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7SEEDS: primo sguardo all'anime disponibile su Netflix

Finalmente disponibile su Netflix, abbiamo guardato il primo episodio dell'adattamento animato di 7Seeds. Ecco le nostre prime impressioni!

first look 7SEEDS: primo sguardo all'anime disponibile su Netflix
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C'è forse qualcosa di peggiore del risvegliarsi da un bel sogno e accorgersi che la realtà è un incubo? Probabilmente no, e non potrebbe essere altrimenti. Nella vita di tutti i giorni, infatti, abbiamo imparato che i brutti sogni svaniscono, una volta tornati alla realtà, ma per i protagonisti di 7Seeds, adattamento animato dell'omonimo manga di Yumi Tamura, tutto questo non accade, anzi. I primissimi minuti della serie originale targata Netflix, a cura dello studio Gonzo, diretta da Yukio Takahashi, e con la supervisione di Touko Machida, disponibile da oggi sulla nota piattaforma streaming on-demand, si preoccupano subito di mettere in chiaro una cosa: nessuno è al sicuro. Nel portare avanti il proprio racconto - almeno stando al primo episodio - la serie non disdegna la possibilità di prendersi alcune libertà narrative rispetto al materiale di partenza ma, chiaramente, per un giudizio complessivo vi rimandiamo alla recensione completa. Intanto, comunque, siamo pronti a tuffarci, nel senso stretto del termine, in quella che sembra un'avventura enigmatica e dalle molteplici sfaccettature. 

Ritrovamenti misteriosi

La giovane e impacciata Natsu Iwashimitzu - quella che sembra una delle protagoniste della storia - si risveglia bruscamente all'interno di quella che sembra una nave in procinto di affondare, ed è subito costretta a mettersi in salvo, senza però nemmeno sapere come ci fosse finita lì e, soprattutto, quando. Con l'avanzare del tempo, Natsu si ricongiunge con altre tre persone, anch'esse ignare del motivo per il quale siano finite in questa situazione.

L'improbabile quartetto, composto dall'energica Bootan Saotome, dal gentile Arashi Aota e dal poco educato - per così dire - Semimaru Asai, si ritrova ad approdare su un'isola sconosciuta, sperduta in mezzo al mare, il cui aspetto paradisiaco e idilliaco velocemente si trasforma in una vera e propria trappola mortale. L'isola, infatti, pullula di strambe creature, insetti giganti e stranezze di ogni sorta e riuscire a sopravvivere al suo interno appare sin da subito una sfida molto complicata.

Portare a casa la pelle è una missione di non poco conto, in 7Seeds, e ciò si evince, in particolare, quando la regia vira la sua attenzione su un altro gruppo di sopravvissuti, nettamente più numeroso e variegato (ci sono anche due bambini), i quali si accorgono di un'ulteriore e altrettanto terribile verità: abbandonare l'isola è impossibile.

La trama di fondo, dunque, nella sua complessità appare abbastanza chiara: persone di ogni sorta, ma solitamente giovani, finiscono catapultate (senza memorie del passato) all'interno di un mondo ostile e minaccioso, portando così sullo schermo una storia che trae un po' della sua ispirazione da opere come "Dieci piccoli indiani" di Agatha Christie, in cui le diverse personalità in gioco, con le loro grandi differenze, sono costrette non soltanto a scontrarsi con le loro diversità ma anche e, soprattutto, con una minaccia più grande, misteriosa e incomprensibile. Ci troviamo di fronte ad un inizio brusco e "violento", un po' come quello dei protagonisti stessi: non c'è tempo per riflettere... Il viaggio è già iniziato e i pericoli sono dietro l'angolo.

Realizzazione multiforme

Sul piano strettamente tecnico, l'adattamento animato di 7Seeds, almeno stando a queste prime impressioni, ci è sembrato di buon livello. Il lavoro svolto dallo studio Gonzo e, in particolare da  Youko Satou, chiamato alla trasposizione dei vari personaggi e dunque alla cura del delicato character design, finora ci ha tutto sommato convinti. È innegabile quanti passi avanti abbiano fatto, in termini di caratterizzazione estetica, i protagonisti dell'opera che, rispetto ai non esattamente mirabolanti disegni del manga originale, appaiono nettamente più curati e delineati. Ci troviamo di fronte ad un lavoro sicuramente apprezzabile, ma altalenante.

Alcuni elementi ma soprattutto alcuni personaggi di contorno, sfoggiano una realizzazione nettamente sottotono rispetto ad altri: più in generale, in diverse occasioni, è  facile imbattersi in situazioni gestite con una cura qualitativamente non omogenea. Passando al più complicato discorso delle animazioni, l'anime mette in scena, di primo acchito, la stessa situazione altalenante dei disegni. Seppur complessivamente di buon livello, anche queste ultime mostrano alcuni frangenti meno convincenti, dando vita ad azioni meno fluide e naturali, che mettono in mostra - probabilmente - la difficoltà nell'adattare su schermo un prodotto proveniente da una "generazione" diversa.

Romanticismo musicale

Siamo rimasti piacevolmente colpiti dal doppiaggio italiano, di buon livello. Anche il sonoro originale - ma qui non avevamo grandi dubbi - si comporta molto bene, con gli attori che riescono a replicare, in modo più che convincente, le reazioni quasi sempre spaventate e incredule dei protagonisti.

Ci hanno, infine, convinto a pieni voti le musiche che accompagnano a braccetto l'adattamento animato di 7Seeds: sia l'opening, "Ark", della pop star nipponica Amatsuki, sia l'ending, "Wish", della più famosa interprete Majiko, hanno quel sapore nostalgico e solenne, che ben si sposa con la natura quasi ultraterrena da cui la storia sembra avvolta. 

7SEEDS I primissimi minuti in compagnia di 7Seeds ci hanno lasciato sensazioni tutto sommato positive. Se la trama sembra già da subito intrigante e misteriosa, fautrice - ne siamo sicuri - di diversi colpi di scena, i nostri dubbi si focalizzano principalmente sui personaggi, che appaiono abbastanza “insipidi” e fin troppo stereotipati, ma, chiaramente, si tratta di un giudizio temporaneo. Molto bella è anche l’ambientazione: sia a livello tecnico che artistico l’isola sa donare quella doppia valenza di luogo paradisiaco e pericoloso al tempo stesso. Peccato, ancora una volta, per alcune indecisioni di natura tecnica ma che, a conti fatti, non inficiano più di tanto la qualità complessiva di un adattamento che sembra avere le carte in regola per affermarsi come un prodotto di un certo livello.