Black Hammer: primo sguardo alla nuova serie a fumetti di Jeff Lemire

Un primo sguardo alla serie Dark Horse Comics attraverso l'analisi dei primi due volumi editi in italia da Bao Publishing. Black Hammer è pura dinamite

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Che Jeff Lemire sia uno degli sceneggiatori migliori sulla piazza fumettistica lo si sa già da tempo. Lo scrittore dell'Essex, nei suoi 15 anni di carriera, ha sfornato perle di rara bellezza, che hanno alzato di molto l'asticella. Scrittore indipendente e freelancer per le grandi case editrici, Lemire mette nelle sue opere molti temi a lui cari come il declino e l'ascesa, coadiuvati da una scrittura forte e paradossalmente semplice, che permette ai lettori una totale immersione nel mondo che si apre a loro pagina dopo pagina, e una vera e propria immedesimazione nei personaggi. Ogni nuovo libro di Lemire è un pugno nello stomaco, ogni nuova storia che lo sceneggiatore canadese ci propone è la migliore mai prodotta. Quindi non è un caso se Black Hammer, nuova serie "supereroistica" targata Dark Horse Comics, è effettivamente una delle serie migliori che Lemire abbia mai creato. Forse è dovuto al fatto che è stata in gestazione per molti anni nella mente dello scrittore, o forse dipende dalla maturità artistica sviluppata negli anni. Non importa. Tutto in Black Hammer è amore puro per il fumetto, tutto è un giocare con i canoni dei super, a partire dalle origini fino ad arrivare al famoso paradigma "supereroi con superproblemi". La serie si è anche guadagnata un Eisner Award come "Miglior nuova serie 2017" allo scorso Comic-Con di San Diego - a riprova della sua bontà artistica. In questa sede analizzeremo i primi due volumi (che contengono i primi 13 numeri dell'opera) editi in italia in edizioni di pregio dalla BAO Publishing.

Origini Segrete

Questo il titolo del primo volume di Black Hammer. La serie prende il nome dall'omonimo supereroe, e tratta di un gruppo di paladini della Golden Age che, dopo aver affrontato un temibile avversario chiamato L'Anti-Dio, si è ritrovato catapultato in una fattoria di un idilliaco paese di provincia impossibile da lasciare. Dopo anni passati a cercare un modo di tornare a casa - e a interpretare la parte della perfetta famiglia disfunzionale americana - la convivenza forzata del gruppo inizia a mostrare crepe, così come la speranza di tornare indietro inizia a lasciare il posto alla disperazione. In perfetto stile Lemire, la storia che ci viene raccontata si sviluppa su più piani narrativi, che ci mostrano, in un alternanza di colori e temi, il prima e il dopo della vita dei 7 suepereroi di Spiral City. La tediosa quotidianità della vita di campagna, ormai divenuta triste realtà per (quasi) tutto il gruppo, viene spezzata dal racconto delle origini di ognuno degli eroi protagonisti della serie. Ogni origine segreta presa in esame è un tuffo nel passato dei personaggi, che ricorda molto da vicino il lavoro svolto da Alan Moore su Watchmen: il passato come unica via di fuga da uno spaventoso presente. Ma i ricordi sono pur sempre ricordi, e a ogni flashback salvifico e malinconico, corrisponde a un doloroso ritorno ai colori cupi della fattoria. Più che costruire la figura del supereroe, Jeff Lemire non fa che decostruirne la struttura stessa, togliendo tutto ciò che caratterizza un super, un pezzo alla volta. L'alternanza, inoltre, gioca con molti stilemi dei molti generi chiamati in causa, che vanno dalla fantascienza anni'50 fino allo steampunk, con una piccola parte di horror anni'30. È un lavoro ricercato quella di Lemire, che fonde situazioni e generi in un amalgama d'atmosfera e di emozioni, senza contare il fatto che ognuno dei protagonisti è la versione esasperata di alcuni dei più famosi eroi DC e Marvel. Ma il lavoro del buon Jeff non sarebbe stato lo stesso se al suo fianco non ci fosse stato lo straordinario disegnatore Dean Ormston. Lo storico illustratore della Vertigo, in vero e proprio stato di grazia, ha reso alla perfezione il mondo e i personaggi immaginati dallo sceneggiatore, regalandoci tavole immersive ed eccezionali, rese magistrali dai colori di Dave Stewart. Il primo volume si conclude con un cliffhanger che destabilizza in parte la situazione di stallo in cui i protagonisti si trovano, e che andrà a tirare le fila del secondo volume.

L'Evento

Abbiamo parlato di come i 7 supereroi presi in causa siano rimasti incastrati in una realtà rurale a seguito di un misterioso evento che si è svolto durante la battaglia finale con L'Anti-Dio. Il secondo volume, sempre tramite i ricordi dei protagonisti, ci racconta i momenti immediatamente precedenti lo scontro, rivelando ciò che i personaggi, e più di tutti Black Hammer, hanno perso per salvare il mondo dalla distruzione. Lemire, aprendo una finestra su ciò che i sette erano in quel periodo della loro vita - e su ciò che stavano diventando - ci permette di interpretare meglio il loro stato d'animo, anche a fronte della nuova speranza che ha fatto la sua comparsa alla fine del primo volume. Come si diceva in apertura, il paradigma del supereroe con superproblemi è parte integrante della struttura narrativa, ma anche questo è portato a una sorta di esasperazione dallo sceneggiatore: ogni problema, a fronte della prigionia, non ha un'apparente soluzione di sorta.

Questo decostruisce ulteriormente la figura del supereroe, portando alcuni dei protagonisti a momenti di pura disperazione. Ma, come accennato, una speranza è apparsa, e la vita alla fattoria comincia a subire modifiche sempre più nette. In questo volume, il lavoro di Lemire, Ormston e Stewart è stato coadiuvato dall'artista David Rubìn (L'Eroe), che ha scritto e disegnato il nono capitolo dell'opera, incentrato sul passato di due dei supereroi della fattoria.
In attesa del terzo volume dell'opera, possiamo affermare con assoluta certezza che Black Hammer è una sintesi perfetta della poetica del suo scrittore, fatta di isolamento, decadenza, declino e ascesa. D'obbligo per chiunque ami Lemire, imprescindibile per chiunque ami il media fumetto.

Black Hammer Jeff Lemire, con Black Hammer, ci regala una delle sue migliori produzioni. Un coacervo di idee e soluzioni che prendono a pugni in faccia gli stilemi supereroistici e se la ridono. I diversi piani narrativi con cui ci vengono raccontate la storie di Black Hammer e degli altri supereroi è la proverbiale ciliegina sulla torta di un opera ghiotta che non sazia mai, per quanto uno possa mangiarne. Tutti i temi ricorrenti cari allo scrittore tornano prepotentemente in quest'opera monumentale, decostruzione d'atmosfera e di emozioni del supereroe della golden age. Black Hammer è dinamite pronta ad esplodere.