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Dragon Pilot: prime impressioni sulla serie anime di Studio BONES su Netflix

Una ragazza insicura incontra un amico che le cambia la vita: la nuova serie Netflix mescola realtà, fantasy e mecha in un prodotto interessante.

first look Dragon Pilot: prime impressioni sulla serie anime di Studio BONES su Netflix
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Dragon Pilot: Hisone e Masotan è il titolo originale di una nuova serie anime pubblicata da pochi giorni su Netflix Italia. Giunta nel nostro Paese con il titolo, semplicemente, di Dragon Pilot, la produzione è stata realizzata dai talentuosi ragazzi dello Studio BONES (gli autori di Fullmetal Alchemist: Brotherood e My Hero Academia, tra le altre cose), con la regia di Hiroshi Kobayashi e Mari Okada alla scrittura della storia originale, ricordata soprattutto per aver diretto la composizione di serie per anime come Vampire Knight e Black Butler. Dopo aver visionato l'episodio "Pilota" - un termine quanto mai calzante, visti i temi trattati dal racconto - possiamo affermare che la nuova serie proposta dalla piattaforma streaming del colosso americano ha tutta l'aria di voler stupire.

L'incontro che ti cambia la vita

Hisone Amakasu è una giovane donna che, terminati gli studi liceali, si ritrova a dover decidere cosa fare del suo futuro: cosa, in sostanza, voler fare "da grande". Alzando gli occhi al cielo, e perdendosi tra le nuvole che si stagliano sulla volta azzurra, la protagonista capisce che il suo destino è scritto lì su, ad alta quota: il racconto, dopo questo breve incipit, ci porta a scoprire in seguito che Hisone ha scelto di arruolarsi nella Japan Air Selfe-Defence Force, una cellula militare dell'aeronautica, con il sogno di diventare una pilota di caccia e solcare i cieli a bordo delle immense creature meccaniche alate. La ragazza, tuttavia, ha finora faticato ad emergere soprattutto nei rapporti interpersonali: Amakasu ha un problema nel relazionarsi con gli altri derivato dalla sua natura al tempo stesso insicura e schietta, poiché è stata educata dai suoi genitori a non avere mai peli sulla lingua e a dire sempre ciò che pensa, anche se il suo giudizio rischia in qualche modo di ferire gli altri. Al tempo stesso, però, è consapevole che in questo modo potrebbe non piacere agli altri, e questa condizione crea un profondo turbamento nel suo animo.
Un giorno, i suoi superiori le ordinano di effettuare un controllo nell'Hangar 8, che non compare in nessuna mappa dell'impianto militare in cui lavora. Su indicazione di una misteriosa vecchietta, la protagonista riesce infine a trovare il luogo designato e vi si reca, trovando il capannone completamente vuoto e apparentemente abbandonato. Solo pochi istanti dopo scopre, a suo discapito, che l'Hangar è tutt'altro che spoglio: da una vasca posizionata in fondo al magazzino, infatti, emerge una creatura immensa e dalle fattezze di un lucertolone alato. Proprio così, si tratta di un drago, che inghiotte la povera giovane facendole perdere conoscenza.

Poco prima di riportarci dalle parti di Hisone, una voce fuori campo ci illustra le dinamiche dell'immaginario imbastito da Dragon Pilot: il governo nipponico, sin dai tempi dello shogunato nel Giappone feudale, utilizza queste creature ancestrali a scopi di auto-difesa militare. Soprannominandoli Organic Transformed Flyers (abbreviati, molto spesso, OTF), lo Stato ha sempre sfruttato i draghi facendoli mimetizzare nei cieli al fianco delle rispettive forze aeree: la tendenza è andata evolvendosi negli anni fino alla modernità, in cui i lucertoloni vengono rivestiti di placche metalliche e, tramite un sistema di modellamento del proprio corpo, assumono le sembianze di un vero e proprio caccia militare. Una volta appreso ciò, Hisone viene sconvolta dal fatto che il drago presente nell'Hangar 8 - che non vola da anni, una condizione necessaria al fine di raffreddare i pericolosi bollori interni prodotti dal suo organismo - ha scelto lei come nuovo "cavaliere" di OTF per tornare a solcare i cieli. Proprio a causa della sua natura insicura, la protagonista inizialmente rifiuta il ruolo di cui è stata insignita, ma è sul finire del primo episodio che (in seguito a delle riflessioni sul suo destino e all'incoraggiamento della propria madre, che la sprona a seguire i suoi sentimenti piuttosto che l'apparente ragione) infine Hisone accetta il suo fato, lasciandosi nuovamente ingurgitare dal drago e spiccando il suo primo volo.

Una ragazza e il suo drago

Appare chiaro sin dal primo episodio, osservando la caratterizzazione della protagonista, le sue turbe e in generale la conduzione artistica della serie, quanto Dragon Pilot voglia essere una produzione dalle atmosfere sospese e spensierate, dall'estetica delicata: colpisce innanzitutto lo stile, apparentemente ruvido nell'utilizzo delle linee ma che va addolcendosi nel definire le fattezze dei protagonisti e del drago. Il tutto si traduce in un effetto che ricorda vagamente un aspetto "chibi" e che rende la serie, di fatto, un esempio piuttosto unico nei suoi stilemi grafici.

Risulta molto interessante notare in Dragon Pilot una commistione tra più generi: lo stile grafico grazioso incontra una "trattazione" profonda in termini sociali, esplicando attraverso Hisone la condizione di chi, pur essendosi apparentemente realizzato, continua a sentirsi incompleto e insoddisfatto. Al tempo stesso, oltre a uno sguardo piuttosto concreto sulle dinamiche reali della vita quotidiana e lavorativa, la serie di Studio BONES strizza l'occhio al genere mecha, riversandone tutti gli stilemi nei meccanismi di controllo del drago dall'interno del suo esofago e dalle scene in cui la creatura "scompone e ricompone" il suo corpo per dar forma a un velivolo. Sul piano narrativo, la storia di Hisone e del suo nuovo amico ha tutta l'aria di voler seguire i binari di un racconto di formazione basato sul rapporto tra due creature apparentemente diverse eppure così simili.

Dragon Pilot Come al solito è ancora presto per poter dare un giudizio esaustivo su Dragon Pilot, la nuova serie sbarcata su Netflix nel catalogo Anime. Il primo episodio suggerisce una storia che guarda, al tempo stesso, allo spaccato sociale e al fantasy con una sfumatura in salsa mecha. Lo stile grafico grazioso si accompagna a un racconto dai toni delicati e sospesi: non ci resta che visionare l'intera produzione per poter valutare la direzione generale della sceneggiatura.