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Back Street Girls Gokudols: primo sguardo al nuovo Seinen su Netflix

I tre yakuza incapaci Kentaro, Ryo e Kazuhiko sono costretti a cambiare sesso per diventare delle carinissime idol.

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La mangaka Jasmine Gyuh ha esordito nel 2015 sulle pagine di Weekly Young Magazine di Kodansha con una commedia seinen molto particolare. Attualmente inedita in Italia, Back Street Girls, il cui titolo richiama evidentemente la più celebre boyband di sempre (quei Backstreet Boys nati in Florida nel lontano 1993), risulta tuttora in via di serializzazione, ed ha raggiunto al momento la quota 11 tankobon pubblicati in Giappone. L'inevitabile adattamento anime è stato annunciato il 4 dicembre 2017 proprio sulle pagine di Young Magazine. Realizzato da J.C. Staff per la regia di Chiaki Kon, la prima stagione di Back Street Girls - GOKUDOLS, composta da dieci episodi, è stata resa disponibile sulla piattaforma streaming Netflix in lingua originale con sottotitoli in italiano. Abbiamo visto il primo episodio di questa nuova serie di J.C. Staff: vediamo insieme di che cosa si tratta.

J-pop

La puntata d'esordio, intitolata Abbiamo iniziato a fare le "idols", comincia con una colorata e divertente sigla cantata in stile J-pop. Mentre in primo piano le sagome multicolore di tre giovani donne si scatenano in una danza frenetica, alle loro spalle scorrono immagini rappresentanti il duro e crudele mondo della mafia giapponese. All'inizio dell'episodio ci troviamo nella sede centrale del gruppo yakuza Inugane, il cui Capo sta ascoltando ancora una volta le scuse dei suoi tre sottoposti più incapaci: Kentaro Yamamoto, Ryo Tachibana e Kazuhiko Sugihara, che hanno mandato all'aria l'ennesimo incarico e ora implorano il suo perdono. Ma per questo sgarro non basterà tagliarsi una o due dita (gesto tipico del mondo yakuza). Persuaso che ormai questi tre sgherri non possano servirlo in nessun'altra maniera, il Boss gli propone due scelte alternative: darsi la morte oppure volare in Tailandia per sottoporsi a un intervento di cambio sesso e diventare così un terzetto di idol. Ovviamente, i tre loschi ma fedelissimi criminali optano per la seconda opzione. In seguito a un'operazione di "adeguamento di genere" e dopo un anno di allenamento, i tre sono pronti a esordire sulle scene del j-pop con un terzetto chiamato Gokudols che riscuote immediatamente un clamoroso successo. Nonostante le loro nuove identità di Airi, Mari e Chika i tre non hanno dimenticato cosa significa essere un vero uomo. Mentre lavorano con turni estenuanti per riguadagnare la stima del Boss e si addentrano sempre più nell'oscuro e crudele mondo dello spettacolo, Airi, Mari e Chika sperano che la loro fama sia una bolla di breve durata. Ma le cose andranno diversamente.

Fenomeno "idol"

Si chiamano "idol": sono teenagers popolari nel mondo dello spettacolo grazie al proprio aspetto fisico "kawaii", in virtù del quale vengono selezionati da apposite Agenzie che li lanciano come cantanti, attori, personaggi televisivi. Generalmente poco capaci, gli idol (sia maschili che femminili) non vendono al pubblico (che li segue con un fanatismo talvolta inquietante) soltanto il proprio talento ma anche la propria immagine, pura e un po' goffa.

Si tratta di una personalità ovviamente costruita a tavolino e portata avanti al prezzo di sacrifici e rinunce. Ha fatto scalpore infatti il recente caso di Minami Minegishi, membro del gruppo AKB48, che si è rasata i capelli a zero e chiesto pubblicamente scusa in un video per essere stata "beccata" con il proprio fidanzato. L'ipocrisia e la durezza del mondo dello spettacolo nipponico sono state messe in evidenza da numerosissime opere, fra cui il celeberrimo lungometraggio animato Perfect Blue del compianto Satoshi Kon.

Ciò che rende in qualche modo unica Back Street Girls, ed evidentemente fa da perno attorno a cui ruota tutto il narrato, è proprio il contrasto fra l'universo patinato delle cantanti pop e il duro e virile mondo della criminalità organizzata nipponica. Lo stesso nome del gruppo, "Gokudols", è il risultato della fusione del termine inglese dol(l)s, che si riferisce alla loro natura di bambole, con la parola giapponese gokudo, che è di fatto un sinonimo di yakuza.

L'episodio cerca e ottiene le risate dello spettatore mostrando costantemente i protagonisti nella loro duplice natura, ricorrendo frequentemente all'equivoco e all'esagerazione: particolarmente divertente è la sezione relativa al loro addestramento, con tanto di "cura Ludovico" a base di video musicali e allenamento nel canto sotto una scrosciante cascata in stile Maestro dei Cinque Picchi. Anche la seconda metà dell'episodio strappa più di un sorriso grazie all'esilarante incontro con i fan (in gergo "handshake"), rappresentati come dei maniaci sudaticci Nonostante le moine e le "strette di mano" che sono obbligati a regalare ai propri fan, dentro di sé Kentaro, Ryo e Kazuhiko si sentono ancora degli yakuza.

Sebbene Gokudols abbia tutte le carte in regola per essere una commedia brillante, alcuni difetti tecnici non ci consentono al momento di entusiasmarci più di tanto. Dal punto di vista del ritmo l'episodio soffre di una certa discontinuità, mentre la componente grafica presenta anatomie sbilenche e un disegno dal tratto "sporco" e poco accurato. Molto riuscito invece l'aspetto sonoro, com'era ampiamente prevedibile, soprattutto considerando il fatto che la produzione è ambientata nel mondo della musica pop. In definitiva, il primo episodio di Gokudols diverte a sufficienza, e consente di trascorrere una ventina di minuti in allegria.

Back Street Girls - GOKUDOLS Nonostante qualche imprecisione tecnica, Back Street Girls è un prodotto che -ad un primo sguardo - intrattiene quanto basta. Si tratta di un anime dotato di grande energia e freschezza, in cui si ride a causa delle paradossali ed equivoche situazioni a cui vanno incontro i personaggi di Kentaro, Ryo e Kazuhiko, alias Airi, Mari e Chika. Mentre sbeffeggia la loro decisione, Gokudols mette in luce e al tempo stesso critica l’oggettualizzazione del corpo e la commercializzazione dell’immagine degli idol giapponesi. Il parallelo fra la realtà della yakuza e il patinato mondo dello spettacolo, basato su ipocrisia e privazioni, ci stimola insomma sia al sorriso, sia alla riflessione.

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