Banana Fish: primo sguardo all'anime Amazon tratto dal manga di Akimi Yoshida

Lo studio MAPPA firma la trasposizione animata di un'opera cult degli anni Ottanta, ma riuscirà a fare centro con un'ambientazione moderna?

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Banana Fish, forse, non è una serie particolarmente conosciuta dal pubblico italiano. Eppure dovreste: il manga fu serializzato tra il 1985 e il 1994 sulla rivista Bessatsu Shojo Comic ed è stato realizzato dalla talentuosa mangaka Akimi Yoshida. L'opera, che in Italia fu pubblicata da Planet Manga in 19 volumetti durante il decennio scorso, ha invece riscosso un notevole successo in patria, diventando a tutti gli effetti un cult dell'intrattenimento nipponico che diede vita anche a progetti trasversali, tra cui numerosi spin-off. Non è un caso se Frederik Schodt, celebre scrittore e traduttore statunitense, scrisse in un suo libro che Banana Fish è "uno dei pochi shojo manga che un uomo può leggere senza vergognarsi". Si deve pensare, infatti, che l'opera della Yoshida uscì in un'epoca in cui i confini tra i generi e i target di appartenenza erano ancora ben delineati, a differenza dell'enorme diversificazione creatasi nel panorama moderno, e dunque la categorizzazione di un manga sotto il termine "shojo" significava che il prodotto andava letto da un pubblico di ragazze.
Non è così, perché Banana Fish sin dalle sue premesse intende essere un'opera intensa a 360°, ed è curioso che soltanto nel 2018 il mondo dell'audiovisivo ce ne regala un adattamento animato. Realizzato dallo studio MAPPA (Kakegurui), l'anime ha debuttato in Giappone il 5 luglio scorso e si comporrà di 24 episodi in totale: Amazon Prime Video ha recentemente dato il via al simulcast con la messa in onda nipponica e, dopo aver visionato la prima puntata, vogliamo lanciarci in una disamina preliminare.

"Un giorno ideale per Banana Fish"

Sarebbe riduttivo definire Banana Fish semplicemente un'opera shojo. Il titolo si ispira a un racconto di J.D. Sallinger, noto romanziere del Novecento, intitolato "Un giorno ideale per i pescibanana". Ed è, questo, proprio il titolo del primo episodio dell'anime di cui vi stiamo parlando, la cui trama è strettamente legata in qualche modo al concetto espresso nella storia di Sallinger, che ruota attorno alle vicende di una famiglia disastrata i cui figli spiccano per l'enorme intelligenza.
La storia si apre in Iraq, con un gruppo di guerriglieri che viene attaccato a tradimento da Griff, un loro compagno apparentemente impazzito e in preda a una sorta di trance mentre crivella di colpi i suoi stessi commilitoni con un M16. Infine, uno di essi riesce a contrattaccare, sparando il giovane alle gambe e facendolo rimanere in uno stato catatonico, senza alcuna spiegazione su cosa gli sia successo: Griff non riesce più a proferire parola, ma gli unici termini che fuoriescono dalla sua bocca sono unicamente "Banana Fish".
Alcuni anni dopo, tra le strade di New York, un giovane 17enne di nome Ash controlla le gang criminali del bronxx, assoggettando persino il potere costituito. Ash è il fratello di Griff e, trasversalmente alle sue scorribande criminali, si prende cura del suo parente disabile. Il protagonista è però coinvolto in loschi affari con la mafia e la sua vita si appresta a cambiare totalmente quando avvengono due particolari fatti: il primo è l'omicidio di un uomo avvenuto nel suo "territorio".

La vittima, prima di morire, pronuncia a sua volta "Banana Fish" , le stesse parole che suo fratello scandisce ormai da anni e apparentemente prive di ogni senso. In secondo luogo, Ash incontra un fotografo 19enne proveniente dal Giappone, Eiji Okumura, arrivato dalla terra del Sol Levante per diventare un bravo fotogiornalista e prendere parte a un'inchiesta volta a conoscere meglio le gang giovanili dei quartieri americani.
Tra Ash ed Eiji si instaura subito un legame particolare, che viene scosso pesantemente quando un gruppo di criminali fa irruzione nel locale dove si trovano. Il primo episodio di Banana Fish termina qui, lasciando presagire tanti sviluppi e un'evoluzione particolare tra i protagonisti, il tutto contestualizzato in uno spaccato vivido della realtà urbana americana e calato fortemente in un vortice di temi sociali quali droga, violenza e tutte le ambiguità (anche sessuali) che caratterizzano l'anarchia del mondo criminale.

Vita a New York

C'è da fare una premessa fondamentale, e cioè che l'opera originale è ambientata in un'era contemporanea alla sua realizzazione: gli anni Ottanta. Ciò è importante, in fondo, per capire veramente l'opera, soprattutto se deciderete di prendere in mano la versione cartacea di Banana Fish. Non solo: il manga di Akimi Yoshida viene ricordato proprio per la rappresentazione vivida di uno spaccato ben definito, la società americana degli anni Ottanta, figlia di un lavoro di studi e analisi sociali, storiche e politiche da parte dell'attrice.
L'anime dello studio MAPPA, invece, traspone una storia identica al formato cartaceo con una sola, sostanziale differenza: l'ambientazione si svolge ai giorni nostri, nel 2018, e non negli anni Ottanta. Una scelta che, forse, potrebbe far perdere un po' di quell'atmosfera così solida e fervida che permea il manga della Yoshida, così attento ai dettagli storici sin nei minimi particolari, senza contare che lo stile dell'autrice ben riproduce costumi e scenari dell'epoca.

A tal proposito l'adattamento animato si rinnova anche sotto il profilo visivo, proponendo un character design e un'estetica molto più vicini alle tendenze dell'animazione moderna rispetto al tratto old-style che permea il manga - un'impronta stilistica che, per chi l'ha letto, ricorderà molto quella del grande Akira di Katsuhiro Otomo. Nonostante questo, però, il comparto visivo di Banana Fish risulta estremamente godibile, fluido e ben realizzato, che preferisce abbandonare l'atmosfera "gialla" delle pagine del manga per portarci tra le luci e i colori psichedelici del bronxx di una New York moderna, proponendoci un prodotto che - sotto il profilo tecnico relativo alle animazioni - ci sembra eccelso nonostante si discosti notevolmente dal tratto originale.

Banana Fish Banana Fish è una storia intrisa in un forte spaccato sociale, la vita underground americana e il mondo che lega la criminalità giovanile con le grandi organizzazioni malavitose. Ma in un vortice di droga, violenza e ambiguità c'è spazio anche per la tenerezza: è il racconto di Ash, il 17enne protagonista del primo episodio su Amazon Prime Video. La serie dello studio MAPPA si prospetta eccelsa sotto il piano visivo e dell'atmosfera, nonostante il contesto storico in cui sia ambientato (gli USA moderni, nel 2018) non renda giustizia all'opera originale, che offriva una rappresentazione quanto mai viva dei mitici anni Ottanta americani.