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Dorohedoro: primo sguardo al folle anime disponibile su Netflix

Dopo due mesi dalla sua conclusione in patria arriva su Netflix l'anime di Dorohedoro, ecco le nostre prime impressioni di questa serie folle e bizzarra.

first look Dorohedoro: primo sguardo al folle anime disponibile su Netflix
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Finalmente, dopo quasi due mesi dalla conclusione della sua trasmissione sul suolo giapponese, anche il pubblico italiano può mettere le mani su Dorohedoro. A partire da oggi, giovedì 28 maggio, Netflix ha reso disponibile i 12 episodi di Dorohedoro: la serie animata è andata in onda in Giappone, originariamente, da gennaio a marzo 2020. Per chi non lo sapesse, si tratta dell'adattamento dell'omonimo manga dell'autrice Q Hayashida, serializzato dal 2000 al 2018 su più riviste (Ikki, Hibana, Monthly Shonen Sunday) dell'editore Shogakukan e raccolto in 23 volumi, nonché prodotto storico del catalogo di Planet Manga, l'etichetta di Panini Comics, che lo ha pubblicato nel nostro paese dal 2003 al 2019.

Dorohedoro è senza dubbio uno dei manga più folli, sporchi, violenti, grezzi e soprattutto divertenti dell'ultimo periodo, ma proprio per il suo stile unico e molto lontano dai canoni tipici del fumetto giapponese moderno era ritenuto inadattabile (o quasi) in animazione sul piccolo schermo, e non è mancato un certo scetticismo negli appassionati quando la serie televisiva venne annunciata nel dicembre del 2018. Prodotto dallo studio MAPPA e realizzato con l'ausilio di CGI, l'anime di Dorohedoro si trova davanti un compito per nulla semplice. Ecco le nostre prime impressioni a seguito della visione dei primi due episodi, in attesa della recensione della serie completa.

Brutti, sporchi e cattivi

Ci troviamo a Hole, un'immaginaria città dalle atmosfere cupe e macabre dove non sembra mai splendere il sole. Il protagonista Cayman, un uomo corpulento con la testa simile a quella di un rettile, è affetto da amnesia e insieme alla sua amica Nikaido, abile cuoca e combattente, è alla ricerca dello stregone che lo ha ridotto in quello stato.

Gli stregoni del mondo di Dorohedoro non sono esattamente quelli del tipico immaginario fantasy: si tratta di normali esseri umani (all'apparenza) provenienti da un mondo differente, che raggiungono la dimensione di Cayman e soci attraverso appositi portali per esercitarsi nell'utilizzo della magia a scapito dei poveri abitanti, che vengono trasmutati in aberrazioni dopo essere stati avvolti da un inquietante fumo nero. Quando Cayman divora la testa di uno stregone compare una persona nella sua bocca, se questa non riconosce chi ha di fronte allora il malcapitato non è di alcuna utilità e il protagonista è costretto a ucciderlo. Nel corso di questa ricerca, Cayman e Nikaido si ritroveranno a indagare in profondità nel mondo degli stregoni per permettere all'uomo-rettile di riacquistare la memoria, e le loro vicende si incroceranno con quelle di numerosi altri personaggi decisamente poco raccomandabili.

Queste sono le surreali premesse di un'opera che, sin dai primissimi minuti della puntata d'esordio, mostra subito tutta la sua follia e la sua violenza con una sequenza d'azione che introduce in maniera efficace l'ambientazione e i due protagonisti. E se questo non fosse sufficientemente chiaro, ci pensa la spettacolare sigla di apertura di Dorohedoro, intitolata "Welcome to Chaos" ed eseguita dal gruppo (K)NoW_NAME (autore anche della colonna sonora), a rimarcare ulteriormente le bizzarre atmosfere dell'opera.

I punti di forza del manga di Q Hayashida sono i toni macabri e grotteschi della narrazione, l'eccesso di violenza e di scene splatter, e la presenza di un umorismo nero rappresentato dai numerosi personaggi assurdi e sopra le righe. Nei primi due episodi tutti questi aspetti, che hanno reso Dorohedoro un manga unico e innovativo nel moderno panorama fumettistico giapponese, ci sono sembrati trasposti nel modo giusto, grazie soprattutto a una regia frenetica e frammentata, un ritmo incalzante e un cast di doppiatori giapponesi azzeccatissimo.

Uno stile grezzo ma efficace

L'aspetto dell'anime che colpisce immediatamente è tuttavia il comparto visivo. Una delle difficoltà principali con cui lo staff dello studio MAPPA ha dovuto fare i conti è rappresentata dai disegni dell'autrice del manga: sporchi, grezzi, ma al tempo stesso incredibilmente precisi e dettagliati.

Trasporre le atmosfere del fumetto con la sola animazione tradizionale era davvero difficile per gli standard di un prodotto televisivo, ed ecco quindi che lo studio non ha potuto fare a meno di ricorrere alla CGI per rendere al meglio il feeling "lurido" e malsano dell'opera.
Per una volta, quindi, la computer grafica rappresenta un valore aggiunto, un modo per superare i limiti imposti dalle tecniche d'animazioni tradizionali, e se il resto degli episodi si mantiene sullo stesso livello dei primi due, potremmo trovarci di fronte a uno degli esempi migliori di utilizzo della CGI in un anime televisivo. Al netto di qualche dettaglio fuori posto, come la testa di Cayman che in molti punti risulta fin troppo evidente e stona con tutto il resto, e qualche animazione più legnosa delle altre, il lavoro svolto dal team di MAPPA ci è parso più che ottimo e assolutamente degno dei picchi raggiunti dal materiale cartaceo. In particolare, la resa dei modelli dei personaggi è spesso quasi indistinguibile da quella di un tipico disegno a mano, mentre i fondali caratterizzano alla perfezione le atmosfere sporche e malsane dell'ambientazione.

Dorohedoro I primi due episodi non si risparmiano in termini di violenza e gore, dunque state alla larga da Dorohedoro se non apprezzate queste componenti, anche se la loro esagerazione non le rende in alcun modo disturbanti. Augurandoci che si mantenga su questo livello, l'esordio dell'adattamento animato di Dorohedoro è promosso alla grande e non vediamo l'ora di scoprire come andranno avanti le avventure di Caiman e Nikaido nel bizzarro e ostile mondo di Hole.