Akira: primo sguardo alla nuova edizione del manga di Katsuhiro Otomo

In occasione del 30esimo anniversario dall'uscita della pellicola cinematografica, il manga di Akira torna in fumetteria con la quarta ristampa.

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Era il 1982 quando il panorama del fumetto nipponico fu testimone dell'avvento di Akira di Katsuhiro Otomo. E con la sua venuta quasi messianica, in quell'anno, scoppiò l'apocalisse culturale di cui, ancora oggi, avvertiamo profondamente gli effetti su scala planetaria. Portato alla consacrazione con un omonimo cult movie del 1988 (recentemente restaurato con un nuovo doppiaggio), Akira è un prodotto seminale, uno di quelli che scavano con le proprie radici talmente a fondo nell'immaginario collettivo da divenire un fenomeno di costume. Paragonabile, per complessità ed intensità tematica, ai grandi romanzi di genere del '900, il capolavoro di Otomo incarna insomma uno dei massimi esponenti dell'immaginario distopico e cyberpunk, capace di rielaborare, riscrivere e reinterpretare le regole della fantascienza come solo la migliore letteratura è in grado di fare.
In occasione del trentesimo anniversario dall'esordio della pellicola cinematografica (anch'essa, a sua volta, una delle più ispirate espressioni della filmografia sci-fi), la Panini Comics, nella sottoetichetta Planet Manga, ha ben pensato di riproporre un'inedita edizione dell'opera cartacea, giunta qui da noi alla sua quarta ristampa: una versione che segue la suddivisione in sei parti come nei piani originali giapponesi, ma che, al pari delle raccolte passate, impone un senso di lettura all'occidentale, quindi da sinistra verso destra, incurante dei criteri orientali. Se si accetta un simile compromesso, Akira resta una perla da (ri)scoprire senza alcuna riserva: dopo aver stretto tra le mani il primo volume della collezione, difatti, abbiamo di nuovo sentito scorrere in noi un potere immenso.

Il risveglio

Mastodontico e possente, il primo tomo riflette con le sole dimensioni (18x25.2) la portata gargantuesca del suo contenuto. Nobilitato da una sovraccoperta con caratteri in rilievo, Akira si presenta in formato smagliante, introducendo la sua trama strepitosa con una serie di tavole a colori, in cui vengono narrati gli antefatti della vicenda, per poi tornare al canonico bianco e nero con un'evocativa panoramica di Neo Tokyo City, in una vignetta dove campeggia una delle principali arterie autostradali dell'enorme conglomerato urbano.

Siamo nel 2019, 38 anni dopo l'esplosione nucleare che ha dato il via alla Terza Guerra Mondiale. In questa metropoli futuristica e decadente, stretta sotto il giogo di misteriose agenzie governative e branchi di teppistelli da strada, germoglia una storia di rara profondità e stratificazione. Qui, tra le maglie di una città allo sbando, ricostruita sulla paura e la violenza, si muovono Shotaro Kaneda e Tetsuo Shima, membri della stessa gang di motociclisti. Ragazzi difficili e problematici, irrispettosi delle regole e delle autorità, durante una delle solite scorribande notturne si imbattono in un'inquietante figura, pallida ed evanescente, con il corpo di un bambino ed il viso raggrinzito e smorto di un anziano. Per evitare l'impatto con questa creatura, Tetsuo, in sella al suo mezzo, si schianta al suolo: verrà poi condotto via dalle autorità che, invece di limitarsi a guarirne le ferite, lo sottoporranno a sua insaputa a avanzatissimi esperimenti in grado di donargli incredibili poteri telecinetici.

