, l'atletica Uruka Takemoto - anche soprannominata "la scintillante sirena d'ebano" - è infine una campionessa di nuoto in erba, mentre le sue capacità accademiche sono pessime e la grave insufficienza in inglese rischia di precluderle l'accesso all'università. Ai tempi delle medie era in classe con Nariyuki e ne è innamorata, ma ancora non riesce a rivelargli quello che prova.

Poiché dall'esito dell'incarico dipenderà anche il proprio futuro, il giovane Nariyuki prenderà molto sul serio il difficile compito ricevuto ed escogiterà di volta in volta dei sistemi alternativi e alquanto creativi per aiutare le tre compagne a superare le rispettive difficoltà, ma durante il percorso sarà continuamente al centro di spiacevoli malintesi e situazioni imbarazzanti.

Assecondare i sogni nascosti o coltivare dei talenti prodigiosi?

La trama apparentemente semplice di We Never Learn è controbilanciata da un tema portante piuttosto serio e in grado di far riflettere il lettore su un argomento molto attuale. Nonostante Nariyuki desideri ardentemente ottenere la raccomandazione VIP e aiutare le tre "allieve" a veder realizzati i rispettivi desideri, il protagonista sarà afflitto da un dilemma e finirà per domandarsi di continuo se sia giusto incoraggiare le compagne a sprecare i propri doni naturali per inseguire dei sogni abbastanza puerili. In una società in cui genitori ed educatori sono soliti spingere i giovani verso le proprie inclinazioni e a ricavare il massimo dai talenti naturali, We Never Learn prova dunque ad affrontare il delicato tema della preparazione all'età adulta e ai numerosi compromessi che questa richiede, argomentando di volta in volta le motivazioni che spingono le protagoniste femminili a nuotare controcorrente nonostante le insormontabili difficoltà poste sul loro cammino.

Leggendo i primi due volumi dell'opera abbiamo comunque avuto l'impressione che i tormentati temi accennati poc'anzi abbiano solo un ruolo minore nell'economia del racconto imbastito da Taishi Tsutsui. Trattandosi di una commedia romantica con tanto di harem costantemente in orbita attorno al protagonista, il rischio è che l'autore sacrifichi l'approfondimento delle eroine e l'evoluzione della trama principale sull'altare del fanservice e dei molteplici cliché che in genere affliggono questa popolare tipologia di manga.

D'altro canto, nonostante la presenza di personaggi stereotipati, bisogna ammettere che le strampalate situazioni proposte da We Never Learn riescono nel fondamentale compito di sollazzare il lettore e a sorprenderlo con reazioni bislacche e talvolta fuori da ogni logica. Per quanto concerne il fronte artistico, l'opera è sorretta da un character design morbido e delizioso, che si sposa perfettamente coi lineamenti delicati e particolari delle sue graziose protagoniste femminili. Mentre i fondali appaiono eccessivamente semplici e poveri di dettagli, i personaggi disegnati dal sensei Taishi Tsutsui risultano molto gradevoli e sempre espressivi, sia nelle sequenze più comiche e imbarazzanti, che nei frangenti più seriosi e un tantino sofferti. Come la maggior parte dei suoi simili, anche We Never Learn presenta infine una deriva ecchi, che tutto sommato - almeno nei primi due volumi - non risulta particolarmente invasiva ed esplicita.

We Never Learn Caratterizzato da situazioni molto buffe e dalla presenza di un harem variegato, le cui affascinanti componenti cercano di contendersi a turno le attenzioni del maldestro e un po’ ottuso protagonista maschile (un obsoleto stereotipo utilizzato per salvaguardare l’irritante inconcludenza tipica del genere), We Never Learn sembra una commedia romantica come tante altre. Divertente, sfiziosa e persino un po’ piccante, la trama avrebbe in effetti il giusto potenziale per affrontare degli argomenti adolescenziali delicati e attuali, come l’importanza di scegliere col cuore e non col cervello il proprio percorso di vita, facendosi carico di tutte le conseguenze del caso. Terminata la lettura dei primi volumi, però, appare alquanto evidente la volontà dell’autore di non uscire granché dagli schemi tipici che purtroppo contraddistinguono la maggior parte delle commedie sentimentali a sfondo harem, dove l’intreccio narrativo cade frequentemente in secondo piano. Ne consigliamo la lettura a chiunque sia alla ricerca di un’opera sbarazzina e leggera, nonché capace di regalare qualche piacevole momento di ilarità.