E con essi anche una inusitata megalomania ed una insaziabile fame di distruzione. Nel tentativo di rintracciare l'amico scomparso, Kaneda incontra un gruppetto di dissidenti rivoluzionari, il cui obiettivo consiste nel fermare a tutti i costi un'organizzazione che opera al di sopra della legge. Tra inseguimenti, misteri, sparatorie ed orribili mutazioni, riecheggia un solo ed unico nome: Akira, la cui identità, al momento, rimane sconosciuta. Un profeta? Un salvatore? Un arma? Perché mai il governo si prodiga in ricerche così segrete, costose e sperimentali pur di risvegliarlo? Nelle 360 pagine che compongono il primo volume, simili quesiti rimarranno per buona parte insoluti: Otomo tesse una sceneggiatura d'alta classe, che fornisce poco alla volta frammenti di un puzzle gigantesco, in cui il lettore parte alla ricerca di risposte, sbandato e confuso proprio come Kaneda. La narrazione del manga si espande molto di più rispetto a quella del film, approfondendo di gran lunga alcune temi di assoluta importanza, e dando al plot un respiro maggiormente ampio, tanto da erigere un'opera cyberpunk che funge quasi da compendio per disquisizioni filosofico-sociali sulla politica, sulle classi, sulla logica del terrore, senza contare poi diversi innesti e accenni - abbastanza espliciti - alla visione del superuomo. Akira è tutto questo e molto di più: è l'immagine tratteggiata a matita di una civiltà futuribile, il che fa ancora più paura. Anche volendo accantonare la poca (o nulla) verosimiglianza della telecinesi o delle capacità psichiche, tra i disegni di Otomo si rispecchia il decadimento dell'umanità e l'edificazione di una società nutrita dal dolore e dalla brutalità, fondata sull'animo selvaggio di chi è sopravvissuto, sulle speranze di chi ancora prova a cambiare il mondo.
E poi c'è la lotta fratricida, il sentimento di appartenenza, la voglia di libertà: sono tutti argomenti che Akira racconta nell'arco di migliaia di pagine, e di cui questo primo tomo non fa altro che spargere quei semi che daranno nutrimento ad un raccolto rigoglioso. Nei primi singhiozzi di questa magnifica epopea sci-fi entreremo in contatto con le pedine del cast, con le iniziali sottotrame, e con la macro cornice narrativa, il tutto mentre passeremo da una prospettiva all'altra tramite un ritmo impeccabile, ben cadenzato e calcolato per mantenere costantemente desta la partecipazione del lettore.

Simili traguardi fanno di Akira un capolavoro al di là del tempo, che parla del futuro e del passato: un'eterna giovinezza garantita anche dallo stile di Otomo, che - pur portando con sé i retaggi dell'estetica degli anni '80 - conserva una grandissima attualità stilistica, figlia di un tratto sempre pulito, chiaro e preciso, anche nelle situazioni di maggior confusione.
Spigoloso quando serve, più tondeggiante nelle istanze caricaturali, incline alla manifestazione della violenza senza vincoli e perennemente affascinante, il tocco del maestro assume connotati dinamici e spettacolari, come se stessimo ammirando dei perfetti storyboard cinematografici. E non è un caso, d'altronde, se Otomo stesso è passato alla regia del lungometraggio del 1988, così da mantenere una spiccata coerenza autoriale tra l'opera di partenza e la sua degna trasposizione.

Akira - Manga Immortale, leggendario ed avanguardista, Akira è - oggi come allora - un capolavoro ineguagliabile, che va al di là della semplice classificazione di genere e si tramuta in pura letteratura per immagini. La quarta ristampa per mano della Panini Comics ci offre un'edizione molto curata sul piano della qualità visiva e della traduzione, seguendo fedelmente la partizione giapponese in sei tomi ma conservando il verso di lettura occidentale. Nel caso in cui abbiate già la versione precedente, sempre a firma di Planet Manga, tuttavia, questa riproposizione risulta decisamente superflua. Qualora, invece, voleste avvicinarvi per la prima volta all'universo di Otomo, non c'è modo migliore per iniziare. Il secondo volume della raccolta è atteso per il 13 ottobre, data in cui potremo recuperarlo in fumetteria. Prima di ammirare la Collection nella sua interezza, in sostanza, dovremo attendere un bel po' di tempo. Ma non temete: alla fine, “Akira verrà”.